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Ha preso forma nel 2021 sotto i migliori auspici del caso, al termine di un lungo negoziato segreto. L’Aukus è un patto di sicurezza che chiama in causa Stati Uniti, Regno Unito e Australia, o meglio, può essere definita un’intesa tripartita volta a condividere la tecnologia militare e d’intelligence tra i partecipanti.

Uno degli obiettivi consiste nel dotare Canberra di sottomarini a propulsione nucleare, teoricamente per garantire un Indo-Pacifico libero e aperto, ma in concreto per mitigare l’espansionismo navale cinese in una regione strategica per gli interessi di Washington. Stiamo dunque parlando di un pilastro fondamentale nella strategia statunitense di contenimento di Pechino, che potrebbe però andare incontro ad importanti revisioni.

Da un lato, infatti, sono emerse le prime perplessità del governo australiano, lo stesso che aveva proposto di incrementare il suo bilancio della Difesa a circa 30 miliardi di dollari – ovvero una cifra che vale circa il 6,3% del budget per la spesa pubblica del Paese sul costo dell’iniziativa. Dall’altro troviamo invece l’ombra di Donald Trump. Già, perché nel caso in cui The Donald dovesse essere rieletto presidente degli Stati Uniti nelle elezioni del 2024, gli Usa potrebbero fare un passo indietro, decidendo di ritirarsi da Aukus.

La variabile Trump

La variabile Trump dovrebbe essere considerata con attenzione per un motivo. L’ex presidente statunitense, il principale contendente repubblicano nella corsa alla Casa Bianca, durante il suo mandato ha più volte mostrato scetticismo nei confronti delle alleanze. Il suo slogan era emblematico, “America First“, mentre la politica estera Usa, ai tempi della presidenza del tycoon, era percepita come isolazionista e irregolare.

Ricordiamo, ad esempio, che Trump aveva suggerito a Corea del Sud e Giappone di assumere un ruolo più forte nell’Asia-Pacifico, in modo tale da contrastare la crescente aggressività cinese senza affidarsi all’ombrello americano. Nel luglio 2019, si vociferava persino che il leader statunitense, per ragioni politiche ma anche economiche, volesse ritirare il suo Paese dal “Trattato di mutua cooperazione e sicurezza tra gli Stati Uniti e il Giappone”, un patto siglato poco dopo la Seconda Guerra Mondiale e rivisto nel 1960 e che concede al governo americano il diritto di stanziare militari in Giappone in cambio della promessa che gli Stati Uniti difenderanno la Nazione asiatica qualora fosse attaccata da forze ostili.

Sempre nel luglio di quattro anni fa, l’ex Consigliere per la sicurezza nazionale Usa, John Bolton, e l’ex direttore dell’Asia del Consiglio di sicurezza nazionale, Matt Pottinger, avevano consegnato a Tokyo la richiesta di quadruplicare il pagamento necessario al mantenimento della protezione americana. Lo stesso trattamento era stato riservato anche alla Corea del Sud, con l’eccezione che a Seul era stato chiesto un aumento di cinque volte per il mantenimento in loco di 28.500 uomini.

L’incognita Aukus

Considerando che Aukus ha un valore complessivo di circa 370 miliardi di dollari, e che gli Stati Uniti sarebbero impegnati, dalla prima fila, a sostenere il rafforzamento australiano, non è da escludere che Trump possa tornare a cavalcare l’isolazionismo Usa nei confronti di patti e alleanze considerate inutili, dispendiose e nefaste.

Il dubbio è stato sollevato dal sito australiano news.com.au, che ha comunque sottolineato come il patto sia fin qui sopravvissuto alle transizioni di leadership avvenute in Australia e Regno Unito senza ricevere particolari contraccolpi.

Tom Corben, ricercatore presso il Centro studi degli Stati Uniti, ha tuttavia spiegato che Aukus non ha ancora fatto i conti con una transizione della leadership statunitense, di per sé complessa, ancor più se dovesse riemergere un presidente come Donald Trump. “È naturale che in Australia possa esserci qualche preoccupazione sull’eventualità che i peggiori istinti di politica estera di Trump possano mettere a rischio Aukus”, ha affermato.

L’America First di Trump potrebbe insomma complicare lo scenario di Aukus. E spingere il governo australiano a rivedere le enormi cifre da investire, onde evitare di impiegare denaro per qualcosa che potrebbe improvvisamente tramontare.

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