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Guerra

Città umanitaria o campo di concentramento? Il piano israeliano per Gaza

“Città umanitaria” a Rafah: Israele prevede di creare un’area recintata per 600.000 sfollati palestinesi a Rafah, con corridoi controllati, screening di sicurezza e gestione militare, ma senza libertà di movimento. Critiche internazionali: Organizzazioni per i diritti umani, ONU e ONG denunciano il progetto come una concentrazione forzata, con rischi di pulizia etnica, opponendosi alla collaborazione. Obiettivo di esodo: Il piano, supportato dalla Gaza Humanitarian Foundation e finanziato dagli USA, mira a favorire l’“emigrazione volontaria” dei palestinesi verso paesi terzi, come Egitto o Cipro. Resistenza a Beit Hanoun: Un’imboscata delle Brigate al-Qassam ha ucciso cinque soldati israeliani, evidenziando la persistenza della resistenza palestinese e smentendo la “pacificazione” delle aree settentrionali di Gaza. Crisi umanitaria e asimmetria: La devastazione di Gaza, i bombardamenti su Rafah e la militarizzazione degli aiuti aggravano la crisi, mentre la resistenza sfrutta tattiche di guerriglia contro un’occupazione che non garantisce controllo totale.

Letteratura

“Hassan e il genocidio”, una preziosa testimonianza di resistenza e verità

Testimonianza diretta: Il libro racconta la crisi di Gaza attraverso il diario visivo "Be My Voice" di Alhassan Selmi, giornalista palestinese, che descrive l’assedio israeliano iniziato l’8 ottobre 2023, unendo parole e illustrazioni per preservare la memoria della tragedia.Strage di giornalisti: Evidenzia il sacrificio di oltre 200 reporter locali, definiti "occhi sul genocidio", e critica l’assenza di corrispondenti internazionali indipendenti, limitati a operare in modalità "embedded" per restrizioni israeliane.Dati e rigore analitico: Fornisce numeri drammatici, come l’uso di 85.000 tonnellate di esplosivo (pari a oltre cinque bombe di Hiroshima), tratti da fonti autorevoli come l’OMS e Euro-Med Human Rights Monitor, per documentare il genocidio.Illustrazioni come resistenza: Le illustrazioni di Marcella Brancaforte, descritte come "dense e piene di energia", trasformano le macerie di Gaza in simboli di resilienza, arricchendo il racconto con un forte impatto visivo.Riflessione finale: L’epilogo, con la tregua del 15 gennaio 2025, alterna il sollievo di Selmi per essere sopravvissuto con la desolazione di trovarsi estraneo in una Gaza distrutta, stimolando una riflessione critica sulla crisi.

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