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	<title>Hugo Chávez Archives - InsideOver</title>
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	<title>Hugo Chávez Archives - InsideOver</title>
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		<title>La Cina, il Venezuela e il ritorno dell’ordine imperiale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-cina-il-venezuela-e-il-ritorno-dellordine-imperiale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 15:27:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111162627851_5c430eaf62df675a57222818ba8332ca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111162627851_5c430eaf62df675a57222818ba8332ca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111162627851_5c430eaf62df675a57222818ba8332ca-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111162627851_5c430eaf62df675a57222818ba8332ca-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111162627851_5c430eaf62df675a57222818ba8332ca-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111162627851_5c430eaf62df675a57222818ba8332ca-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111162627851_5c430eaf62df675a57222818ba8332ca-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La reazione diplomatica di Pechino, il fantasma di Taiwan, il controllo americano nel "cortile dio casa". Un mondo più instabile.</p>
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<p>Washington giudice del mondo, Pechino alza il veto politico. La cattura di <a href="https://it.insideover.com/giudiziaria/maduro-in-catene-limpero-in-aula.html">Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti </a>non è solo un atto giudiziario presentato come lotta al narcotraffico. È un gesto politico che ridefinisce, con brutalità, i rapporti di forza internazionali. A dirlo, senza mezzi termini, è <strong>Wang Yi</strong>, che accusa Washington di comportarsi come “giudice del mondo”, ruolo che Cina dichiara di non riconoscere a nessuno Stato.</p>



<p><strong>La linea cinese è chiara: nessuna legittimità a operazioni militari o di polizia internazionale</strong> svolte senza mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. È una posizione coerente con la dottrina della non ingerenza, ma anche un messaggio politico diretto a Stati Uniti: <strong>l’“ordine basato sulle regole” </strong>evocato da Washington è, agli occhi di Pechino, un ordine selettivo, funzionale ai soli interessi americani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un colpo alla proiezione cinese in America Latina</h2>



<p><strong>Il Venezuela non è un Paese qualunque per la Cina. </strong>Dal riconoscimento della Repubblica Popolare nel 1974, e soprattutto dall’era di <strong>Hugo Chávez</strong>, Caracas è diventata il perno della presenza strategica cinese in America Latina. Investimenti energetici, infrastrutture petrolifere, linee di credito e commercio hanno fatto del rapporto sino-venezuelano una relazione strutturale, non ideologica.</p>



<p>L’arresto di Maduro rappresenta quindi un colpo secco a questa architettura. Non tanto per il valore immediato degli scambi – pur rilevanti, con il petrolio a fare da asse – quanto per il messaggio politico: nessun alleato degli Stati Uniti è intoccabile, <strong>nessun partner strategico della Cina è al sicuro</strong> se entra nel mirino americano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fronte ONU e la battaglia della legittimità</h2>



<p>La risposta di Pechino si sposta sul terreno multilaterale. La riunione del Consiglio di Sicurezza, richiesta dalla Colombia con il sostegno di Cina e Russia, segnala <strong>la volontà di trasformare il caso Maduro in una questione di principio</strong>: sovranità, diritto internazionale, limiti dell’uso della forza.</p>



<p>Non è un caso che anche il segretario generale dell’ONU abbia evocato il rischio di un “pericoloso precedente”. Per Pechino, questa è l’occasione di presentarsi come potenza responsabile, custode delle regole comuni, in contrapposizione a una Washington percepita come arbitro unilaterale del sistema.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Retorica, potere e limiti dell’intervento cinese</h2>



<p>La Cina sa bene di avere margini limitati sul piano materiale. <strong>Non può né vuole sfidare militarmente gli Stati Uniti nel “cortile di casa” americano.</strong> La sua forza, in questa fase, è soprattutto retorica e diplomatica: mobilitare il Sud globale, consolidare consensi, rafforzare l’idea che l’egemonia americana produca instabilità e non ordine.</p>



<p>È la stessa strategia già vista in altri contesti di sanzioni occidentali: commercio selettivo, investimenti mirati, sostegno politico costante. Non per salvare un leader, ma per difendere un principio: nessuna potenza deve poter decidere da sola chi governa e chi viene rovesciato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Taiwan, il fantasma che ritorna</h2>



<p>L’eco venezuelana arriva fino allo Stretto di Taiwan. Analisti e politici si interrogano se l’azione americana possa offrire a Pechino un precedente utile per rafforzare le proprie rivendicazioni territoriali. La risposta prevalente è prudente: <strong>Taiwan resta, per la Cina, un dossier interno,</strong> legato a capacità militari e calcoli politici autonomi, non a ciò che accade in America Latina.</p>



<p>Eppure, l’episodio fornisce a <strong>Xi Jinping</strong> un argomento potente sul piano narrativo: contrapporre la forza americana alla presunta moderazione cinese, l’intervento armato alla difesa della sovranità, l’arbitrio alla legalità internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un mondo più instabile, non più ordinato</h2>



<p>L’arresto di Maduro segna un punto di non ritorno. <strong>Gli Stati Uniti riaffermano una logica imperiale senza mediazioni</strong>, mentre la Cina coglie l’occasione per consolidare il proprio ruolo di polo alternativo sul piano politico e simbolico. Non è l’inizio di una nuova guerra fredda, ma la conferma di un sistema internazionale sempre più frammentato, dove la forza precede la norma e la legittimità diventa terreno di scontro.</p>



<p>In questo scenario, il Venezuela è meno una causa e più un pretesto. La vera partita si gioca sull’idea stessa di ordine globale: chi lo decide, chi lo impone, e chi, sempre più spesso, lo subisce.</p>
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		<title>Le mani di Hezbollah sull&#8217;economia-ombra in America Latina</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/le-mani-di-hezbollah-sulleconomia-ombra-in-america-latina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 13:36:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[a]]></category>
		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[hezbollah]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="512" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/hezbollah.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Hezbollah" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/hezbollah.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/hezbollah-300x150.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/hezbollah-768x384.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/hezbollah-600x300.png 600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Da almeno due decenni Hezbollah è presente in America Latina come attore strutturato della guerra economica globale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/le-mani-di-hezbollah-sulleconomia-ombra-in-america-latina.html">Le mani di Hezbollah sull&#8217;economia-ombra in America Latina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Da almeno due decenni<strong> Hezbollah è presente in America latina </strong>non come semplice rete di supporto logistico ma come attore strutturato della guerra economica globale. La sua azione non si misura in attentati o operazioni militari, bensì nella capacità di sfruttare <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/lamicizia-pericolosa-tra-iran-e-venezuela.html">economie fragili, mercati informali e alleanze criminali</a></strong> per trasformare il continente sudamericano in <strong>una retrovia finanziaria e strategica. </strong>L’obiettivo è duplice: garantire un flusso costante di risorse per sostenere le attività militari e politiche del movimento libanese e, al tempo stesso, rafforzare la capacità dell’Iran di aggirare le sanzioni occidentali, consolidando un asse geopolitico che va da Caracas a Teheran passando per Beirut.</p>



<p>Il 16 ottobre 2025, quando Donald Trump ha confermato pubblicamente l’esistenza di <a href="https://it.insideover.com/guerra/venezuela-il-cortile-di-casa-che-trump-vuole-riconquistare.html">operazioni della CIA contro il regime venezuelano di Nicolás Maduro</a>, la questione è tornata al centro del dibattito. Washington ha parlato apertamente di un <strong>Venezuela trasformato in piattaforma di attività illegali legate al narcotraffico e al Hezbollah.</strong> Non era una novità ma una conferma di ciò che da anni emerge da rapporti di intelligence e indagini giudiziarie: l’America latina è diventata uno dei principali spazi operativi della guerra economica iraniana, con Hezbollah come braccio esecutivo esterno.</p>



<p>La base di questo sistema è sociale prima ancora che ideologica. A partire dagli anni Ottanta, decine di migliaia di famiglie libanesi, molte delle quali sciite, si sono stabilite in <strong>Brasile, Paraguay, Argentina, Colombia e Venezuela</strong>, fuggendo dalla guerra civile in patria. <strong>Oggi si stima che in Brasile vivano circa mezzo milione di cittadini di origine libanese</strong>, mentre in Paraguay la comunità si concentra soprattutto nella regione della cosiddetta tripla frontiera. Hezbollah non “controlla” la diaspora, ma ne utilizza le reti familiari, commerciali e fiduciarie come infrastruttura relazionale, fondamentale per costruire circuiti economici difficili da tracciare.</p>



<p>La tripla frontiera tra Ciudad del Este, Foz do Iguaçu e Puerto Iguazú è il laboratorio storico di questa presenza. <strong>È un’area in cui il confine tra economia legale e illegale è da sempre labile.</strong> Contrabbando, cambio parallelo, riciclaggio, evasione fiscale e commercio transfrontaliero convivono in modo strutturale. Secondo stime del Dipartimento del Tesoro statunitense, <strong>tra i 200 e i 500 milioni di dollari l’anno transiterebbero attraverso circuiti riconducibili o collegati a Hezbollah.</strong> Qui il movimento utilizza negozi di import-export, casinò, uffici di cambio e società di facciata per muovere capitali e trasferire valore, spesso ricorrendo a sistemi informali come la <em>hawala</em>, basata sulla fiducia comunitaria e quasi invisibile ai controlli bancari tradizionali.</p>



<p>L’operazione Titan, condotta nel 2008 dalla DEA e dalla polizia colombiana, ha offerto uno spaccato concreto di questo meccanismo. L’indagine ha smantellato un vasto network di traffico di cocaina che collegava Colombia, Venezuela, Messico e Libano. I profitti venivano riciclati attraverso imprese commerciali a Bogotá e Caracas e poi trasferiti verso il Medio Oriente. Il caso di <strong>Ayman Joumaa</strong>, accusato di aver riciclato fino a 200 milioni di dollari al mese per conto di cartelli messicani come i Los Zetas, resta emblematico della simbiosi tra narcotraffico latinoamericano e reti finanziarie legate a Hezbollah.</p>



<p>Il punto chiave è che Hezbollah non ha bisogno di controllare direttamente i cartelli. <strong>Gli basta innestarsi su reti criminali già esistenti</strong>, offrendo competenze in riciclaggio, intermediazione finanziaria e trasferimento internazionale di fondi. In cambio ottiene accesso a rotte marittime, infrastrutture logistiche e flussi di liquidità difficilmente intercettabili. È una complementarità operativa, non ideologica, che trasforma la criminalità locale in moltiplicatore di potenza.</p>



<p>Se la tripla frontiera è il cuore logistico e finanziario, <strong>il Venezuela rappresenta il baricentro politico di questa architettura.</strong> Sotto <strong>Hugo Chávez</strong> prima e <strong>Nicolás Maduro</strong> poi, Caracas ha costruito un’alleanza strategica con Teheran basata sull’anti-americanismo e sulla solidarietà tra regimi sanzionati. Voli diretti Caracas-Teheran, definiti da alcuni rapporti come “aerei fantasma”, sono stati sospettati di trasportare oro, valuta e materiali sensibili. Secondo il Congresso statunitense, <strong>il Venezuela avrebbe consentito a Hezbollah di gestire parte delle proprie operazioni finanziarie dal Paese</strong>, in cambio di supporto politico e indiretto militare.</p>



<p>Nel Sud del Venezuela, in particolare nello Stato di Bolívar, <strong>l’estrazione illegale dell’oro è diventata un pilastro di questo sistema. </strong>Decine di tonnellate di metallo prezioso vengono estratte ogni anno fuori da qualsiasi controllo statale e immesse in circuiti che collegano Caracas, Teheran e Beirut. L’oro diventa moneta geopolitica, scambiata con petrolio, beni e servizi, consentendo all’Iran di aggirare le sanzioni. <strong>Hezbollah agisce da intermediario, collegando imprese iraniane, attori locali e mercati internazionali.</strong></p>



<p><a href="https://www.dea.gov/press-releases/2011/01/26/dea-investigation-leads-ofac-designation-lebanese-based-drug-trafficking">Negli ultimi anni </a>la strategia si è ulteriormente ampliata. L’uso delle criptovalute, come Bitcoin e <a href="http://tether juventus">Tether,</a> offre nuovi strumenti di resilienza finanziaria, soprattutto in Paesi dove la sorveglianza bancaria è aumentata. Parallelamente cresce l’interesse per il settore estrattivo. Nel 2023 gli Stati Uniti hanno sanzionato <strong>Amer Mohamed Akil Rada</strong>, accusato di aver trasferito in Libano i proventi di un’azienda colombiana di esportazione di carbone. Ancora più significativo è l’interesse per risorse strategiche come l’uranio. Il progetto di Macusani, in Perù, dove si trovano decine di giacimenti, è osservato con attenzione: secondo alcune fonti, gruppi locali legati a movimenti radicali avrebbero avuto contatti con reti riconducibili al Hezbollah, in un quadro che si inserisce nella strategia iraniana di autonomia energetica.</p>



<p>Accanto alla dimensione economica,<a href="https://www.rand.org/content/dam/rand/pubs/perspectives/PEA3500/PEA3585-1/RAND_PEA3585-1.pdf"> Hezbollah investe nell’influenza ideologica. </a>Centri culturali, moschee, associazioni educative e fondazioni caritative operano in Argentina, Brasile, Paraguay e Venezuela. Queste strutture svolgono un ruolo ambiguo: sostegno comunitario da un lato, <strong>diffusione dello shiismo politico e di una narrativa anti-imperialista dall’altro. </strong>È un lavoro di lungo periodo, che non mira alla radicalizzazione immediata ma alla costruzione di consenso e identità, creando un ambiente favorevole alle attività economiche del movimento.</p>



<p>Colpisce, in questo quadro, la relativa assenza di attentati terroristici in America latina dopo quelli avvenuti in Argentina negli anni Novanta. È una scelta strategica. Hezbollah privilegia attività finanziarie e logistiche perché garantiscono entrate stabili e discrezione. Un’escalation violenta attirerebbe l’attenzione internazionale e metterebbe a rischio l’ecosistema costruito nel tempo.</p>



<p>La risposta occidentale resta frammentata. Paraguay, Argentina e Brasile hanno rafforzato la legislazione antiterrorismo e la cooperazione con Washington, mentre altri Paesi mantengono posizioni ambigue o rifiutano di designare Hezbollah come organizzazione terroristica. L’assenza di una linea comune crea spazi di manovra che il movimento sfrutta con abilità.</p>



<p>In America latina Hezbollah non combatte una guerra armata. <strong>Combatte una guerra economica.</strong> Finanza informale, risorse naturali, criminalità organizzata e influenza ideologica diventano strumenti di potere. È una lezione centrale dei conflitti contemporanei: il controllo delle catene del valore e la capacità di aggirare le sanzioni contano quanto, se non più, delle armi sul campo. Una guerra silenziosa, ma decisiva.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/le-mani-di-hezbollah-sulleconomia-ombra-in-america-latina.html">Le mani di Hezbollah sull&#8217;economia-ombra in America Latina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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