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	<title>Jean-Pierre Raffarin Archives - InsideOver</title>
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		<title>Francia e Cina: se Parigi vuole un “rinnovamento” dei rapporti servono più fatti e meno parole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 13:26:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/macron.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia e Cina" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/macron.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/macron-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/macron-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/macron-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p> Quando Macron è tornato da Pechino a fine 2025, il bilancio era più politico che diplomatico: molte parole, poche concessioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-e-cina-se-parigi-vuole-un-rinnovamento-dei-rapporti-servono-piu-fatti-e-meno-parole.html">Francia e Cina: se Parigi vuole un “rinnovamento” dei rapporti servono più fatti e meno parole</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/macron.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia e Cina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/macron.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/macron-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/macron-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/macron-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Quando <a href="https://it.insideover.com/politica/macron-cina-africa.html">Emmanuel Macron è tornato da Pechino </a>a fine 2025, il bilancio era più politico che diplomatico: molte parole, poche concessioni, e soprattutto la conferma che la Cina non accetta più l’intonazione didascalica con cui l’Europa le ha parlato per anni. Da qui l’idea di affidare a <strong>Jean-Pierre Raffarin </strong>una riflessione sul “rinnovamento” del rapporto franco-cinese, con un orizzonte addirittura al 2040. La domanda, però, è semplice: Parigi sta costruendo un nuovo inizio o sta solo prendendo atto, con ritardo, che il baricentro del mondo si è già spostato?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Raffarin, l’uomo del canale aperto</h2>



<p><strong>Raffarin non è un emissario improvvisato. </strong>Ex primo ministro di Jacques Chirac (2002-2005), appartiene a quella tradizione francese che, nei momenti decisivi, prova a tenere una linea autonoma. <strong>Nel 2003, con Chirac, rifiutò l’invasione americana dell’Iraq</strong>: un “no” che oggi sembra quasi archeologia politica, tanto è diventata stretta la cintura atlantica per molti governi europei. Con la Cina, Raffarin ha un curriculum preciso: nel 2005 sostenne la politica dell’“unica Cina” su Taiwan e si spese per la revoca dell’embargo europeo sulle armi verso Pechino. Nel 2019 ha ricevuto l’Ordine dell’Amicizia, una decorazione che i cinesi non distribuiscono per galateo. Tradotto: <strong>è un interlocutore affidabile per Pechino e spendibile per Parigi.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La Cina riempie i vuoti, l’Europa discute</h2>



<p>Il contesto, però, è più grande di qualsiasi incarico. La Cina di Xi Jinping ha consolidato potenza industriale e capacità tecnologiche, e con la Nuova Via della Seta ha trasformato infrastrutture e credito in geopolitica quotidiana. L’Europa, al contrario, si è ritrovata a oscillare tra crisi energetica, inflazione e una politica estera spesso costruita per reazione. Nel frattempo, <strong>Pechino investe in Africa e America Latina e penetra anche nei nodi logistici europei. </strong>La questione non è solo economica: quando controlli flussi e snodi, controlli anche margini di decisione. E quando l’Europa si presenta divisa, ognuno compra un pezzo di quel vuoto.</p>



<p>Qui la Francia avverte un sapore particolare: l’Africa è stata il suo spazio naturale di influenza, e <strong>oggi vede crescere la concorrenza cinese proprio dove Parigi perde presa.</strong> Non è solo una partita di investimenti, è una partita di legittimità. Chi arriva con cantieri e credito parla un linguaggio che, per molti governi africani, pesa più delle prediche europee sui valori, spesso percepite come selettive e interessate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Macron è tornato a mani quasi vuote</h2>



<p>Il viaggio di Macron è stato deludente perché ha urtato un dato ormai strutturale: <strong>Pechino non tratta più come potenza “in attesa di maturare”, ma come potenza che detta tempi e condizioni.</strong> Se Parigi insiste nel portare a Pechino l’agenda tipica dell’Occidente di oggi — sanzioni, pressione su Mosca, dossier Taiwan, accuse di concorrenza sleale e “ambientale” — ottiene ascolto e cortesia, ma non risultati. La Cina, forte del rapporto con la Russia, non si lascia incastrare: non è una sudditanza, è un’intesa pragmatica contro l’ordine unipolare guidato dagli Stati Uniti. Mosca gioca la sua sopravvivenza storica, Pechino la sua espansione economica. Ma la somma dei due produce un effetto: riduce lo spazio di manovra europeo, e costringe Parigi a scegliere se subire o negoziare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rinnovamento o riposizionamento tardivo</h2>



<p>L’incarico a Raffarin è un segnale: l<strong>a Francia prova a ricostruire un canale meno ideologico e più utile.</strong> Ma arriva dopo anni in cui l’Europa ha confuso la politica estera con la morale a corrente alternata, e ha scambiato prudenza strategica per allineamento automatico. Se Parigi vuole davvero essere ponte, deve accettare che <strong>il mondo multipolare non è un convegno</strong>: è una realtà competitiva, dove contano potenza, industria, tecnologia e autonomia decisionale.</p>



<p>Il “rinnovamento” sarà credibile solo se la Francia si presenterà a Pechino non come portavoce di un catechismo occidentale, ma come attore con interessi propri e una diplomazia capace di reggere gli urti. Altrimenti resterà un’operazione cosmetica: buona per i comunicati, inutile per la storia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-e-cina-se-parigi-vuole-un-rinnovamento-dei-rapporti-servono-piu-fatti-e-meno-parole.html">Francia e Cina: se Parigi vuole un “rinnovamento” dei rapporti servono più fatti e meno parole</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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