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Il Pentagono sta osservando da vicino l’azione militare russa in Ucraina. Nella sede della Difesa statunitense in questi giorni vengono passati al vaglio video, filmati, dati satellitari e dati di intelligence. Tutto quanto cioè possa dare idea precisa su come Mosca stia gestendo l’attacco lanciato a Kiev nella giornata di martedì. Non c’è ancora un documento ufficiale prodotto dai vertici del Pentagono, ma fonti della Difesa hanno fatto trapelare alcuni dati ai media statunitensi che non hanno mancato di suscitare clamore e hanno contribuito a dare una visione più chiara di quanto sta accadendo.

Mosca non ha ancora il predominio aereo

Il dato più significativo riguarda la situazione sui cieli dell’Ucraina. Avere il controllo dello spazio aereo è la prima e più importante prerogativa per la buona riuscita di un attacco verso una nazione nemica. Non è un caso che tutte le recenti guerre siano iniziate con degli attacchi aerei. Nel 1991 l’operazione Desert Storm, con la quale si è dato il via alla prima guerra del Golfo contro Saddam Hussein, ha avuto come obiettivo l’annientamento dell’aviazione irachena e, di conseguenza, la possibilità di controllare da subito lo spazio aereo. Stessa cosa nella seconda guerra del Golfo del 2003 e, in anni più recenti, nel conflitto libico del 2011. In quell’occasione la Nato ha attaccato Tripoli con l’intento di creare una no fly zone, azzerando le possibilità di Gheddafi di poter disporre della sua aviazione. Senza controllo del cielo, per il rais è stato impossibile frenare le avanzate dei gruppi ribelli. La Russia nel 2015 ha avviato una missione in supporto del presidente siriano Bashar Al Assad e il controllo pressoché totale dei cieli sopra la Siria ha favorito la riconquista di Damasco dei territori precedentemente perduti nell’ambito della guerra civile.

Mosca il 24 febbraio ha subito attaccato con dei bombardamenti mirati l’Ucraina al fine di azzerare le chance di Kiev di poter avere a disposizione la propria aviazione. Poche ore dopo l’attacco, il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver neutralizzato la capacità di risposta aerea ucraina. Vale a dire, Mosca da quel momento poteva considerarsi padrona dello spazio aereo. Secondo il Pentagono però, al momento i piani russi su questo fronte non sono stati del tutto raggiunti. Kiev a distanza di 48 ore dal primo attacco riesce ancora ad usare mezzi dell’aviazione. Elicotteri in primis, ma soprattutto i droni. Diversi aerei senza pilota, gran parte dei quali acquistati dalla Turchia, hanno causato molti danni ai russi. Del resto la comparsa dei droni negli scenari di guerra è un elemento sempre più decisivo. Nel Nagorno-Karabakh l’Azerbaijan nella guerra del 2020 ha potuto avere la meglio sui soldati armeni grazie allo scompiglio creato nelle trincee dai tanti droni a disposizione. Kiev inoltre secondo il Pentagono è ancora in grado di poter usare in alcune zone del Paese la propria contraerea. La dimostrazione è data dall’abbattimento di alcuni mezzi russi durante la seconda nottata di attacco. In poche parole, Mosca non ha ancora raggiunto il totale predominio sui cieli sopra l’Ucraina. E questo potrebbe rappresentare un problema di non poco conto.

La Russia sta usando un terzo del suo potenziale

L’altro dato significativo riguarda il potenziale usato da Mosca in queste prime fasi di attacco: “Per adesso i russi hanno utilizzato un terzo della loro intera forza a disposizione” ha fatto sapere un alto funzionario del Pentagono alla Cnn. I numeri rilevati dalla Difesa Usa scendono poi nel particolare. Sono stati lanciati fino ad adesso 200 missili. In alcuni casi gli ordigni sono caduti in aree residenziali, anche se non è stato reso noto il numeri dei civili coinvolti. Buona parte invece hanno centrato obiettivi militari soprattutto nelle grandi città dove sono in corso i combattimenti via terra. Bersagliata quindi Kiev, così come Charkiv e la parte meridionale dell’Ucraina. Meno ordigni invece sono stati lanciati verso Leopoli e le province occidentali.

Sempre secondo fonti del Pentagono, l’avanzata russa sta procedendo su tre direttrici specifiche previste dai generali all’inizio dell’attacco. Tuttavia Mosca starebbe incontrando una resistenza più importante di quanto preventivato: “Non possiamo dirvi con esattezza dove si trovino i militari mussi – si legge nelle dichiarazioni della fonte del Pentagono rilasciate alla Cnn – ma non stanno avanzando verso la capitale così rapidamente come credevano avrebbero fatto”. In corso poi da questo venerdì pomeriggio un attacco con mezzi anfibi nei dintorni della strategica città portuale di Mariupol, affacciata sul Mar d’Azov.

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