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	<title>Giovanni Falcone Archives - InsideOver</title>
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	<title>Giovanni Falcone Archives - InsideOver</title>
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		<title>La strage di Capaci e la stagione delle bombe: tutte le cose che dobbiamo ancora capire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2024 05:10:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Strage di Capaci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1289" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659-600x403.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659-1024x687.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659-1536x1031.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 23 maggio 1992, nei pressi dello svincolo per Capaci, sull&#8217;autostrada che dall&#8217;aeroporto di Punta Raisi porta a Palermo, le tre Fiat Croma che componevano il corteo di auto blindate a protezione di Giovanni Falcone e della moglie Francesca Morvillo furono investite dall&#8217;esplosione di 500 chili di tritolo. La prima macchina, quella con gli agenti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/criminalita/la-strage-di-capaci-e-la-stagione-delle-bombe-tutte-le-cose-che-dobbiamo-ancora-capire.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1289" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659-600x403.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659-1024x687.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240521110221125_97d40515effddbe22cc766d2cb6aa659-1536x1031.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 23 maggio 1992, nei pressi dello svincolo per Capaci, sull&#8217;autostrada che dall&#8217;aeroporto di Punta Raisi porta a Palermo, le tre Fiat Croma che componevano il corteo di auto blindate a protezione di <strong>Giovanni Falcone </strong>e della moglie Francesca Morvillo furono investite dall&#8217;esplosione di <strong>500 chili di tritolo</strong>. La prima macchina, quella con gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, venne disintegrata, uccidendo sul colpo gli occupanti. La seconda, quella guidata da Falcone, si schiantò su un muro di asfalto sollevato dalla deflagrazione; la terza, seppur gravemente danneggiata, protesse i tre occupanti: Paolo Capuzza, Gaspare Cervello, Angelo Corbo. Ancora oggi, questo attentato viene ricordato come &#8220;strage di Capaci&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ancora troppe ombre</h2>



<p>A distanza di 32 anni e dopo una lunghissima vicenda giudiziaria con due processi e svariati filoni d&#8217;indagine, con ergastoli comminati a mafiosi di primo piano come <strong>Totò Riina</strong>, Pietro Aglieri, <strong>Bernardo Provenzano</strong>, Giuseppe Graviano e molti altri, non è possibile guardarsi indietro e dire con serenità d&#8217;animo che giustizia è stata pienamente fatta. Le zone d&#8217;ombra restano. E sono molte. E ancora oggi fanno paura.</p>



<p>Per la strage di Capaci si è parlato a giusta ragione di<strong> un&#8217;azione militare</strong>. L&#8217;esplosione ha colpito un convoglio in movimento. Certamente non una banalità. Eppure, secondo il racconto degli stessi mafiosi, Brusca, che materialmente premette il pulsante del telecomando per far brillare l&#8217;ordigno, ebbe un&#8217;esitazione dovuta a un improvviso rallentamento delle automobili. Non staremo qui a ripercorrere le centinaia di ipotesi che si addensano su questo evento cardine della storia italiana, con il rischio di cadere nella trappola del revisionismo o del più abusato complottismo. Ci limiteremo a rilevare come soltanto di recente si è tornato a parlare della<a href="https://it.insideover.com/terrorismo/da-capaci-a-milano-tre-donne-per-tutte-le-stragi.html"> <strong>possibile presenza di una donna</strong></a> nel commando che gestì materialmente l&#8217;attentato. Una donna che &#8211; stando a quella che era la prassi mafiosa negli anni Ottanta/Novanta &#8211; difficilmente era organica a Cosa Nostra. Come di recente si è parlato di un coinvolgimento di <strong>uomini cerniera tra organi di Stato e criminalità organizzata</strong>, come Giovanni Aiello, più noto come <strong>Faccia da mostro</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una strategia per la sconfitta</h2>



<p>Di certo, l&#8217;esecuzione di Giovanni Falcone e, il 19 luglio 1992, di Paolo Borsellino e degli uomini e donne della sua scorta, non giovò a Cosa Nostra. Quando ancora oggi si parla di &#8220;attacco allo Stato&#8221;, di &#8220;strategia stragista&#8221;, bisognerebbe chiedersi: di che strategia stiamo parlando? Di <strong>una strategia tanto spettacolare, quanto fallimentare</strong>. Ed è possibile tentare un attacco allo Stato con una strategia fallimentare? Evidentemente sì, perché è quello che è accaduto. Ma allora che tipo di capo era Totò Riina? Come ha potuto pensare di vincere la guerra con lo Stato a suon di bombe, salvo poi portare l&#8217;organizzazione di cui era il vertice allo sfaldamento e alla sconfitta militare? Dovremmo credere che fosse un totale imbecille. E forse è così, ma resta il dubbio che qualcuno possa averlo spinto in quella direzione, convincendolo magari con delle promesse.</p>



<p>Ma allora &#8211; si potrebbe obiettare &#8211; nel momento in cui quelle promesse sono venute meno, quando era ormai chiaro che lo Stato avrebbe vinto e che lui e i suoi accoliti avrebbero passato la vita in regime di 41bis, perché non ha fatto saltare il banco? Per quale motivo non ha trascinato con sé nel baratro gli uomini e le donne con cui <strong>potrebbe aver stretto un patto scellerato</strong>? Le ipotesi sono due: per omertà mafiosa. O perché aveva motivo di temere una rappresaglia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le minacce a Riina</h2>



<p>Non significherà nulla, ma ricordiamo quando &#8211; dopo un lunghissimo silenzio &#8211; la misteriosa sigla della <strong>Falange armata</strong> tornò a far parlare di sé. Era il 2014. Da quasi vent&#8217;anni l&#8217;oscura organizzazione terroristica, che fino a quel momento aveva rivendicato anche le buche sulle strade di Roma, è silente. L&#8217;apice della sua attività si era avuto tra il 1992 e il 1994. Con questa sigla erano stati rivendicati omicidi, attentati, le bombe di Firenze e Milano. Ancora oggi si discute su chi vi fosse dietro. <strong>Servizi segreti deviati</strong>, si dice. Personaggi legati all&#8217;<strong>organizzazione Gladio</strong>. Uomini della <strong>VII Divisione del Sismi</strong>, su cui si addensarono &#8211; e tutt&#8217;ora si addensano &#8211; i maggiori sospetti. Ad ogni modo, nel 2014 una lettera indirizzata a Riina, recluso in regime di massima sicurezza, arriva al carcere di Opera. &#8220;Chiudi quella maledetta bocca&#8221;, c&#8217;è scritto, &#8220;ricorda che i tuoi familiari sono liberi. Per il resto ci pensiamo noi&#8221;. </p>



<p>Come facevano gli anonimi estensori della missiva a sapere che da qualche mese Riina passava l&#8217;ora d&#8217;aria in compagnia di un altro detenuto con il quale si confidava? Mistero. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un quadro incompleto e presenze inquietanti</h2>



<p>Così come un mistero resta il cambio di strategia che, dopo l&#8217;uccisione di Falcone e Borsellino, porta Cosa Nostra a colpire sul continente, prendendo di mira obiettivi decisamente particolari, come gli Uffizi di Firenze e il PAC di Milano. Da chi arrivò il suggerimento? Perché si decise di agire in quelle città e in quegli specifici luoghi? Anche in questo caso, il sospetto che Cosa Nostra abbia avuto un ruolo comprimario è molto forte. Non solo ipotesi giornalistiche, ma diversi testimoni hanno indicato la presenza di almeno una donna nel commando terrorista. Ma ancora oggi, sull&#8217;identità di questa figura femminile resta il mistero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;avviso di garanzia a Mario Mori</h2>



<p>Che la storia delle stragi non sia una storia con cui l&#8217;Italia ha fatto pace nonostante il tempo passato, lo dimostra anche la notizia del 21 maggio diffusa dallo stesso generale <strong>Mario Mori</strong>, già a capo del ROS e poi dei Servizi segreti civili (Sisde), che ha ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura di Firenze che l&#8217;ha convocato proprio nel giorno della ricorrenza della strage di Capaci in qualità di &#8220;<strong>indagato per i reati di strage, associazione mafiosa e associazione con finalità di terrorismo internazionale ed eversione dell&#8217;ordine democratico</strong>&#8220;. Secondo i procuratori fiorentini, Mori era a conoscenza della preparazione degli attentati del 1993, ma non avrebbe fatto nulla per impedirli. Un accusa infamante e tutta da dimostrare, ma che la dice lunga sulla percezione che tanto gli investigatori, quanto l&#8217;opinione pubblica possa aver maturato nel corso del tempo in riferimento a certe vicende. </p>



<p>In generale e per chiudere il cerchio, che un gruppo di &#8220;viddani&#8221;, per quanto feroce, per quanto strutturato, per quanto determinato ad acquisire potere, possa esser passato dagli agguati con la lupara alle bombe in centro a Palermo, Roma, Firenze e Milano, è quanto meno sorprendente. Sia chiaro, esiste una verità processuale. Ma esistono anche tanti, piccoli dettagli che, messi in fila uno accanto all&#8217;altro, compongono un quadro ancora incompleto, ma che lascia intravedere in un angolo, in posizione defilata, discreta, ma pur sempre visibile, figure ancora indefinite. Ma che con Cosa Nostra hanno poco a che fare.</p>
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		<title>Da Capaci a Milano, tre donne per tutte le stragi</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/da-capaci-a-milano-tre-donne-per-tutte-le-stragi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2024 07:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Strage di Capaci]]></category>
		<category><![CDATA[Strage di Via d'Amelio]]></category>
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<p> In un libro frutto di un eccezionale lavoro d'inchiesta, Massimiliano Giannantoni, con la collaborazione di Federico Carbone, parla del ruolo di alcune donne nell'esecuzione delle stragi di mafia degli anni Novanta.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1495" height="975" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429215407870_dfdc2e144fbdd33206255de6111ea776.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429215407870_dfdc2e144fbdd33206255de6111ea776.jpg 1495w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429215407870_dfdc2e144fbdd33206255de6111ea776-600x391.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429215407870_dfdc2e144fbdd33206255de6111ea776-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429215407870_dfdc2e144fbdd33206255de6111ea776-1024x668.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429215407870_dfdc2e144fbdd33206255de6111ea776-768x501.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1495px) 100vw, 1495px" /></p>
<p>Il <a href="https://it.insideover.com/academy/il-corso-di-giornalismo-dinchiesta-della-newsroom-academy.html">giornalismo d&#8217;inchiesta </a>nasce per scavare nei punti oscuri dove la verità ufficiale si ferma per decenza, ragion di Stato, codardia o connivenza. Aggiunge tasselli utili a rendere comprensibili dei mosaici complessi, unisce puntini che nessuno &#8211; prima d&#8217;ora &#8211; aveva nemmeno individuato. Con <strong><em>Le donne delle stragi, i retroscena più oscuri e clamorosi degli attentati di mafia</em></strong>, libro edito da Chiarelettere, il giornalista <strong>Massimiliano Giannantoni</strong> e il criminologo <strong>Federico Carbone</strong> affrontano gli spettri di un passato che ancora brucia e aprono squarci di luce a illuminare<strong> una verità possibile e indicibile dietro la stagione delle stragi di mafia </strong>che va dal 1989 con il fallito attentato all&#8217;Addaura ai danni di Giovanni Falcone, fino al fallito attentato del 1994 allo Stadio Olimpico di Roma. Nel mezzo, 5 attentati, 4 stragi, 21 morti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Affascinanti e letali: sono le donne delle stragi</h2>



<p>Nel libro, gli autori tracciano tre profili di altrettante donne: Antonella, la &#8220;segretaria&#8221;; la &#8220;libica&#8221; e Nina, la più enigmatica e la più pericolosa. Sono tre donne la cui presenza sui luoghi delle stragi (Capaci, via d&#8217;Amelio, via Fauro, via dei Georgofili, via Palestro) non è mai stata pienamente accertata, ma riferita da un nutrito gruppo di testimoni tra persone comuni e mafiosi direttamente coinvolti nei fatti di sangue. <strong>Tre donne con un addestramento militare, capaci di fabbricare ordigni esplosivi, esperte in camuffamento, pronte a uccidere</strong>. Tre donne che, come cercato di dimostrare nel libro grazie a documenti inediti e interviste esclusive, sarebbero appartenute a una struttura clandestina sorta nel grembo dell&#8217;organizzazione Gladio.<strong> Una cellula super segreta per i lavori sporchi</strong>, un gruppo di persone che avrebbe fiancheggiato Cosa nostra nell&#8217;esecuzione materiale delle stragi che hanno insanguinato l&#8217;Italia degli anni Novanta, alla cui guida potrebbe esserci stato un personaggio che se non fosse realmente esistito, sembrerebbe partorito dalla penna di uno sceneggiatore: <strong>Giovanni Aiello</strong>, più conosciuto come &#8220;faccia da mostro&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quel dna femminile sul luogo della strage</h2>



<p>Di donne coinvolte nelle stragi di mafia non si è mai parlato per diverse ragioni: in primis, Cosa nostra non è mai stata famosa per il coinvolgimento di donne nei gruppi di fuoco; in secundis, parlare della presenza di donne sui luoghi degli attentati avrebbe aperto un vaso di pandora, costringendo a rivalutare la conoscenza che abbiamo di quei fatti. Piaccia o no, è quello che ora ci costringono a fare Giannantoni e Carbone. Sono stati loro ad aver scoperchiato il vaso, ma adesso sta a noi prendere atto di ciò che emerge dalle pagine di questa inchiesta. </p>



<p>Al di là delle molte segnalazioni, degli identikit, delle suggestioni, una prima traccia scientifica di presenza femminile emerge sulla scena della<strong> strage di Capaci</strong>, dove trovò la morte, insieme alla moglie e agli uomini della scorta, il giudice Giovanni Falcone. Siamo nel corso del processo Capaci Bis, è il maggio del 2014, esattamente dieci anni fa. Solo allora emerge un dato importante e fino a quel momento sottovalutato: a circa sessanta metri dal luogo dell&#8217;esplosione, a margine dell&#8217;autostrada 29, nell&#8217;immediatezza dell&#8217;attentato vennero trovati un paio di guanti in lattice, una lampadina, alcune batterie e una torcia. Nel 1992 l&#8217;analisi del dna era ancora fantascienza, ma a distanza di 22 anni si comprese che forse qualcosa si poteva ancora fare. Fu però nel 2017 che vennero effettuati i test e nel 2020 che si ottennero i risultati: <strong>il dna presente in quei guanti appartiene a una donna</strong>. La genetista Nicoletta Resta, nel corso del processo, ha affermato che &#8220;non si può escludere che ci possa essere stata anche una donna sul luogo della strage&#8221;.</p>



<p>Ma chi sono queste tre donne? E soprattutto, sono stati fatti passi avanti in merito alle analisi del dna? </p>



<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;libica&#8221;</h2>



<p>Andiamo con ordine. Nel libro viene dato un nome e un cognome a due donne su tre. La prima a comparire, la &#8220;libica&#8221;, è Marianna Castro, collaboratrice di giustizia, ex compagna del poliziotto accusato dal collaboratore di giustizia Pietro Riggio di aver partecipato alla strage di Capaci, Giovanni Peluso. Secondo la Procura di Firenze, la Castro, in quanto compagna di Peluso, avrebbe assistito alla preparazione di &#8220;almeno quattro attentati&#8221;. Nell&#8217;intervista rilasciata a Massimiliano Giannantoni, lei nega ogni addebito e sostiene di aver collegato solamente anni dopo i &#8220;viaggi di lavoro&#8221; del compagno agli eventi stragisti. Le sue parole, però, pesano come macigni. Sentita dai procuratori di Firenze e di Caltanissetta, la Castro ha raccontato degli stretti rapporti (da lui ovviamente negati, sempre nel corso di un&#8217;intervista esclusiva presente nel libro) tra Peluso e Giovanni Aiello, ma soprattutto, ha raccontato di come nel corso degli incontri che si tenevano di frequente tra il suo compagno e &#8220;faccia da mostro&#8221;, fossero presenti spesso due donne: la &#8220;segretaria&#8221; Antonella e Nina. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;segretaria&#8221;</h2>



<p>Secondo Marianna Castro, la &#8220;segretaria&#8221; di Giovanni Aiello sarebbe Virginia Gargano. Di lei si era già intravisto il profilo nel 2019, quando i testimoni di giustizia calabresi Nino Lo Giudice, Consolato Villani e il boss Giuseppe Maria Di Giacomo avevano parlato di una donna di origini campane vista spesso al fianco di Giovanni Aiello che rispondeva al nome di Antonella e che, come &#8220;faccia da mostro&#8221;, faceva parte dei servizi segreti deviati e, sempre come Aiello, era stata <strong>addestrata in Sardegna nei campi paramilitari di Gladio</strong>. La vera novità, però, è la presenza della Gargano &#8211; rinvenuta da Federico Carbone &#8211; in una lista molto particolare.</p>



<p>Si è parlato spesso &#8211; e spesso a sproposito &#8211; delle liste degli appartenenti a Gladio. Nel libro, i due autori fanno un po&#8217; di ordine e spiegano come le liste siano in realtà tre. La prima, quella più famosa, è quella con i 622 nomi resa nota il 6 gennaio 1991 dopo che l&#8217;esistenza di Gladio era divenuta di pubblico dominio. La seconda fu stilata nel 1993 su richiesta di Vincenzo Parisi, allora capo della Polizia. Siamo nell&#8217;anno degli attentati a Firenze e Milano, e Parisi sollecitò uno studio il cui obiettivo era la &#8220;localizzazione sul territorio nazionale di elementi sospetti di collegamenti con gruppi eversivi&#8221;. Ne venne fuori una lista di 331 nominativi, da cui poi fu estrapolata un&#8217;ulteriore lista di 16 persone sospettate da Francesco Paolo Fulci di far parte della <strong>Falange armata</strong>. L&#8217;ultima lista è stata stilata dalla Digos ed è emersa solo nel 2015. Si tratta, come da intestazione del faldone, di &#8220;elenchi degli appartenenti all&#8217;organizzazione Gladio&#8221;, ma alcuni dei nomi presenti sono diversi dalla più famosa lista del 1991. Ebbene, nella seconda lista, quella di 331 nominativi, il criminologo Carbone ha rinvenuto il nome di Virginia Gargano, nata a Napoli. Un profilo che si adatta a quello della &#8220;segretaria&#8221; Antonella. </p>



<p>Il nome di Virginia Gargano torna anche in un documento del marzo 1983, sempre su Gladio, proveniente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e desecretato grazie alla Direttiva Draghi nell&#8217;agosto 2021. Dodici pagine con un vero e proprio fascicolo riservato alla Gargano, la quale &#8211; prima ancora delle ricerche effettuate da Giannantoni e Carbone &#8211; era stata già individuata dagli investigatori di Catania, Caltanissetta e Firenze come in relazione con Giovanni Aiello. Ma, come scrivono gli autori del libro, &#8220;Virginia Gargano è un argomento scottante. Gli inquirenti di lei non vogliono parlare, non rispondono neanche alla più facile delle domande: perché non è stata mai interrogata?&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nina: pericolosa e imprendibile</h2>



<p>La terza donna, Nina, resta invece avvolta nel mistero. Di lei, a parte le rivelazioni dei pentiti, nonostante le testimonianze di chi l&#8217;ha vista in compagnia di Giovanni Aiello, non ultima Marianna Castro, non sappiamo nulla. A lei sembra fare riferimento l&#8217;ex collaboratore di giustizia (recentemente scomparso) Armando Palmeri in un libro e in un&#8217;intervista, quando racconta di una donna con cui ebbe a che fare durante le ricerche del piccolo Giuseppe Di Matteo e che, in seguito, incontrò in compagnia di &#8220;faccia da mostro&#8221;; a lei fa invece chiaro riferimento Francesco Elmo, faccendiere implicato a metà degli anni Novanta nell&#8217;inchiesta della procura di Torre Annunziata <em>Cheque to cheque</em>, uomo che per primo parla dell&#8217;esistenza di<strong> una &#8220;struttura&#8221; utilizzata come cerniera tra criminalità organizzata e servizi segreti</strong> (di cui lui avrebbe fatto parte), e che in una conversazione con Federico Carbone, con riferimento a &#8220;Nina&#8221;, dice: &#8220;Per il ministero degli Interni <strong>la sua identità vale milioni di euro</strong>. Ci sto lavorando, così lascio qualcosa ai miei ragazzi. E&#8217; una donna atletica, ex compagna di Giovanni Aiello. E&#8217; la cugina di una ex appartenente ai Nar. Una donna mai presa in considerazione, era una attiva&#8221;.</p>



<p>Venendo alla domanda sul dna, Marianna Castro rivela a Giannantoni che sì, a lei è stato prelevato, ma che nessuno le ha mai dato riscontro riguardo i risultati di un possibile confronto. Riguardo Virginia Gargano il condizionale è d&#8217;obbligo: da diverse fonti aperte si ricava il dato che tanto a lei, quanto a Giovanni Aiello sia stato prelevato un campione di dna. Ma ad un&#8217;analisi più approfondita delle notizie, non si riesce a capire la genesi dell&#8217;informazione, che dunque resta piuttosto fumosa. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Faccia da mostro e le altre</h2>



<p>Al di là dell&#8217;attendibilità o meno delle parole di Francesco Elmo riguardo Nina, al di là dell&#8217;identificazione di Virginia Gargano nelle vesti de &#8220;la segretaria&#8221;, al di là anche della veridicità delle parole della &#8220;libica&#8221; Marianna Castro, una figura &#8211; ve ne sarete resi conto &#8211; si trova davvero al centro di tutto: Giovanni Aiello. </p>



<p>Pochi giorni fa è venuto a mancare <strong>Vincenzo Agostino</strong>, padre di Antonio, ucciso il 5 agosto del 1989 insieme alla moglie incinta, Ida Castelluccio. Nel 2016, in un confronto all&#8217;americana nell&#8217;aula bunker dell&#8217;Ucciardone, Vincenzo riconobbe in Giovanni Aiello l&#8217;uomo che, pochi giorni prima dell&#8217;omicidio del figlio, poliziotto con entrature nel Sisde, sarebbe andato a cercarlo a casa a bordo di una moto e in compagnia di un&#8217;altra persona non identificata: &#8220;A luglio del 1989 &#8211; disse Vincenzo Agostino in un&#8217;altra occasione, nel 2021 &#8211; poco prima che lo uccidessero [suo figlio], mentre era in viaggio di nozze, vennero a cercarlo due persone. Erano in moto, ebbero modi bruschi e quando gli dissi che non c&#8217;era, stavano per andar via. Gli chiesi chi fossero e uno dei due rispose: &#8216;digli che siamo colleghi&#8217;. Non posso dimenticare il suo viso: aveva la faccia lunga, come un cavallo. Il naso pronunciato. Il volto butterato, come se avesse avuto il vaiolo&#8221;. </p>



<p>Giovanni Aiello è morto a Montauro, provincia di Catanzaro, il 21 agosto 2017, mentre tentava di trascinare una barca a riva. <strong>Una morte giunta con tempismo incredibile</strong>, proprio nel momento in cui di lui si stava cominciando a parlare come di un possibile nodo di congiunzione tra mondi solo apparentemente distanti: quello delle istituzioni &#8211; che Aiello aveva servito come poliziotto fino al congedo del 1977 quando, secondo diverse ipotesi investigative, sarebbe entrato, non si sa a quale titolo, nei servizi segreti -, quello del crimine organizzato: Cosa nostra, &#8216;ndrangheta, camorra e quello dell&#8217;estremismo di destra: Avanguardia nazionale, Ordine nuovo. </p>



<p>Un ruolo, quello dell&#8217;uomo nero, che &#8211; complice l&#8217;orrenda cicatrice che gli attraversava il volto &#8211; gli calzava a pennello. Un ruolo, stando all&#8217;incredibile lavoro svolto da Giannantoni e Carbone, che Aiello avrebbe ricoperto circondato dalle sue amazzoni. Donne imprendibili, pericolose. Non solo Nina e la &#8220;segretaria&#8221;. <strong>Ce ne sono altre. E molte di loro sono ancora operative</strong>. </p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/da-capaci-a-milano-tre-donne-per-tutte-le-stragi.html">Da Capaci a Milano, tre donne per tutte le stragi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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