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Letteratura

“Passavamo sulla terra leggeri”: Sergio Atzeni e l’odissea millenaria del popolo sardo

"Passavamo sulla terra leggeri": Sergio Atzeni negli Anni Novanta ha narrato l'odissea millenaria del popolo sardo.

Un’isola senza tempo, il cui destino collettivo nasce da una storia con simboli materiali e una lingua in larga parte muta, il cui nome stesso si perde nei meandri della storia del Mediterraneo da cui i suoi abitanti provenivano e a cui poi hanno, gradualmente, per necessità e timore voltato le spalle: la Sardegna è una terra unica nel suo genere, esiste in quanto isola di esclusività e riservatezza e, nell’epoca contemporanea, appare una terra ancora in grado di produrre mitologia.

Mitologiche sembrano le vedute che accompagnano i viaggiatori che, lasciandosi alle spalle le zone più colme di turisti nella Costa Smeralda o a Villasimius, si addentrano nel Golfo di Orosei inseguendo mari colorati di un blu che non esiste in altri luoghi; da un racconto di antichi avventurieri o da un’ambientazione cinematografica fantascientifica sembrano provenire le vedute di canyon come Su Gorropu e gli altri che caratterizzano il Gennargentu. E dai nuraghi a Gigi Riva, chi in Sardegna arriva non è respinto come straniero purché scelga di diventare, inevitabilmente, sardo.

Non a caso questa terra ha saputo produrre una letteratura figlia della sua identità. E dall’Elias Portolù del premio Nobel Grazia Deledda all’Accabadora di Michela Murgia molti sono stati i topoi narrativi ripresi dagli scrittori nati nella terra dove, dai fenici agli aragonesi, passando per greci e romani, l’alternanza di dominazioni non ha mai decostruito un’identità formatasi nella conquista, palmo dopo palmo, di ogni metro di terra abitabile in una dialettica costante con la natura, spesso ostile, del luogo.

Ma pochi capolavori letterari pareggiano il più lirico frutto della cultura dell’isola, un vero e proprio canto che narra miserie e grandezze della storia dell’antica Ichnusa. Parliamo di Passavamo sulla terra leggeriil romanzo-poema di Sergio Atzeni, scrittore che anche a quasi trent’anni dalla morte, avvenuta nel 1996 all’Isola di San Pietro, rappresenta una voce importante per capire una delle più periferiche, ma suggestive, regioni italiane.

Atzeni struttura il racconto come una narrazione che viene fatta in una notte a un giovane uditore da Antonio Setzu, saggio tramandatore di leggende orali, come un’Odissea o un Kalevala del popolo sardo. Che Atzeni, in un romanzo storico dove elementi di realtà, verosimile e fantastico si fondono, fa riferire discendente da un’antica stirpe di “sacerdoti danzanti” giunti in fuga dai “popoli del mare” nel Mediterraneo in fiamme di oltre un migliaio d’anni prima di Cristo.

Atzeni racconta una Sardegna perenne frontiera, in una commistione di identità, tra nobili balentes che governano paesi e circondari, un popolo in perenne divisione unito dalle cicliche invasioni e minacce comuni e una serie di ossimori e apparenti contraddizioni culturali. I sardi sono figli delle dinamiche geopolitiche e militari di secoli di contese del Mediterraneo ma, lo ricorda Atzeni, hanno promosso una “costante resistenziale”, ovvero la granitica volontà di non farsi contaminare eccessivamente da influenze straniere. Ma che, ricorda Marcello Fois nell’introduzione al testo proposta da Sellerio, hanno spesso dovuto dipendere da influenze e determinazioni esterne per la loro storia.

Questo popolo così tanto deciso a non farsi sottomettere ha spesso visto le scelte sul suo futuro decise altrove. Vale per le conquiste antiche e medievali, è valso per l’epopea che portò un Paese con il nome formale di Regno di Sardegna ma la testa e il cuore in Piemonte a unificare l’Italia durante il Risorgimento, ma vale anche oggigiorno dove l’isola si dibatte tra una sua via allo sviluppo e la dipendenza economica da settori esogeni come il turismo.

I sardi sono mai potuti “passare sulla terra leggeri”, ovvero vivere nella ricerca della propria felicità e identità? Per quanto ricostruito da Atzeni, bisogna tornare ai tempi semimitici dell’isola dei nuraghi, della colonizzazione primigenia dell’isola. Alla base del pluralismo dell’isola di cui si è parlato su True News: “Terragna e marittima; antica nello spirito e dedita alla sussistenza nella quotidianità; mediterranea in quanto italiana, ma non viceversa; terra di religiosità antiche e plurali, ma in cui c’è un unicuum di un culto di “San Lucifero”, ossimoro per definizione”. Atzeni, indagando quello che Fois definisce il “narcisismo vetusto delle civiltà sepolte” restituisce una Sardegna ancora perennemente sospesa tra storia e mito. E, anche solo nel viaggio di un resoconto storico romanzato, libera di raccontare sé stessa in funzione di nessuno che non sia figlio del suo passato e della sua storia.

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