Il telegramma di Kim a Putin: si rafforza l’asse Pyongyang-Mosca

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Si rinsalda ulteriormente l’asse tra la Corea del Nord e la Russia. Kim Jong Un ha dichiarato di voler “stringere le mani” a Vladimir Putin e rafforzare la cooperazione strategica tra i rispettivi Paesi, secondo quanto riferito dall’agenzia nordcoreana Korean Central News Agency (Kcna), che ha riportato parte di un telegramma inviato dal leader di Pyongyang al suo omologo russo, in occasione della Giornata nazionale della Russia.

Nel messaggio, Kim ha espresso pieno sostegno a Mosca nell’ambito del conflitto in Ucraina, affermando che “la giustizia vincerà senz’altro, e il popolo russo aggiungerà nuova gloria alla sua storia di vittorie”. Parole emblematiche e di un certo peso, che sottolineano la richiesta del presidente nordcoreano di rafforzare la “stretta cooperazione strategica” tra Nord Corea e Federazione Russa, “in conformità con il desiderio comune dei due popoli di conseguire il grande obiettivo di edificazione di un Paese forte”.

Nei giorni scorsi, tra l’altro, Pyongyang aveva imputato la distruzione della diga di Nuova Kakhovka, nel sud dell’Ucraina, ad un “complotto” ordito dal governo ucraino “in combutta” con gli Stati Uniti, e affermato che il conflitto in atto in Ucraina fosse stato causato dalle “politiche egemoniche” degli Usa e dell’Occidente.

L’asse Kim-Putin

Il messaggio di Kim a Putin ha dunque alimentato le preoccupazioni degli Stati Uniti. In particolare, come ha spiegato un portavoce del dipartimento di Stato Usa, Washington teme che la Corea del Nord stia progettando di consegnare più armi alla Russia.

Nonostante le smentite di Pyongyang, che ha fin qui negato di aver consegnato aiuti militari a Mosca, l’amministrazione Biden è convinta che la Corea del Nord abbia già completato una consegna di armamenti, inclusi razzi e missili di fanteria, al gruppo mercenario Wagner sostenuto dal Cremlino, nel novembre 2022.

Lo scorso gennaio, inoltre, Washington, utilizzando come fonte alcune immagini satellitari, aveva sollevato l’attenzione internazionale su sospetti vagoni ferroviari russi in transito dal territorio russo a quello nordcoreano, e viceversa, in molteplici viaggi di andata e ritorno. “Secondo nuove informazioni, la Russia sta attivamente cercando di acquisire ulteriori munizioni dalla Corea del Nord”, aveva quindi detto il portavoce del Consiglio nazionale di sicurezza degli Stati Uniti, John Kirby, ad aprile.

Come se non bastasse, nel luglio 2022 la Corea del Nord aveva riconosciuto due “repubbliche popolari” separatiste sostenute dalla Russia nell’Ucraina orientale come Stati indipendenti. Nello stesso periodo, alcuni funzionari russi spiegavano che i lavoratori nordcoreani avrebbero potuto essere inviati in loco per aiutare nell’edilizia e in altri settori.



I dossier caldi tra Mosca e Pyongyang

Non solo armi ma anche risorse energetiche ed alimenti. Bloomberg ha scritto che la Russia avrebbe ripreso ad inviare petrolio alla Corea del Nord, così come cibo, in cambio – sostengono gli Usa, senza tuttavia che siano emerse prove ufficiali – di armamenti.

Certo è che a Kim le armi non mancano affatto. Il governo nordcoreano può contare su un ricchissimo arsenale, comprendente quell’artiglieria dell’era sovietica che sta oggi vivendo una rinascita nella guerra in Ucraina; possiede inoltre depositi di munizioni per rifornire quello che l’International Institute of Strategic Studies stima essere un arsenale di oltre 21.600 pezzi di artiglieria. 

Un rapporto pubblicato questa settimana da un comitato delle sanzioni delle Nazioni Unite ha invece evidenziato come Mosca abbia iniziato a spedire prodotti petroliferi raffinati in direzione Pyongyang nel dicembre 2022, in un flusso proseguito anche nel 2023. I dati rilasciati hanno mostrato che la Russia ha fornito 67.300 barili di petrolio raffinato alla Corea del Nord tra dicembre 2022 e aprile 2023. In attesa di ulteriori riscontri, Kim ha teso la mano a Putin, con quest’ultimo ben felice di incassare il supporto nordcoreano.