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	<title>Tiziana Bonomo Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Fri, 01 May 2026 09:53:28 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Tiziana Bonomo Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>153 Peter Belyi: the Silences of the Apocalypse</title>
		<link>https://it.insideover.com/fotografia/153-peter-belyi-the-silences-of-the-apocalypse.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tiziana Bonomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 09:53:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Galleria San Fedele]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Beyli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1281" height="1920" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9540_Casonato-Luca_LR.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9540_Casonato-Luca_LR.jpg 1281w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9540_Casonato-Luca_LR-200x300.jpg 200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9540_Casonato-Luca_LR-683x1024.jpg 683w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9540_Casonato-Luca_LR-768x1151.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9540_Casonato-Luca_LR-1025x1536.jpg 1025w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9540_Casonato-Luca_LR-600x899.jpg 600w" sizes="(max-width: 1281px) 100vw, 1281px" /></p>
<p>La potenza simbolica delle opere di Peter Belyi nella mostra "The Silences of the Apocalypse", prorogata  alla Galleria San Fedele di Milano</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/153-peter-belyi-the-silences-of-the-apocalypse.html">153 Peter Belyi: the Silences of the Apocalypse</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1281" height="1920" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9540_Casonato-Luca_LR.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9540_Casonato-Luca_LR.jpg 1281w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9540_Casonato-Luca_LR-200x300.jpg 200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9540_Casonato-Luca_LR-683x1024.jpg 683w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9540_Casonato-Luca_LR-768x1151.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9540_Casonato-Luca_LR-1025x1536.jpg 1025w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9540_Casonato-Luca_LR-600x899.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1281px) 100vw, 1281px" /></p>
<p style="font-size:16px"><strong>Quando la potenza dell’arte si sprigiona dalle opere con tale forza simbolica viene da chiedersi cosa ha spinto l’autore a realizzarle.</strong> È questa domanda che mi ha suggerito la visita alla mostra di&nbsp;<em>153 Peter Belyi. The Silences of the Apocalypse</em> che è stata, tra l’altro, prorogata fino alla fine di maggio alla Galleria San Fedele di Milano.</p>



<p style="font-size:16px"><strong>Peter Belyi, artista russo di rilievo internazionale, vive e lavora a San Pietroburgo, vincitore di numerosi premi tra cui l’Innovation Prize nel 2014, per la mostra Signal, e il Sergey Kuryokhin Award nel 2010 per il miglior progetto di arte visiva</strong>. Le opere esposte alla Galleria-Museo San Fedele – tutte site specific – impongono attenzione alla materia, alla forma e al significato. Mi rivolgo a tutti coloro che non hanno confidenza con l’arte contemporanea che non sono specialisti d’arte. Mi rivolgo a tutti coloro che cercano di trovare delle espressioni, dei simboli per esprimere il significato di un mondo che sta andando verso la distruzione e per trovare linguaggi in grado di rappresentarne la vertigine dello sconforto, della sofferenza.&nbsp;<strong>Il linguaggio di Belyi mi ha convinto poichè ho ritrovato nelle sue opere ciò che generalmente vedo nelle immagini fotografiche di reporter che riprendono gli effetti della guerra, delle dittature, sulle persone sulle cose nell’aria negli spazi. Bene, Belyi allontana dal visivo reale e porta su una dimensione astratta ma assolutamente percepibile, inquietante.&nbsp;</strong></p>



<p style="font-size:16px"><em>Le bandiere della Pace</em> che piangono sbiadite dai loro colori originali – quelle che si vedono sbandierate nei cortei, sulle piazze – sono più credibili di tante fotografie di bambini mutilati, di donne piangenti, di bare, fosse, case distrutte. <strong>Non a caso il titolo dell’opera è “<em>Lament</em>” descritta come un’imponente fontana funebre, una scultura del lutto</strong>. La bandiera solennemente abbassata è vicina alla plasticità del corpo in lutto, a una postura lamentosa delle membra — spalle e testa avvolte, velate. Un lamento sgorga dalla figura incurvata. Ogni 15 minuti si aziona il congegno che fa piangere le bandiere. <strong>Il lamento di chi cerca la Pace di chi si ostina, nonostante tutto ciò che accade, a cercare nel lamento l’alternativa al lamento.</strong> Quanto sarebbe straordinario se Belyi un giorno producesse l’opera al contrario accostandola a questa: da una vasca colorata le bandiere riprendono lentamente i colori della Pace. Queste bandiere sprigionano un messaggio così forte che producono l’invito a trovare soluzioni per cancellare tristezza dolore sofferenza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/%C2%A9Tiziana-Bonomo-Mostra-The-Silences-of-Apocalypse-di-Peter-Bayli-882x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-514820" style="aspect-ratio:0.8613345630305204;width:672px;height:auto"/><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Tiziana Bonomo Mostra The Silences of Apocalypse di Peter Bayli alla Galleria San Fedele di Milano</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:16px"><strong><em>“Silence”</em>, non poteva chiamarsi diversamente, è la prima grande scultura che accoglie appena si entra in mostra, è realizzata con legni spezzati che si trasformano in una grande stella “esplosiva”.</strong> Girando intorno è necessario fare attenzione alle lunghe schegge ruvide, di un legno grezzo non lavorato, chiaro. Un albero esploso, una stella scoppiata, un falegname che raccoglie i pezzi avanzati dopo un’esplosione? Qualche ombra sul pavimento o sul muro alcune volte forma una croce. È credo casuale così come è casuale morire per una esplosione. Non a caso il titolo della mostra è “<em>I Silenzi dell’Apocalisse</em>”.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/%C2%A9Casonato-Luca-Mostra-The-Silences-of-Apocalypse-di-Peter-Belyi--1-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-514838" style="aspect-ratio:0.6669996337362235;width:593px;height:auto"/></figure>



<p style="font-size:16px">Avanzando nella mostra appare l’installazione&nbsp;<strong><em>Dialect,</em>&nbsp;collocata nella cripta della chiesa di San Fedele. Essa ricorda un libro in cui il testo sembra composto da una scrittura misteriosa, una lingua arcaica dimenticata. La straordinarietà della scrittura nasce dal fatto che è realizzata con chiodi raccolti dall’artista, alcuni estratti da assi nelle baracche del gulag di Perm, altri trovati in un palazzo abbandonato di San Pietroburgo.</strong> Non è un caso che abbia raccolto i chiodi nel gulag di Perm – nella Russia centrale – uno dei più noti campi di prigionia sovietici, attivo dal 1946 fino al 1989, celebre per aver ospitato dissidenti politici. I chiodi sono il simbolo di repressione, di tortura, di violenza. I chiodi recuperati sono piegati, arcuati, grossi, di ferro – ripuliti certamente – che sembrano formare delle lettere. Anche quelli di Cristo sono chiodi battuti dentro le carni vive di un corpo umano. <strong>Cosa si legge dunque in&nbsp;<em>Dialect</em>? Ciò che noi riusciamo a leggere con la nostra sensibilità. L’artista non spiega, non mette didascalie, lascia alla materia la capacità di trasferire il silenzio delle parole caricandole di sgomento.</strong> Questi chiodi forse una citazione a Gûnther Uecker, all&#8217; artista che aveva iniziato a utilizzare sempre più spesso i chiodi come mezzo di espressione artistica?</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9489_Casonato-Luca_LR-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-514822" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9489_Casonato-Luca_LR-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9489_Casonato-Luca_LR-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9489_Casonato-Luca_LR-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9489_Casonato-Luca_LR-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9489_Casonato-Luca_LR-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9489_Casonato-Luca_LR.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Casonato Luca Mostra The Silences of Apocalypse di Peter Belyi</em></figcaption></figure>



<p><strong>Altre opere disegnano gli spazi espositivi come&nbsp;<em>Pause,</em>&nbsp;una lama di sega appesa a un sottile filo metallico che sparge vernice tutto intorno.</strong> Una lama con un grande diametro come le tante che segano alberi, reti metalliche, cancelli. La lama trasforma l&#8217;energia del movimento in un&#8217;azione coordinata di&nbsp;incisione e sgombero&nbsp;dei detriti di qualsiasi materia essi vengano procurati. La lama così sospesa ricorda un drone, quello che roteando, come una sega, sparge fumo, nero, nubi di paura.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong><em>Return to painting</em>, un riferimento all’arte classica, una nuvola in cemento i cui raggi luminosi sono fili di ferro.&nbsp;Il riferimento all’arte classica si manifesta come una decostruzione di un soggetto religioso universale (un bagliore di cemento).</strong> L’icona della presenza invisibile dello Spirito Santo come&nbsp;energia luminosa che procede da Dio: il mistero, la fede. In quest’opera il cemento così duro sembra eliminare qualsiasi mistero e i raggi della fede sembrano essersi induriti per non lasciare più spazio a nessuna <em>trasfigurazione&nbsp;</em>ma solamente ad un’arte grigia: il riflesso di una umanità spenta<strong>.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-default"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9590_Casonato-Luca_LR-1-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-515205" style="aspect-ratio:0.6670004636068614;width:479px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9590_Casonato-Luca_LR-1-683x1024.jpg 683w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9590_Casonato-Luca_LR-1-200x300.jpg 200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9590_Casonato-Luca_LR-1-768x1151.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9590_Casonato-Luca_LR-1-1025x1536.jpg 1025w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9590_Casonato-Luca_LR-1-600x899.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9590_Casonato-Luca_LR-1.jpg 1281w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Casonato Luca Mostra The Silences of Apocalypse di Peter Belyi</em></figcaption></figure>



<p>Le sue installazioni sono intrise di reminiscenze dell’epoca sovietica, sottoposta però a una continua revisione critica.&nbsp;<strong>A differenza degli artisti d’avanguardia degli anni Venti Peter Belyi guarda non al futuro, ma al passato. La “modellazione memoriale” rilegge la storia, la decostruisce, la osserva da vicino con la consapevolezza delle sue speranze destinate al fallimento e delle sue disillusioni irreversibili</strong>. Già l’espressione “modellazione memoriale” è un ossimoro: questa pratica artistica unisce due concetti contrastanti in una combinazione impossibile. Un paradosso! una modellazione rivolta all’indietro. Il modello nell’opera di Peter Belyi si volge al passato e lo rende memoriale.&nbsp;&nbsp;Il modello viene così vissuto in modo nostalgico all’interno della sua proiezione destinata al fallimento. <strong>Mantenere Memoria: ecco il capolavoro di Beyli. Con le sue installazioni intense e immersive, Belyi ci invita a confrontarci con un silenzio profondo, che interroga il nostro presente e il senso stesso del nostro essere nel mondo. Una mostra potente e visionaria che risuona come un monito per il nostro tempo.&nbsp;</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9398_Casonato-Luca_LR-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-514823" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9398_Casonato-Luca_LR-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9398_Casonato-Luca_LR-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9398_Casonato-Luca_LR-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9398_Casonato-Luca_LR-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9398_Casonato-Luca_LR-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/SF_PB_DSC9398_Casonato-Luca_LR.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Casonato Luca Mostra The Silences of Apocalypse di Peter Belyi alla Galleria San Fedele di Milano</em></figcaption></figure>



<p>L’opera<em>&nbsp;Obscure light,</em>&nbsp;bacchette di neon bianche avvolte da gomma nera inserite su pareti totalmente nere. <strong>Seppur tragica la Memoria di Belyi, con questi materiali, con questa fisicità, sprona a cercare nuovi modelli per costruire la Pace, per ribaltare la sua installazione e strappare il nero per lasciare esplodere il bianco, la luce.</strong></p>



<p><em>153 Peter Belyi The Silences of the Apocalypse dal 25 marzo al 30 maggio 2026 Galleria San Fedele: da martedì a sabato, ore 14,00 &#8211; 18,00&nbsp;(chiuso i festivi e dal 4 al 6 aprile compresi)</em></p>



<p></p>
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		<title>La luce alla fine del giorno</title>
		<link>https://it.insideover.com/fotografia/la-luce-alla-fine-del-giorno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tiziana Bonomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 23:46:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Dolore]]></category>
		<category><![CDATA[Gallerie d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[mostra fotografica]]></category>
		<category><![CDATA[Nick Brandt]]></category>
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		<category><![CDATA[Tiziana Bonomo]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1330" height="1056" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land.jpg 1330w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-300x238.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-1024x813.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-768x610.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-600x476.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1330px) 100vw, 1330px" /></p>
<p>La luce alla fine del giorno è il titolo della nuova mostra fotografica presso Gallerie d'Italia-Torino. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/la-luce-alla-fine-del-giorno.html">La luce alla fine del giorno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1330" height="1056" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land.jpg 1330w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-300x238.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-1024x813.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-768x610.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-600x476.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1330px) 100vw, 1330px" /></p>
<p style="font-size:15px">Ricordate la canzone di Michael Jackson&nbsp;<em>Earth Song</em>&nbsp;:</p>



<p style="font-size:15px">“What about sunrise/E dell’alba che mi dici ?– What about rain /E della pioggia, che mi dici? –&nbsp;&nbsp;What about all the things that you said We were to gain/ E tutte quelle cose che dicevi che avremmo ottenuto? – Did you ever stop to notice/Ti sei mai fermato a osservare? – This crying Earth, these weeping shores? /Questa Terra che piange, queste rive in lacrime? – What have we done to the world? / Che cosa abbiamo fatto al mondo? – What about animals?/E gli animali? – We&#8217;ve turned kingdoms to dust/ Abbiamo ridotto i regni in polvere –&nbsp;&nbsp;What about us?/E noi? – What about elephants?/E gli elefanti?&#8230;.”</p>



<p style="font-size:15px">Forse per Nick Brandt è iniziato tutto da lì. Il videoclip di Earth Song di Michael Jackson girato da lui come regista. Si dice che nel 1995, mentre girava il video di &#8220;Earth Song&#8221; in Tanzania, fu sopraffatto dalla bellezza degli animali selvatici. Forse non solamente dagli animali ma anche dal testo stesso della canzone scritta da Michael Jackson nello stesso anno. Una canzone che parla del dolore che abbiamo procurato alla Terra, di una Natura che abbiamo dimenticato persino di sognare. Forse un dialogo tra due persone che si interrogano su ciò che accade e sul momento in cui abbiamo sbagliato. Forse qualcuno parla all’Umanità intera, o è l’Uomo che si rivolge a Dio?</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Elefante-che-beve-Amboseli-2007.-Ucciso-dai-bracconieri-2009-Across-the-Ravaged-Land-811x1024.jpg" alt="" class="wp-image-511215" style="width:375px;height:auto"/><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Elefante che beve, Amboseli, 2007. Ucciso dai bracconieri, 2009 (Across the Ravaged Land)</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:15px">Forse quell’esperienza ha dirottato Nick Brandt verso l’Africa, la fotografia, il desiderio di esprimere&nbsp;&nbsp;con le immagini la catastrofe a cui stiamo assistendo, una progressiva scomparsa del mondo naturale e della nostra umanità. Sull’impatto devastante delle nostre azioni sugli esseri più vulnerabili del pianeta, persone e animali. Oggi è lui con le sue immagini che parla a noi. Memorabile rimane l’immagine in Amboseli nel 2011 del ranger che tiene appoggiate sulle sue spalle le zanne di un elefante ucciso per mano di un uomo (Ranger con zanne di elefante ucciso per mano di un uomo, Amboseli, 2011 &#8211; Across the Ravaged Land). Peccato non fossero in mostra.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="770" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Fatuma-Ali-Bupa-Kenya-2020-1024x770.jpg" alt="" class="wp-image-511218" style="width:538px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Fatuma-Ali-Bupa-Kenya-2020-1024x770.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Fatuma-Ali-Bupa-Kenya-2020-300x226.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Fatuma-Ali-Bupa-Kenya-2020-768x578.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Fatuma-Ali-Bupa-Kenya-2020-1536x1155.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Fatuma-Ali-Bupa-Kenya-2020-600x451.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Fatuma-Ali-Bupa-Kenya-2020.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Fatuma, Ali and Bupa, Kenya, 2020&nbsp;</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="767" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Halima-Abdul-and-Frida-Kenya-2020-767x1024.jpg" alt="" class="wp-image-511219" style="width:429px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Halima-Abdul-and-Frida-Kenya-2020-767x1024.jpg 767w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Halima-Abdul-and-Frida-Kenya-2020-225x300.jpg 225w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Halima-Abdul-and-Frida-Kenya-2020-768x1025.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Halima-Abdul-and-Frida-Kenya-2020-1151x1536.jpg 1151w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Halima-Abdul-and-Frida-Kenya-2020-600x801.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Halima-Abdul-and-Frida-Kenya-2020.jpg 1439w" sizes="auto, (max-width: 767px) 100vw, 767px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Halima, Abdul and Frida, Kenya, 2020&nbsp;</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:15px">Già nel 2023 al festival&nbsp;<em>Visa pour l’Image</em>&nbsp;di Perpignan ero rimasta incantata dal lavoro di questo artista così come oggi nella mostra THE DAY MAY BREAK. LA LUCE ALLA FINE DEL GIORNO presso Gallerie d’Italia.</p>



<p style="font-size:15px">Forse il suo curriculum ci consente di capire come sia arrivato a realizzare fotografie così&nbsp;grandi e di grande impatto visivo. Un ragazzo inglese che dopo gli studi di pittura e cinematografia presso il Central Saint Martins College of Arts and Design&nbsp;di Londra diventa un regista di video musicali di successo, lavorando con famosi artisti come ad esempio Michael Jackson.&nbsp;Il lavoro in mostra a Torino di Nick Brandt, con la curatela di Arianna Rinaldo, si distingue per un metodo rigoroso e meticoloso: ogni capitolo è il risultato di mesi di preparazione, pianificazione e collaborazione con troupe che conoscono profondamente i territori e le comunità coinvolte. È lui il regista di sé stesso e mette in scena, animali e persone, come fossero film pubblicitari. Le scene sono&nbsp;&nbsp;perfette in ogni dettaglio. La sua comunicazione sociale si arrende alle regole stilistiche rigorose della comunicazione commerciale. Infatti seguono lunghe settimane di stampa e selezione delle immagini, in un processo volto a stabilire un dialogo diretto e profondo con lo spettatore.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Harriet-and-people-in-fog_Zimbabwe-2020-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-511222" style="width:502px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Harriet-and-people-in-fog_Zimbabwe-2020-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Harriet-and-people-in-fog_Zimbabwe-2020-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Harriet-and-people-in-fog_Zimbabwe-2020-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Harriet-and-people-in-fog_Zimbabwe-2020-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Harriet-and-people-in-fog_Zimbabwe-2020-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Harriet-and-people-in-fog_Zimbabwe-2020.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Harriet and People in Fog, Zimbabwe, 2020</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:15px">Come a Perpignan le prime due serie – diventate mondiali – sono ritratti di persone e animali vittime del degrado e della distruzione dell’ambiente. Le immagini del “primo capitolo”, “The day may break / il giorno potrebbe sorgere” (2021),  sono realizzate in Kenya e in Zimbabwe, mentre quelle del “secondo capitolo” in Bolivia (2022). Le fotografie sono state scattate in diversi santuari o aree protette per animali.  Vittime sia della distruzione del loro habitat sia del bracconaggio, la maggior parte degli animali sono sopravvissuti e non potranno più ritornare in libertà. Sono abituati alla presenza umana e quindi non si presenta il rischio che degli estranei si avvicinino a loro per essere fotografati nella stessa inquadratura. La nebbia è creata con l’aiuto di una macchina del fumo installata sul posto a simboleggiare un mondo naturale in via di scomparsa. Richiama anche il fumo degli incendi boschivi, aggravati dal cambiamento climatico, che devastano tante regioni del mondo. Sebbene abbiano perso tutto, queste persone e questi animali sono sopravvissuti. Ed è proprio qui che dovrebbe risiedere la speranza.</p>



<p style="font-size:15px">Il “terzo capitolo” “Sink Rise / Sprofondare e riemergere” (2023) è stato realizzato nell’arcipelago delle Fiji. Indubbiamente permane l’intenzione di stupire, meravigliare quasi i protagonisti fossero oggetti. Ritratti sott’acqua in pose apparentemente naturali trasferiscono un senso di triste quotidianità. Fanno parte di comunità che nei prossimi decenni perderanno terre, case e mezzi di sostentamento a causa dell’innalzamento del livello del mare.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Akessa-Looking-Down-II-Fiji-2023-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-511224" style="width:398px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Akessa-Looking-Down-II-Fiji-2023-768x1024.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Akessa-Looking-Down-II-Fiji-2023-225x300.jpg 225w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Akessa-Looking-Down-II-Fiji-2023-1152x1536.jpg 1152w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Akessa-Looking-Down-II-Fiji-2023-600x800.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Akessa-Looking-Down-II-Fiji-2023.jpg 1440w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Akessa Looking Down II, Fiji, 2023&nbsp;&nbsp;</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Joel-and-Sosi-Fiji-2023-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-511225" style="width:501px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Joel-and-Sosi-Fiji-2023-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Joel-and-Sosi-Fiji-2023-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Joel-and-Sosi-Fiji-2023-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Joel-and-Sosi-Fiji-2023-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Joel-and-Sosi-Fiji-2023-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Joel-and-Sosi-Fiji-2023.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Joel and Sosi, Fiji, 2023</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:15px">È tutto magistrale, poetico, di una raffinatezza stilistica ineccepibile.              Eppure c’è qualcosa che non torna. </p>



<p style="font-size:15px">In particolare nel capitolo conclusivo: “The Echo of Our Voices / L’eco delle nostre voci” (2024).&nbsp;&nbsp;Realizzato in Giordania, su commissione di Intesa Sanpaolo, ritrae famiglie di rifugiati siriani costrette a vivere in condizioni di sfollamento permanente.&nbsp;Le belle foto composte sono il concentrato di elementi selezionati dall’autore con notevole cura. I profughi sono diventati modelli di Vogue, lavati, ripuliti, lucidati, rivestiti con cura ed eleganza su piedistalli costruiti appositamente. Sculture senza personalità, tutti uguali nei loro abiti neri, così rigidi e impostati quasi a voler sovrastare l’imponente paesaggio giordano.&nbsp;&nbsp;</p>



<p style="font-size:15px">L’artista ha reso le persone degli oggetti per metterle in una condizione di essere osservate all’interno della fotografia. Quanto sono belle queste fotografie,&nbsp;&nbsp;applaudiamo alla bravura e capacità del fotografo e soprattutto di chi ha commissionato il lavoro: la Banca Intesa San Paolo attenta alla bella fotografia e vicina ai problemi che affliggono il nostro mondo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Ftaim-and-Family-Jordan-2024-AI-P-1.1-1024x640.jpg" alt="" class="wp-image-511227" style="width:516px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Ftaim-and-Family-Jordan-2024-AI-P-1.1-1024x640.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Ftaim-and-Family-Jordan-2024-AI-P-1.1-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Ftaim-and-Family-Jordan-2024-AI-P-1.1-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Ftaim-and-Family-Jordan-2024-AI-P-1.1-1536x960.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Ftaim-and-Family-Jordan-2024-AI-P-1.1-600x375.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Ftaim-and-Family-Jordan-2024-AI-P-1.1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Women with Sleeping Children, Jordan, 2024&nbsp;&nbsp;</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Rakan-Sisters-Jordan-2024-AI-P-1.1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-511228" style="width:525px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Rakan-Sisters-Jordan-2024-AI-P-1.1-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Rakan-Sisters-Jordan-2024-AI-P-1.1-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Rakan-Sisters-Jordan-2024-AI-P-1.1-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Rakan-Sisters-Jordan-2024-AI-P-1.1-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Rakan-Sisters-Jordan-2024-AI-P-1.1-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Rakan-Sisters-Jordan-2024-AI-P-1.1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Rakan Sister, Jordan, 2024</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:15px">Ma alla&nbsp;&nbsp;fotografia si deve aggiungere l’autenticità. Questa parte autentica degli individui – tutti disposti a dichiarare quanto sono stati fortunati ad essere considerati – non la ritrovo. È questo mondo pieno di contraddizioni che sembra essere sostenuto anche dall’invito dell’autore a ricordarci di quanto siamo privilegiati – noi che riusciamo ad essere dentro a Gallerie d’Italia – rispetto alle persone che ci sono nelle immagini. Sembra un meccanismo, per neutralizzare l’impeto&nbsp;&nbsp;ad una rivoluzione, quello di sentirsi in colpa e rimanere tranquilli a rimirare le immagini del più privilegiato di tutti , l’autore, che ha avuto la possibilità di muovere troupe e impianti per riportarci i profughi belli, puliti, profumati.</p>



<p style="font-size:15px">D’altronde cosa si può dire a Nick Brandt che nel 2010, ha addirittura co-fondato la <em>Big Life Foundation</em>, che si batte per proteggere gli animali e gli ecosistemi di una vasta area del Kenya e della Tanzania? Nulla.  </p>



<p style="font-size:15px">Se non che i profughi hanno dignità, carattere, personalità senza bisogno di voler costruire attraverso la bella fotografia la loro dignità. Mi sembrano più convincenti e toccanti le parole del famoso Gian Maria Volontè a proposito del cinema che credo calzante anche per il potere straordinario del linguaggio fotografico:</p>



<p style="font-size:15px">«<em>lo accetto un film o non lo accetto in funzione della mia concezione del cinema. E non si tratta qui di dare una definizione del cinema politico, cui non credo, perché ogni film, ogni spettacolo, è generalmente politico. Il cinema apolitico è un&#8217;invenzione dei cattivi giornalisti. lo cerco di fare film che dicano qualcosa sui meccanismi di una società come la nostra, che rispondano a una certa ricerca di un brandello di verità. Per me c&#8217;è la necessità di intendere il cinema come un mezzo di comunicazione di massa, cosi come il teatro, la televisione. Essere un attore è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere, oppure ci si rivolge verso le componenti progressive di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario fra l&#8217;arte e la vita”.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/la-luce-alla-fine-del-giorno.html">La luce alla fine del giorno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Exodos-Exit, guardare la migrazione che non vogliamo vedere</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/exodos-exit-guardare-la-migrazione-che-non-vogliamo-vedere.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tiziana Bonomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 13:53:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migration]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Without category]]></category>
		<category><![CDATA[Exodos]]></category>
		<category><![CDATA[fotoreporter]]></category>
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		<category><![CDATA[Paolo Siccardi]]></category>
		<category><![CDATA[Sud America]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2000" height="1125" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Max-Ferrero-Immagine-Exodos.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Max-Ferrero-Immagine-Exodos.jpg 2000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Max-Ferrero-Immagine-Exodos-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Max-Ferrero-Immagine-Exodos-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Max-Ferrero-Immagine-Exodos-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Max-Ferrero-Immagine-Exodos-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Max-Ferrero-Immagine-Exodos-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Max-Ferrero-Immagine-Exodos-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></p>
<p> Una grande mostra itinerante per aprire gli occhi sulla realtà della migrazione, che riguarda tutti anche se non vogliamo vederla.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2000" height="1125" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Max-Ferrero-Immagine-Exodos.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Max-Ferrero-Immagine-Exodos.jpg 2000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Max-Ferrero-Immagine-Exodos-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Max-Ferrero-Immagine-Exodos-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Max-Ferrero-Immagine-Exodos-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Max-Ferrero-Immagine-Exodos-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Max-Ferrero-Immagine-Exodos-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Max-Ferrero-Immagine-Exodos-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></p>
<p>In Italia i primi flussi migratori iniziano negli anni Settanta. La pancia calda dell’Italia ospitava, tra indulgenza e fastidio, manodopera a buon mercato soprattutto per lavori umili che iniziavano a scarseggiare. Si aggiungono ai tanti dialetti italiani nuove lingue a formare un ventaglio di suoni indecifrabili.</p>



<p>La società italiana, alla fine del secolo scorso, gode ancora di buona salute: la borghesia avanza, gli studenti aumentano, gli operai acquistano diritti, i migranti lentamente si inseriscono nelle nostre case. L’Italia si scopre avvolta dai miti del successo e del capitalismo, da politici che giocano a fare le star hollywoodiane, dal desiderio diffuso di viaggiare verso mete esotiche. <strong>Ma è soprattutto l’esotico che arriva a casa nostra con la Grande Migrazione del 2011 legata al periodo delle Primavere Arabe nel Nord dell’Africa.</strong> Da allora ci siamo talmente abituati alla tragedia dei migranti, in tutte le sue sfumature, da viverla come un dato di fatto, come parte del nostro paesaggio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/026_Mauro-Ujetto_0806-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-507550" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/026_Mauro-Ujetto_0806-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/026_Mauro-Ujetto_0806-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/026_Mauro-Ujetto_0806-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/026_Mauro-Ujetto_0806-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/026_Mauro-Ujetto_0806-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/026_Mauro-Ujetto_0806.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">©Mauro Ujetto <em>OULX, Italy 03/10/2023 Migrants walk dangerously along the state road to France when buses end the service. On March 10th, 2023, a significant number of migrants, mainly from sub-Saharan Africa, attempted to cross from Italy to France through the mountain forests in order to escape the French border police (PAF).</em><br></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/003_Paolo-Siccardi_MG_5742-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-507551" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/003_Paolo-Siccardi_MG_5742-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/003_Paolo-Siccardi_MG_5742-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/003_Paolo-Siccardi_MG_5742-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/003_Paolo-Siccardi_MG_5742-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/003_Paolo-Siccardi_MG_5742-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/003_Paolo-Siccardi_MG_5742.jpg 2000w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Paolo Siccardi South Sudan, 2022 – Profughi di etnia Dinca in fuga da Bor per risalire sui barconi il Nilo Bianco per raggiungere il nord Africa</em></figcaption></figure>



<p>Ben venga una mostra come <strong>“EXODOS&#8221;</strong>, popoli in cammino per ricordarci cos’è la migrazione, chi è il migrante. Volti, sorrisi, pianti, bambini, filo spinato, abbracci, stanchezza, barche sfasciate, binari ferroviari, battigie, disperazione, poliziotti, divieti, treni. <strong>Circa settanta immagini sulla migrazione.</strong></p>



<p>Ci muoviamo nella mostra con loro. Scopriamo una tappa di questa esposizione itinerante ad Alessandria, dopo il successo ottenuto a Novara nel mese di novembre, e che nasce dalla collaborazione tra l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte e l’Università del Piemonte Orientale. <strong>I migranti ci svelano, attraverso le foto dei fotoreporter, il calvario per arrivare in Italia e quanto accade nei nostri confini,</strong> da Lampedusa a Trieste alla Val Susa a Ventimiglia. Un invito a ricordare, a rendere consapevoli in particolare i giovani, della migrazione. Esodo questa è la storia fotografica di un popolo in cammino.  </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Stefano-Stranges_040-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-507552"/><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Stefano Stranges Campo profugo turco di Bab Al Salam per profughi fuggiti dalla guerra in Siria</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/005_Renata-Busettini_2637-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-507553" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/005_Renata-Busettini_2637-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/005_Renata-Busettini_2637-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/005_Renata-Busettini_2637-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/005_Renata-Busettini_2637-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/005_Renata-Busettini_2637-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/005_Renata-Busettini_2637.jpg 2000w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Renata Busettini -Tijuana (Messico) Mary Aguilar è stata deportata in Messico dopo sette anni di permanenza negli Stati Uniti. A Tijuana ha incontrato Jesus e con lui spera di ritornare, un giorno, in California.</em></figcaption></figure>



<p>Una domanda inquieta: <strong>abbiamo dunque bisogno di una mostra come questa  per ravvivare la memoria di qualcosa che avviene tutti i giorni?</strong> Morti nel Mediterraneo, bambini orfani senza genitori, mendicanti migranti sotto i portici delle città, nelle stazioni, sui social. Quirico ha partecipato al convegno inaugurale incalzando : “Da 15 anni, 15 anni! E tutto è tragicamente immobile: le parole le promesse le accuse le bugie i silenzi le ipocrisie e i migranti. Un popolo senza nome e bandiere che cammina attraversa i mari e i deserti. E muore.”. La migrazione non la vogliamo integrare nella nostra fragile, ipocrita ‘’civiltà’’: eppure sappiamo! Contiamo i morti. Conosciamo le rotte. Dalla Siria attraversano il confine con la Turchia e da lì si dirigono prima in Grecia, poi in Macedonia, e poi cercano di risalire verso la Germania attraverso la Croazia, la Serbia, la Slovenia, l’Austria, l’Ungheria. Oppure dalla Libia e dalla tunisia salpano su caravelle marce e sbarcano in Italia (quando riescono ad arrivare) per poi dirigersi spesso verso il nord Europa, oppure in Francia e ancora in Inghilterra. Altri confini, altre umiliazioni, altri rifiuti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/055_Paolo-Siccardi-SYNC-Dicembre-2015-Idomeni-Grecia-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-507555" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/055_Paolo-Siccardi-SYNC-Dicembre-2015-Idomeni-Grecia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/055_Paolo-Siccardi-SYNC-Dicembre-2015-Idomeni-Grecia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/055_Paolo-Siccardi-SYNC-Dicembre-2015-Idomeni-Grecia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/055_Paolo-Siccardi-SYNC-Dicembre-2015-Idomeni-Grecia-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/055_Paolo-Siccardi-SYNC-Dicembre-2015-Idomeni-Grecia-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/055_Paolo-Siccardi-SYNC-Dicembre-2015-Idomeni-Grecia.jpg 2000w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Paolo Siccardi Idomeni (Grecia), 2015, la rete metallica costruita dalla Repubblica di Macedonia fa da spartiacque e divide la frontiera con la Grecia con un lungo reticolato</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/057_Mauro-Donato-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-507556" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/057_Mauro-Donato-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/057_Mauro-Donato-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/057_Mauro-Donato-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/057_Mauro-Donato-1-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/057_Mauro-Donato-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/057_Mauro-Donato-1.jpg 2000w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Mauro Donato&nbsp;Agosto 2015 Calais (Francia) Scontri tra la Gendarmerie e i migranti nella “Giungla”</em></figcaption></figure>



<p>Chiedo a <strong>Paolo Siccardi</strong>, fotoreporter, di raccontarmi la sua esperienza di narratore per immagini dell’esodo. “Sono tredici i fotoreporter coinvolti in “Exodos-Exit” quasi tutti torinesi o che vivono a Torino : Marco Alpozzi, Renata Busettini, Simona Carnino, Mauro Donato, Max Ferrero, Mirko Isaia, Giulio Lapone, Matteo Montaldo, Giorgio Perottino, Andreja Restek, Paolo Siccardi, Stefano Stranges, Mauro Ujetto. Il progetto nacque nel 2017 da un’idea dell’Associazione degli ex allievi del Master di Giornalismo Giorgio Bocca di Torino, sostenuta dalla Regione Piemonte e presentato per la prima volta a Torino, nello spazio della Regione di Piazza Castello. <strong>Da allora quella esposizione iniziale si è messa in cammino, è diventata itinerante,</strong> si è riproposta in molte città, sempre arricchendosi,  documentando nuove realtà di una tragedia che muta, si moltiplica, cambia protagonisti e dolore. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/010_Marco-Alpozzi-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-507557" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/010_Marco-Alpozzi-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/010_Marco-Alpozzi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/010_Marco-Alpozzi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/010_Marco-Alpozzi-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/010_Marco-Alpozzi-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/010_Marco-Alpozzi.jpg 2000w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©LaPresse &#8211; Marco Alpozzi September 01, 2015 Mediterranean Sea ( Italy)<br>Nave Comandante Cigala Fulgosi &#8211; P490 Operation &#8220;Mare Sicuro&#8221;</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/011_Marco-Alpozzi-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-507558" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/011_Marco-Alpozzi-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/011_Marco-Alpozzi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/011_Marco-Alpozzi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/011_Marco-Alpozzi-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/011_Marco-Alpozzi-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/011_Marco-Alpozzi.jpg 2000w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©LaPresse &#8211; Marco Alpozzi September 01, 2015 Mediterranean Sea ( Italy)<br>Nave Comandante Cigala Fulgosi &#8211; P490 Operation &#8220;Mare Sicuro&#8221;</em></figcaption></figure>



<p>Le immagini esposte nel 2017 erano state scattate prevalentemente un paio di anni prima. Oggi la mostra ha una parte storica – quella dedicata alla <em>Western Balcan Route</em> – a cui nel 2024, grazie all’Ordine dei giornalisti, è stata aggiunta una parte che racconta le più recenti migrazioni in una sezione intitolata ‘’origini’’, i luoghi  da dove partono  i migranti. Ad esempio <strong>sono state inserite  fotografie di Simona Carnino del Sudamerica, le mie in Sud Sudan e di altri colleghi in New Messico. </strong>Anche in Senegal con una scena tratta dal film <em>Io Capitano</em>. Come fotogiornalista lavoro da 25 anni sempre e solo per Famiglia Cristiana. Il convegno inaugurale ad Alessandria aveva lo scopo di intrecciare l’urgenza della cronaca, grazie ai reportages dei fotografi, con la profondità della ricerca scientifica di personalità come Telmo Pievani, biologo e il rettore Upo Menico Rizzi.”</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/008_Simona-Carnino_24.07.24-SC-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-507559" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/008_Simona-Carnino_24.07.24-SC-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/008_Simona-Carnino_24.07.24-SC-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/008_Simona-Carnino_24.07.24-SC-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/008_Simona-Carnino_24.07.24-SC-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/008_Simona-Carnino_24.07.24-SC-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/008_Simona-Carnino_24.07.24-SC.jpg 2000w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Simona Carnino Luglio 2024 El Paraíso, Honduras &#8211; Decine di famiglie cenano all&#8217;interno del Centro di accoglienza temporanea per migranti &#8220;Alivio del Sufrimiento&#8221; dove trascorrono la notte prima di riprendere il viaggio verso gli Stati Uniti</em></figcaption></figure>



<p>I 13 fotografi, noti tutti a livello internazionale,  usano prevalentemente il colore a sottolineare l’intensità e la drammaticità della realtà. L’anno segnato nelle didascalie scandisce una realtà sconfortante: la vita dei migranti nel 2015, ’16, ’17, ’18,’19 &#8230;..’26 purtroppo è sempre la stessa. Dura mesi se non anni. L’estenuante viaggio interrotto e ripreso mille volte per mancanza di soldi, per rifiuti alle frontiere, per incarcerazioni, per fame, per dover affrontare migliaia di chilometri. Le immagini di Marco Alpozzi nel Mar Mediterraneo sono impregnate di paura, tristezza, speranza. Come le fotografie di Mauro Donato e Max Ferrero restituiscono gli scontri con le polizie custodi di muri inviolabili. Come la rete metallica fissata dagli scatti di Siccardi che segna visivamente il rifiuto. Simona Carnino e Renata Busettini scandiscono  la disperazione, i pianti, la fatica in Sud America. Allora non parliamo più. <strong>Ascoltiamo il silenzio. Guardiamo le immagini. Impregniamoci di quella sofferenza.</strong> Apriamo i nostri cuori. Allarghiamo le braccia. Accogliamo. La guerra insieme ai migranti busserà con sempre più rumore alla nostra porta e noi che parliamo, senza essere attrezzati ad affrontare le catastrofi, non sapremo più cosa fare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Giorgio-Perottino_025-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-507560"/><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Giorgio Perottino A migrant walks with his family under heavy rain through the fields near Tabanovce, Makedonia, trying to reach the Serbian border in Presevo, throughout the so called no man&#8217;s land between Makedonia and Serbia, October 20, 2015. <br>&#8216;New Way New Life&#8217; is a photographic documentation of the journey conditions of refugees crossing Greece, Makedonia FYROM and Serbia escaping from war conditions in their homelands. The reportage has been shot across Balkans during an assignment for Italian NGO NutriAid, specialized in children malnutrition.</em></figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/exodos-exit-guardare-la-migrazione-che-non-vogliamo-vedere.html">Exodos-Exit, guardare la migrazione che non vogliamo vedere</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Franco Zecchin: il fotografo italiano che incanta l&#8217;Olanda</title>
		<link>https://it.insideover.com/fotografia/franco-zecchin-il-fotografo-italiano-che-incanta-lolanda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tiziana Bonomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jan 2026 14:15:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[fotoreportage]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Zecchin]]></category>
		<category><![CDATA[Maastricht]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=501589</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="807" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/14307_30.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/14307_30.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/14307_30-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/14307_30-1024x689.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/14307_30-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/14307_30-600x404.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Al Fotomuseum aan het Vrijthof di Maastricht una mostra del fotoreporter italiano Franco Zecchin intervistato da Tiziana Bonomo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/franco-zecchin-il-fotografo-italiano-che-incanta-lolanda.html">Franco Zecchin: il fotografo italiano che incanta l&#8217;Olanda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="807" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/14307_30.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/14307_30.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/14307_30-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/14307_30-1024x689.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/14307_30-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/14307_30-600x404.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Nel week-end a Maastricht non mi aspettavo di vedere al <em>Fotomuseum aan het Vrijthof</em> una mostra del fotoreporter italiano <strong>Franco Zecchin</strong> iniziata il 27 settembre 2025 con chiusura il 25 gennaio 2026. Zecchin è tra i maestri della fotografia italiana. Se pur nato a Milano nel 1953, si trasferisce a Palermo nel 1975, dove diventa fotografo professionista, collaborando con il quotidiano <em>“L’Ora” </em>dove conosce Letizia Battaglia. Lavora sulla mafia, la corruzione politica e le condizioni sociali in Sicilia. Ed è proprio, con Letizia Battaglia, che nel 1977 crea il primo Centro Culturale per la Fotografia situato nel Sud Italia e, nel 1980, è tra i fondatori del Centro di Documentazione contro la Mafia <em>“Giuseppe Impastato”</em>.</p>



<p><strong><em>Life in Sicily</em></strong>&nbsp;è infatti il titolo della mostra a Maastricht. È una esposizione&nbsp;di cinquanta fotografie iconiche in bianco e nero di medio formato, di forte impatto scattate tra il 1975 e il 1994, nel turbolento periodo in cui la Sicilia era dominata dalla cronaca dei morti ammazzati per mafia, corruzione politica e misteriosi intrighi. Nelle sue foto sconvolge la contrapposizione tra una sensazione di inerzia, rassegnazione, complicità e un’altra invece di allegria quella ingenua dei bambini, delle feste paesane in un clima sociale impastato di morte, di povertà.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="688" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/8588_3-1024x688.jpg" alt="" class="wp-image-501592" style="width:598px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/8588_3-1024x688.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/8588_3-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/8588_3-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/8588_3-600x403.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/8588_3.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Benedetto Grado&#8217;s wife and daughters at the scene of his murder. The family was already mourning the son Antonio’s murder. Palermo, November 15th, 1983.</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/5324_19a-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-501593" style="width:608px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/5324_19a-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/5324_19a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/5324_19a-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/5324_19a-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/5324_19a.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Palermo, 1980. The &#8220;LAPA&#8221;: a popular and family car.</em></figcaption></figure>



<p><em>Chiedo a Zecchin che cosa possono capire gli olandesi e che tipo di reazione hanno di fronte a queste immagini.</em></p>



<p>Grazie anche al fatto che ho trovato un giornalista che si occupa dell’ufficio stampa la mostra ha avuto una copertura mediatica altissima con oltre quaranta articoli su testate significative. C’è evidentemente un interesse particolare riguardo a questo tema.&nbsp;Inoltre Il direttore del Museo ha voluto abbinare alla mia mostra quella di un altro fotografo olandese Nico Koster, che ha fotografato cose più spettacolari negli stessi anni come ad esempio quelle del celebre momento di pace di John Lennon e Yoko Ono durante il loro leggendario “Bed-In for Peace” ad Amsterdam nel 1969.&nbsp;&nbsp; I titoli “Life in Sicily” e “Appel en Lennon” convivono nello stesso periodo e l’abbinamento sembra funzionare.                                                                                                  Gli olandesi dimostrano interesse verso la mia mostra e forse scoprono ora le ramificazioni e le influenze della mafia anche nel loro paese. D’altronde la mafia investe dove trova terreno fertile sia per questioni di immigrazione ma anche per il mercato finanziario o dove trova delle fessure nella regolamentazione in cui riesce ad infilarsi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="689" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/3618_24a-689x1024.jpg" alt="" class="wp-image-501594" style="width:404px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/3618_24a-689x1024.jpg 689w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/3618_24a-202x300.jpg 202w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/3618_24a-768x1141.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/3618_24a-600x891.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/3618_24a.jpg 808w" sizes="auto, (max-width: 689px) 100vw, 689px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Palermo 1978. The kiss.</em></figcaption></figure>



<p>In ogni caso il lavoro di fotoreportage fatto in quegli anni lì, in Sicilia, oggi sarebbe&nbsp;&nbsp;irripetibile. Una ragione è riferita alla violenza della mafia in quegli anni : c’erano più di 100 morti all’anno. Oggi sono diminuiti e si è passati alla cosidetta lupara bianca. Un’altra ragione è che non esiste più la possibilità di fotografare in quel modo. Con le tecniche investigative di oggi non è più possibile avvicinarsi così tanto agli omicidi. Il terrreno intorno alla vittima deve essere da qualsiasi contaminazione soprattutto dopo il delitto. Sulla scena ci sono solo esperti della scientifica per impedire che qualsiasi traccia esterna possa contaminare la situazione. Oggi il modo per illustrare questi fenomeni è decisamente cambiato. La mia documentazione ha un valore storico che serve non solo a rinfrescare la memoria ma a rendere visibile quel fenomeno della mafia che continua a esistere. C’è interesse a vederla e a gennaio seguirà poi la mostra di Letizia Battaglia.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;Mi ha stupito il modo in cui questa mostra è stata recepita e continua ad essere visitata con affluenza di pubblico anche se il museo si trova nel centro della città in una posizione strategica anche rispetto ai paesi limitrofi come il Belgio e la Germania.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/RIDOTTA-IMG_5640-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-501596" style="width:593px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/RIDOTTA-IMG_5640-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/RIDOTTA-IMG_5640-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/RIDOTTA-IMG_5640-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/RIDOTTA-IMG_5640-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/RIDOTTA-IMG_5640-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/RIDOTTA-IMG_5640.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><em>Chiedo anche com’è stato quel tempo con Letizia Battaglia e cosa avete condiviso il dolore o il coraggio della testimonianza?</em></p>



<p>Non mi piace dare una visione tragica. Noi abbiamo condiviso la passione per la fotografia, per il teatro, l’impegno sociale e molto altro. Eviterei queste formule drammatiche. Insieme abbiamo realizzato&nbsp;<em>Grandevù grandezze e bassezze della città Palermo,&nbsp;</em>nel&nbsp;1986, una rivista mensile di cultura e impegno civile dedicata a Palermo.&nbsp;La rivista venne concepita non solo come spazio di informazione, ma come piattaforma culturale: affrontava temi sociali, politici, ambientali, urbani &#8230;. insomma la&nbsp;“realtà complessa” di Palermo. Un mensile durato due anni al quale collaboravano diverse persone scrittori, fumettisti, fotografi,<em>&nbsp;</em>un pò satirico ma anche una creazione per la parte intellettuale palermitana. Era per noi e per gli altri fotografi una dimensione di libertà.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Forse il senso di drammaticità era insito di più in Letizia che ha subito una profonda delusione politica. Ricordiamoci che quando lei è entrata nella giunta Orlando ha dovuto abbandonare il suo mestiere di fotografa giornalista.                       Si è dedicata molto al suo ruolo di assessore pensando di poter modificare e di migliorare i quartieri più degradati trovando anche una grande gratificazione. Quando si è candidata alle liste europee si è trovata di fronte alle tresche e al potere mafioso senza poter far nulla. Lei ha messo di più nel suo racconto la dimensione drammatica e frustrante.&nbsp;Il momento della strage di Borsellino e la dichiarazione di Antonino Caponnetto – magistrato che negli anni Ottanta guidò il “pool antimafia” – dopo aver visto la salma di Borsellino, profondamente scosso, disse davanti alle telecamere:&nbsp;&#8220;È finito tutto!&#8221; Quella fu una frase che restituì sconforto immediato.&nbsp;Questa espressione di disperazione e sgomento naturalmente avvenne per la tragicità dovuta al momento. A caldo era terribile quello che era successo.                      La differenza con Letizia forse risiede nel fatto che io sono milanese di origine e vivo le situazioni in maniera più analitica mentre Letizia in modo più passionale.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="670" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IMG_5684-1024x670.jpeg" alt="" class="wp-image-501601" style="width:615px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IMG_5684-1024x670.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IMG_5684-300x196.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IMG_5684-768x502.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IMG_5684-1536x1005.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IMG_5684-600x393.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IMG_5684.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Dal libro Franco Zecchin Continente Sicilia edito da Postcart</em></figcaption></figure>



<p><em>Tu sei considerato uno dei più importanti cronisti visivi dell’epoca sanguinosa della mafia siciliana, fai vedere una Sicilia piegata alla mafia alla criminalità ma non solo. Mostri il lato povero di quegli anni così come l’aspetto religioso fortemente connesso alla povertà. Cosa ti contraddistingue rispetto a fotografi diventati famosi come te vedi Scianna, Leone e altri?&nbsp;</em></p>



<p>L’unico grande fotografo al quale riconosco una grande qualità innovativa è Enzo Sellerio sia per il periodo in cui ha fotografato che per la sua eleganza. È il migliore riferimento possibile.&nbsp;</p>



<p><em>Tengo a ricordare che Enzo Sellerio, oltre ad essere editore, con le sue fotografie, in gran parte in bianco e nero, ha raccontato la Sicilia e in particolare la sua Palermo nel dopoguerra, durante il boom economico, offrendo un ritratto realistico e umano della vita quotidiana, delle trasformazioni sociali, delle contraddizioni dell’isola.</em></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="550" height="739" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/i__id550_mw600__1x.jpg" alt="" class="wp-image-501602" style="width:298px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/i__id550_mw600__1x.jpg 550w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/i__id550_mw600__1x-223x300.jpg 223w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></figure>



<p>Nel libro&nbsp;<em>Continente Sicilia</em>&nbsp;, edito da Postcart, ho scritto un testo per me importante che racconta sia l’esperienza con Letizia in quegli anni e quello che ho voluto accontare della Sicilia. La mafia ha condizionato la vita di quel periodo ma la mia idea non è stata solamente quella di osservare la mafia. La mia intenzione è sempre stata quella di mostrare un insieme della Sicilia e di fare un’analisi sociale. C’è questa dimensione in cui la mia esperienza e il mio vissuto è di una Sicilia che non è fissata su certi stereotipi che ritengo controproducenti. C’è una critica velata al lavoro di altri fotografi che mostra una Sicilia che si riflette in questi cliché di una cultura rassegnata al silenzio all’oppressione. Per me invece è quello di mostrare una contemporaneità che è un insieme di mafia, di antimafia, di feste, di una vita sociale dove tutto è collegato. Molte di quelle fotografie sono state fatte nell’esercizio di un fotogiornalismo e quindi una restituzione di una visione privilegiata di un fotografo che lavora nel campo giornalistico che ha la possibilità di avere un accesso a diversi strati sociali: dalla miss, allo sciopero, alla riunione dei bancari etc&#8230;&nbsp;&nbsp;un tipo di sguardo abbastanza raro. In redazione noi fotografi seguivamo tutto, non solamente la cronaca ma anche la partita di pallone la domenica! Per me la dimensione sociale e politica è primordiale.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;La prima della sala della mostra si apre con un paper wall sulla “Sagra della sardina” a Mazzara del Vallo e da questa dimensione popolare di festa di condivisione, di partecipazione, di messa in scena che c’è anche la messa in scena del fotografo del modo in cui mi rapporto agli altri.</p>



<p><em>E l’immagine delle tre donne di fronte al morto ammazzato?&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Le&nbsp;</em>tre donne sono vestite a lutto perché otto mesi prima fu ammazzato il figlio implicato nella mafia locale. In quell’immagine le protagoniste sono le donne che si ritrovano ad assistere. È un elemento importante anche quello di riprendere una soluzione individuale piuttosto che collettiva come nel caso delle feste. Considero la fotografia come qualcosa che si attualizza continuamente. Nel museo di Maastricht ho fatto un allestimento in funzione dello spazio e una sequenza e una dimensione delle stampe con un percorso visivo che si svolge in funzione dello spazio. Quando dico che si attualizza e che ogni forma di restituzione può portare a una variazione del percepito. L’idea è quella di consolidare una memoria collettiva di cosa abbiamo vissuto in quegli anni.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IMG_5692-1024x999.jpeg" alt="" class="wp-image-501591" style="width:368px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IMG_5692-1024x999.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IMG_5692-300x293.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IMG_5692-768x749.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IMG_5692-1536x1498.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IMG_5692-600x585.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IMG_5692.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><em>Mentre l’immagine icona della mostra e del suo manifesto?</em></p>



<p>È stata scelta dal direttore del Museo Erik de Jong che arriva dal teatro con la percezione di una dimensione scenografica. Va un pò controcorrente al clichè della drammaticità della Sicilia. Piace.                                                                                                      Piace molto anche a me.</p>



<p><strong>Breve info su Franco Zecchin</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/190219-10565-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-501597" style="width:218px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/190219-10565-683x1024.jpg 683w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/190219-10565-200x300.jpg 200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/190219-10565-768x1152.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/190219-10565-600x900.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/190219-10565.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption">Franco Zecchin</figcaption></figure>



<p>A Palermo fa teatro e realizza un film all’interno dell’ospedale psichiatrico della città. Nel 1988 diventa membro&nbsp;<em>“nominé”</em>&nbsp;dell’agenzia Magnum. Tra il 1989 e il 1991 conduce un’inchiesta fotografica sui rapporti tra inquinamento industriale e salute pubblica in Slesia (Polonia). Nel 1991 inizia una ricerca sul nomadismo e l’uso delle risorse ambientali lavorando su una decina di società in diverse parti del mondo. Oggi vive e lavora a Marsiglia dove, insieme alle attività di formazione alla fotografia, continua a esplorare il rapporto tra territorio e pratiche sociali. Le sue foto fanno parte delle collezioni dell’<em>International Museum of Photography</em>&nbsp;di Rochester, del&nbsp;<em>MOMA</em>&nbsp;di New York e della&nbsp;<em>Maison Européenne</em>&nbsp;<em>de la Photographie</em>&nbsp;a Parigi.</p>
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		<title>Paris Photo, perché tutti vogliono esserci</title>
		<link>https://it.insideover.com/fotografia/paris-photo-perche-tutti-vogliono-esserci.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tiziana Bonomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2025 05:39:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[artisti]]></category>
		<category><![CDATA[Evento internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera di fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Grand Palais]]></category>
		<category><![CDATA[mostra fotografica]]></category>
		<category><![CDATA[Paris Photo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/2-%C2%A9Martin-Munkasci-Lucile-Brokaw-Harpers-Bazaar-Harpers-Bazaar-dicembre-December-decembre-1933.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/2-%C2%A9Martin-Munkasci-Lucile-Brokaw-Harpers-Bazaar-Harpers-Bazaar-dicembre-December-decembre-1933.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/2-%C2%A9Martin-Munkasci-Lucile-Brokaw-Harpers-Bazaar-Harpers-Bazaar-dicembre-December-decembre-1933-240x300.jpeg 240w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/2-%C2%A9Martin-Munkasci-Lucile-Brokaw-Harpers-Bazaar-Harpers-Bazaar-dicembre-December-decembre-1933-819x1024.jpeg 819w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/2-%C2%A9Martin-Munkasci-Lucile-Brokaw-Harpers-Bazaar-Harpers-Bazaar-dicembre-December-decembre-1933-768x960.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/2-%C2%A9Martin-Munkasci-Lucile-Brokaw-Harpers-Bazaar-Harpers-Bazaar-dicembre-December-decembre-1933-600x750.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p> La fiera di fotografia più conosciuta in Europa, forse la più famosa al mondo, per il secondo anno si è svolta nell’accogliente Grand Palais.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/paris-photo-perche-tutti-vogliono-esserci.html">Paris Photo, perché tutti vogliono esserci</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/2-%C2%A9Martin-Munkasci-Lucile-Brokaw-Harpers-Bazaar-Harpers-Bazaar-dicembre-December-decembre-1933.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/2-%C2%A9Martin-Munkasci-Lucile-Brokaw-Harpers-Bazaar-Harpers-Bazaar-dicembre-December-decembre-1933.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/2-%C2%A9Martin-Munkasci-Lucile-Brokaw-Harpers-Bazaar-Harpers-Bazaar-dicembre-December-decembre-1933-240x300.jpeg 240w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/2-%C2%A9Martin-Munkasci-Lucile-Brokaw-Harpers-Bazaar-Harpers-Bazaar-dicembre-December-decembre-1933-819x1024.jpeg 819w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/2-%C2%A9Martin-Munkasci-Lucile-Brokaw-Harpers-Bazaar-Harpers-Bazaar-dicembre-December-decembre-1933-768x960.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/2-%C2%A9Martin-Munkasci-Lucile-Brokaw-Harpers-Bazaar-Harpers-Bazaar-dicembre-December-decembre-1933-600x750.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><strong>Paris Photo: esserci è un evento, sempre, ogni anno</strong>. La fiera di fotografia più conosciuta in Europa e credo la più famosa al mondo. Francesi, italiani e tanti, americani, giapponesi, neozelandesi, australiani, tedeschi, inglesi, sudamericani, africani, belgi, sudanesi. Paris Photo con un menu di fotografie delle gallerie, degli editori, dei premi, delle mostre, dei collezionisti da stordire chiunque anche il più preparato, colto, appassionato intenditore. <strong>Per il secondo anno Paris Photo ha esibito la sua lista nell’accogliente Grand Palais</strong> rinnovato dopo anni di febbrili lavori. Uno spazio ampio, bello, funzionale che merito alle organizzatrici, curatrici a tutti fa sentire bene anche quando i corridoi si riempiono di tanta gente. Tanta gente di tutti i tipi, di tante nazioni, di diverse età, vip e non, acquirenti, curiosi, fotografi, amatori, appassionati, amici di amici, genitori e figli, lettori e spettatori.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Paris-Photo-al-Grand-Palais-2025_3-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-494340" style="width:441px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Paris-Photo-al-Grand-Palais-2025_3-768x1024.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Paris-Photo-al-Grand-Palais-2025_3-225x300.jpeg 225w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Paris-Photo-al-Grand-Palais-2025_3-1152x1536.jpeg 1152w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Paris-Photo-al-Grand-Palais-2025_3-600x800.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Paris-Photo-al-Grand-Palais-2025_3.jpeg 1440w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Valentina</em> <em>/ In visita a Paris Photo</em></figcaption></figure>



<p>La direttrice <strong>Florence Bourgeois</strong> è orgogliosa di aver ben gestito i diversi settori – come quello di Voices, di Émergence, degli editori –&nbsp;&nbsp;tra i due piani a disposizione ma soprattutto di aver coinvolto <strong>Devika Singh</strong>, storica dell’arte docente universitaria all’Institut Courtauld di Londra e Nadine Wietlisbach, direttrice del Fotomuseo Winterthur in Svizzera che hanno saputo portare delle proposte inusuali grazie anche a gallerie che non hanno mai partecipato a Paris Photo come alcune venute dal Cairo, da Nuova Delhi o ancora da Dubai.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/2-guardando-%C2%A9-Martin-Parr-1024x659.jpg" alt="" class="wp-image-494353" style="width:506px;height:auto"/><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Valentina</em> <em>/ In visita a Paris Photo</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="963" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/2-1024x963.jpg" alt="" class="wp-image-494352" style="width:497px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/2-1024x963.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/2-300x282.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/2-768x722.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/2-1536x1444.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/2-600x564.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/2.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©William Klein Smoke +v</em>e<em>ilx3, Paris, 1958 / Howard Greenberg Gallery</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/%C2%A9Erwin-Olaf--1024x623.jpeg" alt="" class="wp-image-494367" style="width:510px;height:auto"/><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Erwin Olaf</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/%C2%A9Ishiuchi-Miyako-1024x568.jpeg" alt="" class="wp-image-494355" style="width:518px;height:auto"/><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Ishiuchi Miyako</em></figcaption></figure>



<p>Un ampio spazio è stato dedicato ad una mostra sull’America Latina, mai realizzata in una tale dimensione, della collezionista newyorchese <strong>Estrellita B. Brodsky</strong> – lei stessa originaria sud americana – intitolata “The last photo”. Una sessantina di opere dagli anni ’40 ai giorni nostri con autori di fama internazionale come Fernell Franco, Vik Muniz, Leo Matiz ma anche figure della nuova generazione. Florence Bourgeois sostiene che attraverso i progetti che scandiscono il percorso Principale delle gallerie l’intenzione è quella di mostrare che la fotografia non si limita alle edizioni. Più vivo che mai il media fotografico si rinnova costantemente prendendo forme diverse e sempre più sorprendenti: installazioni, video e opere ibride che mescolano diversi media.&nbsp;&nbsp;<strong>Nell’incessante guardare, osservare, leggere didascalie alcuni nomi confortano la conoscenza come Joseph Koudelka, Gordon Parks, Saul Leiter, Julia Margaret Cameron,Helen Levitt, Ishiuchi Miyako,&nbsp;Erwin Olaf, Irving Penn,&nbsp;Robert Frank, Zanele Humoli, Bill Brandt, Edouard Boubat, Paul Graham, Man Ray.</strong>&nbsp;Sono nomi di autori e di progetti che creano un intervallo visivo e mentale poiché sedimentati nella nostra memoria.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/%C2%A9Robert-Frank-NY-undated-Zander-Galerie-914x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-494362" style="width:426px;height:auto"/><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Robert Frank New York, undated / Zander Galerie</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/%C2%A9Maria-Aurelia-Reise-Masks-From-the-series-Passengers-of-Tim-1-697x1024.jpeg" alt="L'immagine è di ©Martin Munkasci Lucile Brokaw, “Harper’s Bazaar” /  dicembre 1933 / Galleria Paci" class="wp-image-494376" style="width:376px;height:auto"/><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Maria Aurelia Reise Masks From the series Passengers of Tim</em> / <em>Roland Belgrave Gallery</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/%C2%A9Zanele-Muholi-Mlingana-V-District-Six-Cape-Town-2025Yancey-Richardson-Gallery-757x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-494365" style="width:431px;height:auto"/></figure>



<p><em>©Zanele Muholi Mlingana V, District Six, Cape Town, 2025/Yancey Richardson Gallery</em></p>



<p>Poi al nostro sguardo si aprono immagini nuove. Alcune poetiche come quelle di Sayuri Ishida, Maria Aurelia Reise altre concettuali come quelle di Martha Le Parc o Marisa Gonzales, altre ancora sulla memoria come quelle di Sophie Ristelhueber o sull’identità di Baud Postma, di paesaggio di Mehdi-Georges Lahlou, Jorma Puranen, o quelle sulla famiglia di Nhu Xuan Hua o altre come Sabiha Cimen, Helen Chadwick e ancora di più.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/1-%C2%A9-Sayuri-Ishida-3-793x1024.jpg" alt="" class="wp-image-494374" style="width:413px;height:auto"/><figcaption class="wp-element-caption"><em>© Sayuri Ishida</em> / <em>Ibasho Gallery</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="894" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_5023-1-894x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-494372" style="width:432px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_5023-1-894x1024.jpeg 894w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_5023-1-262x300.jpeg 262w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_5023-1-768x880.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_5023-1-1341x1536.jpeg 1341w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_5023-1-600x687.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_5023-1.jpeg 1676w" sizes="auto, (max-width: 894px) 100vw, 894px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nhu Xuan Hua</em> <em>Family Portrait at the Wedding, Archive from the Year &#8217;85, 2016-2021 Collection, Centre national des arts plastiques</em></figcaption></figure>



<p><strong>Anna Planas, la direttrice artistica, conferma con i numeri la presenza di 59 nuove gallerie su 179 e 43 editori provenienti da 33 paesi. Le artiste a esporre sono il 39%. Da non dimenticare il progetto “Elles” per Paris Photo che è sostenuto dal 2018 dal Ministero della Cultura per mettere in evidenza le artiste, le donne.</strong>&nbsp;Progetto quest’anno affidato a Devrim Bayar, curatrice capo di Kanal-Centre Pompidou, un museo d’arte moderna che si aprirà a Bruxelles nel 2026. Come sostiene Anna Planas: “La presenza di numerosi esperti forgia la nostra identità e costituisce uno&nbsp;<em>statement:&nbsp;</em>affermiamo la nostra volontà di fare di Paris Photo uno spazio di riflessione e di sperimentazione attorno alla fotografia e all’immagine.” Un modello, quello di Paris Photo, nato dalla cultura radicata nella conoscenza – a partire dalla sua nascita – della fotografia, del suo linguaggio e sostenuta con convinzione dal pubblico e dal privato. La Francia è un esempio che conferma anche con i suoi festival di fotografia di saper fare all’interno di un panorama internazionale riuscendo però, sempre, a sostenere artiste, artisti, operatori culturali francesi.&nbsp;</p>



<p>La fotografia italiana è poco visibile e ahimè anche poco presente nelle collezioni straniere. Credo che non sia necessario dichiarare quali siano le ragioni: ministero della cultura miope, investimenti fragili, scarsa visione imprenditoriale verso l’arte, micro sistema controllato dai soliti nomi. Sono solamente alcune delle innumerevoli ragioni che rendono l’Italia per la cultura fotografica primitiva,  provinciale, incapace.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Fortunatamente si rientra in Italia con una memoria più piena, con piacevoli scambi grazie anche ad incontri imprevisti, con una valigia più pesante di libri e per chi riesce qualche fotografia in più a casa. Au revoir Paris Photo, à l&#8217;année prochaine !</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_4928-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-494378" style="width:489px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_4928-1024x768.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_4928-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_4928-768x576.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_4928-1536x1152.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_4928-600x450.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_4928.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Valentina</em> <em>/ In visita a Paris Photo</em> <em>/ Roland Belgrave Gallery</em></figcaption></figure>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il volto segreto di Frida Kahlo nelle Fotografie di Leo Matiz</title>
		<link>https://it.insideover.com/fotografia/il-volto-segreto-di-frida-kahlo-nelle-fotografie-di-leo-matiz.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tiziana Bonomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2025 00:47:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=493582</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="265" height="190" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/frida-khalo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>Una meditazione su Frida Kahlo: non l'icona consumata dal dolore e dall'attivismo politico, ma la donna nella sua sfera più privata. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="265" height="190" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/frida-khalo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>«Pensavano che anche io fossi una surrealista, ma non lo sono mai stata. Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni». Così mi è sempre apparsa Frida Kahlo attraverso i suoi dipinti, la sua storia con Rivera, gli oggetti della sua sofferente e affascinante realtà con le opere di Ishiuchi Miyako. Poi nei giorni sfrenati a Torino dedicati all’arte con fiere, mostre, serate, apertivi faccio sosta in uno spazio per me nuovo,&nbsp;<em>Atelier Via Madama</em>,&nbsp;dove scopro dieci sole immagini di Frida Kahlo quasi tutte in bianco e nero su pareti bianche, con spazio, per godere di ogni immagine. Credo di non aver mai visto una Frida Kahlo così autentica, così vera.&nbsp;Merito del celebre fotografo colombiano <strong>Leo Matiz</strong>, dieci scatti inediti realizzati tra il 1941 e il 1947.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/%C2%A9-Leo-Matiz-Frida-a-Xochimilco.webp" alt="" class="wp-image-493583" style="width:635px;height:auto"/></figure>



<p>Frida Kahlo con la sua capacità di resistere al dolore, di non apparire vittima, di non cedere alla detestabile parola: destino. Lei è stata donna e artista e amante e moglie e attivista e insegnante e tanto altro. <strong>Leo Matiz fu uno dei fotografi più influenti dell&#8217;America Latina.</strong> Noto per il suo approccio lirico e la sua profonda sensibilità sociale, Matiz andò oltre alla documentazione ma di Frida Kahlo catturò l&#8217;essenza all&#8217;interno della sua iconica dimora, <strong>la Casa Azul a Città del Messico</strong>, anche a Xochimilco, a Coyoacan. Nelle immagini di Leo Matiz emerge il volto di Frida disteso, insofferente al dolore, all&#8217;inquietudine, al tormento.</p>





<p>Il curatore Loris Innocenti così bene descrive questa preziosa raccolta fotografica: “La mostra&nbsp;<em>Il Volto segreto di Frida Kahlo &#8211; Fotografie di Leo Matiz</em>&nbsp;si propone come una meditazione visiva sulla figura di Frida Kahlo (1907-1954), non l&#8217;icona consumata dal dolore e dall&#8217;attivismo politico, ma la donna, l&#8217;artista, colta nella sua sfera più privata. La selezione di dieci scatti inediti offre una prospettiva intima e sfaccettata, slegata dal mito e focalizzata sull&#8217;umanità complessa e sulla forza interiore della pittrice messicana.”Cosa si legge nel suo volto mentre osserva qualcosa davanti a se nel suo naturale portamento con degli orecchini di perle che incorniciano il giovane viso, con una pettinatura che fa percepire i lineamenti di una aristocratica popolana, fiera, viva, intensa? Guardandola si potrebbe sentire il respiro tanta è l’intensità di questo ritratto. Le fotografie d’altronde che senso hanno? Quello di tenere vivo ciò che si ama: un mito, la famiglia, un luogo, un sogno. <strong>Frida in questo e in tutti gli altri ritratti trattiene viva la speranza, l’apprendimento, la femminilità</strong>, la sofferenza e la vita. Ebbene sì la vita così per noi sempre sconosciuta, drammatica, confusa. Lei la tiene viva grazie a queste splendide immagini di Leo Matiz.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Nan Goldin a Milano: la mostra all&#8217;Hangar Bicocca</title>
		<link>https://it.insideover.com/fotografia/nan-goldin-a-milano-la-mostra-allhangar-bicocca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tiziana Bonomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 14:24:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[hangar bicocca milano]]></category>
		<category><![CDATA[mostra fotografica]]></category>
		<category><![CDATA[Nan Goldin]]></category>
		<category><![CDATA[slideshows]]></category>
		<category><![CDATA[The ballad of sexual dependecy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/The-Ballad-of-Sexual-Dependency_SIO2786.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/The-Ballad-of-Sexual-Dependency_SIO2786.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/The-Ballad-of-Sexual-Dependency_SIO2786-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/The-Ballad-of-Sexual-Dependency_SIO2786-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/The-Ballad-of-Sexual-Dependency_SIO2786-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/The-Ballad-of-Sexual-Dependency_SIO2786-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/The-Ballad-of-Sexual-Dependency_SIO2786-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nan Goldin a Milano, all’Hangar Bicocca: una mostra che è d’obbligo vedere, di più, ascoltare. Verrebbe da dire: amare con dolore e intensità.“Quando fotografo non scelgo le persone che voglio ritrarre; i miei scatti scaturiscono dalla mia vita. Nascono dalle relazioni, non dall’osservazione”</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/nan-goldin-a-milano-la-mostra-allhangar-bicocca.html">Nan Goldin a Milano: la mostra all&#8217;Hangar Bicocca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/The-Ballad-of-Sexual-Dependency_SIO2786.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/The-Ballad-of-Sexual-Dependency_SIO2786.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/The-Ballad-of-Sexual-Dependency_SIO2786-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/The-Ballad-of-Sexual-Dependency_SIO2786-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/The-Ballad-of-Sexual-Dependency_SIO2786-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/The-Ballad-of-Sexual-Dependency_SIO2786-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/The-Ballad-of-Sexual-Dependency_SIO2786-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nan Goldin a Milano, all’Hangar Bicocca: una mostra che è d’obbligo vedere, di più, ascoltare. Verrebbe da dire: amare con dolore e intensità.<strong>“Quando fotografo non scelgo le persone che voglio ritrarre; i miei scatti scaturiscono dalla mia vita. Nascono dalle relazioni, non dall’osservazione”.</strong> Vero. Quando guardi le sue foto tu sei lì con lei, in quella scena, di fronte ai suoi amici, alle persone con cui lei condivide ciò che offre la devastante e travolgente vita. La vita di tutti i giorni quella che ognuno sceglie di fare a modo suo. Un po’ si sceglie un po’ si trova così come ti travolge e si impone.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:19px">La mostra di Nan Goldin</h2>



<p>Un insolito e appropriato allestimento nel nero spazio dell’Hangar Bicocca accoglie otto installazioni che preferisco definire isole con all’interno un susseguirsi di immagini attraverso degli slideshows accompagnati da differenti tracce sonore.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Exhibition-view_AGO0547-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-490727" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Exhibition-view_AGO0547-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Exhibition-view_AGO0547-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Exhibition-view_AGO0547-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Exhibition-view_AGO0547-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Exhibition-view_AGO0547-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Exhibition-view_AGO0547.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Nan Goldin “This Will Not End Well” Veduta della mostra, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2025 © Nan Goldin Courtesy l’artista, Gagosian e Pirelli HangarBicocca, Milano       Foto Agostino Osio</figcaption></figure>



<p>Un’esperienza singolare che fa rivivere l’originale modalità della Goldin di proiettare le sue diapositive nei locali. <strong>Tutto nasce con&nbsp;<em>The Ballad of Sexual Dependency</em>&nbsp;una serie di diapositive di una vita condivisa con chi faceva uso di droghe, con varie identità di genere in mezzo a matrimoni, a tanto sesso, a segni di violenza soprattutto sulle donne.</strong> Un pezzo di vita importante, la sua vita che ricorda quella di molti ragazzi e ragazze della sua età ma che negli anni ‘70 e ‘80 quel genere di vita veniva nascosta alla società. Il coraggio della documentazione e anche di una certa denuncia apparteneva ai reporter non ai soggetti coinvolti. Nan Goldin come protagonista ne fa, con la sua indiscussa abilità fotografica, una dote: ritrae se stessa e i suoi amici da molto vicino, in attimi di sorprendente intimità, di sera, di notte, al mattino presto cioè nelle ore canoniche del ritrovo del piacere condiviso. Le luci virano spesso al giallo e quando c’è la luce del giorno è una luce sfacciata, quasi una denuncia della violenza, di ciò che si fa più fatica ad ammettere a se stessi e agli altri.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/B_Heart-shaped-bruise-New-York-City-1980-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-490729" style="width:650px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/B_Heart-shaped-bruise-New-York-City-1980-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/B_Heart-shaped-bruise-New-York-City-1980-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/B_Heart-shaped-bruise-New-York-City-1980-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/B_Heart-shaped-bruise-New-York-City-1980-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/B_Heart-shaped-bruise-New-York-City-1980-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/B_Heart-shaped-bruise-New-York-City-1980.jpg 1772w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Nan Goldin Heart-shaped bruise, New York City, 1980 © Nan Goldin<br>Courtesy Gagosian</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="674" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/B_French-Chris-on-the-convertible-New-York-City-1979-1024x674.jpg" alt="" class="wp-image-490730" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/B_French-Chris-on-the-convertible-New-York-City-1979-1024x674.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/B_French-Chris-on-the-convertible-New-York-City-1979-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/B_French-Chris-on-the-convertible-New-York-City-1979-768x505.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/B_French-Chris-on-the-convertible-New-York-City-1979-1536x1011.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/B_French-Chris-on-the-convertible-New-York-City-1979-600x395.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/B_French-Chris-on-the-convertible-New-York-City-1979.jpg 1772w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Nan Goldin French Chris on the convertible, New York City, 1979 © Nan Goldin<br>Courtesy Gagosian</em></figcaption></figure>



<p>In quegli anni Nan Goldin diventa un’eccezione dichiarando più volte che è stata la fotografia a salvarla. Lei inserisce manualmente le foto scattate e selezionate nel proiettore per mostrarle al suo pubblico &#8230;. quello di allora. <strong>Goldin ricorda: ”il punto è quello che ho fatto con le foto. È come realizzare un lavoro cinematografico a partire da immagini statiche, e credo che la mia abilità risieda nel montaggio”</strong>. Un lavoro che non poteva rimanere nascosto e che viene costantemente rieditato e aggiornato con ritmo. Un ritmo accompagnato da diverse musiche: una colonna sonora eccezionale che fa vibrare ogni singola immagine affondando nella sua vita, nella nostra vita. Uno spaccato sociale così genuino che non ha bisogno di testi, didascalie. Succedeva allora succede oggi con la stessa convinzione coinvolgimento: una dichiarazione di fragilità, insicurezza, paura, piacere. <strong>Un affondo così lucido da sembrare un ossimoro. Nan Goldin diventa la moschettiera che sciabola con le immagini per ottenere giustizia in un mondo dove sembra non esserci.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="694" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/SSS_Self-portrait-with-eyes-turned-inward-Boston-1989-1024x694.jpg" alt="" class="wp-image-490731" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/SSS_Self-portrait-with-eyes-turned-inward-Boston-1989-1024x694.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/SSS_Self-portrait-with-eyes-turned-inward-Boston-1989-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/SSS_Self-portrait-with-eyes-turned-inward-Boston-1989-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/SSS_Self-portrait-with-eyes-turned-inward-Boston-1989-1536x1042.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/SSS_Self-portrait-with-eyes-turned-inward-Boston-1989-600x407.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/SSS_Self-portrait-with-eyes-turned-inward-Boston-1989.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Nan Goldin  Self-portrait with eyes turned inward, Boston, 1989 ©Nan Goldin<br>Courtesy Gagosian</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/TOS_Joey-in-my-mirror-Berlin-1992-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-490733" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/TOS_Joey-in-my-mirror-Berlin-1992-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/TOS_Joey-in-my-mirror-Berlin-1992-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/TOS_Joey-in-my-mirror-Berlin-1992-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/TOS_Joey-in-my-mirror-Berlin-1992-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/TOS_Joey-in-my-mirror-Berlin-1992-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/TOS_Joey-in-my-mirror-Berlin-1992.jpg 1772w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Nan Goldin Joey in my mirror, Berlin, 1992 © Nan Goldin Courtesy Gagosian</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="678" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/TOS_Fashion-show-at-Second-Tip-Toon-C-So-and-Yogo-Bangkok-1992-1024x678.jpg" alt="" class="wp-image-490735" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/TOS_Fashion-show-at-Second-Tip-Toon-C-So-and-Yogo-Bangkok-1992-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/TOS_Fashion-show-at-Second-Tip-Toon-C-So-and-Yogo-Bangkok-1992-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/TOS_Fashion-show-at-Second-Tip-Toon-C-So-and-Yogo-Bangkok-1992-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/TOS_Fashion-show-at-Second-Tip-Toon-C-So-and-Yogo-Bangkok-1992-1536x1017.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/TOS_Fashion-show-at-Second-Tip-Toon-C-So-and-Yogo-Bangkok-1992-600x397.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/TOS_Fashion-show-at-Second-Tip-Toon-C-So-and-Yogo-Bangkok-1992.jpg 1772w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Nan Goldin Fashion show at Second Tip, Toon, C, So and Yogo, Bangkok, 1992<br>© Nan Goldin Courtesy Gagosian</em><br></figcaption></figure>



<p>Così Nan Goldin mette a fuoco nell’isola di&nbsp;<em>Sirens</em>&nbsp;i piaceri e la sensualità che le droghe possono indurre o in&nbsp;<em>Memory Lost&nbsp;</em>le perdite di persone care causate dall’Aids e nuovamente da overdose: sempre con una poetica di narrazione che concilia immagini e suoni in un fluire magnetico.</p>



<p><strong>La fragilità più ossessionante, disturbante, inquietante è quella della sorella da cui tutto parte.</strong> Barbara Holly Goldin si suicida all’età di 18 anni e Nan Goldin mette in scena una installazione composta da più parti: tre grandi schermi per le immagini che fanno da cornice alla installazione di un letto con la figura di cera di una giovane donna su un piccolo letto tenuta ferma dalle mani di due uomini che evocano i medici dell’ospedale psichiatrico, mentre il letto e il comodino si ispirano alla stanza di una clinica dove Goldin era stata ricoverata per disintossicarsi. Accanto una seconda figura appesa in alto simboleggia il padre sanguinante. La scena e i video che durano 35’17’’si vedono da una altezza di circa 20 metri, in piedi, appoggiati ad una balconata.</p>



<figure class="wp-block-image size-medium is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="300" height="223" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Sisters-Saints-Sibyls_SIO2565-300x223.jpg" alt="" class="wp-image-490734" style="width:631px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Sisters-Saints-Sibyls_SIO2565-300x223.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Sisters-Saints-Sibyls_SIO2565-1024x762.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Sisters-Saints-Sibyls_SIO2565-768x572.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Sisters-Saints-Sibyls_SIO2565-1536x1143.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Sisters-Saints-Sibyls_SIO2565-600x447.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Sisters-Saints-Sibyls_SIO2565.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Nan Goldin Sisters, Saints, Sibyls, 2004-2022 Installation view, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2025 © Nan Goldin<br>Courtesy the artist, Kramlich Collection and Pirelli HangarBicocca, Milan<br>Photo Agostino Osio</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/FL_Nikki-in-a-box-1024x667.jpg" alt="" class="wp-image-490736" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/FL_Nikki-in-a-box-1024x667.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/FL_Nikki-in-a-box-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/FL_Nikki-in-a-box-768x501.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/FL_Nikki-in-a-box-1536x1001.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/FL_Nikki-in-a-box-600x391.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/FL_Nikki-in-a-box.jpg 1772w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Nan Goldin <em>Nikki in a box</em> © Nan Goldin Courtesy Gagosian</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="687" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/YNDAW_Gravestone-in-pet-cemetery-Lisbon-1998-1024x687.jpg" alt="" class="wp-image-490737" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/YNDAW_Gravestone-in-pet-cemetery-Lisbon-1998-1024x687.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/YNDAW_Gravestone-in-pet-cemetery-Lisbon-1998-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/YNDAW_Gravestone-in-pet-cemetery-Lisbon-1998-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/YNDAW_Gravestone-in-pet-cemetery-Lisbon-1998-1536x1031.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/YNDAW_Gravestone-in-pet-cemetery-Lisbon-1998-600x403.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/YNDAW_Gravestone-in-pet-cemetery-Lisbon-1998.jpg 1772w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Nan Goldin Gravestone in pet cemetery, Lisbon, 1998 © Nan Goldin Courtesy Gagosian</em></figcaption></figure>



<p>Nan Goldin non è mai retorica, mai. <strong>Rimane asciutta nel suo modo di porre immagini e suoni e contemporaneamente il ritmo che insegue nei montaggi, nella cura maniacale con la quale crea la sequenza delle fotografie, diventa il suo timbro poetico.</strong> Compie un’operazione inusuale per denunciare una società, quella americana di periferia, conforme a regole e convenzioni rigide. Per sua sorella Barbara apparire anticonformista nel tentativo di ribellarsi alla sua famiglia, a quel tipo di società è stato come dichiarare la sua pazzia, la sua malattia a non apparire conforme agli altri. Una pazzia da ricovero in istituti psichiatrici che l’hanno portata al suicidio. Immagini di album di famiglia, con quelle di natura, del ricovero della tomba, creano una sensazione di smarrimento, di malessere.&nbsp; Nan Goldin riesce sempre a raggiungere ciò che vuole esprimere e lo fa dando voce alla sua fotografia continuando a ricercare nell’arte, nel suo passato, nei suoi pensieri messaggi di riflessione e di conoscenza. <strong>Una mostra che meriterebbe per ogni sezione un articolo particolare ma è solamente da&nbsp;&nbsp;vedere: tutta.</strong></p>



<p><em><strong>Nan Goldin</strong> <strong>“This Will Not End Well”</strong>  Mostra organizzata da Moderna Museet, Stockholm, in collaborazione con Pirelli HangarBicocca, Milano, Stedelijk Museum Amsterdam, Neue Nationalgalerie, Berlino e Grand Palais Rmn, Parigi.                          La mostra in Pirelli HangarBicocca è curata da Roberta Tenconi with / con Lucia Aspesi. <strong>11.10.2025 – 15.02.2026</strong></em></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/nan-goldin-a-milano-la-mostra-allhangar-bicocca.html">Nan Goldin a Milano: la mostra all&#8217;Hangar Bicocca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>SANDRA CALLIGARO Afghanistan À l&#8217;ombre des drapeaux blancs</title>
		<link>https://it.insideover.com/fotografia/sandra-calligaro-afghanistan-a-lombre-des-drapeaux-blancs.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tiziana Bonomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 10:58:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Without category]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[donne afghane]]></category>
		<category><![CDATA[popolo afghano]]></category>
		<category><![CDATA[VISA Perpignan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="853" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/33_CALLIGARO_AFGHANISTAN.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/33_CALLIGARO_AFGHANISTAN.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/33_CALLIGARO_AFGHANISTAN-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/33_CALLIGARO_AFGHANISTAN-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/33_CALLIGARO_AFGHANISTAN-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/33_CALLIGARO_AFGHANISTAN-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>La fotoreporter Sandra Calligaro, vincitrice del Premio Françoise Demulder 2024, merita essere conosciuta per il suo lungo lavoro sulla società afghana e sulle sue donne.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/sandra-calligaro-afghanistan-a-lombre-des-drapeaux-blancs.html">SANDRA CALLIGARO Afghanistan À l&#8217;ombre des drapeaux blancs</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="853" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/33_CALLIGARO_AFGHANISTAN.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/33_CALLIGARO_AFGHANISTAN.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/33_CALLIGARO_AFGHANISTAN-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/33_CALLIGARO_AFGHANISTAN-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/33_CALLIGARO_AFGHANISTAN-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/33_CALLIGARO_AFGHANISTAN-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:500"><strong>Cosa è rimasto della tragedia afgana a solo quattro anni di distanza dalla ritirata americana? Intendo cosa è rimasto in quell’auto rappresentazione eurocentrica e consolatoria del travagliato tempo in cui viviamo. Flebili voci che arrivano dal grande gulag talebano, il silenzio interessato dei protagonisti di quel tradimento, anniversari imbarazzati e retorici. Per questo la fotoreporter Sandra Calligaro, vincitrice del Premio Françoise Demulder 2024, merita essere conosciuta per il suo lungo lavoro sulla società afghana e sulle sue donne.&nbsp;Ho avuto modo di conoscerla e intervistarla al festival Visa di Perpignan. Il suo è un reportage lungo 15 anni, tra l’Afghanistan e la Francia. Le sue immagini scandiscono un viaggio fatto di sapiente e rispettoso modo di raccontare la tragedia di un paese che l’ha conquistata per l’innata fascinazione, la dualità e le aspre contraddizioni.&nbsp;</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/21_CALLIGARO_AFGHANISTAN-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-487827" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/21_CALLIGARO_AFGHANISTAN-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/21_CALLIGARO_AFGHANISTAN-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/21_CALLIGARO_AFGHANISTAN-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/21_CALLIGARO_AFGHANISTAN-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/21_CALLIGARO_AFGHANISTAN.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Sandra Calligaro Kaboul aprile 202</em>5</figcaption></figure>



<p style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:500"><strong>Le sue fotografie meritano una attenzione fuori da schemi e condizionamenti perché Sandra non ha percorso sentieri di guerra, non ha preso seguito ad eserciti stranieri e nemmeno indagato sulle lotte dei mujahidin ma ha preferito muoversi si direbbe sommessamente tra la gente comune con rispetto e ostinata voglia di conoscere. Dalle sue immagini emerge come la storia di quanto avvenuto negli ultimi 20 anni in Afghanistan abbia modellato non i disegni delle cancellerie e dei fanatismi, ma abbia modificato la vita di tutti i giorni: dallo studio, al lavoro, alle relazioni tra le donne e gli uomini. Il pregio di Sandra Calligaro è di averci restituito una testimonianza rara perché vissuta dall’interno di una delle maggiori sconfitte dell’occidente. Ha fotografato ascoltando la gente afghana nelle città, nelle provincie remote, nelle periferie. Si è mossa in punta di piedi cercando di interpretare la profondità dei gesti, il significato della cultura afghana, il susseguirsi degli avvenimenti, delle situazioni, le storie ascoltate e in parte anche vissute con loro. Le immagini non possono prescindere dalla narrazione di una preziosa testimone, giorno dopo giorno per lo scorrere di anni. La fotografia così entra con naturalezza nella classica definizione di Tito Livio del fare storia, che è necessariamente racconto, quindi documento ma anche monumento.</strong><strong></strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/15_CALLIGARO_AFGHANISTAN-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-487828" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/15_CALLIGARO_AFGHANISTAN-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/15_CALLIGARO_AFGHANISTAN-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/15_CALLIGARO_AFGHANISTAN-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/15_CALLIGARO_AFGHANISTAN-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/15_CALLIGARO_AFGHANISTAN.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Sandra Calligaro Kaboul gennaio 202</em>5</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/17_CALLIGARO_AFGHANISTAN-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-487829" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/17_CALLIGARO_AFGHANISTAN-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/17_CALLIGARO_AFGHANISTAN-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/17_CALLIGARO_AFGHANISTAN-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/17_CALLIGARO_AFGHANISTAN-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/17_CALLIGARO_AFGHANISTAN.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Sandra Calligaro Kaboul gennaio 202</em>5</figcaption></figure>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Intervista</strong> <strong>a Sandra Calligaro</strong></p>



<p style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:500"><strong>“Sono stata in Afghanistan già 15 anni fa, ho lavorato e vissuto lì per una decina di anni. Proprio in Afghanistan ho iniziato la mia attività di fotografa nel 2007. Sono arrivata a Kabul un po’ per caso dopo gli studi d’arte e fotografia cercando di inseguire i miei sogni da adolescente di diventare corrispondente di guerra. Così ho pensato per iniziare che l’Afghanistan fosse perfetto, pur non conoscendo il paese se non le informazioni sui talebani, le donne obbligate al velo e poco altro. Naturalmente prima di partire mi sono documentata per realizzare il mio reportage. Non immaginavo di rimanere così a lungo. Il paese mi ha stregato: talmente a fondo da rimanere prima un mese, poi due e, dopo essere rientrata in Francia, ho trovato altre ragioni per riprendere il mio reportage interrotto, sostenuta anche dalle richieste di alcune riviste. Ho trovato il paese appassionante con molte storie da raccontare, mi sono trasferita, avevo 25 anni, e ho iniziato a scattare fotografie. Sono profondamente legata all’Afghanistan per l’accoglienza ricevuta e per aver scandito il mio debutto nel mondo del fotogiornalismo. Ho voluto lavorare sulla vita quotidiana della società afghana nella sua totalità che meritava essere documentata e non solamente soffermarmi sulla condizione femminile.</strong>&nbsp;<strong>Durante tutti questi anni ho viaggiato nelle varie realtà del Paese, cercando di comprenderlo. Non so se ci sono riuscita, ma sono rimasta profondamente colpita dalla sua unicità, dalle persone che ho incontrato. Confesso di non poterlo osservare se non con grande tenerezza.</strong>&nbsp;<strong>Dopo il 2001 è stato insediato un regime democratico con una forte presenza internazionale. la situazione è cambiata quando i talebani sono ritornati al potere. Penso che oggi la situazione delle donne sia talmente peggiorata che sia un dovere denunciarla. “</strong><strong></strong></p>



<p style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:500"><strong><em>Quando è arrivata c’erano già gli americani?</em></strong><em></em></p>



<p style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:500"><strong>“Sì quando sono arrivata c’era la presenza militare americana. ho vissuto a Kabul che per me era una base che mi consentiva di viaggiare in tutto il paese. È vero che la presenza internazionale si faceva sentire solo nelle città grandi e nei dintorni dei campi militari appena fuori dalle città. C’è stato un periodo che, se non ricordo male, si contavano circa 100.000 soldati stranieri nel paese. Sul Paese, per modernizzarlo e difenderlo dai talebani, si è registrato un gigantesco investimento finanziario. Ma i suoi effetti si sono esauriti soprattutto a Kabul e nelle grandi città. La società afghana è stata stravolta da questa presenza internazionale. Lo sforzo maggiore è stato quello di far crescere la classe media e di sostenere, sempre nelle grandi città, le donne nella società perché potessero studiare nelle università, e lavorare nelle società dei media.</strong>&nbsp;<strong>Nelle provincie la società ariana è rimasta profondamente patriarcale, rurale. Dall’inizio del 2016 si è via via sviluppato il dilagare dell’insurrezione talebana fino al 2021. I talebani iniziarono già nel 2016 a riprendere il controllo del paese. In ogni caso i talebani hanno sempre mantenuto il controllo di alcune regioni e provincie là dove gli aiuti internazionali non riuscivano ad arrivare.”</strong></p>



<p style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:500"><strong><em>Cosa pensano gli afghani degli americani, nel ventennio e dopo la loro ritirata?</em></strong><em></em></p>



<p style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:500"><strong>“Nel 2001 gli americani furono accolti come dei liberatori. man mano negli anni la percezione della popolazione afghana è cambiata soprattutto nelle provincie perché ci sono stati molti scontri tra gli americani, i contingenti internazionali e i talebani. Nel 2021 per gli abitanti delle regioni interne l’avanzata dei talebani è stato un sollievo perché la guerra è finita e le persone possono uscire dalle loro case senza la paura delle armi, c’è sicurezza, i bambini possono uscire di casa, ritornare a scuola da soli. Di fatto la loro condizione, in queste regioni, non è cambiata, non ci sono stati benefici per queste popolazioni in 20 anni. La gente finalmente può uscire di casa: c’è la pace, non c’è più la guerra. È molto per chi ha vissuto nella guerra quotidiana. Un afghano che vive sulle montagne è più vicino, come cultura, ad un talebano che ad un americano che ha una cultura completamente differente. Questa è la situazione nelle provincie.</strong>&nbsp;<strong>Evidentemente nelle città la situazione è diversa: lo sforzo economico degli americani e dell’occidente ha portato le possibilità di un mondo più moderno soprattutto agli afgani più giovani. Nel 2021 al momento del ritiro occidentale era inevitabile un sentimento di abbandono, di tradimento, soprattutto per la rapidità con cui quel mondo nuovo è scomparso. È stato tutto molto violento, brutale anche se c’era la consapevolezza che i talebani sarebbero ritornati. Ma non immaginavano che sarebbe avvenuto così presto, così velocemente anche se il tracollo del governo filo occidentale era evidente tutti sapevano che da 10 anni i talebani controllavano ormai tre quarti del paese anche durante la presidenza di Ashraf Ghani.”</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/28_CALLIGARO_AFGHANISTAN-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-487837" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/28_CALLIGARO_AFGHANISTAN-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/28_CALLIGARO_AFGHANISTAN-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/28_CALLIGARO_AFGHANISTAN-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/28_CALLIGARO_AFGHANISTAN-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/28_CALLIGARO_AFGHANISTAN.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Sandra Calligaro Kaboul settembre 2021</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/09_CALLIGARO_AFGHANISTAN-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-487838" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/09_CALLIGARO_AFGHANISTAN-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/09_CALLIGARO_AFGHANISTAN-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/09_CALLIGARO_AFGHANISTAN-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/09_CALLIGARO_AFGHANISTAN-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/09_CALLIGARO_AFGHANISTAN.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Sandra Calligaro Kaboul settembre 2021</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:500"><strong><em>Come è stata vissuta la tragedia di quei giorni di passione e di paura?</em></strong><em></em></p>



<p style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:500"><strong>“Un grande sentimento di abbandono. Per i giovani è stato ancora più terribile perché sapevano che un altro mondo era possibile. Tutto si è fermato e una grande parte della popolazione voleva partire costruire una nuova vita in occidente, per continuare a lavorare con i media internazionali. “</strong></p>



<p style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:500"><strong><em>Nonostante quanto è accaduto l’occidente resta un sogno da inseguire?</em></strong><em></em></p>



<p style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:500"><strong>“Non posso rispondere per tutta la popolazione afghana. Per i più giovani, ma anche per i meno giovani, la connessione con il mondo, attraverso internet, ha spezzato l’isolamento secolare. Sentono di far parte di un mondo globale, di una comunità integrata e affascinante come avviene per noi occidentali. Questo è stato il tema del mio precedente lavoro: come la società afghana fosse lacerata tra la sua cultura, la sua religione e il modello occidentale. Questo è stato il filo rosso di&nbsp;<em>Afghan Dream</em>&nbsp;» tra il 2011 et 2015.&nbsp;Successivamente ho cercato di fissare un ritratto di Kabul, della classe media e di tutta quella frangia della popolazione che voleva accettare la sfida complicata con una certa modernità dell’occidente. «&nbsp;<em>A l’ombre des drapeaux blancs</em>&nbsp;» è la serie esposta a Visa, realizzata tra il 2021 e la prima parte di quest’anno, del 2025.&nbsp; L&#8217;emergere di questa classe media urbana non è privo di tensioni; codici contraddittori coesistono in un improvvisato bricolage. L&#8217;ospite entrando in una casa si rende conto che il primo salone in stile occidentale serve soprattutto come segno di ascesa sociale; la vita familiare quotidiana si svolge in un&#8217;altra stanza, dove si vive in modo tradizionale. Anche lo spazio pubblico è frammentato: i luoghi di socializzazione (caffè, ristoranti, palestre) della classe media sono in gran parte chiusi alle classi popolari, i cui valori e riferimenti sono in netto contrasto con i loro. Il lavoro&nbsp;</strong>Afghanistan: All&#8217;ombra delle bandiere bianche<strong>&nbsp;entra nella dicotomia della società. Ho voluto mostrare fino a che punto nella vita pubblica è evidente la distanza tra le donne e gli uomini. Negli ultimi tre anni, dopo il ritorno dei talebani per i media è molto complicato lavorare in Afghanistan. ma per una donna è più facile poter entrare all’interno delle case.&nbsp;&nbsp;Ho voluto partecipare a questa vita femminile e scoprire come viene vissuta il “<em>parda”</em>&nbsp;cioè la separazione fisica e simbolica degli uomini con le donne. Essendo donna ho la possibilità di attraversare il “<em>parda</em>”, questa tenda che separa i sessi, per accedere a questi luoghi chiusi dove sopravvive la vita femminile e scoprire cosa c’è internamente. Da un lato è un limite ma anche una possibilità di porre l’attenzione sulla condizione delle donne da cui sono stata accolta. Uno specchio anche di ciò che c’è all’esterno, negli spazi che sono riservati agli uomini. Le donne non hanno più il diritto di attraversare questa linea che le separa dal mondo esterno, andare da sole nei parchi etc&#8230; Anche se il popolo afghano, nel suo insieme, è molto fiero della sua millenaria cultura, la legge imposta dai talebani non ne fa parte. La vita delle donne comunque è dura e molte di loro sono piagate da regole che non lasciano libertà e alcune scelgono di lasciarsi morire. Io ho voluto mostrare il loro lavoro di resistenza, di come riescono a strappare qualche istante di libertà nonostante l’oppressione. Per me è stato come restituire nelle immagini un po’ della loro dignità, della loro lotta quotidiana per aiutarle a non cadere in una profonda voragine.”</strong><strong></strong></p>



<p style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:500"><strong><em>Pensa che il suo lavoro e le esposizioni che fa possano cambiare qualcosa?</em></strong><strong><em></em></strong></p>



<p style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:500"><strong>“Non ho la pretesa con le mie immagini di poter cambiare la politica afghana, sfortunatamente non ho la possibilità di incidere con le fotografie su cambiamenti radicali. Per contro provo un profondo coinvolgimento e una profonda responsabilità per ciò che registro. Se non posso cambiare le cose spero di poter essere almeno la voce di queste donne, dare un contributo e infondere loro un po’ di coraggio per continuare a battersi per la loro vita. Non è molto ma ho inviato loro le fotografie e le immagini dell’esposizione. Mi hanno confermano che è importante sostenere la loro battaglia. Ripeto non è molto ma è qualcosa poter infondere coraggio a tutte le giovani donne, alle ragazze che ho incontrato.”</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/22_CALLIGARO_Nazanin-2021-AFGHANISTAN-1-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-487875" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/22_CALLIGARO_Nazanin-2021-AFGHANISTAN-1-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/22_CALLIGARO_Nazanin-2021-AFGHANISTAN-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/22_CALLIGARO_Nazanin-2021-AFGHANISTAN-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/22_CALLIGARO_Nazanin-2021-AFGHANISTAN-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/22_CALLIGARO_Nazanin-2021-AFGHANISTAN-1.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Sandra Calligaro Kaboul aprile 202</em>1</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/41_CALLIGARO_Nazanin-2025-AFGHANISTAN-1-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-487876" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/41_CALLIGARO_Nazanin-2025-AFGHANISTAN-1-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/41_CALLIGARO_Nazanin-2025-AFGHANISTAN-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/41_CALLIGARO_Nazanin-2025-AFGHANISTAN-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/41_CALLIGARO_Nazanin-2025-AFGHANISTAN-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/41_CALLIGARO_Nazanin-2025-AFGHANISTAN-1.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Sandra Calligaro Kaboul aprile 2025</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:500"><strong><em>A quale storia è particolarmente affezionata?</em></strong><strong><em></em></strong></p>



<p style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:500"><strong>“L’immagine di Nazanin, scattata nel 2025: non può più andare a scuola da 4 anni e passa la maggior parte della giornata chiusa in casa con la sua famiglia. Io l’avevo incontrata quando andava a scuola, avevo fatto un reportage su di lei e le sue amiche che sono riuscite a uscire dall’Afghanistan e che oggi vivono in Francia. Per lei invece è straziante continuare la vita con i divieti ed è lei che ha voluto essere ripresa con il suo peluche. Ho scattato la foto mentre Nazanin inizia a piangere e ha lo sguardo rivolto fuori dalla finestra. È una storia che mi colpisce profondamente per aver vissuto il cambiamento da quando le avevo scattato una immagine sorridente con le sue amiche. È la stessa ragazza nelle due immagini ma come sono gonfie di contraddizioni.“</strong></p>



<p style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:500"><strong>Per Sandra Calligaro è complicato ritornare a Kabul in un futuro molto vicino, pensa&nbsp;&nbsp;che sia meglio, anziché prendere rischi inutili,&nbsp;&nbsp;lavorare sul materiale già scattato per raccontare, riprendere le testimonianze ed essere la voce delle recluse dell’Afghanistan talebano.</strong>&nbsp;<strong>“In filigrana, do spazio anche a coloro che, durante questi vent&#8217;anni di intervento internazionale, sono cresciuti lontano dalle città, nelle zone rurali dove gli aiuti non arrivavano. I giovani combattenti talebani provengono per lo più da questa gioventù rimasta ai margini del progresso. Non potendo andare a scuola, frequentavano la madrasa, la scuola coranica, e fin dall&#8217;adolescenza venivano reclutati per il jihad. Hanno mai avuto la possibilità di scegliere il loro destino? Due mondi, due Afghanistan, schiacciati da oltre quarant&#8217;anni di conflitti mortali, si scontrano: i sogni infranti degli uni, le loro speranze svanite, convivono con il ritorno alla luce degli altri. È questa complessità &#8211; legata alla guerra e che divide le società &#8211; che il mio lavoro cerca di abbracciare qui.”</strong><strong></strong></p>



<p style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:500"><strong>A Sandra torna continuamente in mente una frase di Nan Goldin, un&#8217;artista americana che si è fatta conoscere negli anni &#8217;80 con le fotografie della sua vita quotidiana: &#8220;Per me scattare una foto non è un atto di distacco. È un modo per toccare qualcuno, è una carezza&#8221;.</strong><strong></strong></p>



<p style="font-size:13px;font-style:italic;font-weight:200"><strong>BIO SANDRA CALLIGARO</strong><strong></strong></p>



<p style="font-size:13px;font-style:italic;font-weight:300"><strong>Fotografa indipendente e membro del collettivo Item. Dal 2007 lavora tra la Francia e l’Afghanistan. Pubblicata regolarmente sulla stampa francese e straniera, Sandra sviluppa anche un lavoro documentario più personale. A Kabul, a metà degli anni 2010, il suo sguardo si è concentrato in particolare sull&#8217;emergere della classe media, favorita dalla forte presenza internazionale che ha sconvolto i codici culturali del Paese e che il ritorno al potere dei talebani ha poi messo in pericolo. Il progetto, Afghan Dream, è stato premiato dalla Bourse du Talent nel 2013. Un libro omonimo è stato pubblicato nel 2016 dalla casa editrice Pendant ce temps. Parallelamente alla sua attività di fotografa, Sandra collabora con numerose ONG su progetti multimediali e mostre. Da alcuni anni lavora anche come direttrice della fotografia. Ha girato il documentario Afghanistan: il prezzo della pace (regia di Claire Billet, France 5, 90&#8242;, 2022) e altri format più brevi per Arte e France 2. Nel cinema, ha partecipato alle riprese di Woman (Yann Arthus-Bertrand &amp; Anastasia Mikova, 2019).&nbsp;&nbsp;Nel 2022 è entrata a far parte del team dell&#8217;EMI-CFD, dove co-dirige il corso di fotogiornalismo insieme a Julien Daniel e Guillaume Herbaut. Merita ricordare i premi nel 2024:</strong>&nbsp;<strong>*</strong><strong>Premio Françoise Demulder, Ministero della Cultura, per il progetto «Afghan Dream, atto II», con il sostegno alla fotografia documentaria del Centro Nazionale delle Arti Plastiche e il sostegno di Brouillon d’un rêve della Scam e del dispositivo La Culture avec la Copie Privée. *Borsa di studio per la fotografia documentaria, Centro Nazionale delle Arti Plastiche, per il progetto «Afghan Dream, atto II», Centre National des Arts Plastiques , *Premio Bayeux dei Corrispondenti di Guerra, nominata nella categoria TV, con “Radio Begum, la Voix des résistantes”, regia di Solène Chalvon-Fioriti, *FIGRA, Gran Premio | categoria + di 40 min, per il film Afghanes, “Afghanes”, regia di Solène Chalvon-Fioriti. Per ulteriori informazioni: www.sandracalligaro.com</strong><strong></strong></p>



<p style="font-size:13px;font-style:italic;font-weight:300"></p>



<p style="font-size:13px;font-style:italic;font-weight:200"></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/sandra-calligaro-afghanistan-a-lombre-des-drapeaux-blancs.html">SANDRA CALLIGARO Afghanistan À l&#8217;ombre des drapeaux blancs</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Kinshasa, Dhaka, EL ALTO, le megalopoli incontrollabili di Pascal Maitre</title>
		<link>https://it.insideover.com/fotografia/pascal-maitre-incontrolables-megapoles-kinshasa-dhaka-el-alto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tiziana Bonomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Sep 2025 10:04:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Megalopoli]]></category>
		<category><![CDATA[Photoreportage]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[Sovraffollamento]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=485017</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1800" height="1200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000013.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000013.jpg 1800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000013-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000013-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000013-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000013-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000013-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></p>
<p>Dopo aver viaggiato in 40 Paesi, con l'ultimo lavoro Pascal Maitre racconta il sovraffollamento urbano in Africa, Asia e America Latina. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/pascal-maitre-incontrolables-megapoles-kinshasa-dhaka-el-alto.html">Kinshasa, Dhaka, EL ALTO, le megalopoli incontrollabili di Pascal Maitre</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1800" height="1200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000013.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000013.jpg 1800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000013-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000013-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000013-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000013-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000013-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></p>
<p>A Siena Awards Festival si terrà, a fine mese, un incontro con <strong>Pascal Maitre </strong>un notevole e meritevole fotoreporter affermato internazionalmente e soprattutto in Francia. <strong>La galleria Polka a Parigi gli ha appena dedicato una spettacolare esposizione e il Festival Visa pour l’Image di Perpignan dal 1997 gli ha già dedicato otto mostre.</strong> Le ultime ho avuto il piacere di vederle: <strong>nel 2023 “Le charbon de bois : l’or noir des pauvres » e quest’anno «Incontrôlables Mégapoles». </strong></p>



<p>Ho incontrato Pascal Maitre nella sala stampa di Visa: essenziale concreto veloce con uno sguardo talmente abile da non lasciarsi sfuggire nulla intorno a sè.<br>Ha qualcosa che ricorda <strong>Steve Mc Curry</strong>, suo amico, forse per l’altezza, per il fisico compatto, la testa calva. Anche il suo modo di fotografare ha qualcosa che lo ricorda: entrambi coloristi, viaggiatori instancabili, insaziabili di mondi, di umanità. Un innato senso estetico dell’inquadratura ma Pascal Maitre riesce a cogliere e a disegnare con il colore lo stato d’animo delle persone che ritrae: la fatica, la stanchezza, l’impotenza, la solitudine. <strong>Va oltre la bella fotografia estetizzante, penetra l’essere umano. Un vero reporter, un giornalista non uno <em>street photographer. </em>Ciò che più lo interessa è fare il suo lavoro, viaggiare per il mondo e scoprire nuove storie, soprattutto quelle poco conosciute. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Le charbon de bois : l’or noir des pauvres </h2>



<p>Come è successo per il carbone: “Ha iniziato ad interessarmi quando ero in Somalia – tra il 2002 e il 2010 – perché vedevo dei camion pieni di carbone proprio là dove non c’erano molti alberi. <strong>Mi sono incuriosito e ho scoperto che il carbone era controllato dagli <em>shebab</em>, gli islamisti del Corno d’africa. Ho continuato a fare delle ricerche e ho scoperto che 2,5 miliardi di persone dipendono dal carbone per cucinare.</strong> A Kinshasa il 95% della popolazione cucina con il carbone. Il 25% della deforestazione mondiale è dovuta al carbone di legna. Nella Repubblica Democratica del Congo ogni anno 500.000 ettari di foreste si trasformano in carbone. Ho convinto alcune testate a sostenere il progetto per poterlo pubblicare. Così è nato « <em>L’or noir des pauvres, L’oro nero dei poveri</em>&#8220;.</p>



<p><strong>Pascal si definisce un colorista «grazie al colore, unisco i miei imperativi giornalistici e la mia sensibilità”</strong>. Una sensibilità elevata: il suo colore fa sentire la stanchezza di un lavoro massacrante, disegna la tensione dei corpi degli uomini per il peso dei sacchi di carbone che sollevano sulle spalle, riprende la rassegnazione delle donne distrutte dalla fatica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2023_Charbon-de-bois-Visa-Tiff-VF_000028-copie-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-485019" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2023_Charbon-de-bois-Visa-Tiff-VF_000028-copie-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2023_Charbon-de-bois-Visa-Tiff-VF_000028-copie-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2023_Charbon-de-bois-Visa-Tiff-VF_000028-copie-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2023_Charbon-de-bois-Visa-Tiff-VF_000028-copie-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2023_Charbon-de-bois-Visa-Tiff-VF_000028-copie-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2023_Charbon-de-bois-Visa-Tiff-VF_000028-copie.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Pascal Maitre _ Bénin 2023, Cotonou, nel quartiere di Sainte Rita, gli uomini che scaricano questi camion svolgono un lavoro massacrante, ricoperti dalla fuliggine proveniente dai sacchi di carbone.</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2023_Charbon-de-bois-Visa-Tiff-VF_000005-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-485018" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2023_Charbon-de-bois-Visa-Tiff-VF_000005-683x1024.jpg 683w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2023_Charbon-de-bois-Visa-Tiff-VF_000005-200x300.jpg 200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2023_Charbon-de-bois-Visa-Tiff-VF_000005-768x1152.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2023_Charbon-de-bois-Visa-Tiff-VF_000005-1024x1536.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2023_Charbon-de-bois-Visa-Tiff-VF_000005-600x900.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2023_Charbon-de-bois-Visa-Tiff-VF_000005.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Pascal Maitre _ Congo 2021, Kinshasa, nel quartiere di N&#8217;Djili, al mercato “Pascal”, le donne che vendono carbone di legna lavorano in condizioni terribili, sedute per terra, con il viso coperto di fuliggine.</em></figcaption></figure>



<p>È grazie all’uso del colore che Pascal accentua il nero della pelle, delle vesti, del carbone in contrasto con la trasparenza della polvere, con le trame dei solari tessuti africani, con l’indaco dei copricapi. <strong>Nelle sue immagini gli uomini e le donne sembrano uscire dalle storie della mitologia greca nell’eterna affannosa dannazione dell’esistenza.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Incontrôlables Mégapoles</h2>



<p>Come trova i soggetti dei suoi reportage? “<strong>Il progetto esposto quest’anno <em>Incontrôlables Mégapoles</em> volevo realizzarlo da molto tempo perché avevo scoperto che le grandi città del Sud del mondo raddoppieranno nell’arco di pochi anni la popolazione</strong>. È così che trovo i soggetti dei miei lavori: da un lato perché viaggio molto e le persone mi parlano molto. Scopro realtà che mi incuriosiscono e così inizio a fare delle ricerche. Ad esempio mi sono reso conto della mancanza di infrastrutture in queste mega città. Cosa accadrà in una città come Kinshasa con 17 milioni di abitanti quando diventeranno 23 milioni e poi continueranno ancora a crescere?<strong> Queste città le ho scelte volontariamente perché rappresentano i tre continenti: l’Africa con Kinshasa nella Repubblica democratica del Congo, l’Asia con Dhaka capitale del Bangladesh e il Sud America con El Alto in Bolivia. Inoltre sono evidenti le conseguenze causate dal sovraffollamento: inquinamento, aumento della criminalità e della povertà.</strong> A Kinshasa sono tornato più volte anche perché la conosco da oltre 30 anni.” Una città con gang violente che pulsa di vita, desiderio e oblio. A Dhaka – dove Pascal Maitre è stato per la prima volta – ogni giorno giungono 2.000 migranti in fuga da calamità climatiche e povertà. Le baraccopoli estendono i loro tentacoli nel cuore della città. Questa grigia megalopoli ha la più alta densità al mondo – 40.000 abitanti per chilometro quadrato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000001-copia-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-485020" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000001-copia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000001-copia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000001-copia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000001-copia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000001-copia-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000001-copia.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Pascal Maitre _ 2025_DACCA, capitale del Bangladesh Popolazione: 21,28 milioni di abitanti Incrocio di Mirepur 10, uno dei quartieri più vivaci della capitale.<br>Questo luogo ha svolto un ruolo fondamentale durante la rivoluzione del luglio 2024. Il movimento si è trasformato in una vera e propria rivolta popolare dopo che il governo ha proceduto al massacro dei manifestanti, noto come “massacro di luglio”, alla fine del mese di luglio.</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000013-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-485021" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000013-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000013-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000013-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000013-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000013-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_DACCA-BANGLADESH_000013.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Pascal Maitre _ 2025_DACCA (Capitale du Bangladesh <br>Alcuni conducenti di risciò dormono sul marciapiede davanti alla Corte Suprema di Giustizia (la maggior parte sono migrati dalle campagne per trovare lavoro nella capitale ).</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_KINSHASA-RD-CONGO_000046-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-485022" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_KINSHASA-RD-CONGO_000046-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_KINSHASA-RD-CONGO_000046-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_KINSHASA-RD-CONGO_000046-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_KINSHASA-RD-CONGO_000046-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_KINSHASA-RD-CONGO_000046-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_KINSHASA-RD-CONGO_000046.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Pascal Maitre _ 2025 RD Congo : Kinshasa (17 milioni di abitanti)<br>Quartiere Congo, comune di Ngaliema. Vivere con niente ma vestirsi come un principe, un impiegato d&#8217;ufficio mentre va al lavoro , a Ngaliema, uno dei 24 comuni di Kinshasa</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_EL-ALTO-LA-PAZ-BOLIVIE_000026-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-485023" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_EL-ALTO-LA-PAZ-BOLIVIE_000026-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_EL-ALTO-LA-PAZ-BOLIVIE_000026-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_EL-ALTO-LA-PAZ-BOLIVIE_000026-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_EL-ALTO-LA-PAZ-BOLIVIE_000026-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_EL-ALTO-LA-PAZ-BOLIVIE_000026-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_EL-ALTO-LA-PAZ-BOLIVIE_000026.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">©Pascal Maitre _ <em>2025_La PAZ la capitale amministrativa della Bolivia vista da El Alto .</em></figcaption></figure>



<p><strong>Le luci notturne esaltano la vita con colori brillanti luminosissimi come tanti spot direzionati a scoprire la vita sul palcoscenico di città infernali e affascinanti, luminose e imprigionate come sirene contemporanee. </strong>Da questo caos, così minuziosamente ripreso da Pascal Maitre, nasce il pericolo di agglomerati urbani a due velocità dove una piccola frazione della popolazione si appropria della ricchezza e milioni di esseri umani vivono come bestie. Pascal Maitre ha nel cuore, oltre all’Africa, l’Afghanistan, un Paese che conosce bene avendo iniziato nel 1995 e dove è tornato a più riprese fino al 2023. Ma questa è un’altra storia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_EL-ALTO-LA-PAZ-BOLIVIE_000031-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-485024" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_EL-ALTO-LA-PAZ-BOLIVIE_000031-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_EL-ALTO-LA-PAZ-BOLIVIE_000031-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_EL-ALTO-LA-PAZ-BOLIVIE_000031-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_EL-ALTO-LA-PAZ-BOLIVIE_000031-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_EL-ALTO-LA-PAZ-BOLIVIE_000031-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/2025_EL-ALTO-LA-PAZ-BOLIVIE_000031.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">©Pascal Maitre _ <em>2025_El Alto, molti matrimoni aymara a El Alto vengono celebrati nei cholets. Il matrimonio di Cornélio e Dora, questa coppia aymara, è stato celebrato per due giorni nel complesso Viva Bolivia. Quattro gruppi musicali hanno partecipato alla festa.</em></figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Pascal Maitre,  una vita</h2>



<p><em><strong>Pascal Maitre è nato a Buzancais nel 1955 in Francia. </strong>`<br>Dopo aver studiato Psicologia, inizia la sua carriera come fotoreporter con il gruppo editoriale Jeune Afrique. Nel 1984 entra a far parte dello staff di Gamma. Nel 1989 cofonda l&#8217;agenzia Odyssey Images. Dal 1995 al 2018 è stato rappresentato da Cosmos.<br><strong>Attualmente è rappresentato da Myop per la Francia e Panos per l&#8217;estero.</strong><br>Ha collaborato con molte prestigiose riviste internazionali: Figaro Magazine, Geo, L&#8217;Express, Paris Match in Francia, Geo, Stern, Brigitt in Germania, National Geographic negli Stati Uniti…Nel 2000 pubblica “My Africa”, un libro che raccoglie 15 anni del suo lavoro in questo continente, con Aperture negli Stati Uniti e Geo in Germania. Nel settembre 2001, la versione francese viene pubblicata dalle edizioni Vents de Sable e un libro su “Madagascar, un mondo unico” come risultato dei suoi numerosi viaggi sull&#8217;isola. Nel 2012 pubblica Amazing Africa, un libro che raccoglie 30 anni del suo lavoro sull&#8217;Africa con ed Lammerhuber e l&#8217;Unesco. <strong>Pascal Maitre ha lavorato in oltre 40 paesi africani, affrontando molti aspetti diversi: gli uomini e il loro modo di vivere, la politica, i conflitti, le tradizioni, l&#8217;ambiente.</strong><br>Dal 1985 ha seguito l&#8217;Afghanistan: i mujaheddin contro i russi, la guerra tra clan a Kabul nel 1992, Bamiyan e i Grandi Buddha nel 1996, l&#8217;Afghanistan e le sue caratteristiche principali dopo l&#8217;ascesa dei talebani nel novembre 1996, Massoud, leader militare dell&#8217;alleanza del nord nel dicembre 1998, il saccheggio del museo di Kabul e del tesoro afghano, I pashtun dell&#8217;est, 2018 Kabul, 2019 Il Buzkashi, 2020 con i talebani.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/pascal-maitre-incontrolables-megapoles-kinshasa-dhaka-el-alto.html">Kinshasa, Dhaka, EL ALTO, le megalopoli incontrollabili di Pascal Maitre</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>ICONE ITALIANE: fotografie mozzafiato nel nuovo catalogo FINARTE</title>
		<link>https://it.insideover.com/fotografia/icone-italiane-fotografie-mozzafiato-nel-nuovo-catalogo-finarte.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tiziana Bonomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jun 2025 14:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="585" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/167314.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/167314.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/167314-600x439.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/167314-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/167314-768x562.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Quando ci vuole, ci vuole! Bisogna dirlo un catalogo, quello di FINARTE, magnifico. Perché? Finalmente un catalogo interamente dedicato agli autori italiani. E che autori! Quelli che hanno reso importante la fotografia italiana e hanno contribuito a sviluppare un linguaggio visivo meraviglioso pari ai famosi autori rinascimentali che hanno reso famosa l’arte italiana nel mondo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/fotografia/icone-italiane-fotografie-mozzafiato-nel-nuovo-catalogo-finarte.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="585" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/167314.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/167314.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/167314-600x439.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/167314-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/167314-768x562.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Quando ci vuole, ci vuole! Bisogna dirlo un catalogo, quello di FINARTE, magnifico. Perché? Finalmente un catalogo interamente dedicato agli autori italiani. E che autori! Quelli che hanno reso importante la fotografia italiana e hanno contribuito a sviluppare un linguaggio visivo meraviglioso pari ai famosi autori rinascimentali che hanno reso famosa l’arte italiana nel mondo e che tanto hanno contribuito a generare uno sguardo intriso di arte, cultura unico al mondo.</p>



<p>D’altronde la premessa del catalogo della casa d’aste di FINARTE proclama: “È nel suo insieme che la fotografia italiana dovrebbe essere meglio conosciuta e questo vale, diciamolo con chiarezza, anche dagli italiani stessi. La questione è complessa e riguarda il mondo della critica come quello delle istituzioni, cui dovrebbe essere demandato il compito di promuovere la nostra cultura, ma noi pensiamo che ogni iniziativa che si muova in questa direzione, anche se lontana dall’essere risolutiva del problema, possa aiutare ad affrontarlo&#8221;. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="800" height="659" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/149777.jpg" alt="" class="wp-image-473559" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/149777.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/149777-600x494.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/149777-300x247.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/149777-768x633.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>Viene spontaneo chiedere proprio a Roberto Mutti, consulente scientifico del Dipartimento di Fotografia di Finarte, come mai nelle collezioni internazionali sono presenti pochi autori italiani. La convincente risposta è “perché gli autori italiani non li promuoviamo soprattutto a livello istituzionale e quindi non sono conosciuti e di conseguenza apprezzati. Così costano non moltissimo e i collezionisti meno avveduti individuano in questo dato uno scarso valore e il cerchio si chiude. È per questo che abbiamo organizzato questa asta.”<br><br>Un ventaglio di proposte senza fiato perché quando una immagine è potente è potente sempre e il piacere, per chi la conosce e figuriamoci per chi non la conosce ancora, è un piacere senza limiti. Il catalogo si apre con Olivo Barbieri, in mostra tra l’altro alle Gallerie d’Italia a Torino. Olivo Barbieri si identifica per aver saputo esprimere pensieri attraverso le immagini usando la tecnologia a disposizione. “Non so bene per quale motivo ma sono sempre stato affascinato dalle immagini” sostiene Barbieri ed è probabilmente questa la ragione che ha portato il suo lavoro a continue ricerche e interpretazioni. Appartiene a Barbieri la tecnica “del fuoco selettivo” che mette a punto negli anni ’90. Il suo stile è unico così come il suo lavoro in Cina. </p>



<p>Il catalogo prosegue con Gabriele Basilico. Un autore che ha saputo guardare il paesaggio urbano per la prima volta in Italia come nessuno ancora era ed è riuscito a fare. E grazie al mitico Walker Evans ottiene nel 1984, unico italiano, la partecipazione alla Mission Photographique della DATAR in Francia (Délégation à l’Aménegement du Territoire et à l’Action Régionale), un imponente progetto che coinvolgeva un gruppo internazionale di fotografi chiamati a documentare e a interpretare le trasformazioni del paesaggio francese. Un maestro per tutti coloro che aspirano all’architettura anche se le immagini di Ritratti di Fabbriche e i danni da lui documentati della città di Beirut, dopo 15 anni di guerra, rimangono delle pietre miliari nella storia della fotografia.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/127733.jpg" alt="" class="wp-image-473560"/></figure>



<p><br>E cosa dire di Gianni Berengo Gardin che all’età di 95 anni continua a fotografare e a presenziare agli eventi per parlare di fotografia. Nome noto agli esperti anche se concedetemi il dubbio di quanti siano in grado di conoscere la sua vasta opera. È a Parigi che si forma, con lo sguardo personale, contagiandosi nel contatto con i famosi francesi Ronis e Doisneau. Due sue opere nel catalogo sono certamente quelle che più lo hanno reso famoso: un inedito “Vaporetto” spinge a chiedersi come ha fatto, come è riuscito a cogliere quell’istante così ricco di giochi, di rimandi di persone quasi a pensare di essere altrove. È lui che compone la scena? Ebbene no è lui che vede la scena e scatta. Nell’altra immagine l’utilitaria del viaggio in &#8220;Gran Bretagna” davanti al mare ci restituisce quell’atmosfera che appartiene a tutti noi – anche senza quell’auto anche se non in Gran Bretagna – tale è la poetica che la invade. Berengo Gardin ha ricevuto innumerevoli premi ed è significativo ricordare quello, nel 1963, del World Press Photo. Conosciuto in Italia e all’estero come il poeta della fotografia, Gianni Berengo Gardin ha saputo restituire e rinnovare il linguaggio visivo del paese Italia come l’insuperabile Luigi Ghirri. Scorrono poi nel catalogo rappresentanti della fotografia italiana come Antonio Biasiucci, con le sue originali inquadrature o Piergiorgio Branzi un sofisticato esteta con quello sguardo che solamente un italiano può avere intriso di ironia, poesia, dolcezza, piacere.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/167959.jpg" alt="" class="wp-image-473561"/></figure>



<p><br>È questa attenzione a cogliere il percorso costruito dall’800 ad oggi che invitano gli esperti del Dipartimento di Fotografia ai collezionisti stranieri “e così che potranno apprezzare la Venezia di Carlo Naya e le montagne di Sella …Per poi passare nel dopoguerra alle ricerche di Franco Grignani, Mario Cresci, Luigi Veronesi, Giuseppe Cavalli, Paolo Gioli, Carla Cerati e arrivare a grandi contemporanei come Gabriele Basilico, Maurizio Galimberti, Carlo Mollino, Massimo Vitali. Un collezionista intelligente qui può trovare davvero opere di grande spessore che nobilitano la sua raccolta.”</p>



<p><br>Un elenco che racchiude il gotha della fotografia italiana: Alfredo Camisa, Silvia Camporesi, Lisetta Carmi, Virgilio Carnisio, Vincenzo Castella, Giuseppe Cavalli, Carla Cerati, Giovanni Chiaromonte, Mario Cresci, Gaetano D’Agata, Mario De Biasi, Ferruccio Ferroni, Franco Fontana, Vincenzo Galdi, Maurizio Galimberti, Giovanni Gastel, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Paolo Gioli, Franco Grignani, Guido Guidi, Francesco Jodice, Mimmo Jodice, Massimo Listri, Nino Migliori, Carlo Mollino, Riccardo Moncalvo, Paolo Monti, Ugo Mulas, Carlo Naya, Arrigo Orsi, Nino Pedriali, Fulvio Roiter, Ferdinando Scianna, Tazio Secchiaroli, Vittorio Sella, Enzo Sellerio, Pino Settanni, Bruno Stefani, Renzo Tortelli, Oliviero Toscani, Federico Vender, Paolo Ventura, Luigi Veronesi, Massimo Vitali.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/167504.jpg" alt="" class="wp-image-473562"/></figure>



<p><br>Meriterebbe dedicare un racconto per ognuno di loro. Racconto che il catalogo ha sapientemente fatto. Ma concedetemi come tralasciare Paolo Monti (1908-1982) tra i primi a rivendicare apertura alle tendenze in atto nella fotografia europea e americana e indipendenza di linguaggio rispetto alle esperienze neorealiste e formaliste dominanti. E anche tra i primi a intraprendere, già nel 1949, un suo originale percorso attraverso la sperimentazione della fotografia astratta. Una ricerca che trovò riscontro in alcuni autori americani come Harry Callahan e Aaron Siskind. E Mario Giacomelli (1925 &#8211; 2000), uno degli autori italiani più conosciuti in ambito fotografico, autore di una visione personalissima segnata dalla ricerca costante di spazi visivi. Le fotografie appaiono come sogni, surreali momenti interiori che dalla realtà traggono solo l’estetica narrativa. </p>



<p>Giacomelli è tra i primi fotografi italiani a venire esposto nel 1963, nella celebre mostra “The Photographer’s Eye” al M.O.M.A di New York e pubblicato nel volume &#8220;Looking at Photographs: 100 Pictures from the collection of the Museum of Modern Art”. Franco Fontana (1933) forse tra gli autori italiani più noti della fotografia italiana. In un mondo, negli anni ancora segnati dal bianco e nero il suo colore attrae, seduce e incanta. Cosa dire poi di Luigi Veronesi (muore nel 1998),uno dei pochissimi artisti che ha sperimentato la tecnica del fotogramma astratto e che in tempi non sospetti in Italia ha dichiarato: “il lavoro artistico è, secondo me, un’operazione che non si conclude con la produzione di un’opera, o meglio, l’opera prodotta non è fine a se stessa, ma deve essere uno stimolo per l’osservatore, il risultato di un complesso modo di operare che a partire dalla formulazione di un pensiero … lo traduce in un’immagine suscettibile di lettura, cioè di comunicazione. Gli oggetti ritrovano nel fotogramma la loro espressione primordiale, noi possiamo vederli di là della loro forma reale”. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="800" height="622" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/167918.jpg" alt="" class="wp-image-473563" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/167918.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/167918-600x467.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/167918-300x233.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/167918-768x597.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>Vincenzo Castella (1952), autore dai mille interessi come dimostra la sua laurea in Antropologia Culturale. Un “Castella” raro da vedere, di soli dieci anni più giovane di Luigi Ghirri e che dal “maestro italiano” aveva attinto quello sguardo di ricerca inarrestabile ai luoghi di “tutti i giorni” che con l’incanto di colori “indefinibili” ci rimandano all’impalpabile percezione del nostro io interiore. Posso non citare Ferdinando Scianna che ha sempre fotografato ma ha anche sempre parlato, scritto di fotografia. Un concentrato di sensualità, sapore, profumo della Sicilia che con arguzia ha saputo cogliere e proporre per primo negli anni ’80 con Marpessa un reportage poi richiesto e voluto dagli stilisti Dolce e Gabbana. Le nostre artiste italiane come Lisetta Carmi, Carla Cerati, Silvia Camporesi hanno saputo sapientemente innovare, trovare, guardare, indagare per offrirci una fotografia autoriale intrisa di una forte personale potenza visiva.</p>



<p><br>Una ghiotta esposizione per i collezionisti, amanti del visivo, neofiti della fotografia: asta mercoledì 18 giugno alle ore 16 in via Bossi a Milano con esposizone da lunedì 16 orario 10-19. </p>



<p>Naturalmente on line ma chi può vada.</p>
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