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	<title>Donald trump Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il gioco pericoloso di Netanyahu: sta mentendo a Trump sulla tregua di Gaza?</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/haaretz-netanyahu-sta-mentendo-a-trump-la-tregua-non-durera.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 16:22:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1351" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250122012354386_cf845e4e1375ea4f1f01a5cd93f9c507.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250122012354386_cf845e4e1375ea4f1f01a5cd93f9c507.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250122012354386_cf845e4e1375ea4f1f01a5cd93f9c507-600x422.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250122012354386_cf845e4e1375ea4f1f01a5cd93f9c507-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250122012354386_cf845e4e1375ea4f1f01a5cd93f9c507-1024x721.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250122012354386_cf845e4e1375ea4f1f01a5cd93f9c507-768x540.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250122012354386_cf845e4e1375ea4f1f01a5cd93f9c507-1536x1081.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'IDF attacca Jenin, in West Bank. Netanyahu si prepara a sabotare l’accordo di pace: "Non arriveremo alla seconda fase della guerra". </p>
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<p>La precaria <strong><a href="https://it.insideover.com/spionaggio/nel-futuro-di-gaza-ce-majed-faraj-luomo-dellintelligence-che-piace-a-washington.html">tregua a Gaza,</a></strong> si è fatta ancora più fragile dopo il violento attacco di ieri a Jenin, in Cisgiordania. L’esercito israeliano ha ucciso almeno nove palestinesi, ferendone oltre 35, nell’ennesima “operazione”, che pare essere piuttosto il preludio di una nuova e feroce escalation. Tant’è che ieri sera, il capo di stato maggiore dell’IDF, <a href="https://news.antiwar.com/2025/01/20/israeli-military-prepares-for-escalation-in-the-west-bank-continued-fighting-in-gaza-and-lebanon/">Herzi Halevi ha affermato</a> “che le forze israeliane devono essere pronte ad operazioni significative in Cisgiordania”.</p>



<p>Dichiarazioni che non promettono nulla di buono, e che fanno vacillare quel cessate il fuoco tanto agognato dal popolo palestinese, ed entrato in vigore appena tre giorni fa.&nbsp;</p>



<p>Di rilievo <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2025-01-20/ty-article/.premium/netanyahu-is-lying-to-trump-and-preparing-to-sabotage-the-gaza-cease-fire-deal/00000194-8369-dfec-a3f7-8b6fbb9a0000">l’analisi di Haaretz</a>, che lunedì, all’indomani della tregua, titolava così: “Netanyahu sta mentendo a Trump e si sta preparando a sabotare l’accordo di pace”. Per comprendere meglio, occorre fare un passo indietro. L’accordo che ha portato al cessate il fuoco “è stato il frutto di mesi di lavoro persistente da parte dell&#8217;amministrazione Biden”. Tuttavia, è indubbio che “il merito della sua finalizzazione spetta più di chiunque altro al nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump” e al suo inviato speciale per il Medio Oriente, Steve Witkoff. Da notare come proprio quest’ultimo si sia recato a Gerusalemme “affinché Netanyahu firmasse l’accordo senza più scuse, giochi o ritardi”. Inizialmente, così è stato. Eppure, lo stesso Bibi avrebbe sì accettato la tregua, “ma senza alcuna intenzione di onorarla né di attuarla”. Ed è così che<strong> il premier israeliano si è assicurato l’appoggio di alcuni dei suoi alleati politici dell’ultra-destra. </strong>Sostegno di cui Netanyahu ha bisogno, specialmente dopo che <a href="https://www.ft.com/content/234ecbe6-cda8-4ce2-bb12-dff9305552a4">Itamar Ben-Gvir</a>, leader di Potere Ebraico, ha lasciato la coalizione di governo per passare all’opposizione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">“Non arriveremo alla fase 2 della tregua”</h2>



<p>Le intenzioni di Bibi sarebbero quelle di “non arrivare alla fase due dell’accordo”, ovvero quella che prevede, oltre al rilascio di altri ostaggi, il ritiro delle truppe israeliane dal corridoio Filadelfia.</p>



<p>Ipotesi suffragata anche dai recenti attacchi dell’IDF in Cisgiordania, ma non solo. Merita una nota quanto dichiarato da Amit Segal, uno tra i giornalisti più vicini a Netanyahu, domenica scorsa a Channel 14 (canale israeliano noto per il suo sostegno al governo). Quel che si aspetta Segal è che “vengano rilasciati solo 10 dei 94 ostaggi ancora a Gaza, prima che Bibi mantenga la sua promessa al ministro delle Finanze [Bezalel Smotrich] e riprenda la guerra”.&nbsp;</p>



<p>In quest’ottica, Netanyahu ha due modi per affondare l’accordo e trovare una scusa per rinnovare la guerra. Un’opzione è semplicemente quella di bloccare i negoziati per la fase due, che dovrebbe iniziare tra 15 giorni, e perdere tempo nei colloqui fino allo scadere del tempo. Modus operandi, tra l’altro, che il <strong>leader del Likud </strong>conosce bene, avendolo già adottato più volte con la squadra di Biden, che “era troppo debole o riluttante ad ammettere la realtà del suo sabotaggio”.</p>



<p>La seconda opzione è provocare un’esplosione di violenza in Cisgiordania. E lì, il fuoco sta già divampando: domenica notte, mentre milioni di israeliani festeggiavano il ritorno dei tre ostaggi, i coloni estremisti hanno appiccato il fuoco a case, scuole e automobili in diversi villaggi palestinesi. Esasperazione che si è intensificata ieri, con il duro attacco dell’IDF nella città di Jenin. A tal proposito,<a href="https://edition.cnn.com/2025/01/21/world/trump-not-confident-gaza-ceasefire-intl/index.html"> la CNN ha ripreso un commento</a> del presidente americano, Donald Trump, che ha dichiarato di “non essere fiducioso sulla durata del cessate il fuoco a Gaza”. Prospettive di pace, queste, tutt’altro che incoraggianti.</p>
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		<title>Neocon e guerrafondai, tutti contro il Papa che vede lontano</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/neocon-e-guerrafondai-tutti-contro-il-papa-che-vede-lontano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jan 2025 18:45:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>
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<p> Il Papa che dieci anni fa prendeva una "terza guerra mondiale a pezzetti" è sotto attacco dai fanatici dell'Occidente belligerante.</p>
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<p>Con il presidente degli Stati Uniti, <strong>Donald Trump</strong>, che su Panama, Groenlandia e Canada adotta la &#8220;strategia del pazzo&#8221; (Nixon docet), e l&#8217;adattamento quasi indolore della Silicon Valley e dell&#8217;Unione Europea al nuovo vibe reazionario, uno dei pochi ad opporsi al cambio di vento è <strong>Papa Francesco.</strong> Forse perché, come scrive il mio amico Vittorio Ray nella sua newsletter, favorito dal fatto di guidare un’istituzione bimillenaria, con una visione centrata sulla vita ultraterrena più che su obiettivi di budget a breve termine, <a href="https://it.insideover.com/persone/papa-francesco">Bergoglio sta mostrando</a> una postura invidiabile e imperturbabile, finendo <strong>nel<a href="https://it.insideover.com/politica/la-visione-geopolitica-di-papa-francesco.html"> mirino della destra reazionaria </a>e del centro radicalizzato cattolico</strong>. La sua opposizione all&#8217;unilateralismo, il rifiuto di assumere una postura militarista e le sue critiche agli squilibri geopolitici gli hanno valso accuse di essere antioccidentale e persino antisemita.</p>



<p><strong>L&#8217;approccio del Pontefice rappresenta un allontanamento dalla tradizionale visione occidentale</strong>. Ciò che più lo rende incompatibile col nuovo clima di scontro tra blocchi è il fatto che l&#8217;idea stessa di &#8220;Occidente&#8221; non trova spazio nella sua mappa concettuale del mondo. Così come &#8211; e questo era un evidente problema per la galassia <em>neocon</em> &#8211; non trovava spazio nella mappa dell&#8217;ex presidente statunitense <strong>Barack Obama.</strong> Anche la scelta dell&#8217;italiano come lingua di comunicazione, per il Papa, al posto dell&#8217;inglese, riflette una scelta politica consapevole di autonomia dal potere globale. «Il gesuita è un decentrato», disse una volta a un convegno di gesuiti.</p>



<p>Francesco si è posto da subito come continuatore della linea di Giovanni Paolo II, che dopo il crollo del Muro aveva denunciato l’illusorietà del convincimento di onnipotenza &#8211; tipico della politica estera statunitense. <strong>Dieci anni fa presagiva una «Terza guerra mondiale a pezzi».</strong> Il pontefice ha quindi segnato il ritorno del Vaticano nella geopolitica dopo l’eclissi rappresentata da Papa Benedetto XVI. Ma contrastando l&#8217;unilateralismo atlantista, il Papa è diventato un ostacolo per i complici dell&#8217;espansionismo israeliano senza freni in Medio Oriente, e per gli apocalittici sull&#8217;Islam e l&#8217;immigrazione musulmana: una posizione scomoda.</p>



<p>Papa Francesco ha criticato apertamente il Primo Ministro israeliano <strong>Benjamin Netanyahu</strong>, in particolare per l&#8217;alto numero di vittime civili a Gaza e per presunte violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. La sua posizione ha perciò suscitato reazioni feroci da parte di Israele e stizzite da parte della comunità ebraica italiana più conservatrice, soprattutto dopo che ha suggerito di indagare se le azioni a Gaza possano essere tecnicamente definite come &#8220;genocidio&#8221;. Il segno sembra essere stato passato da Francesco qualche giorno fa: l’occasione per accusare Netanyahu di violare i diritti umani e il diritto internazionale sarebbe stato infatti un incontro con un accademico iraniano, il presidente dell’Università delle religioni Abolhassan Navab. Incontrando il Papa nei primi giorni di gennaio, questi lo avrebbe lodato per la sua “posizione coraggiosa nella difesa del popolo palestinese&#8221; e avrebbe aggiunto: &#8220;Non abbiamo problemi con il popolo ebraico&#8221;. Lo ha riferito, pro domo suo, l&#8217;agenzia iraniana Irna, secondo la quale il Papa avrebbe affermato: &#8220;<strong>Anche noi non abbiamo problemi con gli ebrei; l&#8217;unico problema è con Netanyahu</strong> che, ignorando le leggi internazionali e i diritti umani, ha creato crisi nella regione e nel mondo&#8221;.&nbsp;</p>



<p>I rapporti tra il Vaticano e gli ambienti teologici sciiti sono sempre stati buoni, e forse l&#8217;intercessione di Francesco ha aiutato, secondo la studiosa Luciana Borsatti, la liberazione della giornalista Cecilia Sala. Eppure <strong>quest&#8217;ultima apertura è stata raccontata con orrore dai redivivi <em>neocon</em></strong>, già furiosi quando Francesco ha osservato con commozione un Gesù bambino rivestito con una kefiah palestinese, opera di un artista di Betlemme, gesto che ha alimentato accuse di collusione con regimi oppressivi.</p>



<p>Stessa storia per la questione Ucraina: le dichiarazioni di Francesco sull&#8217;invasione, paragonata agli eccidi (e quindi al genocidio) in Ruanda, più le sue parole durissime contro il patriarca ortodosso Kiril non sono bastate a placare gli attacchi coordinati degli attivisti Nato più massimalisti, soprattutto dopo aver suggerito che il conflitto è stato &#8220;in qualche modo provocato o non impedito&#8221;. Il Papa ha sottolineato la necessità di negoziazioni, ma molti interpretano l&#8217;appello un disfattismo inaccettabile, figure come<strong> Federico Rampini </strong>hanno definito Papa Francesco un rappresentante della &#8220;sinistra cattolica antioccidentale&#8221;, mentre altri hanno paragonato la sua posizione al pacifismo di Chamberlain contro Hitler. Pazienza che Francesco abbia sempre condannato sia la brutalità russa che l’indifferenza della Nato verso le conseguenze dei suoi interventi.</p>



<p>Nonostante le critiche, <strong>Papa Francesco gode di un ampio consenso tra i cattolici nei Paesi in via di sviluppo.</strong> La sua posizione riflette le preoccupazioni di milioni di fedeli in America Latina, Africa e Medio Oriente, che vedono le ipocrisie occidentali in conflitti come quello di Gaza o della Siria. Il Papa rappresenta una voce che cerca di mantenere aperti spazi culturali e diplomatici, anche a costo di scontrarsi con narrative dominanti.</p>



<p>Papa Francesco, insomma, non è un Kissinger né un generale sul campo: il suo ruolo è quello di un leader spirituale che cerca soluzioni di pace in un mondo polarizzato. Il tipo di attacchi che riceve ci mostrano, semmai, <strong>il tentativo di reprimere il dibattito critico e svilire sempre più la libertà di opinione</strong>. Si vedano i fatti di Venezia, dove Amnesty Italia non ha potuto presentare il suo rapporto su Gaza a causa di intimidazioni. La Chiesa cattolica sopravviverà così come la conosciamo ora? Quel che è certo è che, nello scontro epocale che ci aspetta, potremmo essere tutti chiamati ad arruolarci. Tutti incluso il Papa.</p>
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