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A poche ore dal suo svolgimento, l’incontro storico tra il presidente dell’AutoritĂ  Palestinese Abu Mazen con il ministro israeliano della Difesa Benny Gantz accende speranze e incendia gli animi dei detrattori l’un contro l’altro armati. Il meeting, durato due ore e mezza, ha visto la partecipazione del capo del ramo militare israeliano responsabile degli affari civili nei territori palestinesi, Ghasan Alyan, dell’alto funzionario dell’AutoritĂ  Palestinese Hussein Al Sheikh e del capo dell’intelligence palestinese Majid Faraj.

Si tratterebbe di “un crimine” e rappresenta “una pugnalata alla schiena all’intifada palestinese” secondo quanto affermato su twitter da Hazem Kassem, portavoce di Hamas. Il dialogo di Abu Mazen con Israele “è tanto piĂą riprovevole – ha sottolineato il portavoce – mentre in Cisgiordania si moltiplicano gli attacchi da parte di coloni ebrei”. Intanto, il ministro palestinese per le questioni civili Hussein a-Sheikh, che ha partecipato all’incontro, ha invece precisato che la sua importanza consiste proprio nell’aver affrontato la questione dell’“orizzonte politico” in vista di una soluzione negoziata sulla base della legittimitĂ  internazionale.

Il contenuto dell’incontro

Nel primo viaggio ufficiale in Israele da anni, Abu Mazen e Benny Gantz avrebbero discusso di “sicurezza e questioni civili” in quel della residenza privata di Gantz a Rosh Ha’ayin. Secondo quanto riferito da fonti israeliane, Gantz avrebbe confermato di “continuare a promuovere azioni per rafforzare la fiducia in campo economico e civile, come concordato durante il loro ultimo incontro”. La rassicurazione è bastata per scatenare i siti web vicini a Hamas ove circola, intanto, una vignetta che mostra Abu Mazen, in ginocchio, intento a pulire gli scarponi militari di Gantz. Critiche all’incontro sono state espresse anche dalla Jihad islamica, mentre le fazioni armate di Gaza sono state convocate “per elaborare una risposta unitaria”.

A fare da preambolo all’incontro di queste ore, la visita di Gantz, alla fine di agosto, presso il quartier generale dell’AutoritĂ  Palestinese nella cittĂ  occupata di Ramallah, in Cisgiordania, per alcuni colloqui con Abu Mazen. Dopo il primo incontro ufficiale a tale livello in diversi anni, tuttavia, il primo ministro israeliano Naftali Bennett in quell’occasione aveva seccamente smentito la conduzione di alcun processo di pace con i palestinesi, ribadendo laconicamente che “non ce ne sarebbe stato alcuno”.

Prove tecniche di disgelo?

Tuttavia, si possono registrare giĂ  i primi effetti dell’incontro, presumibilmente negoziati ad alto livello in precedenza: il ministero della Difesa israeliano ha annunciato “misure per rafforzare la fiducia” con l’AutoritĂ  Palestinese che includono un anticipo di 32 milioni di dollari in tasse riscosse per suo conto da Israele e la concessione di 600 permessi extra che consentiranno agli uomini d’affari palestinesi di entrare in Israele. Gantz dal suo account twitter fa sapere che: “Abbiamo discusso dell’attuazione di misure economiche e civili e abbiamo sottolineato l’importanza di approfondire il coordinamento della sicurezza e prevenire il terrorismo e la violenza, per il benessere sia degli israeliani che dei palestinesi”. Poca cosa, a dir la veritĂ , che riguarderĂ  pochi fortunati in condizioni agiate e poco la popolazione civile, fortemente colpita dagli ultimi avvenimenti. Interessante è, però, anche la dichiarazione resa da Abu Mazen, secondo cui “finchĂ© sarĂ  al potere, non permetterĂ  la violenza, il terrore e l’uso del fuoco vivo contro gli israeliani, indipendentemente da dove si troveranno le relazioni israelo-palestinesi”: lo riferisce l’emittente pubblica Kan.

Quello che, invece, potrebbe essere interessante circa il colloquio e queste modeste misure di disgelo è il segnale che queste inviano all’interno e all’esterno. All’interno, sono il chiaro simbolo di come ormai l’AutoritĂ  Palestinese stia ambendo ad una leadership rinnovata che rifugge dal tentativo costante di Hamas di farsi portavoce dell’intera causa palestinese, rallentando il processo di pace; verso l’esterno, la sensazione è che la concessione di Gantz-della quale non si conosce ancora la profonditĂ -possa essere una risposta alle pressioni esercitate da Washington dopo l’ascesa di Biden, e soprattutto nelle ultime settimane, in seguito all’ulteriore detrimento della situazione della sicurezza nella Cisgiordania occupata e all’interno di Gerusalemme Est.

Gantz e i falchi in patria

La scelta di Gantz, tuttavia, non è costata poco dal punto di vista interno: il Likud ha criticato l’incontro, affermando che “le concessioni pericolose per la sicurezza di Israele erano solo una questione di tempo” e che “Il governo israelo-palestinese ha riportato i palestinesi e Abbas all’ordine del giorno… è pericoloso per Israele”.

I politici di destra dell’opposizione e della coalizione hanno criticato altrettanto l’incontro di martedì sera: secondo quanto riferito, lo stesso primo ministro Naftali Bennett si è opposto alla mossa e alcuni ministri hanno ribadito come Abu Mazen sia la stessa persona che sta conducendo personalmente una campagna per perseguire Gantz presso la Corte penale internazionale per presunti crimini di guerra, oltre che un vecchio negazionista dell’Olocausto. Fra i piĂą aspri critici dell’incontro, il ministro israeliano Ze’ev Elkin del partito New Hope, risentito del fatto che non tutti i ministri del governo erano stati informati in anticipo dell’incontro. Egli ha aggiunto “Non avrei invitato a casa mia qualcuno che paga gli stipendi agli assassini di israeliani e vuole anche mettere in prigione alti ufficiali israeliani, incluso lo stesso ospite”. Elkin ha inoltre aggiunto come Gantz debba essere perfettamente conscio che non ha margine di manovra alcuno, da parte del governo, per negoziare la pace.

A smorzare le critiche dei falchi compatrioti ci ha pensato quest’ultimo: “Solo chi è responsabile dell’invio di soldati in battaglia sa quanto sia profondo l’obbligo di prevenirlo”. “Ecco come mi sono sempre comportato, ed è così che continuerò ad agire”.

 

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