Stellantis punta sul Marocco raddoppiando la produzione a Kenitra, mentre annuncia lo stop per un anno dello stabilimento di Termoli (dove sarebbe dovuta sorgere la Gigafactory). La multinazionale guarda fuori dall’Europa per affrontare le sfide del mercato, ma che ne sarà del Piano Italia annunciato poco più di un anno fa? Riavvolgiamo il nastro.
A luglio le agenzie di tutto il mondo rilanciavano la notizia degli 1,2 miliardi di euro iniettati nella produzione di auto nella nazione nordafricana. Più precisamente nello stabilimento di Kenitra, che con questa nuova espansione dovrebbe arrivare a sfornare 535mila veicoli all’anno. Un numero più che doppio rispetto alla capacità iniziale di 200mila auto (nel 2019) ma soprattutto superiore al numero di auto prodotte in Italia sommando tutti gli stabilimenti. Secondo le stime Fim-Cisl sarebbero stati solo 475mila i veicoli realizzati nel nostro Paese nel 2024 tra autovetture e veicoli commerciali. Un’annata negativa per l’auto, certo, ma parecchio indicativa del peso specifico dell’industria italiana del settore, in costante e rapido declino.
È anche una questione di indotto. Stellantis vuole incrementare la produzione di auto e per farlo utilizzerà sempre più i fornitori locali. Il primo ministro Aziz Akhannouch si è spinto a stimare un tasso di impiego della filiera locale del 75% entro il 2030 (contro l’attuale 69%). Grazie a questo investimento il Marocco potrebbe superare il milione di veicoli prodotti all’interno dei suoi confini già nel 2025, grazie anche all’importante presenza di Renault. Assunzioni previste a Kenitra? Ben 3.100 persone.
La notizia ha ovviamente scatenato parte della politica italiana, a partire dal leader di Azione Carlo Calenda, da anni tra i più critici della gestione della crisi automotive italiana da parte di governi e multinazionali. Il motivo? Stellantis aveva promesso lo stesso trattamento marocchino all’Italia, con grandi investimenti e l’obiettivo dichiarato (dall’ormai ex CEO Tavares) di raggiungere il milione di esemplari prodotti in Italia entro il 2030. Le cose sembrano andare diversamente.
Presidiare e rilanciare la produzione in Italia
Non è passato poi tanto tempo. Il 17 dicembre 2024 Stellantis insieme al MIMIT annunciava il “Piano Italia”. Un impegno assunto in sede pubblica, la promessa di investire nelle fabbriche italiane portando nuovi modelli e salvaguardando i posti di lavoro. Una rassicurazione importante – nella sostanza ma ancor più a livello mediatico – accompagnata da un rilancio dell’italianità del brand sui canali tradizionali e online. Il Piano Italia è ambizioso. Investimenti per 2 miliardi di euro nel 2025 e 6 miliardi di euro di acquisti da fornitori operanti in Italia. Produzione diretta e filiera, quindi. Un macrocosmo di Piccole e Medie Imprese che dipendono a cascata dagli ordini dei giganti.
A Pomigliano la piattaforma STLA-SMALL dal 2028 con Panda e Pandina fino al 2030. A Mirafiori la 500 ibrida ed elettrica. A Cassino la STLA-Large, base per la nuova Stelvio, la nuova Giulia e un altro modello top di gamma. A Melfi la STLA-Medium. Insomma, Stellantis non si è limitata a vaghe promesse: ha elaborato un piano analitico per ogni stabilimento produttivo. Anche per Termoli.
Addio Gigafactory: Termoli si ferma per un anno
Appunto: Termoli. Su di essa era aperta la possibilità di realizzare una Gigafactory in collaborazione con ACC. Una possibilità che oggi sembra tramontata. È infatti del 25 agosto l’annuncio del contratto di solidarietà per tutti gli oltre 1.800 lavoratori dello stabilimento fino al 31 agosto 2026. Un intero anno di sosta per uno stabilimento produttivo del settore automotive, che evolve di giorno in giorno, costituisce un elemento di preoccupazione non solo per i sindacati, ma anche per l’intera rete di fornitura e l’indotto occupazionale portato in quell’area del Paese.
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