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	<title>George kennan Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 26 Feb 2026 17:21:02 +0000</lastBuildDate>
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	<title>George kennan Archives - InsideOver</title>
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		<title>Glenn Diesen all&#8217;Onu: all&#8217;Occidente interessa più logorare la Russia che aiutare l&#8217;Ucraina</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/glenn-diesen-allonu-alloccidente-interessa-piu-logorare-la-russia-che-aiutare-lucraina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 17:17:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen.webp 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen-300x169.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen-1024x576.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen-768x432.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen-334x188.webp 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen-600x338.webp 600w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Secondo il politologo norvegese, intervenuto al'Onu, all'Occidente interessa molto più logorare la Russia che aiutare l'Ucraina. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/glenn-diesen-allonu-alloccidente-interessa-piu-logorare-la-russia-che-aiutare-lucraina.html">Glenn Diesen all&#8217;Onu: all&#8217;Occidente interessa più logorare la Russia che aiutare l&#8217;Ucraina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen.webp 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen-300x169.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen-1024x576.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen-768x432.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen-334x188.webp 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen-600x338.webp 600w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>L’intervento tenuto da <strong>Glenn Diesen </strong>al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 22 febbraio 2026, e pubblicato poi in traduzione italiana, non è stato un semplice contributo accademico sul conflitto ucraino. È stato, piuttosto, <strong>un atto d’accusa contro il modo in cui l’Occidente ha raccontato, deformato e infine irrigidito politicamente la guerra in Ucraina. </strong>Il cuore del suo ragionamento è netto: il conflitto non si combatte solo sul terreno, nelle trincee e nei centri di comando, ma anche nello spazio informativo, dove i media modellano la percezione pubblica, delimitano ciò che è dicibile e, soprattutto, rendono possibili o impossibili determinate scelte politiche. In questo senso, il ruolo della propaganda non è accessorio. È parte integrante della guerra.</p>



<p>Diesen avrebbe dovuto essere presente di persona a New York, ma il suo volo è stato cancellato senza possibilità di una sostituzione utile ad arrivare in tempo. Ha quindi affidato il proprio intervento a un collegamento, spiegando sin dall’inizio di voler affrontare esattamente questo punto: come si è sviluppato il conflitto in Ucraina sia sul campo di battaglia sia nel dominio informativo, e perché <strong>la manipolazione delle narrazioni da parte dei media</strong>, insieme alla demonizzazione dell’avversario, rappresenti un pericolo diretto per ogni prospettiva di pace.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Walter Lippmann e la propaganda di guerra</h2>



<p>Per costruire la sua argomentazione, Diesen richiama uno dei grandi classici della riflessione sulla propaganda politica: <strong>Walter Lippmann</strong>. Il riferimento non è ornamentale, ma decisivo. Lippmann, dopo aver lavorato per il governo degli Stati Uniti durante la Prima guerra mondiale, comprese che <strong>le democrazie liberali tendono a presentare i conflitti come scontri assoluti tra il Bene e il Male.</strong> Non si tratta soltanto di una semplificazione retorica: è uno strumento per mobilitare il consenso, disciplinare l’opinione pubblica e rendere moralmente obbligatoria la prosecuzione della guerra.</p>



<p>Il rischio, osservava Lippmann e riprende Diesen, è che una volta convinta l’opinione pubblica che il nemico incarni il male assoluto, diventi quasi impossibile accettare una soluzione realistica. In una guerra descritta come lotta metafisica, il compromesso non appare come un atto di prudenza, ma come una forma di pacificazione del male. <strong>La pace non è più l’obiettivo; l’unico esito ammesso diventa la sconfitta totale dell’avversario.</strong> Ecco il passaggio cruciale: la propaganda non si limita a sostenere la guerra, ma elimina il terreno stesso su cui potrebbe nascere una pace praticabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sicurezza reciproca contro moralismo ideologico</h2>



<p>Diesen insiste su un principio elementare della strategia internazionale: <strong>la sicurezza non può essere pensata solo dal proprio punto di vista. </strong>Ogni Stato cerca di aumentare la propria sicurezza, ma così facendo spesso riduce quella altrui. Questa competizione per la sicurezza è il nucleo della politica internazionale. Il primo passo verso una pace comune, dunque, non consiste nel proclamare la propria superiorità morale, ma nel mettersi nei panni dell’avversario e riconoscere l’esistenza di preoccupazioni reciproche.</p>



<p>Qui entra in scena il nodo più inquietante della sua critica. Se il conflitto è narrato come lotta del Bene contro il Male, allora anche solo provare a comprendere le ragioni dell’avversario diventa un tradimento. C<strong>hiunque tenti di guardare il mondo da un’altra prospettiva viene immediatamente bollato come “putiniano”, come sostenitore del nemico, come apologeta. </strong>Diesen allarga il ragionamento oltre il caso russo e osserva che lo stesso schema vale altrove, per esempio quando il dissenso viene liquidato con etichette simili in altri teatri di crisi. In altre parole, non è più consentita un’analisi strategica: resta soltanto una liturgia morale di appartenenza.</p>



<p>Egli formula qui una considerazione durissima: se le generazioni della Guerra Fredda avessero avuto questo stesso livello di immaturità politica, <strong>probabilmente il mondo non sarebbe sopravvissuto. </strong>Il punto non è polemico, ma storico. La gestione del confronto nucleare richiedeva la capacità di comprendere il punto di vista dell’avversario. Oggi, invece, tale esercizio viene spesso denunciato come slealtà.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I media come costruttori di realtà</h2>



<p>Secondo Diesen, i media non si limitano a raccontare i fatti. Spesso li costruiscono socialmente, selezionando ciò che deve entrare nel quadro, ciò che va taciuto e ciò che deve essere interpretato in un solo modo. I giornalisti, in questo contesto, cessano di essere osservatori e <strong>diventano combattenti nello spazio informativo.</strong></p>



<p>Gli esempi citati sono molto precisi. Riconoscere apertamente le perdite delle forze armate ucraine diventa problematico perché potrebbe ridurre il sostegno dell’opinione pubblica alla prosecuzione della guerra. Ammettere che le sanzioni non stanno raggiungendo i risultati promessi diventa altrettanto scomodo, perché potrebbe indebolire il sostegno all’arma economica. Perciò <strong>la realtà viene spesso subordinata alla tenuta della narrazione.</strong> La funzione dell’informazione non è più spiegare il conflitto, ma impedire che il consenso si incrini.</p>



<p>Questo, osserva Diesen, conferma esattamente il timore di Lippmann: <strong>la fedeltà alla narrazione finisce per chiudere ogni spazio per una soluzione pacifica. </strong>Se il pubblico viene educato a pensare che ogni dubbio sia una resa e ogni negoziato un premio all’aggressore, allora qualunque proposta diplomatica nasce già delegittimata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nemico russo: debole e onnipotente</h2>



<p>Uno dei passaggi più acuti del discorso riguarda la doppia immagine della Russia proposta dai media occidentali. Da un lato, Mosca viene descritta come arretrata, inefficiente, incapace di successi duraturi, segnata da limiti strutturali e da un apparato militare inferiore. Dall’altro, la stessa Russia viene rappresentata come una minaccia quasi inarrestabile, potenzialmente capace di travolgere l’Europa se non fermata subito.</p>



<p>Questa contraddizione non è casuale. Serve a produrre due effetti simultanei: <strong>alimentare la paura e, nello stesso tempo, rassicurare il pubblico occidentale sulla possibilità di una vittoria.</strong> Il nemico deve apparire abbastanza pericoloso da giustificare sacrifici, ma anche abbastanza vulnerabile da rendere credibile la promessa del successo finale. È un meccanismo tipico della propaganda di guerra: creare un avversario mostruoso ma alla portata della sconfitta, purché si continui a sostenere il conflitto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’invasione &#8220;non provocata” come dogma politico</h2>



<p>Diesen individua nella formula dell’“invasione non provocata” la narrazione fondamentale dell’intero conflitto. È una formula politicamente decisiva perché non si limita a qualificare l’atto militare russo, ma stabilisce il perimetro del discorso consentito. <strong>Se la guerra è “non provocata”, allora la Russia appare come una potenza puramente espansionista e imperialista</strong>, mossa da una volontà di conquista senza alcuna relazione con il contesto strategico precedente. Ne deriva che discutere delle cause, delle linee rosse, delle dinamiche di sicurezza diventa sospetto. Ogni tentativo di farlo viene accusato di voler “legittimare” l’invasione.</p>



<p>Diesen ritiene questa narrazione estremamente pericolosa per un motivo preciso: se si esclude a priori la dimensione provocatoria, allora qualsiasi compromesso viene presentato come una ricompensa all’aggressore. Di conseguenza, <strong>la pace non può più passare per la diplomazia, ma solo attraverso l’aumento dei costi militari per il nemico. </strong>Da qui discende l’idea, divenuta quasi senso comune in molti ambienti occidentali, che la pace si costruisca inviando più armi. Non a caso, ricorda Diesen, anche figure apicali dell’Alleanza Atlantica hanno sostenuto che “le armi sono la via per la pace”. È la completa inversione del linguaggio politico: la guerra viene venduta come strumento di stabilizzazione, mentre la diplomazia viene sospinta nel campo della complicità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rischio di escalation con una potenza nucleare</h2>



<p>La conseguenza strategica di questa cecità narrativa è, per Diesen, spaventosa. Se il conflitto è stato effettivamente provocato dall’erosione sistematica della sicurezza russa, dall’avanzata della Nato e dalla trasformazione dell’Ucraina in Stato di prima linea, allora l’Occidente non si sta misurando con una guerra periferica, ma con una spirale di escalation nei confronti della più grande potenza nucleare del mondo, <strong>convinta di trovarsi dentro un conflitto esistenziale.</strong></p>



<p>Qui la sua tesi non è morale, ma militare. Una potenza nucleare che percepisce minacciata la propria sopravvivenza non ragiona secondo i criteri rassicuranti della comunicazione politica occidentale. Ignorare questa percezione significa rendere la crisi più instabile e più pericolosa. Ecco perché Diesen invita a recuperare il linguaggio della sicurezza reciproca: non per assolvere la Russia, ma per evitare un errore di calcolo catastrofico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’espansione della Nato</h2>



<p>Per sostenere la tesi della provocazione, Diesen richiama una lunga serie di avvertimenti formulati, a partire dagli anni Novanta, da figure occidentali di primo piano: politici, capi dell’intelligence, ambasciatori, diplomatici. <strong>Tutti avevano messo in guardia dalle conseguenze dell’espansione della Nato verso Est. </strong>Secondo il professore norvegese, quell’espansione non ha ampliato la sicurezza, ma ha demolito i presupposti di una sicurezza paneuropea condivisa, sostituendola con una nuova logica di divisione del continente, con linee di frattura e frontiere strategiche sempre più esposte.</p>



<p>Il riferimento a <strong>George Kennan </strong>è centrale. Kennan aveva previsto che l’allargamento della Nato avrebbe innescato una nuova Guerra Fredda. E aveva aggiunto un’osservazione di straordinaria lucidità: una volta provocata la reazione russa, gli stessi sostenitori dell’espansione l’avrebbero usata come prova del fatto che “i russi sono fatti così”. È un meccanismo circolare: prima si crea la dinamica di attrito, poi si presenta la risposta dell’avversario come conferma della sua aggressività originaria.</p>



<p>Diesen denuncia il rifiuto dei media di riconoscere questa evidenza, perché farlo significherebbe <strong>ammettere che l’Occidente ha concorso a creare le condizioni del conflitto.</strong> E ammetterlo, nell’attuale regime narrativo, equivarrebbe a incrinare il dogma della purezza occidentale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le linee rosse ignorate: Merkel, Lyne e Burns</h2>



<p>Il discorso si sofferma poi su una serie di dichiarazioni occidentali che, prese insieme, definiscono con impressionante chiarezza il concetto stesso di “guerra provocata”.</p>



<p><strong>Angela Merkel</strong>, ricorda Diesen, aveva riconosciuto che offrire all’Ucraina un piano d’azione per l’adesione alla Nato sarebbe stato interpretato da Mosca come una dichiarazione di guerra. L’ex ambasciatore britannico in Russia, <strong>Roderic Lyne,</strong> definì quel percorso <strong>“stupido sotto ogni aspetto”</strong>, aggiungendo che, se si fosse voluto iniziare una guerra con la Russia, quello sarebbe stato il modo migliore per farlo. E <strong>William Burns</strong>, all’epoca direttore della Cia, aveva segnalato che il tentativo di portare l’Ucraina nella Nato avrebbe con ogni probabilità innescato un intervento militare russo, che Mosca avrebbe preferito evitare ma che avrebbe considerato necessario.</p>



<p>Per Diesen, queste affermazioni sono talmente esplicite da sembrare esse stesse una definizione di provocazione strategica. E tuttavia, osserva, nel discorso mediatico occidentale il termine non può essere usato. È vietato non perché falso, ma perché politicamente intollerabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il 2014: Maidan e l’Ucraina nell’orbita atlantica</h2>



<p>La ricostruzione di Diesen dedica ampio spazio al 2014, indicato come l’anno della svolta decisiva. Secondo il professore, <strong>i Paesi Nato sostennero il colpo di Stato che portò l’Ucraina nell’orbita occidentale, presentandolo come trionfo della democrazia.</strong> Ma questa rappresentazione, a suo giudizio, ha occultato la sostanza del processo.</p>



<p><strong>Viktor Janukovyč</strong>, ricorda, era stato eletto in consultazioni libere e regolari. La sua rimozione non fu una normale alternanza politica, ma una rottura che violò la costituzione ucraina. Anche le rivolte di Maidan, aggiunge, non godevano del sostegno della maggioranza degli ucraini. In altre parole, la narrazione occidentale di una spontanea e lineare rivoluzione democratica avrebbe cancellato la natura profondamente divisiva e conflittuale di quel passaggio.</p>



<p>Diesen sottolinea anche un fatto significativo: per un breve periodo, nel 2014, gli stessi media occidentali riferirono che il nuovo governo di Kiev stava attaccando il Donbass e colpendo civili che rifiutavano la legittimità del nuovo ordine politico. La stessa CNN arrivò a porsi una domanda fondamentale: <strong>se la popolazione del Donbass avrebbe mai più accettato di essere governata da Kiev</strong>. Ma questa finestra durò poco. Ben presto, sostiene Diesen, prevalse la narrazione completa della demonizzazione della Russia, e la resistenza nel Donbass venne ridotta a semplice operazione russa contro la democratizzazione dell’Ucraina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Servizi segreti, epurazioni e mutamento dell’Ucraina</h2>



<p>Dopo il 2014, prosegue Diesen, sarebbe emersa una realtà che i media hanno trattato con estrema cautela o ignorato del tutto. Già il giorno successivo al cambio di potere, le agenzie di intelligence statunitensi e britanniche avrebbero stabilito una partnership con il nuovo capo dell’intelligence ucraina per ricostruire i servizi segreti come strumento anti-russo. Il procuratore generale ucraino, ricorda Diesen, arrivò a sostenere che gli Stati Uniti stessero governando il Paese dopo il colpo di Stato.</p>



<p>A ciò si aggiungerebbero arresti di membri del Parlamento, revoche della cittadinanza, epurazioni mediatiche, marginalizzazione della lingua russa, attacchi contro la Chiesa ortodossa e, <strong>anno dopo anno, l’uccisione di civili nel Donbass. </strong>Tutto questo, secondo Diesen, è stato largamente rimosso dal discorso dominante occidentale, perché incompatibile con l’immagine di un’Ucraina puramente democratica e integralmente allineata ai valori proclamati dall’Occidente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli accordi di Minsk sabotati</h2>



<p>Un altro punto centrale riguarda il fallimento degli accordi di Minsk. Diesen sostiene che nazionalisti ucraini, giornalisti e politici occidentali abbiano minato dall’interno quella possibilità di composizione del conflitto, impedendo una soluzione che avrebbe potuto stabilizzare il Paese. In questo contesto, ricorda che <strong>Zelensky era arrivato al potere nel 2019 con un mandato orientato alla pace,</strong> ma venne subito circondato da “linee rosse” interne che gli impedirono di attuarlo.</p>



<p>Non si tratta di un dettaglio secondario. Per Diesen, il sabotaggio di Minsk segnala che il problema non è stato solo l’intransigenza di Mosca, ma l’esistenza di un blocco politico e mediatico che ha impedito di percorrere la via del compromesso anche quando essa era formalmente sul tavolo.</p>



<p>A rafforzare questo quadro, egli cita il giudizio del principale consigliere dell’ex presidente francese, secondo cui <strong>la firma della Carta del partenariato strategico tra Stati Uniti e Ucraina, nel novembre 2021, convinse la Russia che doveva “attaccare o essere attaccata”</strong>. È un passaggio di enorme rilievo, perché colloca l’escalation non dentro un vuoto, ma dentro una sequenza precisa di mosse politico-strategiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Se fosse accaduto in Messico</h2>



<p>Diesen usa poi un paragone volutamente provocatorio ma efficace. Se la Russia o la Cina avessero compiuto in Messico le stesse mosse che l’Occidente ha compiuto in Ucraina, sostiene, nessuno in Occidente avrebbe esitato a definirle provocazioni intollerabili. Questo doppio standard, secondo lui, è la prova che il problema non è l’analisi dei fatti, ma <strong>la subordinazione del giudizio alla collocazione geopolitica di chi agisce.</strong></p>



<p>Il valore strategico di questo passaggio sta proprio qui: <strong>il principio di sicurezza non può valere solo per sé stessi.</strong> Se una determinata penetrazione politico-militare in un’area sensibile viene considerata legittima quando la compie l’Occidente e intollerabile quando la compiono altri, allora non siamo più nel campo del diritto o della sicurezza, ma in quello della pura egemonia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli obiettivi russi del 2022 e la neutralità</h2>



<p>Diesen contesta anche un altro elemento chiave della narrazione mediatica: l’idea che sin dal primo giorno la Russia intendesse usare tutta la propria potenza per conquistare l’intera Ucraina. Secondo la sua lettura, il numero relativamente basso di truppe impiegate all’inizio e la natura delle prime mosse militari sarebbero stati <strong>poco coerenti con un piano di conquista totale. </strong>Indicherebbero, piuttosto, un obiettivo politico-strategico più circoscritto: costringere Kiev a ripristinare la neutralità e a rinunciare all’ingresso nella Nato.</p>



<p>Non si tratta, per Diesen, di assolvere l’iniziativa militare russa, ma di comprenderne la razionalità strategica. I media, a suo giudizio, hanno evitato questa analisi perché ammetterla avrebbe significato riconoscere che la guerra non nasceva da un impulso irrazionale di conquista, ma da <strong>un conflitto attorno all’assetto di sicurezza europeo.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">I negoziati del marzo 2022 e il sabotaggio di Istanbul</h2>



<p>Uno dei passaggi più pesanti dell’intervento riguarda il primissimo periodo dell’invasione. Diesen afferma che i media non hanno informato correttamente l’opinione pubblica del fatto che <strong>già il primo giorno dell’offensiva i vertici ucraini confermarono di essere stati contattati da Mosca per discutere negoziati </strong>di pace basati sulla non adesione dell’Ucraina alla Nato. Lo stesso Zelensky, ricorda, aveva dato il proprio assenso a questa impostazione.</p>



<p>Diesen cita poi una dichiarazione di Zelensky del marzo 2022, in cui il presidente ucraino osservava che in Occidente vi erano persone a cui non dispiaceva una guerra lunga, perché <strong>essa avrebbe logorato la Russia, anche al prezzo della dissoluzione dell’Ucraina.</strong> È una frase che, nella ricostruzione di Diesen, smonta l’idea di una totale convergenza tra interesse ucraino e interesse occidentale.</p>



<p>Subito dopo, il professore richiama la vicenda dei negoziati di Istanbul, che a suo dire furono sabotati da <strong>Boris Johnson.</strong> E ricorda anche il giudizio del ministro degli Esteri turco, il quale dichiarò di aver avuto l’impressione che vi fossero, negli Stati occidentali, persone interessate a far continuare la guerra per indebolire la Russia, <strong>senza grande preoccupazione per la sorte dell’Ucraina.</strong> Per Diesen, questo è uno dei punti più rivelatori dell’intera vicenda: un’occasione negoziale venne sacrificata sull’altare di obiettivi strategici più ampi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla solidarietà proclamata al disastro ucraino</h2>



<p>Il quadro che emerge dalla sua analisi è spietato. Invece di promuovere una nuova architettura di sicurezza europea capace di contenere la competizione strategica e impedire che l’Ucraina diventasse un campo di battaglia, i media occidentali hanno scelto di demonizzare la Russia fino a trasformare la diplomazia stessa in un oggetto sospetto.</p>



<p>Mentre centinaia di migliaia di uomini morivano nelle trincee, <strong>la narrazione dominante continuava a insistere sulla vittoria ucraina imminente,</strong> sulla presunta volontà russa di ricostruire l’Unione Sovietica, sulla minimizzazione delle perdite di Kiev, sul silenzio riguardo alle politiche di de-russificazione e alla durezza della coscrizione. Tutto è stato raccontato sotto la bandiera della solidarietà con l’Ucraina, ma – questo è il punto più cinico messo in luce da Diesen – senza interrogarsi davvero su ciò che il popolo ucraino desiderasse o su quale fosse il prezzo reale di questa “solidarietà”.</p>



<p>Il risultato, nella sua lettura, è che <strong>l’Ucraina si trova oggi davanti a un disastro umano, demografico, economico e istituzionale</strong>, mentre l’Occidente rischia una guerra diretta con la Russia.</p>
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		<title>&#8220;L’Ucraina nella NATO? Allora ci sarà un confronto a lungo termine&#8221;: cosa dicono i documenti top-secret su Putin e Bush</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lucraina-nella-nato-allora-ci-sara-un-confronto-a-lungo-termine-cosa-dicono-i-documenti-top-secret-su-putin-e-bush.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jan 2026 13:59:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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<p>Secondo i documenti recentemente declassificati, Putin e Bush dialogarono sull'allargamento a Est della Nato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lucraina-nella-nato-allora-ci-sara-un-confronto-a-lungo-termine-cosa-dicono-i-documenti-top-secret-su-putin-e-bush.html">&#8220;L’Ucraina nella NATO? Allora ci sarà un confronto a lungo termine&#8221;: cosa dicono i documenti top-secret su Putin e Bush</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1040" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260117095451405_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1377992-e1768659570349.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260117095451405_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1377992-e1768659570349.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260117095451405_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1377992-e1768659570349.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260117095451405_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1377992-e1768659570349.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260117095451405_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1377992-e1768659570349.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260117095451405_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1377992-e1768659570349.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260117095451405_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1377992-e1768659570349.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nei giorni scorsi, il <a href="https://nsarchive.gwu.edu/">National Security Archive</a> degli Stati Uniti ha reso pubblici <strong>nuovi documenti declassificati</strong>, ottenuti tramite cause FOIA, che aggiungono un capitolo cruciale alla già esplosiva serie di documenti diffusi lo scorso dicembre. Si tratta di trascrizioni di conversazioni tra il leader russo <strong>Vladimir Putin</strong> e l&#8217;allora presidente Usa <strong>George W. Bush</strong> nel periodo post-11 settembre, che rivelano quanto l’espansione della Nato verso Est abbia accelerato il crollo di quel rapporto che Bush stesso, nei mesi immediatamente successivi agli attentati, aveva definito un’«alleanza». Come scrive il <a href="https://www.racket.news/p/why-not-to-mourn-nato-volume-ii-the">giornalista investigativo <strong>Matt Taibbi</strong> su <em>Racket News</em></a>: «I documenti declassificati mostrano che gli Stati Uniti hanno ripetutamente barattato la stabilità con l’espansione della Nato e con i contratti militari legati all’Alleanza».</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’avvertimento ignorato sull’Ucraina</h2>



<p>Dopo l&#8217;11 settembre, Bush definì le relazioni con la Russia un&#8217;alleanza. Ma i documenti rivelano un rapido peggioramento delle relazioni, in gran parte causato dall&#8217;insistenza sull&#8217;allargamento Nato verso Est in Europa, <a href="https://www.nytimes.com/1997/02/05/opinion/a-fateful-error.html">come peraltro aveva ampiamente previsto &#8211; tra gli altri &#8211; lo stratega del &#8220;contenimento&#8221; verso l&#8217;Urss <strong>George Kennan</strong> alla fine degli anni </a>Novanta. Taibbi cita direttamente una conversazione del 6 aprile 2008, quando Putin disse a Bush «Voglio dirlo ad alta voce: l’adesione alla NATO di un Paese come l’Ucraina <strong>creerà a lungo termine un campo di conflitto tra voi e noi. Un confronto a lungo termine</strong>». Bush rispose lodando la franchezza dell’interlocutore: «Una delle cose che ammiro di te è che non hai avuto paura di dirlo direttamente alla NATO. È molto ammirevole».</p>



<p>Ma la posizione americana non cambiò di un millimetro. Pochi giorni prima, al vertice di Bucarest, la NATO aveva ufficialmente accolto le «aspirazioni euro-atlantiche» di <strong>Ucraina</strong> e <strong>Georgia</strong>, aprendo una crepa che non si è più chiusa. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The US has known for decades that any attempt to expand NATO to Ukraine would provoke a Russian response. Biden and Victoria Nuland wanted that.<br><br>CIA Director Gates told Condi Rice this in a 2008 memo. And newly released transcripts of Putin and Bush&#39;s 2008 meeting contain this: <a href="https://t.co/YgNHXAdoM1">https://t.co/YgNHXAdoM1</a> <a href="https://t.co/Uupoyboyrf">pic.twitter.com/Uupoyboyrf</a></p>&mdash; Glenn Greenwald (@ggreenwald) <a href="https://twitter.com/ggreenwald/status/2003842771178905996?ref_src=twsrc%5Etfw">December 24, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Sei minuti per decidere il destino del mondo</h2>



<p>I documenti, ottenuti grazie a una vittoria legale dell&#8217;Archivio, includono discussioni sul <strong>pericolo di annientamento nucleare reciproco</strong>. Putin spiegò a Bush il tempo di volo di un missile: «Un lancio di missile da un sottomarino nel Nord Europa raggiungerà Mosca in soli sei minuti». Bush rispose: «Lo capisco». Poi Putin continuò, riferendosi al sistema automatico di risposta nucleare russo noto come «Mano Morta» (<em>Perimeter</em>): «Abbiamo stabilito un insieme di misure di risposta — non c’è niente di buono in questo. In pochi minuti tutta la nostra capacità di risposta nucleare sarà in cielo». Come osserva Taibbi, «quando Putin dice “non c’è niente di buono in questo!”, si riferisce proprio alla cosiddetta Mano Morta, il meccanismo che dovrebbe lanciare automaticamente tutti i missili nucleari russi se il<strong> comando percepisce un attacco nucleare in corso</strong>».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="392" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/09aa2e27-eefb-4e1d-b982-9d935c9a65f3_2082x798-1024x392.webp" alt="" class="wp-image-502046" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/09aa2e27-eefb-4e1d-b982-9d935c9a65f3_2082x798-1024x392.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/09aa2e27-eefb-4e1d-b982-9d935c9a65f3_2082x798-300x115.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/09aa2e27-eefb-4e1d-b982-9d935c9a65f3_2082x798-768x294.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/09aa2e27-eefb-4e1d-b982-9d935c9a65f3_2082x798-600x230.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/09aa2e27-eefb-4e1d-b982-9d935c9a65f3_2082x798.webp 1456w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L’inizio della nuova corsa agli armamenti</h2>



<p>Putin mise in guardia Bush anche sui <strong>piani americani di difesa missilistica</strong>, che secondo lui rompevano l’equilibrio della <em>Mutua Distruzione Assicurata</em>: «I militari sono venuti da me e mi hanno detto: “C’era l’equilibrio e la minaccia della Mutua Distruzione Assicurata. Ora gli americani costruiranno un ombrello di difesa missilistica e si sentiranno invincibili”. Cosa dovremmo fare? È più semplice e più economico creare un nuovo sistema d’attacco in grado di superare le vostre difese. E mi stanno già portando proposte che mi sembrano molto barbariche. Quando le leggo sono inorridito».</p>



<p>Taibbi sottolinea:  «Putin disse a Bush che stavano costringendo la Russia a tenere il passo con una nuova corsa agli armamenti “barbarica”, una che aveva “orripilato” persino lui stesso».Quelle proposte “barbariche” di cui parlava Putin nel 2008 hanno preso forma concreta negli anni successivi: missili ipersonici come <a href="https://it.insideover.com/guerra/oreshnik-in-azione-dark-eagle-forse-in-arrivo-prosegue-la-corsa-ipersonica-russia-usa.html">l’Oreshnik che oggi preoccupano l’intera Europa</a>.</p>



<p>Le trascrizioni mostrano come gli Stati Uniti, pur riconoscendo la franchezza di Putin e la gravità di quei moniti – inclusi i rischi nucleari e la fine dell’equilibrio MAD – abbiano scelto di privilegiare l’allargamento dell’Alleanza e i relativi interessi militari, <strong>sacrificando la stabilità strategica costruita dopo l’11 settembre. </strong>Questo, naturalmente, non giustifica ciò che è avvenuto dopo, né tantomeno invasioni contrarie al diritto internazionale: ma raccontano, almeno in buona parte, le cause profonde della guerra in Ucraina. </p>



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<p><a href="https://x.com/ShawnRyan762"></a><a href="https://x.com/ShawnRyan762"></a></p>
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		<title>Operazione Aerodynamic, quando la Cia usò i nazionalisti ucraini contro l&#8217;Urss</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/operazione-aerodynamic-quando-la-cia-uso-i-nazionalisti-ucraini-contro-lurss.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Feb 2025 05:45:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Central Intellicence Agency (Cia)]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="785" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1280px-Ukrainian-nationalist-1941.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1280px-Ukrainian-nationalist-1941.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1280px-Ukrainian-nationalist-1941-600x368.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1280px-Ukrainian-nationalist-1941-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1280px-Ukrainian-nationalist-1941-1024x628.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1280px-Ukrainian-nationalist-1941-768x471.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>"Aerodynamic": quando la Cia usò i nazionalisti ucraini contro l'Urss. Una storia dimenticata che assona col presente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/operazione-aerodynamic-quando-la-cia-uso-i-nazionalisti-ucraini-contro-lurss.html">Operazione Aerodynamic, quando la Cia usò i nazionalisti ucraini contro l&#8217;Urss</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="785" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1280px-Ukrainian-nationalist-1941.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1280px-Ukrainian-nationalist-1941.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1280px-Ukrainian-nationalist-1941-600x368.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1280px-Ukrainian-nationalist-1941-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1280px-Ukrainian-nationalist-1941-1024x628.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1280px-Ukrainian-nationalist-1941-768x471.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Tra il 1949 e il 1953, in piena guerra fredda,<a href="https://it.insideover.com/schede/difesa/la-complessa-comunita-dellintelligence-usa.html"> la CIA</a> avviò una delle sue operazioni più audaci e meno conosciute: un tentativo di destabilizzare l’Unione Sovietica sostenendo i movimenti nazionalisti ucraini. Con il nome in codice&nbsp;<strong>“Aerodynamic”</strong>, l’agenzia statunitense reclutò esuli ucraini in Europa, li addestrò in Germania e li lanciò con il paracadute nell’Ucraina occidentale per stabilire contatti con la resistenza partigiana. Ma quella che sulla carta sembrava una strategia efficace per contrastare l’influenza sovietica si rivelò presto un fiasco clamoroso. Su dodici agenti inviati, solo uno tornò vivo. Gli altri furono uccisi o catturati dal KGB, che aveva già infiltrato la rete molto prima che l’operazione avesse inizio.</p>



<p>La strategia dietro &#8220;Aerodynamic&#8221; era figlia della dottrina statunitense della “contenzione”, elaborata da George Kennan e applicata da Washington con un misto di ingenuità e cinismo. Gli Stati Uniti credevano di poter sfruttare i movimenti nazionalisti anticomunisti nei territori dell’URSS per fomentare rivolte e instabilità. Ma la realtà sul campo era ben diversa dalle illusioni di Langley.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un campo di battaglia della guerra fredda</h3>



<p>Dopo la Seconda guerra mondiale, l’Ucraina occidentale era ancora attraversata da conflitti sotterranei. L’Armata Insurrezionale Ucraina (<strong>UPA</strong>), che aveva combattuto prima contro i nazisti e poi contro i sovietici, continuava a resistere alla dominazione di Mosca, ma era ormai ridotta a una rete frammentata e in declino. Le forze di sicurezza sovietiche, guidate da <strong>Lavrentij Berija</strong>, avevano messo in atto una repressione brutale, infiltrando le unità di guerriglia e distruggendo sistematicamente ogni forma di opposizione armata.</p>



<p>Nonostante questi segnali evidenti, la CIA decise di investire nella resistenza ucraina, convinta che potesse ancora rappresentare una minaccia per il Cremlino. L’operazione fu pianificata con la collaborazione dei servizi segreti britannici, che avevano avviato un’operazione simile chiamata&nbsp;<strong>“Integral”</strong>. Anche Londra, però, sottovalutò l’efficacia della controintelligence sovietica, con conseguenze disastrose.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il reclutamento e l’addestramento degli agenti</h3>



<p>La CIA individuò i suoi uomini tra i nazionalisti ucraini rifugiati in Germania, molti dei quali avevano combattuto durante la guerra come partigiani o avevano collaborato con le forze dell’Asse per opporsi all’Unione Sovietica. Alcuni erano stati membri dell’OUN (<strong>Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini</strong>), un gruppo che aveva una lunga storia di lotta contro Mosca e che durante il conflitto aveva avuto rapporti ambigui con la Germania nazista.</p>



<p>Gli agenti vennero addestrati in&nbsp;<strong>Baviera</strong>, dove impararono a maneggiare esplosivi, comunicare via radio e sopravvivere dietro le linee nemiche. Vennero poi equipaggiati con&nbsp;<strong>documenti falsi, armi, denaro sovietico e radio trasmittenti</strong>, prima di essere lanciati in Ucraina occidentale con il paracadute.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La missione e il massacro degli agenti</h3>



<p>Il primo lancio avvenne il <strong>5 settembre 1949</strong>: due agenti vennero paracadutati di notte vicino a Leopoli (ovvi L&#8217;viv). La loro missione era stabilire un contatto con i leader dell’UPA e trasmettere informazioni sugli sviluppi della guerriglia. Pochi giorni dopo, i loro corpi furono ritrovati dalle forze sovietiche. Il KGB li aveva già individuati e neutralizzati grazie a una rete di infiltrati nel movimento partigiano.</p>



<p>Nonostante questo primo fallimento, la CIA insistette con nuovi lanci. Nel&nbsp;<strong>maggio del 1950</strong>, quattro agenti vennero sganciati nei pressi di&nbsp;<strong>Volodymyr</strong>, ma anche questa missione si concluse in tragedia. Tre di loro furono uccisi quasi subito, mentre il quarto riuscì incredibilmente a rientrare in Germania mesi dopo, portando con sé documenti e informazioni sulla resistenza ucraina. Ma ciò che riportò non era affatto incoraggiante: l’UPA era in una posizione di estrema debolezza, braccata dai sovietici e incapace di lanciare operazioni su vasta scala.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il ruolo del KGB e l’infiltrazione delle reti</h3>



<p>Il problema principale di &#8220;Aerodynamic&#8221; era che i sovietici sapevano tutto&nbsp;<strong>prima ancora che le operazioni iniziassero</strong>. Il KGB aveva infiltrato agenti doppiogiochisti tra gli esuli ucraini in Germania e aveva intercettato i piani della CIA già nella fase di reclutamento. Ogni missione lanciata in Ucraina veniva immediatamente scoperta e gli agenti americani finivano nelle mani del controspionaggio sovietico, che li eliminava o li usava per operazioni di disinformazione.</p>



<p>Un caso emblematico fu quello di <strong>Mykola Lebed</strong>, un ex leader dell’OUN che divenne un informatore della CIA ma che, secondo alcuni rapporti, era in realtà sotto sorveglianza sovietica già dagli anni Quaranta. Questo tipo di ambiguità portò l’agenzia americana a prendere decisioni sbagliate, inviando uomini in trappole già predisposte dal KGB.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La fine dell’operazione e il fallimento strategico</h3>



<p>Dopo quattro anni di missioni suicide e perdite umane inaccettabili, la CIA decise di interrompere &#8220;Aerodynamic&#8221; nel 1953. Non fu un atto di consapevolezza strategica, ma una decisione dettata dal fatto che&nbsp;<strong>non c’erano più volontari disponibili</strong>&nbsp;per missioni così rischiose.</p>



<p>L’errore più grande fu quello di sottovalutare la capacità sovietica di penetrare e distruggere le reti di resistenza. La CIA aveva agito con la convinzione di poter replicare le operazioni della Seconda guerra mondiale, ma il nemico stavolta era molto più preparato.</p>



<p>Quello che doveva essere un modello per future operazioni segrete si rivelò invece&nbsp;<strong>un precedente pericoloso</strong>, che non impedì all’agenzia di ripetere gli stessi errori. Nel&nbsp;<strong>1961</strong>, lo sbarco alla&nbsp;<strong>Baia dei Porci</strong>&nbsp;a Cuba seguì una logica simile: esuli anticomunisti inviati senza un supporto sufficiente, con il risultato di un disastro militare e politico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Lezioni non imparate</h3>



<p>Il fallimento di &#8220;Aerodynamic&#8221; mostrò come l’ingerenza americana nelle resistenze nazionali fosse spesso più ideologica che strategica. Washington, ossessionata dall’idea di contrastare il comunismo, sostenne gruppi senza una reale possibilità di successo, sacrificando vite umane per un obiettivo mai raggiunto.</p>



<p>Oggi, la storia di questa operazione è poco conosciuta, ma i suoi insegnamenti restano attuali. L’idea che si possa destabilizzare un regime ostile sostenendo una resistenza interna senza una solida base locale ha continuato a ripetersi, dall’<strong>Afghanistan negli anni ’80</strong>, fino alle più recenti operazioni in <strong>Siria e Ucraina</strong>. &#8220;Aerodynamic&#8221; fu la prova che la guerra segreta poteva essere più pericolosa di quella aperta. Ma la lezione, ancora una volta, non venne imparata.</p>
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