La Serbia si trova da anni in una posizione geopolitica delicata, sospesa tra l’influenza occidentale dell’Unione Europea, di cui è candidata all’adesione dal 2012, e i legami storici con la Russia. Il governo, guidato dal presidente Aleksandar Vučić e dal suo Partito Progressista Serbo (SNS), è al potere da oltre un decennio ed è stato spesso accusato di corruzione, autoritarismo e di aver eroso le libertà democratiche, come la libertà di stampa e l’indipendenza giudiziaria. Le tensioni interne sono esplose in seguito al tragico crollo di una pensilina alla stazione ferroviaria di Novi Sad il 1° novembre 2024, che ha causato 16 morti, un evento che molti attribuiscono a negligenza e mala gestione legate a progetti infrastrutturali opachi. Questo incidente ha scatenato un’ondata di proteste che da mesi chiedono trasparenza, responsabilità e un cambiamento radicale nel modo in cui il paese è governato, culminando in una delle più grandi mobilitazioni popolari della storia recente serba, il 15 marzo scorso a Belgrado.
Tattica del Cavallo di Troia
Così viene gergalmente descritta la strategia che vede l’infiltrazione di gruppi politici o militari all’interno di una fazione rivale in modo da creare disordini e confusione. E’ quello che è accaduto lo scorso 15 marzo a Belgrado durante le proteste studentesche contro l’attuale governo di Aleksandar Vučić, quando una serie di eventi bizzarri si sono verificati nell’arco della giornata. Dejan Tomka, progettista e tecnico del suono, presente quel giorno a Belgrado, lo ha descritto come l’evento più grande mai avvenuto recentemente in Serbia, con stime che contano circa 300.000 o più manifestanti ed “era plausibile visto che ogni strada, ogni ristorante, ogni locale, ogni parco erano gremiti di persone.” Il punto nevralgico della marcia era rappresentato dal centro cittadino, Piazza Slavija, il Parco dei Pionieri (Parco Pionirski), situato tra il Parlamento e il palazzo presidenziale, e le vie limitrofe. Tuttavia, continua Dejan, nei giorni precedenti alla protesta nella capitale, numerose testimonianze provenienti da fonti a lui vicine e attendibili riportavano che “qualcosa di grosso sarebbe avvenuto” e che “il governo stava preparando un piano atto a plasmare l’opinione pubblica dei presenti alla manifestazione”, in modo da poter avere una scusa per intervenire tramite leggi più aspre e fermare definitivamente le proteste in tutta la Serbia.
Cronistoria degli eventi
Il 6 marzo sei studenti piantano delle tende nel Parco dei Pionieri. Il loro gesto è giustificato dal voler continuare a frequentare le lezioni e non partecipare alle proteste. Nessuno di questi studenti in realtà è mai stato visto lasciare il parco per recarsi in università. Di sei ragazzi, solo uno è effettivamente studente universitario. Si è scoperto che in realtà sono stati collocati lì appositamente dal governo in quanto facenti parte dell’Akademija mladih lidera (Accademia dei Giovani Leader) della Srpska Napredna Stranka (SNS), il Partito Progressista Serbo, che è il partito dell’attuale amministrazione locale. Questo programma è stato progettato per educare e formare giovani membri del partito, fornendo loro competenze in ambiti come la politica, il dibattito, la comunicazione e la pianificazione strategica.
Il primo giorno di occupazione del parco e il suo conseguente sviluppo è stato documentato dal giornalista investigativo del Centro per il giornalismo investigativo della Serbia Stefan Marković: “Inizialmente c’erano solo studenti, poi si sono uniti membri appartenenti a gruppi di ultras serbi con la scusa di proteggere i giovani. Il giorno successivo sono state erette delle recinzioni intorno a tutto il perimetro del parco e hanno fatto la loro comparsa dei sedicenti veterani di guerra, appartenenti alle “Unità delle Operazioni speciali” della polizia segreta serba, i cosiddetti “Berretti rossi”. Il giorno seguente vengono issate ulteriori barriere e recinti e vengono installate tende militari che vanno ad arricchire il bizzarro skyline che andava creandosi. Il giorno dopo, file di trattori vengono parcheggiate intorno al parco.” Queste macchine sono state portate pochi giorni prima delle proteste, di notte e senza reazioni da parte della polizia, e posizionate lungo tutto il perimetro del parco, dove ci si aspettava che si radunassero centinaia di migliaia di persone. Fonti confermate hanno anche riferito che il governo ha organizzato e pagato i contadini per portare i trattori.
Poco prima della protesta a Belgrado del 15 marzo, per tutta la Serbia si diffondono voci (smentite solo dopo le proteste) di ordigni esplosivi piazzati sui binari di alcune stazioni ferroviarie, per scoraggiare le persone a recarsi nella capitale. In risposta il servizio ferroviario nazionale serbo interrompe i trasporti nei giorni precedenti e il 15 marzo stesso. La maggior parte delle compagnie di autobus ferma i servizi. Molti manifestanti arrivano a pagare gli autisti pur di arrivare a Belgrado. In quei giorni inoltre, cantieri edili iniziano a emergere lungo snodi stradali e autostradali importanti, nonostante non ci fossero lavori da effettuare. Per tutto il fine settimana di protesta, i voli dei droni sono stati vietati, nonostante fossero consentiti durante tutte le proteste avvenute in precedenza. Nonostante questo, sono stati documentati 15 sorvoli di droni in quel fine settimana.
Un gruppo armato organizzato si unisce agli studenti nel Parco dei Pionieri
Alle prime ore di sabato 15 marzo un gruppo di persone non identificabili si unisce agli altri occupanti del Parco Pionirski armato di pietre, bottiglie, mazze, machete, coltelli, martelli, petardi, ordigni esplosivi e torce, superando senza resistenza il cordone di agenti posti lungo il perimetro del parco.Sembra che un gruppo di persone, vestite con maschere e felpe con cappuccio per nascondere la propria identità, fosse preparato a scatenare confusione e disordine. Il loro piano prevedeva di provocare uno scontro, una sorta di tafferuglio o schermaglia, tra gli uomini che si trovavano nel parco e alcuni individui infiltrati tra i manifestanti. Questi attori, mescolati tra la folla, avevano il compito di agire in modo da fomentare il conflitto, forse simulando aggressioni o comportamenti provocatori. L’obiettivo finale di questa strategia era creare una situazione di caos tale da giustificare l’intervento della polizia. Una volta arrivata, la polizia avrebbe avuto il pretesto per disperdere i manifestanti, ponendo fine alla protesta in corso. I membri di questo gruppo avevano annunciato un “massacro” per giorni prima della protesta. La polizia in strada era separata dal pubblico da una barricata, con le spalle rivolte al gruppo di individui all’interno del parco, completamente priva di protezione. Ciò suggerisce che il rischio proveniente da quella direzione non è stato previsto o è stato deliberatamente ignorato. Le fotografie mostrano chiaramente individui con martelli e diverse armi bianche in piedi dietro la polizia. Di fronte alla barricata si trovava un altro gruppo ben organizzato, ugualmente armato e mascherato, con pietre e materiali da costruzione successivamente lasciati in strada. Solo dopo le pressioni dell’opinione pubblica sono stati rimossi i blocchi di cemento, ma sono rimasti i detriti e vetri. Benzina è stata versata dai mezzi da lavoro intorno al parco, alcune finestre sono state rotte e armi e attrezzi sono stati abbandonati, creando un grave rischio per la sicurezza. La reazione naturale della polizia avrebbe dovuto essere quella di mettere in sicurezza l’area per proteggere i cittadini riuniti, ma non è stato fatto. Alle ore 19:00 la protesta ha iniziato ad ingigantirsi, così come i primi disordini: ordigni esplosivi vengono fatti esplodere dal parco Pionirski e dal cantiere vicino a Slavija per spaventare i manifestanti.
Un’ulteriore testimonianza arriva direttamente dal giornalista investigativo Stefan Marković: “Mi trovavo di fronte al parco Pionirski, erano le 12 e le proteste non erano ancora ufficialmente iniziate. Sentivo che se fosse successo qualcosa, sarebbe avvenuto in quella zona, perché c’erano molte persone con cappucci e maschere.” Quando i manifestanti hanno iniziato a spostarsi verso Piazza Slavija, nel tardo pomeriggio, la preoccupazione di Stefan si è concretizzata: l’attacco è iniziato esattamente alle 19:05, durante un momento di silenzio per le vittime di Novi Sad, cogliendo la gente di sorpresa. “C’erano persone che spingevano e fuggivano davanti al Parco dei Pionieri anche se non ho visto chiaramente chi fosse lì in mezzo. C’erano persone con il volto coperto ma non sapevo chi fossero.”
Intorno al Parlamento si sono verificate ugualmente violenze, seppur in numero limitato, e sono stati segnalati gruppi di individui mascherati e incappucciati che si sono precipitati da diverse direzioni verso l’edificio. Uomini non identificati hanno preso posizione sui tetti dei palazzi che circondano il Parlamento, lanciando oggetti sulla folla sottostante che fuggiva in preda al panico. Tra gli episodi più preoccupanti, il pestaggio di un manifestante da parte di questi individui mascherati, avvenuto a soli 100-150 metri dall’edificio del Parlamento. La vittima, che stava semplicemente fuggendo, è stata improvvisamente attaccata dal gruppo senza alcuna apparente provocazione. Tuttavia, molti testimoni sostengono che la rapida reazione degli studenti, unita al loro annuncio alle 19:12, abbia evitato un massacro premeditato. Gli organizzatori della protesta, osservando l’intensificarsi della violenza, hanno annunciato l’annullamento della manifestazione, scatenando un’ampia fuga dalla piazza del Parlamento. Questa brusca dispersione ha interrotto l’evidente obiettivo dei gruppi mascherati di seminare disordine e caos. Scegliendo di interrompere la protesta infatti, gli studenti hanno anche rinunciato a rispondere degli sviluppi successivi. La loro autorità ha avuto un peso non indifferente: i manifestanti hanno obbedito alle loro direttive e si sono ritirati prontamente, minando di fatto quello che sembrava essere uno sforzo calcolato per provocare spargimenti di sangue. Sembra chiunque avesse organizzato questo attacco non avesse previsto questa svolta degli eventi, avendo immaginato che la folla sarebbe rimasta e avrebbe accettato lo scontro.
La questione delle armi soniche sulla folla
Contemporaneamente al caos del Parco dei Pionieri, in Kralja Milana, una via a due strade di distanza dal Parlamento, sono state utilizzate armi non documentate (forse armi soniche), causando ulteriore panico tra la folla. E’ certo che il governo serbo possiede armi soniche, alcune di queste dispiegate durante le proteste, il che rende altamente probabile che siano state usate nell’attacco. A consolidare questa ipotesi ci sono inoltre numerose testimonianze di chi era presente al momento dell’attacco. “Ero presente, sembrava che qualcuno guidasse un’auto contro la folla o che un aereo atterrasse a pochi metri sopra la testa. Sembrava molto reale.” Ha affermato uno studente.
“Al tredicesimo minuto di silenzio, ho sentito un’auto che viaggiava a 200 km/h in autostrada e ho visto i fari. Il suono era assordante e forte e sapevo che si stava avvicinando una calca. L’unica cosa che mi importava era sollevare mia sorella dal marciapiede su cui era seduta, stanca per i chilometri che aveva percorso nei 5 giorni precedenti camminando da Loznica a Belgrado con i suoi colleghi. Non ce l’ho fatta. Non so se il suono è stato prodotto da un cannone sonoro, da un cannone ad aria o da qualche altro dispositivo, perché non sono un esperto. So di aver visto persone in preda al panico, disorientate, sconcertate, terrorizzate. So che alcune di quelle persone hanno riportato lesioni fisiche non collegate alla calca ma provocate da quel rumore.”, riporta un altro resoconto di un testimone. Tuttavia la correlazione tra i video circolati in rete e la posizione dei veicoli con le armi soniche installate non coincide, in quanto è certo che almeno uno dei veicoli si trovava nel cortile del Parlamento, nascosto e visibile solo dall’alto, e quindi non avrebbe potuto essere utilizzato in Kralja Milana, dove invece sono stati girati i video della folla spaventata. Il governo ha inizialmente negato di possedere queste armi, successivamente ha smentito la dichiarazione affermando di averne alcuni esemplari custoditi in depositi segreti ma un servizio pubblicato su una televisione locale mostrava pubblicamente la funzione di uno di questi dispositivi. Questo ha portato l’amministrazione ad ammetterne la presenza ma a negarne l’utilizzo. L’avvocato ed ex commissario di polizia Bozo Prelevic ha dichiarato a una TV serba: “Un cannone sonoro del marchio Genasys, importato da Jugoimport nel 2022, è stato usato“, specificando che “quel cannone sonoro è di produzione americana ed è stato importato attraverso Israele“. Anche l’esperto militare Aleksandar Radic ha confermato: “È stato venduto da un’azienda statunitense a una società israeliana, che poi lo ha venduto a un’azienda privata in Serbia, la Romax Trade, la quale lo ha ceduto a un’impresa statale responsabile degli approvvigionamenti strategici, Jugoimport“. Il Long Range Acoustic Device (LRAD) è un’arma non letale in grado di emettere un suono la cui intensità dipende dalla distanza: più ci si avvicina alla fonte, più la percezione diventa dolorosa, raggiungendo soglie che variano tra i 120 decibel (decollo di un aereo), i 107 decibel (prime file a un concerto rock), i 95 decibel (vagone della metropolitana) o gli 88 decibel (cani che abbaiano a una distanza di 500 metri). A differenza degli altoparlanti convenzionali, dove un singolo elettromagnete disperde le onde sonore in tutte le direzioni, LRAD utilizza una serie di piccoli driver che creano onde sonore direzionali per amplificare il segnale, concentrando il suono grazie al design e alle dimensioni del dispositivo, con un effetto puntiforme. Inoltre, il sistema di “repulsione attiva” integra onde millimetriche di energia elettromagnetica non letali, penetrando la pelle fino a 0,04 centimetri e generando una sensazione di bruciore simile a quella di essere in fiamme. Con una frequenza di 95 GHz, un impulso di due secondi riscalda la pelle a 54 °C.“Hanno detto di aver lavorato sulla stazione crollata che ha ucciso delle persone a Novi Sad, e poi si è scoperto che non l’avevano fatto. Hanno detto che il pilota dell’elicottero era ubriaco (riferimento al 13 marzo 2015, quando un elicottero militare serbo che trasportava un neonato di cinque giorni con gravi problemi respiratori precipitò vicino all’aeroporto Nikola Tesla di Belgrado, uccidendo tutti gli occupanti), ma poi si è scoperto che l’avevano costretto ad atterrare in una situazione impossibile. Hanno detto che il ministro delle infrastrutture non era alla guida dell’auto che ha investito una persona, e poi si è scoperto che era lui. Hanno detto più volte di aver vinto le elezioni, ma nessuno ci ha mai creduto. E ora, nel mezzo delle proteste più grandi di sempre, avevano un dispositivo che poteva essere usato come un’arma illegale di una guerra psicologica. Ma dicono che non sia stato usato.”, afferma Dejan.
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