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L’illustre politologo statunitense Graham Allison, Douglas Dillon Professor presso la Harvard University ed ex assistente Segretario della Difesa, ha recentemente pubblicato un’analisi sulla prestigiosa rivista The National Interest che pone l’Ucraina di fronte a una scelta cruciale nella guerra contro la Russia. Secondo Allison, Kiev deve decidere se porre fine al conflitto, accettando di cedere territori, o continuare a combattere, rischiando perdite ancora più gravi in termini di vite umane, risorse e suolo nazionale. Un’analisi dettata dal realismo e non dalla propaganda di guerra o dalla retorica bellica di cui i giornali – anche italiani – sono pieni.

“L’Ucraina deve affrontare una scelta difficile: porre fine alla guerra rischiando di cedere territori o continuare a combattere assorbendo ulteriori perdite materiali, umane e territoriali”, afferma Allison. L’analisi prende spunto da un recente incontro tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente americano Donald Trump. Durante il colloquio, Trump ha mostrato una mappa del Dipartimento della Difesa statunitense che evidenzia la situazione sul campo: una linea del fronte lunga 750 miglia e il controllo russo su circa un quinto del territorio ucraino, pari a 44.000 miglia quadrate, corrispondenti all’area di Maine, Vermont e New Hampshire messi insieme.

Lo studio del team di Russia Matters di Harvard

Per contestualizzare, il team di Russia Matters di Harvard ha sovrapposto il territorio occupato dalla Russia a una mappa del New England, mostrando l’entità delle perdite territoriali.Dal 2014, con l’annessione della Crimea e parti di Donetsk e Luhansk, la Russia ha progressivamente consolidato il controllo su vaste aree dell’Ucraina. Dopo l’invasione del 2022, le forze russe hanno occupato gran parte di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, creando un corridoio terrestre verso la Crimea.

Allison sottolinea che la Russia continua a reclamare l’annessione formale di questi territori, mentre Zelensky insiste nel non rinunciare mai alla sovranità ucraina su ogni centimetro di terra, richiamando esempi storici come la Germania post-bellica o la Corea del Sud, che non hanno mai abbandonato le loro aspirazioni di riunificazione. Allison osserba che la proposta di “scambio di territori” discussa da Trump, che potrebbe includere la cessione del restante quarto di Donetsk, equivalente all’area del Delaware. Tuttavia, l’analista pone una domanda cruciale: quanto dovrebbe importare all’Ucraina la perdita di ulteriori territori rispetto alla prospettiva di continuare una guerra logorante?

Qual è l’alternativa realistica alla cessione di territori?

Poco prima di incontrare Zelensky, nelle scorse settimane, la presidente della Commissione europea  Ursula von der Leyen ha affermato che “l’Ucraina deve essere in grado di mantenere la sua integrità territoriale“. Un mantra che ripete costantemente la “coalizione dei volenterosi” guidata dal cancelliere tedesco Friederich Merz e dal presidente francese, Emmanuel Macron.

Ma è davvero possibile? Spesso le pretese donchisciottesche vuote e irrealistiche possono causare più danni che benefici. Come nota Allison, “se la Russia fosse disposta a ritirarsi dai 400 chilometri quadrati che ora controlla a Sumy e Kharkiv, un’area leggermente più grande di Cape Cod, non sarebbe comunque uno scambio equo. Ma se l’alternativa è proseguire una guerra in cui, ogni mese, le forze russe conquistano altre 100-200 miglia quadrate, quale di queste opzioni offre la strada migliore?” si chiede Allison.

Nel celebrare la Giornata dell’Indipendenza ucraina, Zelensky ha ribadito l’obiettivo di costruire “un’Ucraina forte e potente, capace di vivere in sicurezza e pace”. Tuttavia, il dilemma rimane: accettare un compromesso che ponga fine al conflitto, con tutte le sue implicazioni, o continuare a combattere, rischiando ulteriori perdite. Allison sottolinea che la priorità di Zelensky è ottenere garanzie di sicurezza da Stati Uniti ed Europa per evitare che un armistizio si trasformi in una pausa temporanea prima di nuovi attacchi russi. “Se un’iniziativa congiunta USA-Europa riuscisse a fornire garanzie credibili per un armistizio sostenibile, il governo ucraino troverebbe probabilmente un modo per scambiare il controllo temporaneo di territori con la pace”, conclude il docente di Harvard nella sua cruda ma realistica analisi. Presa di posizione che forse non piacerà alla grancassa bellicista che vuole prolungare la guerra “fino all’ultimo ucraino”.

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