L’incontro disteso, pacato, quasi amichevole, andato in scena alla Casa Bianca tra Donald Trump e Lee Jae Myung rischia di non avere un seguito. Se fino a pochi giorni fa era infatti plausibile immaginare un rafforzamento diplomatico tra gli Stati Uniti e la Corea del Sud, dopo le tensioni commerciali e politiche degli ultimi mesi, il recente scandalo che ha coinvolto Hyundai negli Usa rischia di far evaporare tutto l’ottimismo.
Il motivo è da ricercare nel maxi raid anti immigrazione condotto dalle autorità statunitensi in uno stabilimento di batterie di Hyundai Motor in Georgia. Nel blitz sono state arrestate circa 475 persone in una fabbrica in costruzione vicino a Savannah destinata, una volta terminata, a produrre batterie per veicoli elettrici per conto di una joint venture tra la stessa Hyundai e la sudcoreana LG Energy Solution.
L’intero progetto, il più grande nella storia della Georgia, dal valore di 7,6 miliardi di dollari, è dunque finito al centro della radicale repressione dell’immigrazione illegale sposata dall’amministrazione Trump. L’intera vicenda ha ovviamente scosso la Corea del Sud, stretto alleato militare di Washington in Asia nonché suo rilevante partner commerciale.

Cosa è successo a Hyundai
Il blitz delle autorità statunitensi interessa da vicino la Corea del Sud. Non solo perché Hyundai è una delle sue aziende più importanti, ma anche per il fatto che tra i quasi 500 arresti figurano anche 300 cittadini sudcoreani.
Secondo gli Usa le persone detenute hanno attraversato illegalmente i confini statunitensi, sono entrate nel Paese grazie a un programma di esenzione dal visto che impediva loro di lavorare oppure non avevano più i documenti in regola. “Coloro che sfruttano la nostra forza lavoro, minano la nostra economia e violano le nostre leggi federali saranno ritenuti responsabili”, ha spiegato Steven Schrank, agente speciale responsabile delle indagini sulla sicurezza interna, in una conferenza stampa ad Atlanta.
Un funzionario sudcoreano ha riferito al Wall Street Journal che Seoul non era stata informata in anticipo del raid diretto da Washington nello stabilimento Hyundai. Dal canto suo, l’azienda ha fatto sapere che nessuno degli arrestati era un suo dipendente diretto.
Per la cronaca, una volta completato l’impianto dovrebbe fornire batterie al vicino stabilimento di produzione di veicoli elettrici di Hyundai Motor (inaugurato lo scorso anno). Hyundai si è impegnata a impiegare 8.500 persone entro il 2031 nell’ambito di un pacchetto di incentivi da 2 miliardi di dollari ricevuto dalla Georgia.

Il gelo tra Corea del Sud e Stati Uniti
Il pugno duro dell’amministrazione Trump contro l’immigrazione irregolare ha insomma colpito in pieno volto Hyundai in un momento particolarmente favorevole.
Le sue vendite negli Stati Uniti, d’altronde, hanno raggiunto livelli mensili record per quasi un anno consecutivo. Non solo: l’azienda, qualora dovesse mantenere le sue promesse, dovrebbe destinare 26 miliardi di dollari in nuovi investimenti statunitensi.
“Le attività economiche delle nostre società di investimento e i diritti e gli interessi dei nostri cittadini non devono essere ingiustamente violati durante il processo di applicazione della legge statunitense”, ha tuttavia affermato il Ministero degli Esteri della Corea del Sud che ha espresso rammarico per gli arresti. Seoul auspica di far rientrare i suoi cittadini detenuti dagli Usa su un aereo charter, dopo aver raggiunto un accordo formale con l’amministrazione Trump in merito al loro rilascio.
“Vi incoraggiamo a portare LEGALMENTE i vostri esperti, dotati di grande talento tecnico, per realizzare prodotti di livello mondiale, e noi renderemo tutto ciò possibile in modo rapido e legale”, ha scritto Trump su Truth. Ecco: un atteggiamento del genere da parte del presidente statunitense potrebbe convincere i player sudcoreani a limitare i loro piani di investimento negli Usa. E minare alla radice un’alleanza strategica come quella in essere tra Washington e Seoul.

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