<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Graham allison Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/persone/graham-allison/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/persone/graham-allison</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sun, 02 Aug 2026 09:36:55 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Graham allison Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/persone/graham-allison</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Riarmo e minaccia russa: se gli europei non vogliono combattere una ragione c&#8217;è</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/riarmo-e-minaccia-russa-se-gli-europei-non-vogliono-combattere-una-ragione-ce.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 09:36:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=525129</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="difesa" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> La preparazione a una difesa credibile non può fondarsi sulla costruzione artificiale della paura, ma su un disegno strategico. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/riarmo-e-minaccia-russa-se-gli-europei-non-vogliono-combattere-una-ragione-ce.html">Riarmo e minaccia russa: se gli europei non vogliono combattere una ragione c&#8217;è</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="difesa" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/difesa-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un recente editoriale di <strong>Nathalie Tocci </strong>apparso su <em>The Economist</em> pone una domanda che l&#8217;Europa preferirebbe non porsi: possiede il continente, oltre ai mezzi materiali, la determinazione psicologica necessaria ad affrontare un&#8217;eventuale <em>escalation </em>con la Russia? La domanda merita una risposta che vada oltre l&#8217;impressione giornalistica, perché le tensioni odierne tra Mosca e le cancellerie europee riproducono, con inquietante fedeltà, la struttura che <strong>Christopher Clark </strong>ha descritto per l&#8217;estate del 1914: due blocchi rigidi e contrapposti, un gioco di alleanze che rischia di sottrarre ai leader politici il controllo dei tempi dell&#8217;escalation, una retorica pubblica che presenta il conflitto come fatalità storica anziché come scelta evitabile, e la cosiddetta trappola della mobilitazione, per cui esercitazioni, dispiegamenti e sabotaggi vengono letti da ciascuna parte come minacce offensive anche quando concepiti in chiave difensiva. <strong>Anche l&#8217;illusione della guerra breve torna a manifestarsi,</strong> la convinzione che la superiorità tecnologica o morale possa garantire una rapida risoluzione dello scontro, la stessa illusione che nel 1914 condusse a quattro anni di logoramento nelle trincee anziché alla vittoria annunciata per Natale. Resta, a differenza di allora, l&#8217;arsenale nucleare, che agisce da freno razionale sebbene il margine di errore si assottigli con l&#8217;intensificarsi del confronto ibrido.</p>



<p>Le relazioni internazionali offrono più chiavi per comprendere perché gli Stati arrivino alla guerra, e nessuna di esse esaurisce da sola il fenomeno attuale. Il realismo strutturale di <strong>Kenneth Waltz </strong>individua nel dilemma della sicurezza la spirale che l&#8217;anarchia internazionale alimenta inevitabilmente; la teoria della scelta razionale di James Fearon vede nell&#8217;asimmetria informativa e nell&#8217;incapacità di impegni credibili la causa profonda dei conflitti; le letture di matrice marxista, da Hobson a Lenin, riconoscono nell&#8217;espansione la ricerca di mercati e materie prime, componente non estranea alle attuali dispute energetiche; la <em>diversionary war theory </em>di <strong>Jack Levy </strong>mostra come il conflitto esterno possa servire a ricompattare il consenso interno; il costruttivismo di Alexander Wendt ricorda la componente identitaria e valoriale della guerra; il realismo classico, da Tucidide a Morgenthau, ne colloca la radice nella natura umana stessa. Solo la sovrapposizione di questi livelli, sistemico, statuale e individuale, restituisce un quadro credibile della crisi russo -europea.</p>



<p>Su questa base si costruiscono le argomentazioni a favore di una piena mobilitazione europea: la credibilità dell&#8217;articolo 5 del Trattato Atlantico, la cui esitazione dissolverebbe la deterrenza collettiva; la logica costi-benefici che dovrebbe rendere sistematicamente sfavorevole al Cremlino qualsiasi opzione militare; la percezione, di matrice costruttivista, che la ridefinizione dei confini con la forza equivalga a un ritorno al puro dominio del più forte; <strong>l&#8217;interesse economico di lungo periodo a non lasciare che una Russia egemone sull&#8217;Europa orientale controlli risorse energetiche e agricole critiche;</strong> e la memoria storica dell&#8217;<em>appeasement</em> degli anni Trenta, che spinge le cancellerie a leggere ogni cedimento non come prudenza ma come incentivo a ulteriori rivendicazioni.</p>



<p>La teoria della transizione di potere, elaborata da Organski e sviluppata da Robert Gilpin, aiuta a collocare i due attori: <strong>la Russia, percependo l&#8217;ordine post -1991 come imposizione unilaterale </strong>che ne ha ridimensionato lo status, si comporta da potenza revisionista, mentre l&#8217;Europa, priva di interesse a modificare un assetto che le ha garantito settant&#8217;anni di pace relativa, resta custode dello status quo (che però non è più quello dei decenni precedenti). La finestra di opportunità teorizzata da Gilpin, e la trappola di Tucidide resa celebre da <strong>Graham Allison</strong>, spiegano perché le potenze in transizione, reali o percepite, tendano ad agire prima che l&#8217;avversario si consolidi; a ciò si somma la componente identitaria per cui l&#8217;umiliazione storica alimenta narrazioni di riscatto nazionale capaci di trasformare l&#8217;aggressione in atto percepito come legittimo.</p>



<p>A precedere, accompagnare e talvolta sostituire l&#8217;azione cinetica vi è oggi un dominio operativo autonomo, la guerra cognitiva, intesa come l&#8217;insieme delle operazioni volte a orientare percezioni, emozioni e decisioni delle popolazioni e delle leadership avversarie. Sul fronte russo essa si manifesta nella disinformazione sistematica, nell&#8217;amplificazione delle divisioni interne alle società occidentali e nell&#8217;uso della minaccia nucleare come strumento di paralisi psicologica; <strong>sul fronte occidentale nell&#8217;amplificazione mediatica della minaccia per legittimare il riarmo e i sacrifici fiscali </strong>richiesti ai cittadini. Il terreno è sostanzialmente simmetrico, ed è questa simmetria a rendere la percezione pubblica del rischio bellico uno strumento di politica non meno rilevante degli arsenali convenzionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ma Mosca minaccia <strong>Kyiv</strong>, non Roma</h2>



<p>È proprio su questo terreno che l&#8217;editoriale di Tocci mostra i propri limiti. L&#8217;autrice documenta con precisione l&#8217;aumento dei bilanci della Difesa sancito al vertice NATO di Ankara, cresciuto proporzionalmente di più nell&#8217;Europa settentrionale e orientale ; richiama <strong>il sondaggio Gallup del 2024 secondo cui un terzo dei cittadini europei non combatterebbe in caso di aggressione</strong>, <strong>con l&#8217;Italia ultima in classifica al 78 per cento;</strong> ricostruisce l&#8217;ipotesi, poi accantonata, di una forza di rassicurazione europea in Ucraina, proposta non per utilità militare ma per valore psicologico; e riporta la testimonianza di un ex funzionario ucraino secondo cui la resilienza di Kyiv discende dalla condizione stessa di essere in guerra, non da un coraggio superiore.</p>



<p>Da qui la conclusione, paradossale ma coerente con la letteratura sulla deterrenza, che <strong>minore sarà la probabilità di dover combattere quanto maggiore sarà la preparazione a farlo. </strong>Eppure l&#8217;editoriale non spiega mai perché un attacco russo diretto all&#8217;Europa risulterebbe coerente con una logica strategica evidente: <strong>Mosca è aggressiva verso Kyiv, non verso Lisbona o Roma, e la differenza non è marginale. </strong>La riluttanza degli europei a combattere, in particolare degli italiani, non discende da vigliaccheria ma da <strong>una lucida sfiducia verso classi dirigenti che propongono il riarmo senza un disegno strategico verificabile</strong>, in un momento in cui il comparto industriale europeo trova nella spesa militare una via di sopravvivenza economica più che una risposta a una minaccia puntualmente dimostrata. <strong>Bollare come filo -russi o vigliacchi i cittadini scettici elude il problema reale. </strong>Ma il passaggio più problematico resta la proposta di inviare truppe europee in Ucraina non per utilità militare bensì per abituare psicologicamente i cittadini all&#8217;idea della guerra: un&#8217;ammissione che trasforma la vita dei soldati in strumento pedagogico di massa.</p>



<p>Accolte acriticamente, <strong>tali premesse normalizzano un&#8217;escalation percettiva che precede, e in parte sostituisce, la valutazione oggettiva della minaccia, </strong>dirottando bilanci della Difesa secondo criteri di panico piuttosto che di pianificazione razionale e indebolendo, anziché rafforzare, la deterrenza estesa. Vale qui il richiamo del generale <strong>Stanley McChrystal,</strong> che in una recente intervista ha indicato tre rischi per qualsiasi forza armata: la politicizzazione dei vertici su base ideologica anziché meritocratica, l&#8217;erosione della cultura del dovere proprio nelle grandi crisi, e la distanza tra un esercito di soli volontari e la società che dovrebbe rappresentare. Impiegare le forze armate senza un consenso spontaneo, a fini pedagogici anziché strategici, rischia di accelerare esattamente la rottura di fiducia tra mondo militare e cittadini che si vorrebbe scongiurare. <strong>La preparazione necessaria a una difesa credibile, in altre parole, non può fondarsi sulla costruzione artificiale della paura,</strong> ma su un disegno strategico che i cittadini possano riconoscere come proprio. Distinguere tra preparazione necessaria e mobilitazione psicologica fine a se stessa non è un esercizio accademico: è la condizione stessa perché la deterrenza resti credibile, perché il consenso popolare al riarmo si fondi su ragioni verificabili anziché su un clima di panico indotto, e perché il legame tra forze armate e società civile, già messo alla prova ovunque in Occidente, non venga ulteriormente eroso proprio nel momento in cui servirebbe più solido.</p>



<p><em>ROBERTO DOMINI è Ufficiale Ammiraglio della riserva. Ha comandato nave Mogano, il contingente italiano in Sinai e le basi navali di Venezia e Augusta. Ha frequentato il Naval Staff College della Royal Navy a Greenwich a Londra ed è stato Addetto per la Difesa presso l’Ambasciata Italiana di Zagabria. Ha insegnato a lungo Strategia marittima e Storia navale all’Istituto di Guerra Marittima di Livorno e all’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia. </em></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/riarmo-e-minaccia-russa-se-gli-europei-non-vogliono-combattere-una-ragione-ce.html">Riarmo e minaccia russa: se gli europei non vogliono combattere una ragione c&#8217;è</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Allison: &#8220;Kiev deve scegliere tra cedere territori o affrontare perdite devastanti&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/allison-kiev-deve-scegliere-tra-cedere-territori-o-affrontare-perdite-devastanti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Sep 2025 14:57:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=484022</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="925" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902113521990_c59c68c9713aa9289d8273bc10db3237-e1756826245218.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902113521990_c59c68c9713aa9289d8273bc10db3237-e1756826245218.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902113521990_c59c68c9713aa9289d8273bc10db3237-e1756826245218-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902113521990_c59c68c9713aa9289d8273bc10db3237-e1756826245218-1024x493.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902113521990_c59c68c9713aa9289d8273bc10db3237-e1756826245218-768x370.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902113521990_c59c68c9713aa9289d8273bc10db3237-e1756826245218-1536x740.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902113521990_c59c68c9713aa9289d8273bc10db3237-e1756826245218-600x289.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo studioso Graham Allison su The National Interest spiega che l'Ucraina non ha alternative alla cessione di territori alla Russia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/allison-kiev-deve-scegliere-tra-cedere-territori-o-affrontare-perdite-devastanti.html">Allison: &#8220;Kiev deve scegliere tra cedere territori o affrontare perdite devastanti&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="925" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902113521990_c59c68c9713aa9289d8273bc10db3237-e1756826245218.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902113521990_c59c68c9713aa9289d8273bc10db3237-e1756826245218.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902113521990_c59c68c9713aa9289d8273bc10db3237-e1756826245218-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902113521990_c59c68c9713aa9289d8273bc10db3237-e1756826245218-1024x493.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902113521990_c59c68c9713aa9289d8273bc10db3237-e1756826245218-768x370.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902113521990_c59c68c9713aa9289d8273bc10db3237-e1756826245218-1536x740.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902113521990_c59c68c9713aa9289d8273bc10db3237-e1756826245218-600x289.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’illustre politologo statunitense <strong>Graham Allison</strong>, Douglas Dillon Professor presso la Harvard University ed ex assistente Segretario della Difesa, ha recentemente pubblicato <a href="https://nationalinterest.org/feature/mapping-the-russia-ukraine-war-endgame">un’analisi sulla prestigiosa rivista <em>The National Interest</em></a> che pone l’Ucraina di fronte a una scelta cruciale nella guerra contro la Russia. Secondo Allison, <strong>Kiev deve decidere se porre fine al conflitto, accettando di cedere territori, o continuare a combattere, rischiando perdite ancora più gravi in termini di vite umane, risorse e suolo nazionale</strong>. Un&#8217;analisi dettata dal realismo e non dalla propaganda di guerra o dalla retorica bellica di cui i giornali &#8211; anche italiani &#8211; sono pieni. </p>



<p>&#8220;L’Ucraina deve affrontare una scelta difficile: porre fine alla guerra rischiando di cedere territori o continuare a combattere assorbendo ulteriori perdite materiali, umane e territoriali”, afferma Allison. L’analisi prende spunto da un recente incontro tra il presidente ucraino <strong>Volodymyr Zelensky</strong> e il presidente americano Donald Trump. Durante il colloquio, <a href="https://it.insideover.com/politica/alla-casa-bianca-trump-impone-un-bagno-di-realismo-primo-passo-per-la-pace-in-ucraina.html">Trump ha mostrato una mappa del Dipartimento della Difesa statunitense che evidenzia la situazione sul campo</a>: una linea del fronte lunga 750 miglia e il controllo russo su circa un quinto del territorio ucraino, pari a 44.000 miglia quadrate, corrispondenti all’area di Maine, Vermont e New Hampshire messi insieme.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo studio del team di <em>Russia Matters</em> di Harvard</h2>



<p>Per contestualizzare, il team di <em>Russia Matters</em> di Harvard ha sovrapposto il territorio occupato dalla Russia a una mappa del New England, mostrando l’entità delle perdite territoriali.Dal 2014, con l’annessione della Crimea e parti di Donetsk e Luhansk, la Russia ha progressivamente consolidato il controllo su vaste aree dell’Ucraina. Dopo l’invasione del 2022, <strong>le forze russe hanno occupato gran parte di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson</strong>, creando un corridoio terrestre verso la Crimea. </p>



<p>Allison sottolinea che la Russia continua a reclamare l’annessione formale di questi territori, mentre Zelensky insiste nel non rinunciare mai alla sovranità ucraina su ogni centimetro di terra, richiamando esempi storici come la Germania post-bellica o la Corea del Sud, che non hanno mai abbandonato le loro aspirazioni di riunificazione. Allison osserba che la proposta di &#8220;scambio di territori&#8221; discussa da Trump, che <strong>potrebbe includere la cessione del restante quarto di Donetsk, equivalente all’area del Delaware</strong>. Tuttavia, l’analista pone una domanda cruciale: quanto dovrebbe importare all’Ucraina la perdita di ulteriori territori rispetto alla prospettiva di continuare una guerra logorante? </p>



<h2 class="wp-block-heading">Qual è l&#8217;alternativa realistica alla cessione di territori? </h2>



<p>Poco prima di incontrare Zelensky, nelle scorse settimane, la presidente della Commissione europea  Ursula von der Leyen ha affermato che &#8220;l’Ucraina deve essere in grado di mantenere la sua <strong>integrità territoriale</strong>&#8220;. Un mantra che ripete costantemente la &#8220;coalizione dei volenterosi&#8221; guidata dal cancelliere tedesco <strong>Friederich Merz</strong> e dal presidente francese, <strong>Emmanuel Macron</strong>.</p>



<p>Ma è davvero possibile? <strong>Spesso le pretese donchisciottesche vuote e irrealistiche possono causare più danni che benefici</strong>. Come nota Allison, &#8220;se la Russia fosse disposta a ritirarsi dai 400 chilometri quadrati che ora controlla a Sumy e Kharkiv, un’area leggermente più grande di Cape Cod, non sarebbe comunque uno scambio equo. <strong>Ma se l’alternativa è proseguire una guerra in cui, ogni mese, le forze russe conquistano altre 100-200 miglia quadrate, quale di queste opzioni offre la strada migliore?</strong>&#8221; si chiede Allison.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">A large conflict map has been placed in the Oval Office, marking Russian-held territory in burgundy.<br><br>Follow: <a href="https://twitter.com/AFpost?ref_src=twsrc%5Etfw">@AFpost</a> <a href="https://t.co/tjc9eUFXiZ">pic.twitter.com/tjc9eUFXiZ</a></p>&mdash; AF Post (@AFpost) <a href="https://twitter.com/AFpost/status/1957513391108682137?ref_src=twsrc%5Etfw">August 18, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Nel celebrare la Giornata dell’Indipendenza ucraina, Zelensky ha ribadito l’obiettivo di costruire &#8220;un’Ucraina forte e potente, capace di vivere in sicurezza e pace&#8221;. Tuttavia, il dilemma rimane: <strong>accettare un compromesso che ponga fine al conflitto, con tutte le sue implicazioni, o continuare a combattere, rischiando ulteriori perdite</strong>. Allison sottolinea che la priorità di Zelensky è ottenere garanzie di sicurezza da Stati Uniti ed Europa per evitare che un armistizio si trasformi in una pausa temporanea prima di nuovi attacchi russi. &#8220;Se un’iniziativa congiunta USA-Europa riuscisse a fornire garanzie credibili per un armistizio sostenibile, il governo ucraino troverebbe probabilmente un modo per scambiare il controllo temporaneo di territori con la pace&#8221;, conclude il docente di Harvard nella sua cruda ma realistica analisi. Presa di posizione che forse non piacerà alla grancassa bellicista che vuole prolungare la guerra &#8220;fino all&#8217;ultimo ucraino&#8221;. </p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>



<p></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/allison-kiev-deve-scegliere-tra-cedere-territori-o-affrontare-perdite-devastanti.html">Allison: &#8220;Kiev deve scegliere tra cedere territori o affrontare perdite devastanti&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 58/183 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-09-12 05:06:07 by W3 Total Cache
-->