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Passeggiando nelle strade delle città di Gibuti, intravedere persone all’angolo della strada intente nella compravendita del “khat” è la scena più comune alla quale si possa assistere. Si tratta di una delle più redditizie occupazioni nel Paese che, da solo e secondo le stime degli analisti, genera oltre il cinque per cento del pil del piccolo Paese africano e garantisce all’erario quasi un sesto delle entrate fiscali aggregate. E in questo mercato apparentemente al limite della legalità ma completamente permesso in Gibuti, le donne negli ultimi anni sono diventate sempre più importanti, permettendo loro di scalare le gerarchie anche all’interno dell’organigramma familiare.

Un’economia vessata dal Covid e dalla droga

Grazie alla sua importante attività portuale che la rende di fatto il canale commerciale privilegiato per tutte le merci che vengono distribuite nel Corno d’Africa (e in particolare in Etiopia), nel corso degli anni lo Stato del Gibuti è riuscito ad imporsi come piccola “isola” felice all’interno della complicata regione africana. Nonostante l’alto livello di povertà e nonostante i tassi di disoccupazioni siano ben superiori a quelli del mondo occidentale, nel contesto africano la popolazione del Paese ha vissuto in una condizione privilegiata rispetto al resto del continente.

Con l’arrivo della pandemia di coronavirus e con  il crollo della domanda di import di Addis Abeba, però, la situazione è completamente cambiata. La percentuale di disoccupazione del Paese ha superato il 40% della popolazione abile al lavoro e la povertà è entrata sempre di più nelle case delle famiglie, con sempre meno padri di famiglia che sono riusciti a trovare la loro occupazione nei porti del Gibuti e nella filiera commerciale. In questa situazione, dunque, inevitabile che a farsi carico dei bisogni e delle necessità della famiglia fossero le donne, che in questo modo hanno avuto al tempo stesso anche il modo di rafforzare la propria posizione sociale. E in uno scenario di crisi, come sempre avvenuto, le opportunità di guadagno che si sono presentate sono provenute principalmente dalla sfera dei vizi e, nel contesto Gibutiano, dal commercio del khat.

Sono le donne a sostenere il nucleo familiare

Come sottolineato precedentemente, il crollo dell’offerta del lavoro ha contribuito ad estromettere sempre più padri di famiglia dal circuito lavorativo, mettendo le donne nella posizione di essere le uniche a portare a casa gli strumenti per il sostentamento finanziario dei nuclei familiari. E questa tendenza, in realtà, è stata soltanto incentivata dalla pandemia, poiché in Gibuti questo è un processo che in realtà si poteva già osservare negli ultimi anni e che, secondo gli analisti, potrebbe avere notevoli conseguenze positive in futuro.

In primo luogo, poiché secondo le analisi portate avanti dalla Banca mondiale e diffusamente su tutto il territorio africano all’aumentare del contributo economico portato a casa delle donne equivale una maggiore istruzione giovanile. Contrariamente invece rispetto a quanto accade in quei Paesi dove il lavoro femminile è ancora poco diffuso e rimane relegato principalmente alla sfera informale, dove la maggiore componente di spesa delle famiglie, dopo il cibo, è segnata dalle droghe, dal fumo e dall’alcol. In secondo luogo, poiché ciò potrebbe favorire anche nel mondo africano, col passare degli anni, un’autodeterminazione del mondo femminile che potrebbe giovare all’avanzamento sociale della cultura della regione. E, in conclusione, col passare degli anni potrebbe paradossalmente favorire quell’avanzamento culturale necessario proprio alla cura delle problematiche del mondo africano come la bassa considerazione del ruolo della donna, la povertà e la carenza di istruzione.

In conclusione, dunque, sebbene allo stato attuale il maggiore impiego delle donne sia stato favorito proprio dalla pandemia e da un mercato incentivato dalla una grande (e voluta) zona grigia legislativa, la strada tracciata potrebbe essere molto promettente. In una situazione che, forse per la prima volta nel mondo africano, potrebbe portare le donne davvero ad essere considerate veramente ai vertici della famiglia tradizionale.

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