Non bastava l’infinita guerra commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina, inaugurata da Donald Trump e inasprita da Joe Biden. Adesso anche l’Unione europea è scesa in campo mettendo nel mirino il gigante asiatico, o meglio, le auto elettriche prodotte oltre la Muraglia. La Commissione europea è infatti pronta ad attuare dazi fino al 38,1% sugli Electric Vehicles (EV) made in China, da aggiungere alla precedente tariffa del 10%. A partire dal prossimo 4 luglio, e a meno che Bruxelles e Pechino non trovino un punto d’intesa, l’Ue scaricherà sul Dragone un masso pesantissimo da digerire.
La leadership cinese ha già studiato la contromossa per colpire il Vecchio Continente. L’ultimo passo annunciato dal ministero del Commercio di Pechino coincide con un’indagine antidumping rivolta alle importazioni di carne di maiale e dei suoi sottoprodotti, comprese frattaglie, grasso, intestini, vesciche e stomaci, provenienti dall’Europa. Ma nella lista nera della Cina potrebbero presto finire anche vini, auto e pure griffe d’alta moda, anche se la reazione di Xi Jinping sarà presumibilmente graduale, modellabile in base alla piega che prenderanno le discussioni con Bruxelles.
Auto elettriche contro carne di maiale
L’indagine antidumping intrapresa dalla Cina contro l’industria suina dell’Ue contiene le stesse accuse mosse dalle aziende occidentali dell’automotive e dei pannelli solari contro i loro rivali cinesi. Nello specifico, l’accertamento – che potrebbe durare fino al giugno 2025 – è stato avviato in seguito ad una denuncia formale da parte di un gruppo cinese, la China Animal Agriculture Association, secondo cui l’industria europea di carne di maiale sarebbe responsabile di creare un eccesso di capacità e di beneficiare di ingenti sussidi, così da alterare il mercato e creare un impatto sull’industria suina cinese. Il periodo sotto esame riguarderà le importazioni relative al 2023: in quel periodo l’Ue ha esportato oltre la Muraglia quasi 3 miliardi di euro di carne suina.
In vista degli effetti di una ipotetica stangata cinese, c’è già chi ha fatto capire di esser pronto a fare retromarcia. La Spagna, il più grande esportatore mondiale di carne suina, ha assicurato ai cinesi di esser pronta a lavorare con i funzionari dell’Ue per trovare un compromesso. “Così come non può esserci una guerra commerciale, non può esserci nemmeno una corsa ai sussidi. Stiamo già lavorando attraverso l’Unione Europea per trovare soluzioni che forniscano una via da seguire senza danneggiare il settore”, ha dichiarato il ministro dell’Economia e del Commercio Carlos. L’associazione spagnola degli esportatori di carne suina, Interporc, che lo scorso anno ha rappresentato oltre il 40% delle esportazioni di carne suina dell’Ue verso la Cina, è stata altrettanto conciliante.
La risposta della Cina
La Francia, che ottiene il 18% dei ricavi di esportazione di carne suina dalla Cina, è il Paese che ha più sostenuto i dazi europei contro gli EV cinesi. Parigi, che deve già fare i conti con l’indagine anti sovvenzioni della Cina sulle esportazioni di liquori di brandy francesi – entrata nel suo quinto mese – potrebbe insomma subire un’ulteriore batosta. Il governo cinese ha inoltre lasciato intendere che potrebbe presto imporre tariffe aggiuntive sull’importazione di auto dotate di motori superiori ai 2,5 litri. Non ci sono stati riferimenti espliciti all’Ue, ma veicoli del genere sono principalmente i modelli di lusso che la Cina importa in primis dalla Germania e da altri Paesi europei.
Non è finita qui, perché il Dragone ha avviato una quarta indagine mettendo nel mirino i prodotti lattiero-caseari. E non è da escludere che i cinesi possano, in futuro, interrompere l’export in Europa della nitrocellulosa, un materiale altamente infiammabile ricavato dal cotone e fondamentale per produrre polvere propellente impiegata nelle armi da fuoco e nell’artiglieria. A quel punto Bruxelles non potrebbe più fornire armi all’Ucraina.
Certo, la Cina non vorrebbe intraprendere un simile percorso, ma se le circostanze dovessero richiederlo una nuova guerra commerciale potrebbe spingere il Dragone ad esplorare la via autarchica nei settori strategici, proprio come sta accadendo con i semiconduttori. I colpi sparati da Xi sono, almeno in questa fase, precisi e mirati. Attenzione a nuove escalation.
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