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	<title>Friedrich Merz Archives - InsideOver</title>
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		<title>Duello a Istanbul: Putin lancia la sfida, Zelensky la raccoglie, Trump lucida la stella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 May 2025 22:50:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="467" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/putin.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="putin" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/putin.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/putin-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/putin-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Putin ha proposto un negoziato a Istanbul, Zelensky ha accettato. Appuntamento il 15 maggio sotto gli auspici di Trump ed Erdogan. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/duello-a-istanbul-putin-lancia-la-sfida-zelensky-la-raccoglie-trump-lucida-la-stella.html">Duello a Istanbul: Putin lancia la sfida, Zelensky la raccoglie, Trump lucida la stella</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="467" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/putin.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="putin" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/putin.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/putin-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/putin-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il 10 maggio, a tarda sera (non a caso l&#8217;esordio è stato &#8220;Buona sera, ma forse dovrei dire buonanotte&#8221;), <strong>Vladimir Putin</strong> ha convocato una conferenza stampa e, tra le altre cose, ha scandito queste parole: &#8220;Proponiamo a Kiev negoziati diretti senza precondizioni e proponiamo di iniziarli il 15 maggio a Istanbul&#8230; Domani parlerò con Erdogan e gli chiederò di preparare una piattaforma per i negoziati&#8221;. Per molte ore tutti hanno fatto come se Putin avesse detto niente. Un po&#8217; perché l&#8217;ordine di scuderia è di fare come se tutto ciò che dicono i russi fosse una bugia o cosa di nessuna importanza. Un po&#8217; perché ci sono molti che proprio non capiscono: esilarante il titolo del solito Minculpop, &#8220;Putin prende tempo&#8221;, come se uno che l&#8217;11 sera ti dice vediamoci il 15 per far finire una guerra fosse uno che tira per le lunghe. Un po&#8217; perché la solfa del negoziato auspicato da <strong>Donald Trump</strong> stava ormai stufando, altro che risolvere tutto in 24 ore. E un altro po&#8217; perché, in effetti, mancava la vera notizia, dato che il Cremlino aveva proposto già prima, e non poche volte, una trattativa.</p>



<p>Ciò che ha trasformato il tutto non solo in una notizia, ma in una grossa notizia, è stato il fatto che <strong>Volodymyr </strong><b>Zelensky</b> abbia detto sì. Lo stesso Zelensky che, poche ore prima della conferenza-stampa di Putin, circondato dai &#8220;volenterosi&#8221;<strong> Keir Starmer, Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Donald Tusk</strong> per Gran Bretagna, Francia, Germania e Polonia, aveva rilanciato la richiesta di una tregua di 30 giorni prima di pensare a qualunque trattativa. Quella che il povero Merz aveva appena definito &#8221; la <strong>maggiore iniziativa diplomatica</strong> degli ultimi mesi se non degli ultimi anni, per mettere fine alla guerra in Ucraina&#8221; liquidata in qualche ora.</p>



<p>Zelensky, per chi non l&#8217;avesse ancora capito, è un politico improvvisato (forse, non sono convinto) ma molto abile. Basta vedere quanto ha tenuto in ballo Donald Trump con <strong>la questione delle terre rare.</strong> Perché, dunque, di colpo ha accettato non solo di trattare con la Russia (cosa che ha persino fatto vietare per legge), non solo di incontrare Putin (altra cosa che è stata per anni considerata una bestemmia) e di farlo rinunciando alla clausola dei 30 giorni di tregua che da mesi sembrava scolpita nel marmo?</p>



<h2 class="wp-block-heading">A quel che servono i &#8220;volenterosi&#8221;</h2>



<p>Be&#8217;, intanto la convinzione, al di là delle apparenze e delle cerimonie, che con i &#8220;volenterosi&#8221; non sarebbe andato lontano. Dei quattro leader che a Kiev gli hanno giurato amore eterno, <strong>due (Merz e Tusk) hanno già escluso di mandare truppe per formare la famosa &#8220;forza di garanzia&#8221;</strong> che, una volta siglata l&#8217;eventuale pace, dovrebbe proteggere l&#8217;Ucraina fida ulteriori aggressioni russe; gli altri due (Macron e Starmer) difficilmente riuscirebbero a mettere insieme, anche con qualche contributo minore, i 25 mila soldati che tale forza dovrebbe schierare. Gli europei, nella testa di Zelensky, servono a ottenere armi e denaro, e poco più. L&#8217;unica garanzia di cui davvero gli importa è quella degli Usa.</p>



<p> E qui qualcosa sembra in effetti essere cambiato da quando, il 30 aprile, Usa e Ucraina hanno firmato il famoso accordo sulle terre rare, già oggetto dell&#8217;ancor più famoso litigio tra Trump e Zelensky alla Casa Bianca. Al di là dei termini pomposi o specialistici, l&#8217;accordo più o meno dice questo: <strong>Usa e Ucraina costituiscono un fondo da 100 miliardi di dollari</strong> (50 a testa) per sfruttare le suddette terre ed estrarre i minerali preziosi che esse contengono. L&#8217;Ucraina non ha un dollaro quindi metterà i suoi 50 miliardi man mano che comincerà a guadagnare dall&#8217;estrazione e dallo sfruttamento. <strong>Gli Usa, in compenso, possono coprire i loro 50 miliardi anche in&#8230; armi. </strong>Poiché gli esperti veri della questione &#8220;terre rare in Ucraina&#8221; hanno già alzato due bandiere rosse. La prima è che, risalendo le prospezioni geologiche all&#8217;epoca sovietica (ed essendo parte dell&#8217;Ucraina occupata dai russi), nessuno sa con esattezza che cosa ci sia da quelle parti nel sottosuolo, che resterà comunque di proprietà di Kiev. La seconda è che, anche usando un certo ottimismo, è difficile che gli eventuali giacimenti producano un qualche profitto prima di dieci anni.</p>



<p>E quindi, concludendo: attraverso quell&#8217;accordo, Zelensky ha ottenuto dagli Usa le famose &#8220;garanzie di sicurezza&#8221; (nel caso specifico: un bonus armi e/o denaro da 50 miliardi valido dieci anni) che aveva a lungo chiesto agli Usa. I quali, ci vien da sospettare, devono aver fornito al Presidente ucraino anche qualche garanzia sul &#8220;dopo&#8221;, sul suo futuro personale e sull&#8217;assetto di potere che egli rappresenta per quando la guerra sarà finita. Niente più abboccamenti con oppositori come Poroshenko o la Tymoshenko, <strong>niente più richieste di tenere le elezioni al più presto&#8230;</strong> In più, la guerra va come va, cioè male, e le operazioni di cosmesi comunicativa (come l&#8217;ultimo tentativo di rientrare nella regione di Kursk, subito celebrato dal solito Minculpop) non bastano più a nasconderlo.</p>



<p>Gli Usa, a loro volta, ottengono di mettere entrambi i piedi in Ucraina, e di trasformarla di fatto in un protettorato politico. È vero, l&#8217;accordo stabilisce che l&#8217;Ucraina potrà comunque entrare nella Ue, quando sarà il momento. Bisogna però essere convinti che il momento arriverà davvero, cosa di cui si può dubitare. E in ogni caso, da qui ad allora&#8230; E poi qualcuno davvero può credere che il Governo americano sia così sprovveduto da pensare di tappare con l&#8217;Ucraina la falla per cui<strong> il 50% del fabbisogno di metalli strategici per la Difesa Usa arriva dalla Cina?</strong> È chiaro che l&#8217;interesse della Casa Bianca sta altrove.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La situazione sul terreno</h2>



<p>Rinfrancato dalla firma di Trump, dunque, Zelensky ha deciso di accettare la sfida di Putin: ci vediamo a Istanbul! Il duello sarà interessante, anche perché Mosca e Kiev continuano a parlare due lingue differenti. Dal Cremlino hanno spiegato chiaramente che la loro idea di negoziato è <strong>ripartire dalle trattative di Istanbul del 2022 tenendo conto la situazione odierna sul terreno.</strong> Nel 2022 la Russia chiedeva che l&#8217;Ucraina restasse fuori dalla Nato, che non avesse armi atomiche, che riducesse dimensioni e capacità del proprio esercito e revocasse alcune leggi considerate discriminatorie nei confronti della minoranza russa. I russi sembravano pronti ad alcune concessioni rispetto ai territori occupati, e della Crimea si sarebbe parlato in un successivo negoziato specifico. Di solito, poi, quando i dirigenti russi parlano di &#8220;tenere in conto la situazione sul terreno&#8221; intendono: stiamo occupando buona parte di quattro regioni ucraine, perché dovremmo restituirle?</p>



<p>Riesce difficile quindi capire, date le premesse, quale terreno comunque possano trovare Putin e Zelensky, con tutta la buona volontà di Erdogan. <strong>Rispetto al 2022, però, c&#8217;è anche una grossa differenza: Trump.</strong> Anche i sassi hanno capito che Trump vuole chiudere questa partita, importante in sé ma anche per le connessioni con altre e non meno importanti partite. La guerra dei dazi con la Cina, e tutto il mondo ha visto quanto Putin e Xi Jinping tenessero a celebrare la loro alleanza. La trattativa con l&#8217;Iran, da sempre vicino alla Russia che, a propria volta, sta pian piano tornando in gioco in Siria, dove un pezzo da novanta è la Turchia di quell&#8217;Erdogan che il 15 dovrebbe mediare tra Putin e Zelensky. Il tutto con enormi riflessi sulle relazioni con Israele, Paese che per non sbagliare ha mandato l&#8217;ambasciatore a presenziare alla sfilata sulla Piazza Rossa, del 9 maggio.</p>



<p>Anche da Istanbul, quindi, aspetteremo la vera notizia. Ovvero: poiché sappiamo che cosa più o meno dirà il Cremlino, conterà soprattutto ciò che dirà Kiev. Sempre che Zelensky, come ha già fatto con Trump alla Casa Bianca, non cerchi soprattutto lo show. Che sarebbe anch&#8217;esso, in ogni caso, una dichiarazione politica. </p>



<p>  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/duello-a-istanbul-putin-lancia-la-sfida-zelensky-la-raccoglie-trump-lucida-la-stella.html">Duello a Istanbul: Putin lancia la sfida, Zelensky la raccoglie, Trump lucida la stella</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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