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	<title>Stati Uniti Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sat, 29 Aug 2026 08:30:32 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Stati Uniti Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il Patto di La Mecca e il grande risiko dell&#8217;Asia Occidentale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-patto-di-la-mecca-e-il-grande-risiko-dellasia-occidentale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 08:30:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Asia Occidentale]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1536x1006.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-600x393.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da oltre un secolo, la regione che continua ad essere chiamata Medio Oriente, un retaggio orientalista imposto dal Colonial Office britannico, rappresenta una sfida geopolitica e geoeconomica per tutte le grandi e medie potenze che si sono impegnate e continuano pervicacemente ad impegnarsi nell’area. Rimuovendo i condizionamenti semantici del Regno di Sua Maestà, è opportuno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-patto-di-la-mecca-e-il-grande-risiko-dellasia-occidentale.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-patto-di-la-mecca-e-il-grande-risiko-dellasia-occidentale.html">Il Patto di La Mecca e il grande risiko dell&#8217;Asia Occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1536x1006.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-600x393.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da oltre un secolo, la regione che continua ad essere chiamata Medio Oriente, un <a href="https://www.eurasiareview.com/14032025-rethinking-the-middle-east-a-case-for-west-asia-analysis/">retaggio orientalista</a> imposto dal Colonial Office britannico, rappresenta una sfida geopolitica e geoeconomica per tutte le grandi e medie potenze che si sono impegnate e continuano pervicacemente ad impegnarsi nell’area.</p>



<p>Rimuovendo i condizionamenti semantici del Regno di Sua Maestà, è opportuno chiamarla con il suo nome geografico, ovvero Asia Occidentale.</p>



<p>A cavallo tra il XX ed il XXI secolo la regione ha vissuto il tentativo di imposizione di una definitiva Pax Americana i cui punti salienti sono stati la Prima e la Seconda Guerra del Golfo 1991 e 2003, la lotta globale al Terrorismo a partire dal 2001 con la connessa invasione dell’Afghanistan, nonché maldestri, parziali e falliti tentativi di mettere fine al conflitto israelo-palestinese. Unico raggio di luce l’accordo nucleare con l’Iran del 2015 (JCPOA) che poi Washington si è rapidamente rimangiato.</p>



<p>A partire dal 7 ottobre 2023, con il tragico e truculento assist offerto da Hamas, il tentativo si è trasformato nell’accelerazione verso un’imposizione coercitiva di una Pax Israelo-Americana, di cui l’attacco all’Iran il 28 febbraio scorso potrebbe costituire il canto del cigno.</p>



<p>Il risultato della Pax Israelo-Americana in Asia occidentale è stato a dir poco catastrofico.</p>



<p>Coloro &#8211; e sono ancora in tanti purtroppo &#8211; che ritengono errata tale conclusione, e credono invece che gli Accordi di Abramo del 2020 e il Piano Trump ed il Board of Peace of Gaza abbiano riaperto le prospettive di pace nella regione, possono tranquillamente interrompere la lettura di questo articolo.</p>



<p>Nessuna delle argomentazioni e dei dati a sostegno che verranno offerti qui di seguito li smuoverà dal loro giudizio distopico. Al massimo, qualcuno di loro, con un cinismo ed un’ipocrisia che se fossero monetizzabili coprirebbero lo stratosferico <a href="https://it.insideover.com/economia/il-debito-americano-verso-i-40-trilioni-di-dollari-porta-leconomia-mondiale-in-un-territorio-inesplorato.html">debito USA</a> di 40.000 miliardi $, potrebbe limitarsi a liquidare il tutto come danni collaterali o come il duro prezzo da pagare per la difesa della Democrazia.</p>



<p>Iraq, Siria, Yemen, Palestina, e, da ultimo Iran, sono usciti devastati dalle cosiddette “guerre senza fine” nella regione. La credibilità politica e militare USA demolita, insieme alla sua vasta rete di basi militari nell’area. Il capitale di simpatia riscosso da Israele all’indomani del 7 ottobre 2023 è completamente evaporato dopo le stragi a Gaza e in Libano e la violenta annessione strisciante della Cisgiordania; con l’aggravante di giudizi pendenti sul paese e i suoi leaders dinanzi ai principali organismi giurisdizionali internazionali.</p>



<p>Tralasciando quelli sociali e ambientali, i soli costi umani ed economici di questa Pax sono stati a dir poco spaventosi.</p>



<p>La prestigiosa Brown University ha da 16 anni istituito un <a href="https://costsofwar.watson.brown.edu/about">Cost of War Project</a> che ha valutato minuziosamente i costi delle sole “guerre americane senza fine” nella regione. Nel solo arco di tempo tra <a href="https://costsofwar.watson.brown.edu/costs/human">il 2001 ed il 2023</a> i dati offerti indicano 940.000 morti di cui 432.000 civili. Le stime delle morti indirette tra i civili oscillano tra i 3,6 e i 3,8 milioni.</p>



<p>I costi economici sopportati dal solo bilancio federale degli Stati <a href="https://costsofwar.watson.brown.edu/costs/economic">&nbsp;indicano</a> 8000 miliardi di $ con una stima di ulteriori 2.200 miliardi di $ nei i prossimi 30 anni per pensioni e servizi sanitari a beneficio dei veterani dei diversi conflitti.</p>



<p>Per quanto concerne l’attuale dibattito italico ed europeo sui migranti e sulle cause profonde del fenomeno, le stime sui profughi e gli sfollati raggiungono livelli biblici, oscillanti tra i 37 e i 57 milioni.</p>



<p>Nell’UE, completamente assorbita dal conflitto in Ucraina, la catastrofe dell’Asia occidentale e le relative conseguenze continuano a provocare un malcelato fastidio a livello politico e ad essere, incredibilmente, gestite e giudicate ricorrendo a narrazioni israelo-americane.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un&#8217;accelerazione dettata dall&#8217;instabilità</strong></h2>



<p>Fortunatamente, qualche paese della regione sembra voler iniziare ad esplorare ed intraprendere nuovi percorsi geopolitici.</p>



<p>Il 7 agosto scorso, nella città santa della Mecca, i leader di Arabia Saudita, Pakistan e Turchia hanno posto la firma su un documento potenzialmente destinato a ridisegnare gli equilibri di potere in Asia Occidentale e oltre. Questi potrebbero aver finalmente preso atto di una situazione caratterizzata ormai da insostenibile instabilità nonché del palese rischio determinato dal continuare a riporre speranze sulla Pax Israelo-Americana.</p>



<p>&nbsp;Il cosiddetto&nbsp;<em>Accordo di Mutua Sicurezza della Mecca</em>&nbsp;(o&nbsp;<em>Makkah Joint Defence Agreement</em>) impegna le tre potenze a considerare un attacco armato contro una di esse come un attacco contro tutte. Un meccanismo di difesa collettiva che richiama l&#8217;articolo 5 della NATO&nbsp;e che, in un&#8217;area così sconvolta da guerre e tensioni, potrebbe rivelarsi, nel tempo, un terremoto geopolitico.</p>



<p>La nascita di questa alleanza è anche la diretta conseguenza di un vuoto di sicurezza percepito come sempre più pericoloso. Il conflitto tra Stati Uniti e Iran, imposto da Washington e Gerusalemme lo scorso febbraio, ha avuto gravi ripercussioni che si vanno a sommare a quelle precedentemente illustrate.</p>



<p>Come ritorsione, Teheran e i suoi alleati hanno colpito obiettivi in Arabia Saudita e in altri Stati del Golfo che ospitavano basi americane, interrompendo successivamente il traffico navale nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso, determinando la più grande crisi energetica mai censita dall’International Energy Agency. Gli attacchi degli Houthi yemeniti, sostenuti dall&#8217;Iran, contro le infrastrutture petrolifere saudite avevano del resto dimostrato la vulnerabilità del Regno fin dal <a href="https://edition.cnn.com/2019/09/15/middleeast/saudi-oil-attack-lister-analysis-intl">2019</a>. Dinanzi ad un simile caos, la risposta degli Stati Uniti è apparsa esitante ed erratica, minandone la credibilità come garante della sicurezza regionale ed evidenziando la cieca tracotanza del suo principale braccio armato, Israele, che è giunto ad attaccare addirittura il Qatar.</p>



<p>Valutando il tutto in una prospettiva storica di lungo periodo, si potrebbe azzardare sostenendo che quello che non è stato conseguito da secoli di storia, Stati Uniti ed Israele sono riusciti a realizzarlo nel giro di qualche anno: un’embrionale saldatura politica e di sicurezza tra gli eredi di tre tra i principali imperi nati nella regione: quello Arabo, quello Ottomano, e quello Mogul. Chapeau!</p>



<p>Se poi, come si vocifera, gli eredi di quello più antico, quello Persiano, dovessero aderire all’intesa della Mecca il capolavoro sarebbe perfetto; degno di essere celebrato con la creazione di un Premio Nobel ad hoc per la stupidità strategica.</p>



<p>L&#8217;Accordo tripartito, che si basa su un precedente patto bilaterale del 2025 tra Pakistan e Arabia Saudita, è quindi una risposta a questo disagio dalle molteplici sfaccettature che sembra premiare anzitutto la storia e la geografia rispetto alle affiliazioni politiche degli ultimi decenni.</p>



<p>Le tre nazioni portano in dote risorse complementari: la potenza economica, finanziaria e petrolifera dell&#8217;Arabia Saudita, la formidabile industria militare e la seconda forza armata della NATO, quella della Turchia, e l&#8217;arsenale nucleare e l&#8217;esperienza bellica del Pakistan. Insieme, formano un blocco dal peso strategico e demografico innegabile. Resta certamente da vedere se questo ultimo riuscirà a trasformarsi effettivamente in una risolutiva influenza geopolitica.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un messaggio all&#8217;asse USA-Israele</strong></h2>



<p>Per quanto molti si affrettino ad intravedervi un cordone sanitario verso l’Iran, il patto rappresenta un duro colpo per le ambizioni di Washington e del suo alleato israeliano. Per anni, gli Stati Uniti hanno fatto della sicurezza del Golfo un pilastro della loro politica nell’area, e Israele ha cercato di normalizzare i rapporti con l&#8217;Arabia Saudita, sulla scia degli Accordi di Abramo, peraltro abbastanza gracili in termini di adesioni arabe. L&#8217;Accordo della Mecca, siglato da tre Paesi fortemente critici verso la politica di Netanyahu, nonché chiaramente schierati a sostegno della causa palestinese, potrebbe rendere questo obiettivo sempre più difficile da conseguire.</p>



<p>L&#8217;intesa tripartita è inoltre un campanello d&#8217;allarme per la Casa Bianca. Non si tratta tuttavia di una rottura totale con Washington, perlomeno non ancora. &nbsp;La Turchia rimane un membro della NATO e sia l&#8217;Arabia Saudita che il Pakistan mantengono i legami militari con gli USA; emerge tuttavia una chiara volontà di costruire un&#8217;architettura di sicurezza multilivello, che non dipenda esclusivamente dall&#8217;ombrello protettivo (israelo) americano. Parafrasando quella politica tanto sbandierata ma non praticata dall’UE, la si potrebbe definire come <em>Autonomia Strategica Sunnita.</em></p>



<p>Sembra farsi strada l’idea che la sicurezza non possa più essere semplicemente &#8220;importata&#8221; dall&#8217;esterno, con costi che peraltro sembrano dei veri e propri taglieggiamenti. Quanto concordato alla Mecca si profila come un&#8217;assicurazione strategica contro l&#8217;imprevedibilità di una politica estera americana che sembra aver completamente perso la bussola, e contro quella israeliana che appare in preda ad un egemonismo messianico e violento incontrollato, che, guarda caso, inizia ora a mettere la Turchia nel proprio mirino.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Iran: accerchiato o invitato al tavolo?</strong></h2>



<p>Per l&#8217;Iran, l&#8217;Accordo della Mecca potrebbe rivelarsi un&#8217;arma a doppio taglio. Da un lato, rappresenta un potenziale accerchiamento. Dopo aver lanciato missili e droni sui paesi vicini, Teheran si ritrova di fatto circondata da tre potenze sunnite formalmente alleate nella difesa reciproca.</p>



<p>Dall&#8217;altro lato, l&#8217;intesa non identifica la teocrazia persiana come nemico (la Turchia lo ha esplicitamente negato); come accennato, le voci secondo cui Teheran sarebbe stata <a href="https://www.jpost.com/middle-east/iran-news/article-906316">invitata</a> ad aderirvi continuano a circolare. Sebbene Teheran abbia smentito di aver ricevuto un invito ufficiale, l&#8217;ipotesi potrebbe essere presa in considerazione, perlomeno dalla parte meno arroccata dell’articolato establishment religioso, politico e militare iraniano.</p>



<p>Questa ambiguità è fondamentale. Il patto potrebbe quindi sorprendentemente trasformarsi in un meccanismo per integrare Teheran in un nuovo ordine regionale.</p>



<p>Un&#8217;eventuale adesione che potrebbe essere propiziata dalla mediazione cinese (da non dimenticare la facilitazione a suo tempo <a href="https://www.aljazeera.com/news/2023/8/21/china-brokered-saudi-iran-deal-driving-wave-of-reconciliation-says-wang">offerta</a> da Pechino nel dialogo tra Teheran e Riad). Questa cambierebbe radicalmente la natura dell&#8217;intesa, facendola evolvere da uno strumento di mutua difesa ad una piattaforma per la sicurezza collettiva della regione.</p>



<p>In ogni caso, il messaggio a Teheran è chiaro: il costo di un&#8217;aggressione contro uno dei tre firmatari è ora potenzialmente molto più alto, mentre le opzioni diplomatiche per un dialogo ed un’architettura di sicurezza regionale (peraltro un vecchio pallino iraniano!) sono potenzialmente sul tavolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Cina come grande beneficiaria?</strong></h2>



<p>A osservare la scena da Pechino, l&#8217;Accordo della Mecca non può che essere visto come uno sviluppo positivo. Senza dover compiere alcuna mossa militare o diplomatica diretta, la Cina si trova a raccogliere i potenziali frutti di un assetto regionale che si allineerebbe perfettamente con i suoi interessi strategici di lungo periodo.</p>



<p>In primo luogo, il patto rappresenta una&nbsp;diversificazione del quadro politico della regione(peraltro strategicaper l’approvvigionamento energetico cinese) riducendo il ruolo centrale degli Stati Uniti. La Cina, insieme a Russia e Iran, sostiene da tempo un ordine securitario regionale più indipendente dall&#8217;influenza americana. Un’Asia Occidentale che gestisse in modo più autonomo la propria difesa diventerebbe più aperta all&#8217;influenza economica e diplomatica cinese, senza che Pechino debba necessariamente assumersi oneri di garante o di sicurezza.</p>



<p>In secondo luogo, Pechino gioca la&nbsp;carta del Pakistan, suo storico partner nella regione. Il rafforzamento del ruolo di Islamabad attraverso l&#8217;alleanza con Riyadh e Ankara offre a Pechino un canale privilegiato per amplificare la propria influenza e rafforzare la <em>Belt and Road Initiative</em> a potenziale detrimento <em>dell’India-Middle East Corridor (IMEC)</em> tardivamente patrocinato dagli USA a partire dal 2023.</p>



<p>In terzo luogo, si determina una potenziale contrapposizione a quell’embrionale intesa politica emersa negli ultimi anni che ha visto una crescente convergenza USA-Israele con Emirati Arabi Uniti e India. Il cosiddetto I2U2 o <a href="https://mei.edu/publication/indo-abrahamic-alliance-rise-how-india-israel-and-uae-are-creating-new-transregional/">Alleanza Indo-Abramitica</a>.</p>



<p>Infine, l’intesa difensiva potrebbe aprire nuove&nbsp;opportunità per l&#8217;industria bellica cinese. Anche la guerra in Iran, al pari di quella ucraina, ha evidenziato l&#8217;importanza dei droni e dei sistemi antiaerei, settori in cui la Cina è estremamente competitiva, offrendo tecnologie a prezzi accessibili e partnerships per la produzione locale. Si prospetterebbero quindi: un possibile grande mercato per Pechino e apprensioni per il complesso militare-industriale israelo-americano.</p>



<p>Ma l’Accordo di Mutua Sicurezza della Mecca è molto più di un patto difensivo; è anche il sintomo di un mondo che cambia, che si affranca dai soliti noti, dove le fedeltà tradizionali vengono messe in discussione e nuovi meccanismi di concertazione regionali cercano di affermare la propria autonomia.</p>



<p>Se un nuovo ordine distinto dalla <em>Pax Israelo-Americana</em> (che poi non è così pacifica) dovesse effettivamente emergere in Asia Occidentale come risultato di quanto concordato alla Mecca il 7 agosto scorso, i relativi risvolti geopolitici potrebbero essere duraturi, ed andare ben oltre i confini della regione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-patto-di-la-mecca-e-il-grande-risiko-dellasia-occidentale.html">Il Patto di La Mecca e il grande risiko dell&#8217;Asia Occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Finita la missione sperimentale per la task force droni USA</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/finita-la-missione-sperimentale-per-la-task-force-droni-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 23:07:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[droni kamikaze]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagono]]></category>
		<category><![CDATA[Us Army]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LUCAS.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LUCAS.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LUCAS-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LUCAS-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LUCAS-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LUCAS-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LUCAS-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Task Force Falcon, unità dell'U.S. Army che utilizza droni aerei, di superficie e subacquei, ha terminato la sua missione </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/finita-la-missione-sperimentale-per-la-task-force-droni-usa.html">Finita la missione sperimentale per la task force droni USA</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LUCAS.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LUCAS.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LUCAS-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LUCAS-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LUCAS-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LUCAS-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LUCAS-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A settembre terminerà la missione sperimentale della task force droni dell&#8217;esercito statunitense nel teatro euro-africano, cominciata a novembre del 2025. Ad agosto dello scorso anno, il <strong><a href="https://www.centcom.mil/MEDIA/PUBLIC-RELEASES/Article/4573159/centcom-launches-first-ever-multinational-attack-drone-task-force/">CENTCOM</a></strong>, il Comando Centrale degli Stati Uniti che sovrintende le operazioni in Medio Oriente e Asia Centrale, aveva istituito la <strong>Task Force Falcon</strong>, la prima unità dell&#8217;U.S. Army dotata di droni d&#8217;attacco <em>one way</em> composti da <strong>sistemi senza pilota in grado di operare in superficie, in mare e sott&#8217;acqua,</strong> gestiti da personale di supporto militare statunitense e partner regionali. </p>



<p>Al suo avvio, la task force era stata incaricata dal Dipartimento dell&#8217;esercito e dall&#8217;EUCOM (il Comando Europo degli Stati Uniti), di apprendere tattiche, soluzioni costruttive e metodologie di impiego dalle forze droni specializzate, <strong>comprese quelle impiegate dall&#8217;Ucraina</strong>, e di trasmettere tali insegnamenti all&#8217;esercito per supportare l&#8217;obiettivo del Pentagono di raggiungere la supremazia statunitense nel settore dei droni.</p>



<p>Un anonimo funzionario dell&#8217;U.S. Army ha dichiarato in un comunicato che, dopo la massiccia esercitazione multinazionale Saber Junction di agosto e settembre, il battaglione tornerà alla sua missione di fanteria aviotrasportata. Questo mese invece, il CENTCOM ha annunciato la creazione di una task force multinazionale che utilizzerà droni d&#8217;attacco one way aerei, di superficie e sottomarini insieme ai partner regionali. Questa task force fa seguito alla creazione, nel 2025, della <strong>Task Force Scorpion Strike</strong>, con sede in Medio Oriente e dotata di droni d&#8217;attacco, che è stata impiegata durante l&#8217;operazione <strong>Epic Fury</strong> nel Golfo Persico.</p>



<p>Il Pentagono, come riporta <em><a href="https://www.defensenews.com/news/your-military/2026/08/21/us-army-to-end-experimental-drone-battalion-in-europe/">Defense News</a></em>, si è concentrato molto sull&#8217;espansione del suo arsenale di droni in seguito a un ordine esecutivo del giugno 2025 che imponeva alle forze armate statunitensi di potenziare le proprie capacità in materia di sistemi aerei senza pilota. Dopo tale ordine, il Segretario alla Difesa <strong>Pete Hegseth </strong>ha emesso un memorandum nel luglio 2025 in cui affermava che “le unità statunitensi non sono equipaggiate con i piccoli droni letali richiesti dal moderno campo di battaglia” e si impegnava a rinnovare gli sforzi delle forze armate per l&#8217;acquisizione e l&#8217;impiego dei droni.</p>



<p>La creazione della Task Force Falcon segue l&#8217;istituzione della Task Force Scorpion Strike nel dicembre 2025 equipaggiata con droni d&#8217;attacco <em>one way</em>, nell&#8217;ambito dello sforzo volto a integrare questo tipo di tecnologia nelle diverse forze armate statunitensi. </p>



<p>All&#8217;avvio dell&#8217;operazione Epic Fury, sappiamo che l&#8217;esercito statunitense ha utilizzato per la prima volta in combattimento il drone <em>one way</em> <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/tomahawk-bombe-guidate-e-nuovi-droni-dattacco-lucas-ecco-2630265.html">LUCAS</a></strong> (<em>Low-cost Unmanned Combat Attack System)</em>: uno UAV (<em>Unmanned Air Vehicle</em>) prodotto dalla SpektreWorks dal costo unitario di 35mila dollari. Il LUCAS possiede ala delta larga 2,5 metri ed è lungo circa 3, è propulso da un motore a elica, ed è in grado di trasportare un carico utile di circa 18 kg con un&#8217;autonomia dichiarata di 444 miglia nautiche (circa 712 km). La sua designazione commerciale è FLM 136. Il drone viene lanciato da una rotaia come avviene per l&#8217;iraniano <strong>Shahed 136</strong>, e in effetti il LUCAS ne ricorda molto le forme e molto probabilmente è stato sviluppato partendo dai resti di questo tipo di drone – che i russi producono su licenza col nome Geran-2 – recuperati nel teatro mediorientale o in quello ucraino.</p>



<p>A due settimane dall&#8217;inizio dell&#8217;operazione Epic Fury, il responsabile del programma LUCAS <a href="https://defensescoop.com/2026/03/17/lucas-drone-production-emil-michael-operation-epic-fury/">aveva affermato</a> che “non ne stiamo producendo decine di migliaia. Si tratta di poche decine, ma finora funzionano molto bene” aggiungendo che i droni “non erano in piena produzione” prima del dispiegamento presso il CENTCOM e che i militari “hanno lanciato ciò che avevano a disposizione”. L&#8217;ammiraglio Brad Cooper, comandante del CENTCOM, aveva anche fatto notare il grande successo dei droni impiegati e che il sistema era in fase di perfezionamento in vista della produzione di massa. </p>



<p>Tornando alla Task Force Falcon, il suo aspetto più distintivo è l&#8217;<strong>integrazione</strong> di sistemi aerei, di superficie e subacquei all&#8217;interno di un&#8217;unica organizzazione. Il CENTCOM non ha mai specificato quali piattaforme marittime o sommergibili sono state assegnate a questa unità né in che modo i partner internazionali hanno contribuito. Anche il numero l&#8217;organizzazione del personale non sono noti. Tale incertezza è rilevante perché un drone d&#8217;attacco aereo one way, un&#8217;imbarcazione di superficie autonoma e un veicolo sottomarino hanno requisiti di comunicazione, velocità di avvicinamento, metodi di navigazione e processi di puntamento differenti; inoltre sapere l&#8217;organigramma della Task Force e come si è integrata con le altre unità delle forze armate USA impegnate nell&#8217;operazione Epic Fury aiuterebbe a capire in che modo il Pentagono intenda integrare i droni nei suoi reparti. Utilizzare UAV, USV e UUV in un&#8217;unica struttura operativa implica ben più che il semplice impiego di un maggior numero di sistemi senza equipaggio. </p>



<p>Sappiamo solo, come accennato, che il CENTCOM questo mese ha annunciato la creazione di un&#8217;altra task force multinazionale che utilizzerà droni d&#8217;attacco one way in aria, in acqua e sott&#8217;acqua insieme a partner regionali, e molto probabilmente questo modello organizzativo verrà impiegato in ambito NATO nel prossimo futuro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/finita-la-missione-sperimentale-per-la-task-force-droni-usa.html">Finita la missione sperimentale per la task force droni USA</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gli Usa e la guerra contro l&#8217;Iran: caro Trump, dovevi leggere bene la Dottrina Powell&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gli-usa-e-la-guerra-contro-liran-caro-trump-dovevi-leggere-bene-la-dottrina-powell.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 04:45:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra aerea]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra asimmetrica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802120758473_c6bb51976b46e3341734703320e9dbb8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802120758473_c6bb51976b46e3341734703320e9dbb8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802120758473_c6bb51976b46e3341734703320e9dbb8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802120758473_c6bb51976b46e3341734703320e9dbb8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802120758473_c6bb51976b46e3341734703320e9dbb8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802120758473_c6bb51976b46e3341734703320e9dbb8-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802120758473_c6bb51976b46e3341734703320e9dbb8-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'amministrazione Trump, in Iran, per la prima volta non ha seguito nessun punto della "Dottrina Powell" affidandosi solo sul potere aereo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802120758473_c6bb51976b46e3341734703320e9dbb8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802120758473_c6bb51976b46e3341734703320e9dbb8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802120758473_c6bb51976b46e3341734703320e9dbb8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802120758473_c6bb51976b46e3341734703320e9dbb8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802120758473_c6bb51976b46e3341734703320e9dbb8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802120758473_c6bb51976b46e3341734703320e9dbb8-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802120758473_c6bb51976b46e3341734703320e9dbb8-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel suo libro di memorie del 1995, <em>My American Journey</em>, <strong>Colin Powell</strong> scrisse: “Molti della mia generazione, i capitani, i maggiori e i tenenti colonnelli di carriera con esperienza nella guerra del Vietnam, giurarono che, quando sarebbe arrivato il nostro turno di prendere le decisioni, non avremmo acconsentito passivamente a una guerra condotta con poca convinzione per ragioni superficiali che il popolo americano non avrebbe potuto comprendere”. Questo è precisamente il tipo di guerra che il presidente <strong>Donald Trump</strong> ha intrapreso in <strong>Iran</strong>, e finora il Congresso statunitense ha acconsentito in silenzio, nonostante la popolazione, all&#8217;avvio dell&#8217;operazione Epic Fury, fosse d&#8217;accordo per solo il 35%.</p>



<p>Quando in seguito Powell ricoprì la carica di Segretario di Stato durante l&#8217;amministrazione di <strong>George W. Bush</strong>, l&#8217;ex generale che fu Capo di stato maggiore della difesa statunitense ebbe un ruolo determinante nella pianificazione e nell&#8217;esecuzione delle guerre in Afghanistan e in Iraq, nessuna delle quali soddisfaceva questo assunto e che nemmeno si attenevano a quella che venne denominata <a href="https://www.atlanticcouncil.org/blogs/new-atlanticist/the-powell-doctrines-wisdom-must-live-on/">Dottrina Powell</a>.</p>



<p>La Dottrina Powell rimane il metodo migliore per i presidenti degli Stati Uniti per decidere perché e come entrare in guerra, e sebbene l&#8217;influenza di questa dottrina abbia iniziato a diminuire da tempo, nessuna amministrazione l&#8217;ha mai veramente ripudiata, almeno fino al secondo mandato del presidente Trump. A onor del vero, Powell non fu esattamente il formulatore dell&#8217;omonima dottrina: nel 1984, <strong>Caspar Weinberger</strong>, Segretario della Difesa dell&#8217;amministrazione Reagan, dichiarò che <strong>qualsiasi piano di impiego della forza militare avrebbe dovuto superare sei punti:</strong> gli interessi nazionali vitali dovevano essere in gioco; Washington doveva essere disposta a impegnare le risorse necessarie per ottenere la vittoria; i responsabili politici dovevano avere obiettivi politico/militari chiaramente definiti; i politici dovevano inoltre essere disposti a rivalutare continuamente gli schieramenti e le spese al variare delle condizioni (e persino dei loro obiettivi); dovevano ottenere il sostegno del popolo americano e del Congresso attraverso la franchezza e la consultazione; infine, l&#8217;impiego delle forze statunitensi in combattimento dovrebbe essere l&#8217;ultima risorsa. Powell aggiunse alla lista due ulteriori punti, frutto della sua esperienza di guerra: una chiara strategia di uscita e il sostegno internazionale.</p>



<p>Possibilmente, l&#8217;attuale conflitto nel Golfo Persico <strong>ha disatteso e non considerato tutti i punti</strong> qui elencati. </p>



<p>Powell voleva garantire che la forza militare fosse impiegata raramente e che, quando ciò accadeva, fosse parte di una strategia che integrasse altri elementi del potere nazionale. Il presidente Trump ha completamente ignorato questa prassi, a cominciare dagli <strong>obiettivi </strong>dell&#8217;operazione Epic Fury che sono stati più volte cambiati e che, in ultima analisi, apparivano fumosi e inconsistenti nel loro insieme: affermare di voler “distruggere” i loro missili”, di “radere al suolo la loro industria missilistica” di “annientare la loro marina” e di fare in modo che “i gruppi terroristici [dell&#8217;Iran] non possano più destabilizzare la regione o il mondo e attaccare le nostre forze” insieme a voler evitare che l&#8217;Iran possa ottenere un&#8217;arma nucleare, è un proclama buono esclusivamente per la propaganda elettorale, ma che purtroppo non si è tradotto in una serie di obiettivi strategici.</p>



<p>Obiettivi che, in ogni caso, <strong>non potevano essere ottenuti esclusivamente con una campagna aerea</strong>. Probabilmente, la decisione di non impiegare truppe sul campo è stata presa per tenere fede proprio al programma elettorale trumpiano e ha avuto un appiglio nell&#8217;esito della campagna aerea nei <strong>Balcani del 1999</strong>, che ha portato al ritiro delle forze serbe dal Kosovo e all&#8217;arrivo nella regione della forze NATO della KFOR, ovvero esattamente gli obiettivi che si era prefissata l&#8217;Alleanza Atlantica per quell&#8217;operazione militare. L&#8217;Iran, però, non è la Serbia del 1999 – pressoché isolata diplomaticamente – e non è nemmeno l&#8217;Iraq di Saddam Hussein del 2003 dove il regime rappresentava una parte etnico-religiosa minoritaria del Paese. Teheran ha preparato uno scenario simile – ovvero una lunga serie di incursioni dall&#8217;aria – da decenni: le sue forze missilistiche e buona parte delle sue infrastrutture nucleari sono sotterranee e, come ha evidenziato la valutazione dei danni statunitense, sono rimaste in buona parte intatte. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un fallimento annunciato</h2>



<p>Tralasciando i <strong>risvolti politici</strong> di questa operazione militare, per la quale agli amici e ai nemici degli USA è stato ricordato che gli alleati degli Stati Uniti non possono avere la certezza che i loro interessi saranno tutelati durante una guerra, né che Washington li consulterà prima di decidere di ricorrere alla forza, e tralasciando i risvolti sul <a href="https://www.ilgiornale.it/news/difesa/gli-stati-uniti-hanno-pochi-missili-e-corrono-ai-ripari/">consumo delle risorse belliche statunitensi</a>, <strong>la guerra nel Golfo Persico manca di una strategia di uscita </strong>in modo così evidente che la Casa Bianca è stata costretta a minacciare l&#8217;elevazione di eccezionali sanzioni internazionali, ovvero un passo che avrebbe dovuto effettuare prima dell&#8217;avvio delle operazioni militari.</p>



<p>Del resto, non poteva essere altrimenti stanti le premesse: la sola campagna aerea sarebbe stata fallimentare anche avendo il fine di un possibile sovvertimento del regime di Teheran, data la natura stessa del potere politico in Iran, gestito in modo pervasivo e ridondante dalle Guardie della Rivoluzione, le quali – per inciso – rappresentano ora la linea dura della diplomazia iraniana.</p>



<p>La Dottrina Powell, che comunque non è stata rispettata dall&#8217;esecutivo USA, non può essere applicata per la gestione di una guerra che utilizzi solo ed esclusivamente il potere aereo qualora uno Stato sia sufficientemente resiliente e faccia ricorso a una dottrina asimmetrica per portare la propria offesa: gli attacchi statunitensi post cessate il fuoco estesi fino a comprendere le infrastrutture civili iraniane, hanno solo provocato un&#8217;escalation degli attacchi iraniani contro impianti energetici e di desalinizzazione in altri Paesi della regione.</p>



<p>Bisogna però precisare che ritenere di usare la forza militare solo come <em>ultima ratio</em>, quindi separandola dall&#8217;ambito diplomatico, <strong>indebolisce quest&#8217;ultimo</strong> rendendo l&#8217;utilizzo della prima più probabile e meno efficace se si parte dal presupposto – a volte fallace – di voler utilizzare solo il potere aereo. Un esempio in tal senso viene sempre dal teatro iraniano, ma risale al 2025: la breve campagna aerea, che ha visto l&#8217;intervento statunitense a fianco di Israele con assetti strategici, sebbene abbia di fatto ritardato il programma nucleare di Teheran solo di uno o due anni <strong>ha comunque mantenuto un canale diplomatico aperto,</strong> mentre in quest&#8217;ultimo scenario le operazioni aeree non hanno portato Teheran a un tavolo di trattative stabile e hanno provocato una reazione del regime utilizzante tutte le sue risorse asimmetriche, come la chiusura dello Stretto di Hormuz.</p>



<p>In ultima analisi, la Dottrina Powell  non può essere seguita strettamente per un&#8217;operazione esclusivamente aerea ma necessita, a seconda dell&#8217;avversario, di <strong>una serie di misure</strong> tra cui la presenza di forze sul campo, la pressione diplomatica da stabilirsi con gli alleati/partner/comunità internazionale e quella economica.</p>
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		<title>Il debito americano verso i 40 trilioni di dollari porta l&#8217;economia mondiale in un territorio inesplorato</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-debito-americano-verso-i-40-trilioni-di-dollari-porta-leconomia-mondiale-in-un-territorio-inesplorato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 13:18:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Debito pubblico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1027" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-1024x548.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-768x411.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-1536x822.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-600x321.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nelle ultime settimane, mentre l’Italia restava (e purtroppo resta!) avvitata sul duo Lavitola-Ranucci e, insieme al resto d’Europa, su migranti e dublinanti, sui mercati finanziari internazionali è accaduto qualcosa di estremamente importante che i media italiani, per non parlare della classe politica, hanno ampiamente ignorato. Si sta profilando infatti una delle principali minacce al presunto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/il-debito-americano-verso-i-40-trilioni-di-dollari-porta-leconomia-mondiale-in-un-territorio-inesplorato.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1027" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-1024x548.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-768x411.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-1536x822.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-600x321.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nelle ultime settimane, mentre l’Italia restava (e purtroppo resta!) avvitata sul duo Lavitola-Ranucci e, insieme al resto d’Europa, su migranti e dublinanti, sui mercati finanziari internazionali è accaduto qualcosa di estremamente importante che i media italiani, per non parlare della classe politica, hanno ampiamente ignorato.</p>



<p>Si sta profilando infatti una delle principali minacce al presunto ordine economico globale a guida statunitense che, per restare all’attualità politica, non è rappresentata dai migranti, dalla Russia, e nemmeno dalla Cina, né, tantomeno, dall’Iran e dalla navigabilità dello Stretto di Hormuz, ma, piuttosto, dalla tenuta dello stratosferico debito federale americano che ha raggiunto la fatidica soglia dei 40 trilioni di $ (40.000 miliardi).</p>



<p>È una prospettiva inquietante, non solo per i suoi devastanti risvolti macroeconomico-finanziari, ma soprattutto perché l’attuale Amministrazione USA è una di quelle che non avrebbe alcun scrupolo a scaricare questo mostruoso problema sull’intero pianeta sulla base del supposto debito storico che, secondo la distopica visione di Donald Trump &amp; co, gli USA vanterebbero nei confronti dell’umanità.</p>



<p>Non andrebbe inoltre dimenticato che Trump &#8211; se dovesse sciaguratamente procedere in tal senso &#8211; agirebbe comunque su un solco storico consolidato. Nel 1971 l’Amministrazione Nixon assestò unilateralmente un duro colpo agli Accordi di Bretton Woods del 1944 annunciando la fine della convertibilità del dollaro in oro; nel 1985, con gli Accordi del Plaza, l’Amministrazione Reagan impose al Giappone &#8211; che vantava un elevato surplus commerciale verso gli USA &#8211; una stagnazione quarantennale dalla quale non si è ancora ripreso; nel 1999 l’Amministrazione Clinton, con <a href="https://www.npr.org/sections/thetwo-way/2015/10/14/448685233/fact-check-did-glass-steagall-cause-the-2008-financial-crisis">l’abolizione del Glass-Steagal Act</a> (che vietava la fusione tra banche commerciali e d’investimento) pose le premesse della crisi finanziaria del 2008 che ebbe un impatto globale negativo protrattosi per anni soprattutto al di fuori degli Stati Uniti.</p>



<p>Un insieme di scelte economiche che, coniugate a quelle politiche come l’abbandono del Vietnam del Sud nel 1975, dello Shah in Iran nel 1979, di Mubarak in Egitto nel 2011, del Governo afgano nel 2021, e, come si sta profilando per l’Ucraina a partire dal 2025, hanno ulteriormente concorso a rafforzare la purtroppo nota massima della geopolitica che abbraccia i 50 anni a cavallo tra il XX ed il XXI secolo:</p>



<p>“<em>Essere amici degli Stati Uniti è pericoloso ma esserne amici può essere fatale”</em>.</p>



<p>Per inciso, un segnale evidente del mutamento geopolitico in corso, nonché dei connessi equilibri globali, è anche rappresentato dal fatto che quando l’anno scorso Trump ha provato a riservare alla Cina un trattamento simile a quello inflitto al Giappone nel 1985, questa volta con i dazi, ha dovuto fare precipitosamente marcia indietro, originando peraltro il noto acronimo T.A.C.O. (Trump Always Chickens Out), ovvero “<em>Trump se la fa sempre sotto”.</em></p>



<p>A distanza di oltre quarant’anni, il Giappone sta nuovamente assumendo un rilievo, in questo caso sulla tenuta del debito USA, e questa circostanza è stata confermato dagli eventi succedutisi nelle ultime settimane.</p>



<p>A fine luglio lo yen era in caduta libera, con la peggiore perdita di valore rispetto al dollaro degli ultimi quarant’anni. Una situazione dovuta sia ai maggiori rendimenti garantiti dai titoli USA, con tassi intorno al 3,5% rispetto all’1% del Giappone; sia alle preoccupazioni sulla sostenibilità del debito pubblico giapponese (il più alto al mondo rispetto al PIL, oltre il 200%).&nbsp; Il risultato è stato una fuga dalle attività denominate nella valuta nipponica alla quale si è aggiunta la difficilissima congiuntura imposta dall’impennata del prezzo del greggio (di cui il Giappone è un importatore netto) causata dal conflitto che USA e Israele hanno scatenato contro l’Iran nel febbraio scorso. Nelle parole di un attento <a href="https://www.analisidifesa.it/2026/08/gli-usa-in-soccorso-del-giappone-per-salvare-se-stessi-a-spese-delleuropa/">studioso</a> della materia, si è determinata una “tempesta perfetta”.</p>



<p>Le autorità monetarie di Tokyo hanno tentato senza successo di rafforzare la loro valuta con massicci acquisti di yen, giungendo quindi a ventilare la soluzione estrema del rimpatrio dei capitali con vendita dei bond statunitensi di cui il paese è il maggiore <a href="https://ticdata.treasury.gov/resource-center/data-chart-center/tic/Documents/slt_table5.html">detentore</a> globale (1,1 trilioni di $) seguito da Regno Unito e Cina.</p>



<p>Si tratterebbe di un’opzione che gli USA giudicherebbero assai negativamente. Questa potrebbe infatti scatenare una svendita del debito USA imponendo un accrescimento dei rendimenti sui treasury bond e, di conseguenza, un forzato rialzo dei tassi di interesse per trattenere i creditori in fuga, aggravando ulteriormente il servizio del debito USA proprio mentre Trump sta invece insistentemente chiedendo alla Federal Reserve di abbassare i tassi.</p>



<p>Considerando la congiuntura negativa aggravata dal costosissimo conflitto contro l’Iran, l’enorme esposizione finanziaria a favore di Israele, il bilancio della Difesa fuori controllo (con l’ulteriore aggravamento del debito che al Governo federale USA costa annualmente oltre 1000 miliardi di $ di interessi, 3 miliardi al giorno!) e l’aumento del costo dei carburanti causato dal blocco di Hormuz con le connesse spirali inflazionistiche, che risulterebbero ulteriormente aggravate dal deprezzamento del dollaro e dal conseguente aumento dei costi dell’import, anche per gli Stati Uniti si starebbe quindi profilando una <a href="https://www.ft.com/content/6cb399fa-9fba-4806-98a3-9572fe319622?accessToken=zwAAAaAz3ED-kc9ss5n6n7pIBtOYo5Vy_jGWIg.MEUCIEUMU8AG3ITTEXGlJkSCWuhI-5SEWqMXZG3YtNoic25HAiEAnlgVqjFCZ3klvhdl6OnzJoGAbHX2FgmLgPnFvj4sS_k&amp;sharetype=gift&amp;token=35f6ee04-0ebd-466b-89e4-bf80e698a1ac&amp;syn-25a6b1a6=1">tempesta perfetta</a>.</p>



<p>Tutto questo in un delicato anno elettorale per Donald Trump, con le elezioni di medio termine previste il prossimo novembre dove potrebbe perdere il controllo di uno o di entrambi i rami del Congresso.</p>



<p>Purtroppo, gli effetti negativi non finirebbero qui.</p>



<p>Il potenziale indebolimento del dollaro potrebbe ripercuotersi negativamente sui listini azionari USA, che sono peraltro completamente dominati da cinque aziende hi-tech &#8211; super indebitate extra-bilancio per oltre 1 trilione di $ &#8211; e con quotazioni di borsa surreali rispetto ai loro fondamentali economici frutto della bolla dell’Intelligenza Artificiale attualmente in corso – finendo con il disincentivare i capitali che arrivano da ogni angolo del pianeta; sempreché la bolla dell’IA non esploda prima.</p>



<p>Washington è quindi corsa ai ripari. Il 31 luglio il Tesoro statunitense e la Bank of Japan hanno messo in piedi un rafforzamento dello Yen, in caduta libera nel suo valore, con acquisti massici della valuta nipponica utilizzando euro. Non accadeva dal 1998 che Washington intervenisse sul cambio dollaro-yen, e la scelta di finanziare l&#8217;operazione vendendo euro, anziché attingendo a riserve in dollari, è stato un palese schiaffo all’Europa con la quale la manovra non è stata minimamente concertata. La Banca Centrale Europea non avrebbe nascosto il suo <a href="https://www.ft.com/content/d9922d0b-51a0-48be-811b-42e08f90985a?accessToken=zwAAAaAz3-rwkdPZki0LUaBIvtOBG0Lgj5CYWg.MEUCIBq8peGUy0HSS9WwwBoYPhpqCtExmpKeteOKFAPwRHZnAiEAre5GoRPG41-Huy9kaF-F9Mq7YAgPRiamg5ZC0V-babc&amp;sharetype=gift&amp;token=093a84ed-3e13-4096-ac72-aacc6cb294f0&amp;syn-25a6b1a6=1">sconcerto</a>.</p>



<p>Il risultato è stato un indebolimento della valuta europea ma anche un messaggio negativo che gli USA hanno inviato a tutti gli investitori rispetto al Vecchio Continente.</p>



<p>In sintesi, un edificante esempio di cooperazione tra i membri del G7, sempre della serie “<em>con amici come questi chi ha bisogno di nemici</em>?”</p>



<p><br>A distanza di pochi giorni dall&#8217;intervento valutario, il Tesoro USA ha annunciato il raddoppio, da 2 a 4 miliardi di $, delle singole operazioni di riacquisto (buy-back) a sostegno della liquidità sui titoli americano con scadenza a 10 e 30 anni.</p>



<p>Inoltre, la dichiarazione trimestrale del Tesoro sulla politica di emissione ha inoltre introdotto una modifica alla <em>forward guidance</em> che apre alla possibilità di ridurre le vendite di debito a lungo termine, spostando l&#8217;onere del finanziamento verso le scadenze brevi. È una prassi adottata più volte dal Segretario al Tesoro Scott Bessent sin dal suo insediamento: contenere i rendimenti sulla parte lunga della curva, quella più sensibile all&#8217;andamento dei mutui e del credito alle imprese, anche a costo di aumentare l&#8217;esposizione del Tesoro al rischio di rifinanziamento a breve termine, un rischio che si trasferisce semplicemente più avanti nel tempo. Quella che molti analisti equiparano tuttavia ad un atto di disperazione o, più <a href="https://www.ft.com/content/f01ff762-3e68-4bac-bb73-6f35a6bf2771?accessToken=zwAAAaAzXcrgkdPwH_diPmhLrNO7c281pr8ncQ.MEUCIFuye6P7Diq9hg9KTHtXfZo1ADGzcnvRffBWOUOcNVmTAiEAv2tg1eYo0LUe0KS2q6xIF7P7rMNYjhKMs8tvzCgl1Ww&amp;sharetype=gift&amp;token=6345b531-645f-4dc5-8426-95ddf4ea3e0f&amp;syn-25a6b1a6=1">perfidamente</a>, come un “<em>cerotto apposto sul foro causato da un proiettile.”</em><br><br>L&#8217;effetto immediato di queste misure è stato un calo dei rendimenti dei bond trentennali di circa dieci punti base, fino al 5,18%. Il bond decennale aveva toccato un massimo di diciotto mesi al 4,736%, il trentennale un massimo dal 2007 al 5,253%, prima che l&#8217;annuncio del buyback ne raffreddasse la corsa.<br><br>Resta però da chiedersi quanto questa architettura sia sostenibile oltre il breve termine. Di fatto, il possibile ritiro del Giappone come acquirente automatico di treasuries USA indebolisce la base strutturale delle aste americane, in un contesto in cui la domanda privata estera resta comunque più orientata verso Wall Street (la menzionata bolla dell’Intelligenza Artificiale) piuttosto che verso il debito pubblico USA.</p>



<p>Il Giappone varcherà il Rubicone della svendita dei treasuries americani per salvarsi? Possibile, ma Washington farà di tutto per evitare questa ipotesi.</p>



<p>Il paradosso che si <a href="https://www.analisidifesa.it/2026/08/gli-usa-in-soccorso-del-giappone-per-salvare-se-stessi-a-spese-delleuropa/">profila</a> è quello di un’inversione dell’architettura finanziaria globale dell’ultimo mezzo secolo. Gli Stati Uniti, da beneficiari ultimi del $ come valuta di riserva degli scambi globali e del processo di riciclaggio dei petrodollari &#8211; che per decenni hanno finanziato il loro deficit, il famoso “privilegio esorbitante” &#8211; potrebbero essere chiamati, come il caso giapponese dimostrerebbe, alla funzione di stampella di alcuni di quegli stessi paesi che ne sostengono il deficit: un cane che si morde la coda.</p>



<p>Una situazione a dir poco tragicomica, ovviamente aggravata dalle implicazioni della scellerata &#8211; e palesemente controproducente &#8211; guerra scatenata contro l’Iran, mentre le riserve strategiche globali di greggio &#8211; utili per calmierarne il prezzo &#8211; si stanno pericolosamente <a href="https://www.wsj.com/business/energy-oil/iea-proposes-largest-ever-oil-release-from-strategic-reserves-275f4e5c">assottigliando</a> a 1,8 miliardi di barili (nel 2004 erano 4,1 miliardi!).</p>



<p>&nbsp;La prospettiva, quindi, potrebbe essere quella di un ulteriore rialzo del greggio, proprio mentre questa torrida estate dovrebbe avviarsi alla conclusione per lasciare posto tra qualche mese ad un inverno a dir poco incerto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-debito-americano-verso-i-40-trilioni-di-dollari-porta-leconomia-mondiale-in-un-territorio-inesplorato.html">Il debito americano verso i 40 trilioni di dollari porta l&#8217;economia mondiale in un territorio inesplorato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>InsideUsa-L’America sotto controllo</title>
		<link>https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/insideusa-lamerica-sotto-controllo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 07:24:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Newsletter di InsideOver]]></category>
		<category><![CDATA[Attacco alle Torri gemelle (11 settembre)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cari lettori, benvenuti a una nuova puntata di&#160;InsideUsa, la newsletter settimanale di InsideOver dedicata alle notizie più rilevanti dagli Stati Uniti. Io sono&#160;Francesca Salvatore&#160;e, come ogni giovedì, vi giungerà una mail con tutto ciò che vi serve per comprendere come si è mossa Washington negli ultimi sette giorni. Questa settimana, solo per gli abbonati, un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/insideusa-lamerica-sotto-controllo.html">[...]</a></p>
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<p>Cari lettori,</p>



<p>benvenuti a una nuova puntata di&nbsp;<strong>InsideUsa</strong>, la newsletter settimanale di InsideOver dedicata alle notizie più rilevanti dagli Stati Uniti. Io sono&nbsp;<strong>Francesca Salvatore</strong>&nbsp;e, come ogni giovedì, vi giungerà una mail con tutto ciò che vi serve per comprendere come si è mossa Washington negli ultimi sette giorni.</p>



<p>Questa settimana, solo per gli abbonati, un pezzo che racconta le peripezie del processo relativo agli attentati dell&#8217;<strong>11 settembre</strong>. .</p>



<p>Tra gli altri temi che abbiamo scelto di approfondire e che ho selezionato per voi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>La US Navy vuole un nuovo Sea Sparrow e cerca partner internazionali per farlo</li>



<li>Il capo della Cia a Mosca: interrogativi e nessuna certezza</li>



<li>Usa: così l’ICE usa l’immigrazione per costruire un database del DNA e controllare la popolazione</li>



<li>Stars and Stripes, il Pentagono epura i vertici: bufera sulla libertà di stampa negli Usa<br><br><br></li>
</ul>



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		<title>Il capo della Cia a Mosca: interrogativi e nessuna certezza</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/il-capo-della-cia-a-mosca-interrogativi-e-nessuna-certezza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 17:54:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1066" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La visita improvvisa e misteriosa del Capo della Cia John Ratcliffe a Mosca ha destato stupore. Tante le ipotesi sul contenuto del viaggio, alquanto inconsueto. La più accreditata è quella che sarebbe stato motivato dalla necessità di mettere in guardia Mosca, intenzionata ad attaccare l’Europa. Un’ipotesi fondata sul nulla, cioè sulla precedente visita di un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/il-capo-della-cia-a-mosca-interrogativi-e-nessuna-certezza.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1066" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260101160718971_078c80cf6f33fad59ff70199f647b5c8-e1767280105247.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La visita improvvisa e misteriosa del Capo della Cia John Ratcliffe a Mosca ha destato stupore. Tante le ipotesi sul contenuto del viaggio, alquanto inconsueto. La più accreditata è quella che sarebbe stato motivato dalla necessità di mettere in guardia Mosca, intenzionata ad attaccare l’Europa.</p>



<p>Un’ipotesi fondata sul nulla, cioè sulla precedente visita di un capo della Cia, William Burns, a Mosca, quella del novembre del 2021, che a detta degli stessi sarebbe servita a tentare di scongiurare l’invasione russa contro l’Ucraina.</p>



<p>In realtà, sono anni che la propaganda occidentale continua a ripetere che un’aggressione russa all’Europa è imminente. Tra i tanti allarmi in tal senso quello lanciato dalla Reuters alla fine del 2025, che riferì di un allerta rosso in tal senso da parte dell’Intelligence americana.</p>



<p>Una rivelazione che innescò una durissima reazione dell’allora capo dell’Intelligence nazionale statunitense Tulsi Gabbard, che&nbsp;<a href="https://www.piccolenote.it/mondo/umerov-annuncia-nuovi-colloqui-usa-ucraina-qualcosa-si-muove">definì la notizia</a>&nbsp;come “bugie e propaganda”, un modo per minare le prospettiva di pace e “fomentare isteria e paura tra la gente per indurla a sostenere l’escalation bellica” (quando ancora nell’amministrazione Trump sedeva gente assennata…).</p>



<p>Se vero che la Russia sta avvertendo con sempre più severità la Gran Bretagna per il suo coinvolgimento nel conflitto ucraino, ammonendo che tale disposizione comporterà conseguenze, ha anche specificato che saranno limitate al teatro di guerra ucraino (i funzionari inglesi inviati a supporto delle truppe ucraine?).</p>



<p>Né si vede alcun preparativo russo per alzare il livello dello scontro, come minimo dovrebbe ampliare la mobilitazione, sviluppo che invece è stato escluso. Inoltre, l’interpretazione del viaggio di Burns è aleatoria. Allora la Russia non preparava affatto l’invasione. Basti pensare ai volti sorpresi di molti dei ministri e dei più alti funzionari russi quando Putin li convocò per annunciare l’inizio dell’operazione speciale. Se non lo sapevano nemmeno loro…</p>



<p>Inoltre, il Cremlino ha smentito che Ratcliffe abbia incontrato Putin, particolare che mina ancor più tale ipotesi: se si voleva lanciare l’avvertimento, e in forma dettagliata tale da evitare una pubblica avvertenza, si sarebbe tenuto un summit di più alto livello.</p>



<p>Ciò denota anche che si sia trattato di qualcosa di più operativo, come di fatto affermato dai russi che hanno parlato di un rapporto tra servizi segreti. E che abbia prodotto esiti operativi, come sembra accreditare un particolare notato da&nbsp;<a href="https://ctrana.one/news/511181-putin-podpisal-tri-sekretnykh-ukaza-v-den-vizita-retkliffa-v-moskvu.html" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Ctrana</a>, che ha rivelato come, nello stesso giorno, Putin abbia firmato tre direttive segrete (nell’elenco dei decreti presidenziali mostrato in un video mancano quelli tra il 604 e il 608).</p>



<p>Qualcosa di operativo relativo alla guerra, come ha affermato Trump, il quale ha&nbsp;<a href="https://www.themoscowtimes.com/2026/08/26/trump-confirms-cia-directors-moscow-trip-calling-it-semi-routine-a93582" rel="noreferrer noopener" target="_blank">dichiarato&nbsp;</a>che da questa visita “potrebbe venirne fuori qualcosa di buono. Stiamo lavorando sodo per porre fine a questa guerra”.</p>



<p>Ciò potrebbe significare che gli Usa abbiano chiesto qualcosa in cambio di un rilancio della de-escalation, un&nbsp;<em>do ut des</em>, magari la fine dell’assistenza di intelligence americana all’Ucraina per indurre Kiev a più miti consigli o qualcosa del genere ma meno dirompente.</p>



<p>Al di là delle ipotesi, e mettendo da parte anche le nostre, è significativo che l’annunciata visita del duo Kushner-Witkoff sia stata sostituita da quella di Ratcliffe che, a differenza loro, è un noto falco che si muove in tandem con lo stolido Marco Rubio.</p>



<p>Possibile che anche l’ala più aggressiva dell’America inizi a capire che questo conflitto non ha nessun senso e che l’Ucraina deve accettare le condizioni russe per porvi fine, chiudendo la duratura mattanza della quale in Occidente si ha contezza solo per quanto riguarda le uccisioni dei civili ucraini, nulla importando dei civili russi uccisi, come i quattro bambini periti nell’attacco contro un centro per l’infanzia.</p>



<p>Peraltro, le informazioni sulle vittime ucraine evitano accuratamente di dare notizia della moltitudine di militari caduti, anch’essi civili prima di essere sequestrati per strada dai reclutatori e spediti in prima linea. Censura che serve a mantenere viva l’illusione che Kiev possa vincere.</p>



<p>Al di là della digressione, resta il misterioso viaggio di Ratcliffe a Mosca, le cui conseguenze sono tutte da scoprire.</p>



<p><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.contentrevolution.it/" target="_blank"></a><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.contentrevolution.it/" target="_blank"></a></p>



<p>“Contrariamente a quanto riportato da alcune errate speculazioni mediatiche, la visita in Iran del feldmaresciallo Asim Munir, comandante dell’esercito del nostro amico Pakistan, è stata molto fruttuosa e ricca di preziosissimi risultati diplomatici, i cui esiti saranno presto evidenti”. Questo il&nbsp;<a href="https://www.alarabiya.net/iran/2026/08/25/%D9%85%D8%B5%D8%AF%D8%B1-%D9%84%D9%84%D8%B9%D8%B1%D8%A8%D9%8A%D8%A9-%D8%A7%D9%85%D9%8A%D8%B1%D9%83%D8%A7-%D8%B9%D8%B1%D8%B6%D8%AA-%D9%88%D9%82%D9%81-%D8%A7%D9%84%D8%AD%D8%B5%D8%A7%D8%B1-%D9%88%D8%B1%D9%81%D8%B9-%D8%A7%D9%84%D8%B9%D9%82%D9%88%D8%A8%D8%A7%D8%AA-%D8%B9%D9%86-%D8%B7%D9%87%D8%B1%D8%A7%D9%86-%D9%85%D9%82%D8%A7%D8%A8%D9%84-%D9%81%D8%AA%D8%AD-%D9%87%D8%B1%D9%85%D8%B2-" rel="noreferrer noopener" target="_blank">post su X</a>&nbsp;di Mehdi Tabatabaei, assistente per la comunicazione dell’ufficio del presidente iraniano Masoud Pezeshkian sulla visita a Teheran del Capo di Stato Maggiore pakistano.</p>



<p>Nel corso della visita “sono stati compiuti progressi significativi e l’incontro si è concluso con una nota molto positiva”, ha&nbsp;<a href="https://www.presstv.co.uk/Detail/2026/08/25/775031/Pakistan-reports-significant-progress-in-Tehran-talks-to-salvage-Islamabad-MoU-ease-US-Iran-tensions" rel="noreferrer noopener" target="_blank">scritto su X</a>&nbsp;il ministro degli Interni pakistano Mohsin Naqvi, che ha accompagnato Munir. Soddisfazione è stata espressa anche dalle autorità iraniane, che hanno lodato ulteriormente la mediazione del Pakistan nel conflitto che li oppone agli Stati Uniti.</p>



<p>I due alti funzionari pakistani hanno incontrato praticamente tutti i più importanti esponenti del potere iraniano. Il punto nodale, ovviamente, resta il messaggio veicolato. Secondo&nbsp;<a href="https://www.alarabiya.net/iran/2026/08/25/%D9%85%D8%B5%D8%AF%D8%B1-%D9%84%D9%84%D8%B9%D8%B1%D8%A8%D9%8A%D8%A9-%D8%A7%D9%85%D9%8A%D8%B1%D9%83%D8%A7-%D8%B9%D8%B1%D8%B6%D8%AA-%D9%88%D9%82%D9%81-%D8%A7%D9%84%D8%AD%D8%B5%D8%A7%D8%B1-%D9%88%D8%B1%D9%81%D8%B9-%D8%A7%D9%84%D8%B9%D9%82%D9%88%D8%A8%D8%A7%D8%AA-%D8%B9%D9%86-%D8%B7%D9%87%D8%B1%D8%A7%D9%86-%D9%85%D9%82%D8%A7%D8%A8%D9%84-%D9%81%D8%AA%D8%AD-%D9%87%D8%B1%D9%85%D8%B2-" rel="noreferrer noopener" target="_blank">al Arabya</a>&nbsp;gli alti funzionari pakistani hanno riferito un messaggio di Trump, il quale ha avuto una conversazione telefonica con Munir prima che questi partisse. Tale messaggio, secondo il media arabo, sarebbe alquanto semplice: se l’Iran riaprirà lo Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti porranno fine alle ostilità e alle sanzioni.</p>



<p>La risposta immediata degli iraniani è stata che, se gli Usa si impegneranno a rispettare il Memorandum di Islamabad, tutto sarà appianato. Fin qui al Arabya, che però accenna anche ad altro: “Il maggiore generale Mohsen Rezaei [Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale] ha informato Munir che Teheran avrebbe proseguito le consultazioni interne e dato presto una risposta”.</p>



<p>È ovvio che il messaggio recapitato da Munir sia stato tutt’altro: non ci sarebbe stato bisogno della visita dei due alti funzionari pakistani per dire agli iraniani quel che Trump afferma praticamente ogni giorno pubblicamente.</p>



<p>E il fatto che Rezaei abbia dichiarato che l’Iran avrebbe dato una risposta alla fine di un processo di discernimento interno significa che c’è molto da vagliare e che la risposta iniziale sul rispetto del Memorandum non è altro che una doverosa reiterazione pubblica della posizione ufficiale del Paese.</p>



<p>Insomma, nello stallo, Iran e Stati Uniti stanno trattando sottotraccia. Ne accenna anche un articolo pubblicato dall’<a href="https://www.irna.ir/news/86244926/%D8%AA%D9%87%D8%B1%D8%A7%D9%86-%D9%85%D8%B3%D9%82%D8%B7-%D8%AF%D8%B1-%DB%8C%DA%A9-%D9%82%D8%AF%D9%85%DB%8C-%D8%AA%D9%81%D8%A7%D9%87%D9%85-%D9%87%D8%B1%D9%85%D8%B2-%DA%86%D8%B1%D8%A7-%D8%B3%D9%81%D8%B1-%D8%A7%D9%84%D8%A8%D9%88%D8%B3%D8%B9%DB%8C%D8%AF%DB%8C-%D9%85%D9%87%D9%85-%D8%A7%D8%B3%D8%AA" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Agenzia Irna</a>: “Teheran non riprenderà i negoziati finché Washington non rispetterà le disposizioni del Memorandum d’intesa di Islamabad,&nbsp;<strong>sebbene lo scambio di messaggi tramite mediatori sia ancora in corso</strong>“.</p>



<p>Più che probabile, anzi certo, che il messaggio inviato da Trump a Teheran aveva a che fare con tale dialogo riservato, nel quale evidentemente si stanno esplorando soluzioni. Come è più che probabile che il dialogo non sia limitato al destino di Hormuz, ma abbracci tutte le criticità del Medio oriente.</p>



<p>Non sembra casuale, ad esempio, che la visita di Munir sia stata preceduta dall’annuncio di Baghdad sulla&nbsp;<a href="https://www.piccolenote.it/mondo/i-dazi-contro-liran-gli-usa-frustrati-per-la-sconfitta-rilanciano">procrastinazione a data da destinarsi</a>&nbsp;– se mai sarà fissata – della scadenza per il disarmo delle milizie irachene filo-iraniane.</p>



<p>Va ricordato che le milizie in questione avevano rigettato di diktat sul disarmo, pur evitando rimostranze pubbliche, potendo contare sull’appoggio del potente Stato confinante. E Teheran una settimana fa aveva&nbsp;<a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/news/esteri/814027/iraq-ghalibaf-rafforzare-cooperazione-con-iran-al-halbousi-chiede-status-speciale-per-export-petrolio-iracheno-a-hormuz.html" rel="noreferrer noopener" target="_blank">inviato a Baghdad il presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qhalibaf</a>&nbsp;anche per scongiurare tale prospettiva.</p>



<p>Evidentemente la ritrattazione del governo iracheno deve aver goduto di una luce verde da Washington, che ha leve fortissime per piegare il povero Paese mediorientale (basti pensare, ad esempio, che i proventi del petrolio iracheno, fonte di reddito principale dell’Iraq, sono&nbsp;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=EZNCSl9T2MI" rel="noreferrer noopener" target="_blank">gestiti dalle banche americane</a>&nbsp;fin dall’invasione del 2003).</p>



<p>Oggi a Teheran è giunto anche il ministro degli Esteri omanita Sayyid Badr bin Hamad al Busaidi per portare avanti il progetto di una gestione comune dello Stretto di Hormuz tra Iran e Oman. Sbarca a Teheran nonostane le dichiarazioni di Trump, che una settimana fa aveva minacciato di bombardare Muscat se avesse ignorato i desiderata statunitensi.</p>



<p>Una prova di corraggio e di indipendenza del piccolo sultanato, scrive l’agenzia iraniana&nbsp;<a href="https://www.irna.ir/news/86244926/%D8%AA%D9%87%D8%B1%D8%A7%D9%86-%D9%85%D8%B3%D9%82%D8%B7-%D8%AF%D8%B1-%DB%8C%DA%A9-%D9%82%D8%AF%D9%85%DB%8C-%D8%AA%D9%81%D8%A7%D9%87%D9%85-%D9%87%D8%B1%D9%85%D8%B2-%DA%86%D8%B1%D8%A7-%D8%B3%D9%81%D8%B1-%D8%A7%D9%84%D8%A8%D9%88%D8%B3%D8%B9%DB%8C%D8%AF%DB%8C-%D9%85%D9%87%D9%85-%D8%A7%D8%B3%D8%AA" rel="noreferrer noopener" target="_blank">IRNA</a>, secondo la quale i negoziati tra i due Paesi su Hormuz sono alle battute finali e in via di formalizzazione. Certo, anche se si trovasse la quadra sul nuovo regime di transito, si dovrà attendere la fine del conflitto tra Iran e Stati Uniti per attuarlo, ma sarebbe comunque un passo importante.</p>



<p>Al di là del coraggio innegabile dell’Oman, sembra chiaro che qualche rassicurazione deve pure essere giunta al sultanato, il quale non potrebbe sfidare così apertamente Washington…</p>



<p>Insomma, segnali di distensione – anche se c’è da attendere – che giungono proprio nel giorno in cui Washington aumenta la pressione su Teheran varando sanzioni alzo zero. In realtà, le due cose non appaiono scollegate. Sembra ripetersi, infatti, un teatrino già visto, con Trump che minaccia sfracelli per placare i guerrafondai che lo premono da ogni parte e, sottotraccia, tenta la distensione.</p>



<p>Peraltro, le sanzioni hanno tolto dal tavolo, almeno al momento, l’opzione di riprendere la guerra, che né Trump né i suoi militari vogliono, anche perché non hanno più munizioni, ma che altri e potenti (Netanyahu, AIPAC, neocon etc.) continuano a sognare. A segnalare la fine delle ostilità di natura militare, e forse altro, oltre alle&nbsp;<a href="https://www.bbc.com/news/articles/c87n90eg0p2o" rel="noreferrer noopener" target="_blank">dichiarazioni in tal senso</a>&nbsp;del Segretario del Tesoro Scott Bessent, anche il&nbsp;<a href="https://www.dawn.com/live/iran-israel-war#2025210" rel="noreferrer noopener" target="_blank">ritorno degli ambasciatori&nbsp;</a>Usa in Medio oriente, dal quale erano stati evacuati.</p>



<p>Inoltre, anche le sanzioni sembra siano altro da quanto minacciato. Così&nbsp;<a href="https://www.dawn.com/live/iran-israel-war#2025202" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Dawn</a>: “L’indice azionario europeo registra un lieve rialzo, grazie alla rassicurazione degli investitori sul fatto che il pacchetto di sanzioni statunitensi contro l’Iran sia meno severo del previsto”. Qualcosa di simile ha scritto il&nbsp;<a href="https://www.washingtonpost.com/opinions/2026/08/24/zero-leakage-iran-would-mean-imposing-secondary-sanctions-china/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Washington Post</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/il-capo-della-cia-a-mosca-interrogativi-e-nessuna-certezza.html">Il capo della Cia a Mosca: interrogativi e nessuna certezza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il manifesto della sinistra no woke: ecco che cosa scrive Susan Neiman</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/il-manifesto-della-sinistra-no-woke-ecco-che-cosa-scrive-susan-neiman.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mannino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 14:57:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/woke.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Woke" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/woke.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/woke-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/woke-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/woke-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/woke-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/woke-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La filosofa americano-tedesca propone di rivitalizzare la carica dello spirito dei Lumi che il pensiero postmoderno ha messo in soffitta.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/woke.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Woke" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/woke.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/woke-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/woke-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/woke-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/woke-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/woke-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La sinistra riparta dal… <strong>Settecento</strong>. La formuletta, un po’ stupida, in uso per prendere in giro la crisi permanente d’identità della sinistra italiana calza a pennello per riassumere il pensiero di <strong>Susan Neiman</strong>, filosofa statunitense trapiantata in Germania, all’Einstein Forum di Potsdam, segnalatasi in tempi non sospetti, già nel 2025, per un libro che oggi potrebbe essere il manifesto di <strong>Alexandria Ocasio-Cortez </strong>e <strong>Giuseppe Conte</strong>: <em>La sinistra non è woke </em>(Utet, 2025). L’indicativo, in realtà, sottende un condizionale: per la Neiman, infatti, la sinistra <em>non dovrebbe</em> essere woke. Cosa tutt’altro che scontata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fra intersezionalismo e cancel culture</h2>



<p><em>Woke</em>, “risveglio”, è la definizione della cultura nata dalle proteste anti-razziste del movimento <strong>Black Lives Matter</strong> del 2013 negli Stati Uniti. È un fenomeno <strong>molto americano</strong> che affonda le sue radici teoriche nell’<strong>intersezionalismo</strong>, l’idea di legare le rivendicazioni d’identità razziale, di genere, sociale ed economica facendole emergere una ad una per sommarle e incrociarle. Negli anni, ha finito per coincidere con la <strong>denuncia di ogni discriminazione</strong> ravvisabile anche là dove nessuno si era mai sognato di patirla. Ne è risultato un’esplosione di invenzioni correttive e <strong>richieste di censura</strong>: dalla lingua scritta (lo <em>schwa</em> e l’asterisco) al linguaggio istituzionale (“periodo festivo” al posto di “Natale”), dalle relazioni sessuali (“<strong>kit per il consenso</strong>” prima di consumare il rapporto) alle autodichiarazioni di <strong>genere percepito</strong> (<em>non-binary, gender-fluid, gender-queer</em> nei moduli universitari), dall’arte e letteratura (don Josè “femminicida” nella Carmen di Bizet), al cinema (no a Biancaneve della Disney, vittima di un bacio non consensuale). Eccetera eccetera. Fino a declinarsi nell’intolleranza da <strong><em>cancel culture</em>, </strong>imbrattando statue e vagheggiando la riscrittura moralistica dei testi di storia.   </p>



<h2 class="wp-block-heading">Società divisa in tribù</h2>



<p>Secondo la Neiman, l’originale intento dell’ondata <em>woke</em> era giustificabile, poiché combattere <strong>razzismo, sessismo, omofobia</strong> ed emarginazione è giusto. Ma poi, le buone  intenzioni hanno lastricato la famosa strada che porta all’inferno, perché nella lotta anti-discriminatoria la sinistra ha perduto i propri <strong>assunti-cardine</strong>, la cui origine va individuata nell’<strong>Illuminismo </strong>settecentesco. La pensatrice spiega la mutazione genetica attraverso tre nodi. Il primo è l’<em>universalismo</em>. Per Neiman, una politica di sinistra si fonda su un concetto base: la dignità e i diritti spettano a ogni essere umano <strong>indipendentemente dall’appartenenza</strong> etnica, culturale, religiosa o sessuale. La politica identitaria, invece, trasforma l’identità in criterio assoluto per stabilire con chi sia possibile solidarizzare, <strong>frammentando</strong> invece di unire i gruppi. Neiman lo chiama <em>tribalismo</em>: una concezione di società divisa in comunità separate, in tribù e sotto-tribù portatrici di interessi e verità non comunicabili tra loro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Maledetto Foucault</h2>



<p>Il secondo principio messo in discussione dal <em>wokismo</em> è il <em>progressismo</em>. Una sinistra autenticamente <strong>progressista,</strong> dice la Neiman, deve riconoscere le ingiustizie del passato e quelle ancora presenti, ma non può considerare ogni istituzione esistente soltanto come uno strumento di oppressione. Il <strong>potere</strong>, insomma, non è malvagio per antonomasia: la sua natura cambia a seconda dell’uso che se ne fa. Può essere regressivo, ma può vivaddio essere anche <strong>progressivo</strong>. Qui la Neiman fa correttamente notare i danni che ha fatto la sensibilità ideologica derivata dal post-modernismo del francese <strong>Michel Foucault</strong>, che con la sua “microfisica del potere” ha instillato la convinzione che, essendo ovunque, il potere non debba più essere conquistato ma rigettato, o al più gestito in <strong>enclaves</strong> <strong>autoreferenziali,</strong> se non addirittura dal singolo individuo. Il che ricalca il gioco dell’individualismo neo-liberista.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Inclusione al posto di uguaglianza</h2>



<p>Il terzo piano in cui la sinistra ha snaturato sé stessa è quello, ampiamente noto, dell’<strong>abbandono dell’anti-capitalismo. </strong>Con l’addio al socialismo dopo il crollo dell’esperienza sovietica la <strong>sinistra è diventata liberale</strong>, imboccando una parabola che l’ha portata a rinunciare al proposito stesso di un’alternativa radicale al cosiddetto “libero mercato”. La lotta di classe per l’<em>uguaglianza</em> è stata soppiantata da <strong>lotte particolaristiche </strong>per l’<em>inclusione</em> di questa o quella categoria o subcultura. Il terreno dell’emancipazione si è spostato sempre più da quella che Karl Marx chiamava la <strong>struttura</strong> (la proprietà dei mezzi di produzione e la distribuzione del reddito) alla sovrastruttura (le rappresentazioni, i simboli e le ideologie), e il <strong>modello di partito</strong>, risalente a Lenin e Gramsci, con un nucleo d’avanguardia e la massa organizzata di iscritti, si è semplicemente sciolto nell’impegno orizzontale, circoscritto e non di rado intermittente, caratteristico della <strong>società liquida.</strong> </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le minoranze non fanno una maggioranza</h2>



<p>Di questo insieme di elementi l’effetto più discutibile, e alla lunga <strong>perdente</strong>, è l’essere passati dall’obbiettivo di trarre dalla propria parte la <em>maggioranza</em>, <strong>egemonizzando il senso comune</strong>, alla mera difesa di <em>minoranze</em> sempre più di nicchia, che al senso comune sono estranee, quando non in aperta contestazione. Non solo, ma ancora una volta sulla scia dei <em>liberal</em> a stelle e strisce (va ricordato che il termine<em> liberal</em>, negli Usa, è sinonimo di sinistra moderata), la principale fonte di legittimazione morale è divenuta la <strong>condizione emotiva di vittima</strong>, per cui dichiararsi tale viene automaticamente considerato motivo sufficiente per dirsi dalla parte della ragione, generando quel <strong>tono pretenzioso, passivo-aggressivo</strong>, da piagnisteo che allontana, anziché avvicinare, il corpaccione della società che va sotto il nome di ceto medio. Il vittimismo perenne, sottolinea sempre la Neiman, <strong>irrigidisce le divisioni</strong> e rende più difficoltoso realizzare proprio lo scopo ideale del <em>woke</em>, che sarebbe costruire solidarietà attraverso le differenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Woke 1 e 2</h2>



<p>La filosofa americano-tedesca propone di rivitalizzare la carica più genuina dello <strong>spirito dei Lumi</strong> che il pensiero postmoderno, sulla scorta di un <strong>Nietzsche</strong> letto da sinistra, ha messo in soffitta, in quanto dispositivo di dominio travestito da umanesimo. La Neiman fa insomma appello alla componente critica della ragione universale e dei <strong>diritti comuni a tutti</strong>, così da tornare ad avere un criterio di condivisione che superi la polverizzazione sociale e ponga un freno agli eccessi caricaturali del <em>woke</em>. Rispetto ai quali, la destra ha avuto buon gioco nel presentarsi come avversaria di un <strong>estremismo paranoico</strong> e, in definitiva, controproducente. </p>



<p>È molto significativo che la sinistra, a suo giudizio, non debba cadere nella trappola di contrapporre <em>woke </em>e <em>anti-woke</em> ma debba, piuttosto, mettersi alle spalle la fase di quest’ultimo decennio, <strong>senza tuttavia rinnegarla.</strong> Così dicendo, ha anticipato alla lettera la <strong>Ocasio-Cortez</strong>, che ha definito “<em>crazy</em>”, una follia, il “<strong><em>woke 1</em></strong>”: non il <em>woke </em>in sé. Quasi che la Neiman abbia ispirato la svolta di questi giorni. Non risulta essere così, in realtà.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vizio oscuro dell&#8217;Occidente</h2>



<p>Quel che salta agli occhi, però, è il rischio di ricadere in una <strong>pericolosa ingenuità </strong>già vista all’opera. Vale a dire che rinverdire la lezione illuministica, se da un lato costituisce un passo in avanti per chi, anche a sinistra, <strong>è stufo delle <em>cultural wars</em></strong> che non intaccano minimamente il potere reale (tanto che c’è chi ha parlato di <strong><em>capitalismo woke</em></strong>), dall’altro sembra richiamare quel <strong>vizio oscuro dell’Occidente</strong> che, da Kant a Hegel, ha alimentato la presunzione di ritenere il nostro modo di pensare, logico-matematico e scientifico-calcolatorio, <strong>l’unico e universalmente valido</strong>. Ma questo non è un limite, se limite è, della sinistra <em>no woke</em>, ma della sinistra <em>tout court</em>. E forse dell’Occidente in quanto tale.</p>
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		<title>Droni come caccia stealth: il nuovo piano dell’Us Air Force</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/droni-come-caccia-stealth-il-nuovo-piano-dellus-air-force.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 08:12:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1227" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/f-16-fighting-falcon-caccia-usa-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="A U.S. Air Force F-16 Fighting Falcon aircraft flies over the U.S. Central Command area of responsibility Jan. 1, 2022." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/f-16-fighting-falcon-caccia-usa-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/f-16-fighting-falcon-caccia-usa-scaled-600x383.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/f-16-fighting-falcon-caccia-usa-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/f-16-fighting-falcon-caccia-usa-1024x654.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/f-16-fighting-falcon-caccia-usa-768x491.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/f-16-fighting-falcon-caccia-usa-1536x981.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/f-16-fighting-falcon-caccia-usa-2048x1308.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Us Air Force vuole dei droni in grado di simulare le prestazioni dei caccia stealth per affinare le proprie capacità d'intercettazione. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/droni-come-caccia-stealth-il-nuovo-piano-dellus-air-force.html">Droni come caccia stealth: il nuovo piano dell’Us Air Force</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1227" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/f-16-fighting-falcon-caccia-usa-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="A U.S. Air Force F-16 Fighting Falcon aircraft flies over the U.S. Central Command area of responsibility Jan. 1, 2022." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/f-16-fighting-falcon-caccia-usa-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/f-16-fighting-falcon-caccia-usa-scaled-600x383.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/f-16-fighting-falcon-caccia-usa-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/f-16-fighting-falcon-caccia-usa-1024x654.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/f-16-fighting-falcon-caccia-usa-768x491.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/f-16-fighting-falcon-caccia-usa-1536x981.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/f-16-fighting-falcon-caccia-usa-2048x1308.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Droni bersaglio più grandi, veloci e adatti a simulare l&#8217;ingaggio e conseguente abbattimento delle numerose minacce che un avversario tecnologicamente avanzato potrebbe schierare e usare in un conflitto convenzionale. <strong>L&#8217;Us Air Force vuole dei droni in grado di simulare le prestazioni dei caccia stealth</strong> e bombardieri strategici per affinare le proprie capacità d&#8217;intercettazione e mettere alla prova i sistemi d&#8217;arma che da impiegare contro di loro. L&#8217;obiettivo è quello di creare una &#8220;<em>famiglia di droni in grado di rappresentare l&#8217;intera gamma di minacce aeree</em>&#8220;, partendo dai droni commerciali modificati per essere un&#8217;arma a basso costo, ai più avanzati caccia stealth, senza tralasciare piattaforme di grandi dimensioni, come gli aerei da trasporto tattico, gli AWCS e i bombardieri strategici. <br><br>È quanto si apprende dalla <strong>Request for Information</strong> dell&#8217;Aeronautica Militare statunitense che, per prepararsi a combattere contro i caccia stealth di quinta generazione, non vuole più limitarsi alle simulazioni computerizzate che prevedono l&#8217;interazione di sistemi radar e missili, intercettori o aria-aria, per valutare la capacità di individuare e abbattere un bersaglio, ma vuole combattere contro un simulacro con prestazioni e grandezza paragonabili alla minaccia reale. Una condizione che si può realizzare solo attraverso una <a href="https://www.defensenews.com/industry/techwatch/2026/08/17/us-air-force-looks-to-acquire-target-drones-that-can-mimic-stealth-jets/">nuova generazione di droni bersaglio</a> capaci di riprodurre non soltanto le prestazioni di caccia avanzati, ma praticamente l’intero spettro delle minacce aeree che potrebbero essere incontrate in un futuro conflitto ad alta intensità. Affiancando agli &#8220;Aggressor&#8221; con cui si addestrando i piloti da caccia, delle piattaforme che possono essere abbattute, davvero.</p>



<p>Secondo quanto riportato da <em>Defense News</em>, l&#8221;USAF, sta sondando le capacità dell’industria civile per trovare &#8220;<em>piattaforme sufficientemente economiche e semplici da produrre da poter essere considerate sacrificabili o sostituibili all’occorrenza</em>&#8220;, affinché un <strong>drone bersaglio</strong> possa essere intercettato e potenzialmente distrutto durante prove di sistemi d’arma, sensori e missili. Cosa che non può essere fatta, ad esempio, con uno dei cosiddetti &#8220;<strong><a href="https://www.popularmechanics.com/military/aviation/a29847417/f-16-drone/">Zombie Vipers</a></strong>&#8220;, gli F-16 Viper più antiquati che sono stati modificati per diventare dei caccia condotti in remoto classificati come QF-16. Questa piattaforma, per prestazioni e capacità, ha sostituito i QF-4, derivati dalla piattaforma F-4 Phantom. Per ottenere questi nuovi bersagli ad alte prestazioni, il governo statunitense si essere particolarmente interessato a sistemi “non tradizionali” capaci di garantire vantaggi in termini di costo, semplicità e soprattutto scalabilità rispetto alle piattaforme già disponibili.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="662" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/QF-16-1024x662.jpeg" alt="" class="wp-image-527543" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/QF-16-1024x662.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/QF-16-300x194.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/QF-16-768x497.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/QF-16-1536x994.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/QF-16-600x388.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/QF-16.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Un caccia ironizzato QF-16 derivato da un F-16 Viper dismesso</em></figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Un bersaglio che si comporta come un caccia stealth</h2>



<p>Secondo le richieste dell&#8217;USAF non è &#8220;sufficiente&#8221; costruire un drone veloce come un caccia stealth &#8211; un punto che anche andando off-topic ci potrebbe lasciare interrogare sulla quantità di &#8220;avvistamenti&#8221; di velivoli non identificati (UAP) dalle straordinarie prestazioni che sono stati osservati negli ultimi anni &#8211; ma per essere un bersaglio perfetto deve apparire ai sensori e ai sistemi d’arma quanto più possibile simile alla minaccia reale. <br><br>Secondo i requisiti riportati da <em>Defense News</em>, che ha analizzato il documento dall&#8217;Aeronautica statunitense, i nuovi droni destinati a simulare i caccia dovrebbero raggiungere la <strong>velocità supersonica</strong>, superandoMach 1,6 ad un&#8217;altitudine di 40mila piedi, ed effettuare manovre di combattimento che mostrino elevata agilità e forti accelerazioni, proprio come i caccia di 5ª generazione. Inoltre, per rappresentare al meglio una minaccia &#8220;<em>stealth</em>&#8220;, devo riprodurre accuratamente una <strong>Radar Cross Section a bassa osservabilità</strong>. A queste caratteristiche dovrebbero aggiungersi firme infrarosse multispettrali, emissioni in radiofrequenza attive e capacità integrate di guerra elettronica. </p>



<p>In altri termini, il drone non deve necessariamente assomigliare esteriormente a un determinato caccia avversario, come si è sempre fatto con gli Aggressor, addirittura dipinti con le livree che si potrebbero trovare sui caccia russi o cinesi, ma dovrebbe cercare di “apparire” come tale ai radar, ai sensori infrarossi e ai sistemi di guida delle armi chiamati a individuarlo, seguirlo e infine intercettarlo. Un requisito particolarmente importante considerando la crescente diffusione di velivoli a bassa osservabilità nelle flotte dei principali potenziali avversari degli Stati Uniti, a cominciare dalla Cina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dai bombardieri strategici agli sciami</h2>



<p>Diversa invece la richiesta per i droni bersaglio che dovranno riprodurre la traccia di un velivolo plurimotore di generose dimensioni come un aereo da trasporto tattico o un bombardiere strategico. Pensiamo ad esempio ad <strong>C-130 Hercules</strong>. In quel caso la capacità di replicare le dimensioni e le caratteristiche della propulsione a turboelica di una piattaforma subsonica di grandi dimensioni, o quella di un grande bombardieri saranno essenziali per osservare l&#8217;efficacia dei sistemi d&#8217;arma. Per questo i futuri drone bersaglio dovranno quindi possedere un &#8220;volume fisico rappresentativo&#8221;, emissioni RF/IR credibili e una firma radar sufficientemente realistica da permettere di verificare non soltanto il funzionamento dei sensori e dei sistemi di guida dei missili, ma anche l’efficacia delle testate contro obiettivi di grandi dimensioni. Lo stesso varrà per bersagli di massima importanza come <strong>bombardieri strategici e velivoli comando e controllo AWACS</strong>. In quel caso l’attenzione si sposta ulteriormente sulla riproduzione delle grandi dimensioni fisiche, delle firme termiche multispettrali e delle caratteristiche radar associate agli aerei pesanti.<br><br>La vasta gamma di droni bersaglio immaginata dall’Usaf dovrebbe inoltre comprendere bersagli capaci di simulare praticamente ogni categoria di drone oggi presente sui campi di battaglia. Per rappresentare gli Uav appartenenti al&nbsp;<strong>Gruppo 5</strong>, ossia i grandi velivoli senza pilota, viene richiesta la capacità di raggiungere una quota di 50mila piedi. I bersagli destinati a replicare i droni dei Gruppi 3 e 4 dovrebbero invece raggiungere velocità comprese tra Mach 0,5 e Mach 0,8 ed essere capaci di effettuare manovre comprese tra 3 e 6 G. Questo senza dimenticare i droni appartenenti ai Gruppi 1 e 2, ossia quei droni che potrebbero essere impiegati&nbsp;<strong>in sciame</strong>. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="751" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Winston_Churchill_and_the_Secretary_of_State_for_War_waiting_to_see_the_launch_of_a_de_Havilland_Queen_Bee_radio-controlled_target_drone_6_June_1941._H10307-1024x751.jpg" alt="" class="wp-image-527549" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Winston_Churchill_and_the_Secretary_of_State_for_War_waiting_to_see_the_launch_of_a_de_Havilland_Queen_Bee_radio-controlled_target_drone_6_June_1941._H10307-1024x751.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Winston_Churchill_and_the_Secretary_of_State_for_War_waiting_to_see_the_launch_of_a_de_Havilland_Queen_Bee_radio-controlled_target_drone_6_June_1941._H10307-300x220.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Winston_Churchill_and_the_Secretary_of_State_for_War_waiting_to_see_the_launch_of_a_de_Havilland_Queen_Bee_radio-controlled_target_drone_6_June_1941._H10307-768x564.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Winston_Churchill_and_the_Secretary_of_State_for_War_waiting_to_see_the_launch_of_a_de_Havilland_Queen_Bee_radio-controlled_target_drone_6_June_1941._H10307-1536x1127.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Winston_Churchill_and_the_Secretary_of_State_for_War_waiting_to_see_the_launch_of_a_de_Havilland_Queen_Bee_radio-controlled_target_drone_6_June_1941._H10307-600x440.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Winston_Churchill_and_the_Secretary_of_State_for_War_waiting_to_see_the_launch_of_a_de_Havilland_Queen_Bee_radio-controlled_target_drone_6_June_1941._H10307.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Winston Churchill fotografato davanti a un DH.82 Queen Bee, drone derivato dall’addestratore de Havilland Tiger Moth ed entrato in servizio negli anni &#8217;30 come bersaglio radiocomandato</em>.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Un vecchio strumento da implementare in vista dei conflitti del futuro</h2>



<p>L’idea del drone bersaglio, naturalmente, non rappresenta una novità. Velivoli senza pilota, generalmente controllati a distanza, vengono impiegati per l’addestramento degli equipaggi e la sperimentazione dei sistemi di difesa antiaerea da quasi un secolo. Uno dei primi esempi celebri fu il britannico&nbsp;<strong>DH.82 Queen Bee</strong>, derivato dall’addestratore de Havilland Tiger Moth ed entrato in servizio negli anni &#8217;30 come bersaglio radiocomandato. Nel corso dei decenni queste piattaforme si sono evolute da semplici aeromodelli a sistemi sempre più sofisticati, capaci di riprodurre radar, contromisure e altre caratteristiche proprie dei velivoli da combattimento. Parallelamente, soprattutto gli Stati Uniti hanno seguito una strada differente e più costosa, convertendo aerei militari ritirati dal servizio in bersagli a grandezza naturale: è stato il caso degli&nbsp;<strong>F-4 Phantom II</strong>, trasformati nei QF-4, e successivamente degli&nbsp;<strong>F-16 Fighting Falcon</strong>, convertiti nei QF-16.</p>



<p>Dal 2007, l’Us Air Force si affida inoltre al&nbsp;<strong>BQM-167A</strong>, un bersaglio aereo subsonico in scala ridotta, lungo circa sei metri e con un’apertura alare di 3,3 metri. Dimensioni che rendono immediatamente evidente uno dei problemi che il nuovo programma intende risolvere: un simile drone è profondamente diverso da un moderno caccia stealth cinese&nbsp;<strong>J-20</strong>, lungo circa 20 metri, e ancora di più da un bombardiere&nbsp;<strong>H-6</strong>, la cui apertura alare supera i 30 metri. I QF-16 permettono invece di disporre di un bersaglio a grandezza naturale capace di rappresentare realisticamente un caccia di quarta generazione, ma presentano a loro volta limiti evidenti. Un QF-16 rimane infatti un F-16: non possiede le caratteristiche di bassa osservabilità di un caccia di quinta generazione, non può riprodurre realisticamente un bombardiere o un grande velivolo da supporto e, soprattutto, non costituisce una piattaforma sufficientemente economica e facilmente riproducibile da poter essere impiegata in grandi quantità.</p>



<p>La richiesta dell&#8217;Us Air Force mette in evidenza come gli Stati Uniti non stiano semplicemente cercando il successore di un drone bersaglio, ma sembra voler costruire un vero e proprio&nbsp;<strong>ecosistema di minacce simulate</strong>, modulare e relativamente economico, attraverso il quale mettere alla prova radar, missili, sistemi di guerra elettronica e procedure operative contro bersagli capaci di riprodurre sempre più fedelmente quelli che potrebbero essere impiegati in combattimento su vasta scala, ossia analogo a quelli che sono stati impiegati nell&#8217; operazione Epic Fury &#8211; caccia stealth, aerei da trasporto, bombardieri a lungo raggio e droni &#8211; per scoprire se una rete di difesa o un singolo missile sarebbe davvero capace di fronteggiare ogni livello di minaccia nel terzo dominio.</p>
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		<title>Stars and Stripes, il Pentagono epura i vertici: bufera sulla libertà di stampa negli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/stars-and-stripes-il-pentagono-epura-i-vertici-bufera-sulla-liberta-di-stampa-negli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Malacaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 05:54:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="906" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260823230737246_54fffb0dd4153e228d456666b3bb11a0-e1787519335877.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260823230737246_54fffb0dd4153e228d456666b3bb11a0-e1787519335877.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260823230737246_54fffb0dd4153e228d456666b3bb11a0-e1787519335877-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260823230737246_54fffb0dd4153e228d456666b3bb11a0-e1787519335877-1024x483.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260823230737246_54fffb0dd4153e228d456666b3bb11a0-e1787519335877-768x362.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260823230737246_54fffb0dd4153e228d456666b3bb11a0-e1787519335877-1536x725.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260823230737246_54fffb0dd4153e228d456666b3bb11a0-e1787519335877-600x283.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Polemiche negli Stati Uniti per via del licenziamento, da parte del Pentagono, dei vertici della rivista Stars and Stripes</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="906" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260823230737246_54fffb0dd4153e228d456666b3bb11a0-e1787519335877.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260823230737246_54fffb0dd4153e228d456666b3bb11a0-e1787519335877.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260823230737246_54fffb0dd4153e228d456666b3bb11a0-e1787519335877-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260823230737246_54fffb0dd4153e228d456666b3bb11a0-e1787519335877-1024x483.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260823230737246_54fffb0dd4153e228d456666b3bb11a0-e1787519335877-768x362.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260823230737246_54fffb0dd4153e228d456666b3bb11a0-e1787519335877-1536x725.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260823230737246_54fffb0dd4153e228d456666b3bb11a0-e1787519335877-600x283.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Polemica negli Stati Uniti sulla libertà di stampa. Il Pentagono <a href="https://www.nytimes.com/2026/08/21/us/politics/pentagon-fires-stars-stripes-editor.html" type="link" id="https://www.nytimes.com/2026/08/21/us/politics/pentagon-fires-stars-stripes-editor.html">ha licenziato, nei giorni scorsi</a>, il direttore editoriale, l&#8217;editore e una corrispondente dal Medio Oriente di <strong><em>Stars and Stripes</em></strong>, lo storico giornale delle forze armate americane finanziato dal Pentagono ma indipendente dal punto di vista editoriale. Il caso ha provocato un dibattito negli Stati Uniti per via delle implicazioni relative alla libertà di stampa e al Primo Emendamento della Costituzione americana.</p>



<p>Le lettere di licenziamento sono state notificate a <strong>Erik Slavin</strong>, direttore responsabile dal settembre 2025 e in forza al giornale dal 2005, all&#8217;editore <strong>Max Lederer Jr.</strong> &#8211; che solo pochi giorni prima aveva annunciato il proprio pensionamento previsto per il 30 settembre &#8211; nonché alla giornalista <strong>Lara Korte</strong>, corrispondente per il Medio Oriente. Motivo? «Insubordinazione».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pentagono, polemiche sulla libertà di stampa</h2>



<p>Secondo quanto riferito dallo stesso Slavin, il licenziamento sarebbe legato a un&#8217;intervista rilasciata alla <em>Cbs</em> nella quale il direttore aveva affermato che <strong>qualsiasi tentativo di censurare le notizie destinate ai militari</strong> avrebbe rappresentato una linea rossa invalicabile per la testata. Slavin ha dichiarato di essere stato <strong>accusato di insubordinazione</strong> proprio per via di quella dichiarazione: ha inoltre ribadito di ritenere che <em><strong>Stars and Stripes</strong></em> debba mantenere la propria indipendenza editoriale, così come previsto dalla legge e dalle stesse <em>policy</em> del Dipartimento della Guerra. Anche Korte aveva preso parte allo stesso servizio televisivo e ha confermato sui social il proprio licenziamento, definendolo la vicenda «dolorosa» per la testata e anche per i militari che hanno giurato di difendere la Costituzione e che meritano una stampa libera e indipendente.</p>



<p>I licenziamenti giungono in un momento delicato per la testata, che nelle ultime settimane <a href="https://www.stripes.com/theaters/us/2026-08-11/abraham-lincoln-middle-east-mental-health-town-hall-meeting-22506344.html" type="link" id="https://www.stripes.com/theaters/us/2026-08-11/abraham-lincoln-middle-east-mental-health-town-hall-meeting-22506344.html">aveva pubblicato un&#8217;inchiesta</a> sul <strong>disagio psicologico degli equipaggi imbarcati</strong> sulla portaerei USS Abraham Lincoln, la cui missione nel Medio Oriente è stata prolungata di diversi mesi per sostenere le operazioni militari contro l&#8217;Iran nell&#8217;ambito di <em>Epic Fury</em>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La stretta di Hegseth</h2>



<p>Non si tratta di un episodio isolato. Lo scorso gennaio, infatti, il Pentagono aveva <strong>abrogato la norma che vietava la censura dei contenuti</strong> di <em><strong>Stars and Stripes</strong></em>: in quell&#8217;occasione un portavoce del dipartimento che aveva dichiarato l&#8217;intenzione di «riorientare i contenuti allontanandoli dalle distrazioni woke». A marzo era poi stato diffuso un memo interno secondo cui la copertura giornalistica del quotidiano avrebbe dovuto essere «coerente con il buon ordine e la disciplina» delle forze armate, formula tipica del diritto militare che lo stesso Slavin aveva definito fonte di «forte preoccupazione» per i giornalisti della redazione, molti dei quali sono anche membri in servizio delle forze armate. </p>



<p>La vicenda rientra in un contesto di forte pressione esercitata dal capo del Pentagono, Pete Hegseth, sulle testate e i giornalisti che si occupano di Difesa. Lo stesso Hegseth ha imposto nuove regole ai corrispondenti accreditati, <strong>subordinando alla sua approvazione la diffusione di determinate informazioni</strong>. Di fronte a queste restrizioni, numerosi giornalisti avevano scelto di restituire i propri pass di accesso piuttosto che accettare le nuove condizioni. </p>



<p><strong><em>Stars and Stripes</em></strong>, fondato nell&#8217;Ottocento e diventato punto di riferimento per le truppe americane a partire dalla Seconda guerra mondiale, resta oggi al centro di un braccio di ferro politico e istituzione mentre crescono le voci che chiedono la revoca immediata dei licenziamenti. </p>



<p><strong>Fonti: </strong></p>



<p><strong><em>Minho Kim, “Pentagon Fires Editor and Publisher of Independent Military Publication,” The New York Times, August 21, 2026, </em></strong><a href="https://www.nytimes.com/2026/08/21/us/politics/pentagon-fires-stars-stripes-editor.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.nytimes.com/2026/08/21/us/politics/pentagon-fires-stars-stripes-editor.html</a>.</p>



<p><strong><em>Alison Bath, “USS Abraham Lincoln Families Press Navy Leaders over Sailors’ Mental Health,” Stars and Stripes, August 11, 2026</em></strong>, <a href="https://www.stripes.com/theaters/us/2026-08-11/abraham-lincoln-middle-east-mental-health-town-hall-meeting-22506344.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.stripes.com/theaters/us/2026-08-11/abraham-lincoln-middle-east-mental-health-town-hall-meeting-22506344.html</a>.</p>



<p><strong><em>Andrew Day, “Pentagon Fires Journalists at Military Newspaper, Raising Alarms,” The American Conservative, August 23, 2026, </em></strong><a href="https://www.theamericanconservative.com/pentagon-fires-journalists-at-military-newspaper-raising-alarms/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.theamericanconservative.com/pentagon-fires-journalists-at-military-newspaper-raising-alarms/</a>.</p>
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		<title>Dalla Corea del Sud all’Oman, gli Usa di Trump se la prendono con&#8230; gli alleati</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/dalla-corea-del-sud-alloman-gli-usa-di-trump-se-la-prendono-con-gli-alleati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 05:31:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="944" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-1024x503.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-768x378.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-1536x755.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-600x295.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> La vera svolta della presidenza Trump, dunque, potrebbe essere il modo in cui Washington esercita la propria potenza.</p>
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<p>Il <strong>21 agosto</strong>, le esercitazioni annuali <em>Ulchi Freedom Shield</em> tra Stati Uniti e Corea del Sud si sono concluse con largo anticipo rispetto alla programmazione originaria. La decisione è arrivata dopo l’ordine impartito da <strong>Donald Trump</strong> di ridurre «sostanzialmente» la partecipazione americana alle manovre, considerate costose e, soprattutto, inutilmente provocatorie nei confronti di <strong>Kim Jong-un</strong>. L&#8217;esercitazione, iniziata il 17 agosto, avrebbe dovuto durare undici giorni, ma è terminata dopo cinque.  </p>



<p>Il punto non è soltanto la durata di una simulazione militare. <a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-08/quo-189/trump-kim-e-il-ruolo-degli-usa-nell-indo-pacifico.html">Da oltre settant’anni la presenza americana nella penisola rappresenta uno dei pilastri della <strong>deterrenza verso Pyongyang</strong>. Ridimensionare improvvisamente l&#8217;addestramento congiunto significa intervenire proprio sull&#8217;elemento che trasforma l&#8217;alleanza politica in una capacità militare concreta</a>: interoperabilità, comando, coordinamento e prontezza operativa. Trump ha legato esplicitamente la scelta anche al comportamento di Seoul nella crisi iraniana, accusando gli alleati di non sostenere sufficientemente Washington <strong>quando gli Stati Uniti entrano in guerra.</strong> È una logica significativa: la <strong>garanzia di sicurezza</strong> americana appare sempre più condizionata alla disponibilità dell&#8217;alleato a seguire le priorità strategiche della Casa Bianca.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Washington concede, Pyongyang rilancia</strong></h2>



<p>La scommessa di Trump è costruita sul rapporto personale con Kim Jong-un e sulla possibilità di riaprire una trattativa. Ma la risposta nordcoreana mostra quanto sia difficile trasformare una concessione unilaterale in un negoziato. Dopo la riduzione delle esercitazioni, Pyongyang ha infatti continuato a considerare la cooperazione militare americana-sudcoreana una minaccia e ha lanciato circa <strong>dieci missili balistici a corto raggio</strong><a href="https://www.analisidifesa.it/2026/08/trump-demolisce-anche-lalleanza-storica-con-corea-del-sud-e-oman/">. Kim Jong-un ha inoltre respinto l&#8217;idea che il ridimensionamento delle manovre rappresenti una svolta sufficiente per modificare la posizione nordcoreana.</a>  La conseguenza strategica è delicata. Se Washington dimostra che la propria presenza militare può essere ridotta per ottenere un&#8217;apertura diplomatica da Pyongyang, <strong>Seoul potrebbe concludere che la deterrenza americana non è più un parametro stabile</strong>. Non significa automaticamente una rottura dell&#8217;alleanza, ma incentiva la Corea del Sud ad accelerare il rafforzamento delle proprie capacità autonome. È esattamente il genere di dinamica che una politica di pressione sugli alleati può produrre: anziché aumentare la dipendenza, induce gli alleati a cercare alternative.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Hormuz, l’Oman diventa il nuovo problema</strong></h2>



<p>La stessa logica emerge, con conseguenze potenzialmente molto più pesanti, nel <strong>Golfo Persico</strong>. L&#8217;Oman non è un alleato militare degli Stati Uniti paragonabile alla Corea del Sud, ma è da decenni un <strong>partner strategico e diplomatico privilegiato</strong> di Washington e ha svolto un ruolo importante nei contatti indiretti con Teheran. Il 17 agosto Trump ha minacciato di bombardare l&#8217;Oman qualora Muscat avesse ostacolato la strategia americana nei confronti dell&#8217;Iran. La minaccia è arrivata mentre Iran e Oman stavano negoziando una soluzione per consentire la navigazione commerciale attraverso lo <strong>Stretto di Hormuz</strong>, uno dei principali colli di bottiglia energetici mondiali.  </p>



<p>La questione è quindi molto più ampia del rapporto bilaterale Washington-Muscat. Hormuz è un&#8217;infrastruttura geopolitica dalla quale dipendono <strong>petrolio, gas, assicurazioni marittime, trasporti e finanza internazionale</strong>. Ogni aumento del rischio militare si trasferisce sui premi assicurativi, sui noli e sulle quotazioni energetiche, producendo effetti ben oltre il Medio Oriente. L&#8217;Oman, cercando una soluzione negoziale con Teheran, sta perseguendo un interesse nazionale perfettamente razionale: <strong>riaprire una via commerciale sicura</strong>. È precisamente questo che rende la minaccia americana politicamente rilevante.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La contraddizione Usa: meno presenza, più pressione</strong></h2>



<p>Il paradosso è che Washington sembra contemporaneamente <strong>ridurre alcune forme della propria presenza militare</strong> e aumentare la pressione politica sugli interlocutori regionali. Il Pentagono sta infatti valutando l&#8217;ipotesi di una presenza americana più contenuta nel Golfo una volta terminato il conflitto con l&#8217;Iran, anche alla luce dei danni subiti dalle installazioni statunitensi. Secondo il <em>Washington Post</em>, si tratta però ancora di una valutazione preliminare e non di una revisione formale della postura militare americana. </p>



<p> Questa possibile contrazione non equivale necessariamente a un disimpegno strategico. Potrebbe invece indicare una trasformazione del modello: <strong>meno basi permanenti, maggiore capacità di proiezione, più pressione economica e maggiore richiesta agli alleati di sostenere direttamente i costi della sicurezza regionale</strong>. È una distinzione fondamentale. Parlare semplicemente di «ritiro americano» rischia di essere fuorviante. Washington potrebbe ridurre la propria esposizione senza rinunciare al controllo delle principali leve finanziarie, tecnologiche, militari ed energetiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il nuovo vincolo americano</strong></h2>



<p>Corea del Sud e Oman rappresentano dunque due casi differenti, ma illuminano una stessa trasformazione. Nel primo caso Washington interviene sulla <strong>deterrenza militare</strong>; nel secondo esercita pressione su un partner diplomatico che cerca una soluzione autonoma alla crisi di Hormuz.</p>



<p>Non è necessario interpretare queste decisioni come il risultato di un unico disegno prestabilito. È sufficiente osservare gli effetti: <strong>le alleanze diventano più transazionali, gli impegni meno automatici e la sicurezza sempre più legata alla convenienza immediata americana</strong>. Per gli alleati il messaggio è netto. La protezione statunitense resta una risorsa straordinaria, ma non può più essere considerata un dato permanente e incondizionato. Per Seoul significa investire maggiormente nella propria autonomia militare; per le monarchie e i partner del Golfo significa diversificare interlocutori e garanzie; per l&#8217;Europa significa confrontarsi con la stessa domanda. </p>



<p>La vera svolta della presidenza Trump, dunque, potrebbe non essere il semplice <strong>ridimensionamento dell&#8217;America nel mondo</strong>, ma la trasformazione del modo in cui Washington esercita la propria potenza: meno promessa di stabilità permanente, più negoziazione, pressione e condizionalità. E quando persino la deterrenza nella penisola coreana e la mediazione omanita su Hormuz diventano elementi negoziabili, una certezza appare ormai difficile da sostenere: <strong>per gli alleati degli Stati Uniti, nulla può più essere dato completamente per scontato</strong>.</p>



<p><a href="https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-08/quo-189/trump-kim-e-il-ruolo-degli-usa-nell-indo-pacifico.html">https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-08/quo-189/trump-kim-e-il-ruolo-degli-usa-nell-indo-pacifico.html</a></p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="CAITS3FSmT"><a href="https://www.linkiesta.it/2026/08/la-guerra-in-iran-presenta-il-conto-a-trump-e-lui-lo-gira-agli-alleati/">La guerra in Iran presenta il conto a Trump, e lui lo gira agli alleati</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;La guerra in Iran presenta il conto a Trump, e lui lo gira agli alleati&#8221; &#8212; Linkiesta.it" src="https://www.linkiesta.it/2026/08/la-guerra-in-iran-presenta-il-conto-a-trump-e-lui-lo-gira-agli-alleati/embed/#?secret=L3uv32ZclJ#?secret=CAITS3FSmT" data-secret="CAITS3FSmT" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p><a href="https://www.laverita.info/geopolitica/alleanze-trump-iran-medio-oriente">https://www.laverita.info/geopolitica/alleanze-trump-iran-medio-oriente</a></p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="wtXS8myl4N"><a href="https://www.analisidifesa.it/2026/08/trump-demolisce-anche-lalleanza-storica-con-corea-del-sud-e-oman/">Trump demolisce anche l’alleanza storica con Corea del Sud e Oman</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Trump demolisce anche l’alleanza storica con Corea del Sud e Oman&#8221; &#8212; Analisi Difesa" src="https://www.analisidifesa.it/2026/08/trump-demolisce-anche-lalleanza-storica-con-corea-del-sud-e-oman/embed/#?secret=BfxaMJmjHD#?secret=wtXS8myl4N" data-secret="wtXS8myl4N" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/dalla-corea-del-sud-alloman-gli-usa-di-trump-se-la-prendono-con-gli-alleati.html">Dalla Corea del Sud all’Oman, gli Usa di Trump se la prendono con&#8230; gli alleati</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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