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	<title>Assimi Goïta Archives - InsideOver</title>
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	<title>Assimi Goïta Archives - InsideOver</title>
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		<title>Così il terrorismo dilaga nel Sahel (e non solo)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Aug 2025 07:12:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mali" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Mali, Burkina Faso, Niger, ma adesso anche Benin e Ghana: il terrorismo nel Sahel si sta espandendo a macchia d'olio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/cosi-il-terrorismo-dilaga-nel-sahel-e-non-solo.html">Così il terrorismo dilaga nel Sahel (e non solo)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mali" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La situazione, sul fronte del terrorismo, appare preoccupante nel Sahel da almeno un decennio. Dal quando cioè, nel pieno della <strong>guerra civile nel nord del Mali scoppiata nel 2012</strong>, sono emersi i primi califfati islamisti. Le difficoltà dei Paesi in questione di<strong> controllare il territorio</strong>, la <strong>povertà</strong> in grado di facilitare i reclutamenti da parte delle organizzazioni islamiste, al pari dell&#8217;<strong>instabilità</strong> che oramai regna sovrana in tutta la regione, stanno favorendo una diffusione capillare delle attività terroristiche. E adesso il vaso jihadista sta rischiando di tracimare, coinvolgendo anche gli Stati costieri che si affacciano sul Golfo di Guinea. <strong>A partire dal Benin e dal Ghana. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Mali e Burkina Faso, due Paesi sotto scacco </h2>



<p>Il primo fronte di instabilità riguarda anche il primo Paese che ha fatto i conti con la minaccia jihadista, <strong>ossia il Mali.</strong> Qui, tra il 2020 e il 2021, sono andati in porto due colpi di Stato che hanno consolidato la figura del generale <strong>Assimi Goita</strong>, il primo dei militari a guidare una forte retorica anti francese e anti occidentale nella regione. Goita ha progressivamente spostato la sua politica lontana da Parigi, tagliando fuori dal Paese i soldati transalpini arrivati con l&#8217;<strong>operazione Barkhané </strong>inaugurata nel 2013. L&#8217;insuccesso di quella missione, dovuta anche a strategie francesi giudicate più figlie del colonialismo che della volontà di combattere il terrorismo, ha determinato un forte astio verso la presenza di militari occidentali.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🇲🇱 <a href="https://twitter.com/hashtag/Mali?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Mali</a>: Jama&#39;at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM) released a 16 minute video depicting their June attack on the Boulkessi military base near the Burkina Faso border.   <br><br>The assault, based on available reports, was more intense than previous strikes. Heavily fortified… <a href="https://t.co/8O07P4cx5j">pic.twitter.com/8O07P4cx5j</a></p>&mdash; POPULAR FRONT (@PopularFront_) <a href="https://twitter.com/PopularFront_/status/1931702623431749634?ref_src=twsrc%5Etfw">June 8, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p><strong>Goita ha quindi scelto di affidarsi alla Russia</strong> e, in particolare, alla Wagner prima e ai conctractors dell&#8217;<strong>Africa Corps</strong> in un secondo momento. I risultati però tardano ad arrivare: <strong>Bamako fatica a recuperare terreno nel nord del Paese</strong> e deve fronteggiare minacce che arrivano anche dalle regioni orientali. Non sono mancati blitz coronati da successo contro le cellule jihadiste, ma al tempo stesso è aumentato il numero di soldati morti a causa delle imboscate nemiche. Non va meglio in<strong> Burkina Faso</strong>, lì dove il generale<strong> Ibrahim Traoré</strong> ha sposato la linea di Goita dopo il suo golpe del 2022. Attualmente però, almeno il 50% del territorio nazionale è fuori dal controllo del suo esercito. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr"><a href="https://twitter.com/hashtag/Mali?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Mali</a> / <a href="https://twitter.com/hashtag/Russia?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Russia</a> 🇲🇱🇷🇺: A new video posted by the <a href="https://twitter.com/hashtag/Russian?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Russian</a> &quot;Africa Corps&quot; —which shows the Corps fighting against the &quot;Al-Qaeda&quot; (<a href="https://twitter.com/hashtag/JNIM?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#JNIM</a>) militants.<br><br>One of the Russian fighters was seemingly armed with a rare AK-12(M)  assault rifle fitted with GP-25  Under-barrel Grenade Launcher. <a href="https://t.co/pIL5MNuIve">pic.twitter.com/pIL5MNuIve</a></p>&mdash; War Noir (@war_noir) <a href="https://twitter.com/war_noir/status/1940841550843363353?ref_src=twsrc%5Etfw">July 3, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">La crescita dell&#8217;Iswap e di Jnim</h2>



<p>Il terrorismo nel Sahel ha comunque radici molto profonde. Il proprio nucleo può essere fatto risalire ai tempi della <strong>guerra civile algerina dei primi anni &#8217;90</strong>: anche se Algeri ha sconfitto buona parte delle sigle islamiste, nel profondo deserto algerino sono poi sorti quei gruppi che, approfittando dell&#8217;instabilità del Sahel, hanno iniziato a colpire a sud del Sahara. Oggi sono due le sigle più temute: da un parte c&#8217;è l&#8217;<strong>Iswap</strong>, acronimo inglese che indica lo Stato Islamico dell&#8217;Africa Occidentale, dall&#8217;altra invece c&#8217;è il <strong>Jnim</strong>. Il primo gruppo, come emerge dal nome, è affiliato all&#8217;<strong>Isis</strong>, il secondo invece ad<strong> Al Qaeda. </strong></p>



<p>L&#8217;organizzazione delle due fazioni, caratterizzate  da singole cellule di medie dimensioni, così come le loro nuove strategie, focalizzate non tanto sul controllo del territorio quanto su una lunga scia di assalti, <strong>stanno rendendo Iswap e Jnim sempre più pericolose</strong>. A contribuire alla loro crescita, è anche la capacità legata al controllo dei traffici e del contrabbando tra il Sahel e il Sahara. Circostanza quest&#8217;ultima in grado di rendere i miliziani sempre più potenti economicamente e, soprattutto, sempre più armati. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La diffusione del terrorismo in Benin e nel Ghana</h2>



<p>Se già nel 2012 lo spettro di una diffusione dell&#8217;islamismo radicale aveva assunto connotati preoccupanti, oggi la situazione appare ancora più grave per via del dilagare dell&#8217;Iswap al di là dei confini del Sahel. Gli attacchi islamisti, negli ultimi mesi, sono stati registrati anche nel nord del Benin. Qui le regioni settentrionali vivono in uno stato d&#8217;emergenza. Soltanto a gennaio, <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/cosi-l-isis-ha-iniziato-a-dilagare-a-sud-del-sahel.html">nel Paese africano affacciato sul Golfo di Guinea sono morti 28 soldati a causa di diverse imboscate</a>. E altri episodi del genere si sono ripetuti anche negli ultimi mesi, con almeno 70 vittime registrate tra militari e civili.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🇧🇯|<a href="https://twitter.com/hashtag/Benin?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Benin</a>: Some alleged footage of the attack earlier today. A settlement can be seen in the background, looks like some soldiers fled into the bush upon being attacked by a sizeable number of militants. <a href="https://t.co/Cm2V18zwcj">https://t.co/Cm2V18zwcj</a> <a href="https://t.co/CgK2bccDXZ">pic.twitter.com/CgK2bccDXZ</a></p>&mdash; Charlie Werb (@WerbCharlie) <a href="https://twitter.com/WerbCharlie/status/1933196067014660376?ref_src=twsrc%5Etfw">June 12, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Il discorso riguarda anche il <strong>Ghana</strong>, Paese fino a oggi immune dal pericolo jihadista. Il governo di Accra nei giorni scorsi, ha predisposto l&#8217;invio di diversi reparti dell&#8217;esercito nel nord del Paese. Secondo le forze di sicurezza ghanesi, Iswap e Jnim si sarebbero oramai infiltrate nelle aree settentrionali: <em>&#8220;I due grandi gruppi terroristici veterani stanno guadagnando terreno </em>&#8211; ha dichiarato a Reuters <strong>Seidik Abba</strong>, presidente dell&#8217;istituto Cires di Parigi &#8211; <em>La minaccia si sta diffondendo geograficamente&#8221;</em>. Il Ghana, secondo uno studio pubblicato dall&#8217;istituto olandese <strong>Clingendael</strong>, ha prima cercato di &#8220;convivere&#8221; con la presenza di terroristi nella speranza di risultare immune agli attacchi. Ma adesso, anche uno dei più importanti Paesi dell&#8217;area rischia di cadere nel vortice jihadista. Con tutte le conseguenze ben immaginabili a livello regionale. </p>
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		<title>Mali: il potere senza limiti di Assimi Goïta e la sfida del triangolo sovranista del Sahel</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/mali-il-potere-senza-limiti-di-assimi-goita-e-la-sfida-del-triangolo-sovranista-del-sahel.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jul 2025 16:36:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mali" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p> Al generale Assimi Goita è stato assegnato un potere presidenziale senza limiti di tempo. La scelta della Russia contro l'Occidente.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mali" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>In un gesto destinato a segnare un punto di non ritorno nella storia politica dell’Africa occidentale, il generale <strong>Assimi Goïta,</strong> leader della giunta militare al potere in <a href="https://it.insideover.com/politica/sahel-in-ebollizione-mali-burkina-faso-e-niger-mettono-lalgeria-sotto-accusa.html">Mali,</a> si è visto conferire un mandato presidenziale quinquennale, rinnovabile «tante volte quanto necessario» e senza alcun obbligo di elezioni. Una decisione storica, approvata all’unanimità dal Consiglio Nazionale di Transizione (CNT), che sancisce ufficialmente l’ingresso del Mali in una nuova era: <strong>quella della governance sovranista, sganciata dai condizionamenti occidentali e dalle scadenze elettorali</strong> percepite come strumenti di ingerenza.</p>



<p>Dietro questo atto di rottura si cela una dinamica geopolitica complessa, che affonda le radici in decenni di instabilità alimentata da interventi esterni, promesse tradite e “esportazioni di democrazia” pilotate da Parigi, Bruxelles e Washington. Per Goïta e i suoi sostenitori, il tempo delle illusioni è finito. Dopo anni in cui <strong>il Mali è stato dilaniato dal terrorismo jihadista </strong>– spesso tollerato o addirittura alimentato dalle stesse potenze che si presentavano come garanti di sicurezza – emerge l’idea che solo un potere forte, stabile e duraturo possa restituire ordine e speranza al popolo maliano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La frattura con l’Occidente</h2>



<p>L’annuncio ha scatenato la consueta levata di scudi da parte delle ONG occidentali e dei difensori dei diritti umani, sempre pronti a condannare ogni regime che sfugga al controllo delle grandi capitali. Ma a Bamako la percezione è radicalmente diversa. La riforma istituzionale nasce infatti dalle <strong>Assises Nationales de la Refondation</strong>, una vasta consultazione popolare organizzata all’indomani del collasso dello Stato maliano, ignorata dai media internazionali e derisa dalle cancellerie europee.</p>



<p>In parallelo, Goïta ha sciolto i partiti politici tradizionali, considerati per lo più strumenti di penetrazione degli interessi stranieri. Il Mali segue così la strada tracciata dai Governi “fratelli” del Burkina Faso e del Niger all’interno dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES): una comunità di intenti che rifiuta i modelli democratici di facciata e punta a costruire un asse di resistenza panafricana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Russia al posto della Francia</h2>



<p>Sul piano militare, il cambio di paradigma è altrettanto netto. Alla storica tutela francese, giudicata inefficace e arrogante, <strong>si è sostituita una cooperazione strategica con Mosca.</strong> Attraverso il dispiegamento delle truppe dell’Africa Corps – l’evoluzione delle operazioni Wagner nel continente – il Mali ha intensificato la lotta contro i gruppi jihadisti. Se l’Occidente denuncia violazioni dei diritti umani e massacri indiscriminati, a Bamako queste accuse vengono lette come una campagna di delegittimazione orchestrata da chi non ha mai voluto realmente sconfiggere il terrorismo.</p>



<p>Per il Governo maliano, le operazioni congiunte con la Russia rappresentano <strong>una risposta necessaria a un decennio di caos e sangue.</strong> In questa narrazione, Goïta si presenta come il restauratore dell’ordine, pronto a usare ogni mezzo per garantire la sicurezza in un Paese devastato da oltre un decennio di conflitti.</p>



<p>Il Mali non è solo in questa avventura. <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/niger-repressione-e-sofferenze-per-i-migranti-del-centro-unhcr.html">Abdourahamane Tiani in Niger </a>e Ibrahim Traoré in Burkina Faso rappresentano oggi <strong>le altre due punte di un triangolo sahariano che sogna di liberarsi dal peso coloniale</strong> e di affermare un modello di sovranità africana. Le élite occidentali li definiscono “putschisti” e “autocrati”. Ma per una parte crescente delle popolazioni locali, sono figure di riscatto, simboli di un’Africa che non vuole più subire la rapina delle proprie risorse e l’umiliazione delle ingerenze straniere.</p>



<p>Questa nuova generazione di leader sahariani ha ben chiaro che le democrazie importate non hanno prodotto stabilità, ma solo governi deboli e corrotti, pronti a svendere il territorio nazionale per ricevere in cambio prebende e pacche sulle spalle.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un Sahel insubordinato e in piedi</h2>



<p>La decisione di Assimi Goïta segna un punto di rottura che potrebbe avere ripercussioni ben oltre i confini del Mali. È il segnale <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/la-francia-lascia-il-sahel-solo-litalia-e-ancora-presente-in-una-regione-cruciale.html">di un Sahel che, pur tra mille contraddizioni e fragilità, vuole rialzarsi. </a></strong>Un Sahel che guarda a Mosca, a Pechino e ad altre potenze emergenti per costruire nuove alleanze, ritenendo<a href="https://it.insideover.com/politica/lalleanza-militare-nel-sahel-un-altro-passo-per-allontanarsi-delloccidente.html"> ormai esaurito il rapporto di subordinazione con l’Occidente.</a></p>



<p>Riuscirà questo esperimento a generare stabilità? O si tradurrà in una nuova forma di autoritarismo, utile solo a consolidare élite militari? La risposta non è ancora scritta. Ma una cosa è certa: la voce di Assimi Goïta si unisce oggi a quella di Tiani e Traoré, componendo un coro che, dal deserto del Sahara, grida all’Africa e al mondo: “Siamo qui, insubordinati, radicati, in piedi.”</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/mali-il-potere-senza-limiti-di-assimi-goita-e-la-sfida-del-triangolo-sovranista-del-sahel.html">Mali: il potere senza limiti di Assimi Goïta e la sfida del triangolo sovranista del Sahel</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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