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Difesa

Quell’aeroporto nel Pacifico che non fa dormire sogni tranquilli alla Casa Bianca

Cos'è il progetto cinese lanciato sull'atollo di Woleai, a circa 400 miglia a sud di Guam, territorio statunitense.

Nel cuore dimenticato del Pacifico, su un’isola remota battuta dai venti e dal silenzio, la Cina ha riacceso una pista d’atterraggio che giaceva abbandonata dai giorni della Seconda guerra mondiale. Là dove un tempo atterravano i caccia dell’Impero giapponese, oggi si prepara una nuova sfida geopolitica: Pechino, attraverso un progetto infrastrutturale mascherato da intervento civile, riafferma la sua presenza in una delle regioni più strategiche del globo.

Nel 1944, l’atollo di Woleai fu fortificato da una guarnigione di 6.426 soldati giapponesi. Le forze alleate bombardarono le isole dalla fine del 1944 alla metà del 1945. Solo 1.600 soldati erano ancora vivi quando il Giappone si arrese.

L’importanza della Micronesia per Washington

In quel di Woleai, atollo degli Stati Federati di Micronesia (FSM), a meno di 700 chilometri da Guam — bastione militare americano nell’Indo-Pacifico — si gioca una partita silenziosa ma decisiva per l’equilibrio del potere tra Cina e Stati Uniti. L’atollo di Woleai è composto da 22 isole ed è largo circa 11 chilometri e lungo 6 chilometri. La superficie totale dell’atollo è di 4,4 chilometri quadrati e ospita 1.080 persone. La maggior parte degli abitanti vive sulla costa meridionale dell’isola più grande, chiamata Falalap o Woleai. Tra le isole della Micronesia, Woleai è culturalmente unica: è l’unica ad aver sviluppato una propria lingua scritta. Nel 1913, si scoprì che la scrittura nativa era in uso tra alcuni parlanti della lingua Woleaiana. Gli atolli più vicini includono Ifalik, 56 chilometri a Sud-Est, ed Eauripik, 107 chilometri a sud-ovest.

Siamo a circa 640 chilometri a Sud di Guam, territorio statunitense e fulcro delle operazioni militari USA nell’Indo-Pacifico. Gli Stati Federati di Micronesia rappresentano un tassello strategico fondamentale nell’architettura geopolitica degli Stati Uniti nel Pacifico. Situati tra Hawaii, Guam, le Filippine e l’Australia, questi piccoli Stati insulari offrono profondità operativa e vantaggi logistici in uno degli scacchieri più contesi al mondo. Vincolati a Washington da un Accordo di Libera Associazione (COFA), garantiscono agli Stati Uniti accesso illimitato a infrastrutture terrestri, marittime e aeree, oltre al controllo esclusivo della loro difesa. In cambio ricevono sostegno economico, sanitario e privilegi migratori. Ma il loro valore va ben oltre l’assistenza bilaterale: in un’epoca di crescente assertività cinese, la loro posizione geografica li rende un fronte avanzato nella competizione per l’influenza nell’Indo-Pacifico.

Il progetto di Pechino

Pechino, attraverso investimenti in infrastrutture dual-use e diplomazia economica, sta tentando di inserirsi negli spazi lasciati scoperti dalla proiezione americana. In questo contesto, gli FSM assumono un ruolo potenzialmente cruciale anche sul piano militare, offrendo alternative operative in caso di vulnerabilità di basi come Guam o Okinawa, e fungendo da piattaforma per sorveglianza, deterrenza e presenza costante nel Pacifico occidentale.

I lavori di riparazione all’aeroporto di Woleai

Il progetto in questione, guidato dalla società statale cinese Shandong Hengyue Municipal Engineering in collaborazione con il Dipartimento dei Trasporti dei FSM, è stato inaugurato con una cerimonia ufficiale alla presenza del presidente micronesiano Wesley Simina.
La pista, originariamente costruita dalle forze imperiali giapponesi, era caduta in disuso da decenni. La sua riattivazione mira a migliorare l’accessibilità per le comunità locali, che attualmente devono affrontare viaggi di giorni in barca per raggiungere l’aeroporto più vicino. Oltre ai benefici civili, l’iniziativa solleva interrogativi tra gli analisti occidentali riguardo alle potenziali implicazioni militari, considerando la dottrina cinese della “fusione militare-civile“, che prevede l’utilizzo duale delle infrastrutture per oppi scopi.

Immagini satellitari catturate da un aereo commerciale il 9 luglio 2023 e fornite da Google Earth

Gli Stati Uniti bombardarono la pista, insieme ad altre installazioni giapponesi nella zona. All’inizio del 1945, la pista era inutilizzabile. Negli anni Settanta, durante il periodo del Trust Territory, la Pacific Mission Aviation ottenne il sostegno del governo statunitense affinché i Seabees della Marina militare di Yap riabilitassero la pista di atterraggio. La pista riabilitata e il servizio PMA hanno fatto una differenza fondamentale per molti abitanti, poiché hanno permesso loro di raggiungere Woleai solo per poi imbarcarsi per diversi giorni in più e prendere un volo per Yap e oltre. Il PMA offre ancora sconti considerevoli sui viaggi locali e l’evacuazione medica gratuita dalle isole che riesce a raggiungere. Non include più Woleai. La pista divenne sempre più inutilizzabile e fu spesso colpita da allagamenti. Nel 2024, un aereo della PMA fu danneggiato nel tentativo di decollare. Nessuno rimase ferito per miracolo.

Woleai si trova lungo la cosiddetta “Seconda catena di isole“, una serie di arcipelaghi strategici che gli Stati Uniti considerano fondamentali per contenere l’espansione militare cinese nel Pacifico. La crescente presenza cinese in quest’area, attraverso progetti infrastrutturali e investimenti, è vista come una sfida diretta all’influenza storica degli Stati Uniti nella regione. L’assenza di rappresentanti statunitensi alla cerimonia di inaugurazione è stata notata dagli osservatori internazionali. Mentre il presidente micronesiano è arrivato su una motovedetta australiana, la delegazione cinese ha fornito supporto logistico significativo, inclusa una nave da trasporto per i partecipanti.

Il progetto Usa a Tianian

Parallelamente, gli Stati Uniti stanno cercando di rafforzare la loro presenza nella regione. Un esempio è la riattivazione di una pista aerea sull’isola di Tinian, nelle Isole Marianne Settentrionali, parte di un investimento di 800 milioni di dollari per migliorare le capacità militari nell’Indo-Pacifico. Queste mosse sono viste come una risposta diretta all’espansione dell’influenza cinese attraverso progetti infrastrutturali in paesi insulari del Pacifico.

Una veduta aerea del vecchio North Field dell’USAAF sull’isola di Tinian

Tinian, storicamente significativa per essere stata la base di partenza dei bombardieri B-29 durante la Seconda guerra mondiale, tra cui l’Enola Gay che sganciò la bomba atomica su Hiroshima, è ora al centro di un ambizioso progetto di riqualificazione. I lavori, iniziati nel 2022, includono la ristrutturazione delle piste, la costruzione di nuove aree di parcheggio per aeromobili e l’installazione di strutture di supporto per operazioni e addestramento. Le squadre di ingegneri americane, tra cui il 513th Expeditionary Red Horse Squadron, hanno collaborato per rimuovere la vegetazione e ripristinare le superfici delle piste, alcune delle quali erano inutilizzate dal 1946.

Questa iniziativa si inserisce nella più ampia strategia di “Agile Combat Employment” (ACE) dell’Air Force, che mira a disperdere le forze su più basi per aumentare la resilienza e la capacità di risposta rapida in caso di conflitto. La posizione geografica di Tinian, a circa 200 chilometri a nord-est di Guam, la rende un punto strategico per operazioni militari, offrendo un’alternativa in caso di attacchi alle basi principali. Il governatore delle Isole Marianne Settentrionali, Arnold Palacios, ha espresso il suo sostegno al progetto, sottolineando l’importanza di essere preparati di fronte alle crescenti tensioni nella regione, in particolare a causa delle attività militari cinesi nel Mar Cinese Meridionale e intorno a Taiwan.

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