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Quando ci vuole, ci vuole! Bisogna dirlo un catalogo, quello di FINARTE, magnifico. Perché? Finalmente un catalogo interamente dedicato agli autori italiani. E che autori! Quelli che hanno reso importante la fotografia italiana e hanno contribuito a sviluppare un linguaggio visivo meraviglioso pari ai famosi autori rinascimentali che hanno reso famosa l’arte italiana nel mondo e che tanto hanno contribuito a generare uno sguardo intriso di arte, cultura unico al mondo.

D’altronde la premessa del catalogo della casa d’aste di FINARTE proclama: “È nel suo insieme che la fotografia italiana dovrebbe essere meglio conosciuta e questo vale, diciamolo con chiarezza, anche dagli italiani stessi. La questione è complessa e riguarda il mondo della critica come quello delle istituzioni, cui dovrebbe essere demandato il compito di promuovere la nostra cultura, ma noi pensiamo che ogni iniziativa che si muova in questa direzione, anche se lontana dall’essere risolutiva del problema, possa aiutare ad affrontarlo”.

Viene spontaneo chiedere proprio a Roberto Mutti, consulente scientifico del Dipartimento di Fotografia di Finarte, come mai nelle collezioni internazionali sono presenti pochi autori italiani. La convincente risposta è “perché gli autori italiani non li promuoviamo soprattutto a livello istituzionale e quindi non sono conosciuti e di conseguenza apprezzati. Così costano non moltissimo e i collezionisti meno avveduti individuano in questo dato uno scarso valore e il cerchio si chiude. È per questo che abbiamo organizzato questa asta.”

Un ventaglio di proposte senza fiato perché quando una immagine è potente è potente sempre e il piacere, per chi la conosce e figuriamoci per chi non la conosce ancora, è un piacere senza limiti. Il catalogo si apre con Olivo Barbieri, in mostra tra l’altro alle Gallerie d’Italia a Torino. Olivo Barbieri si identifica per aver saputo esprimere pensieri attraverso le immagini usando la tecnologia a disposizione. “Non so bene per quale motivo ma sono sempre stato affascinato dalle immagini” sostiene Barbieri ed è probabilmente questa la ragione che ha portato il suo lavoro a continue ricerche e interpretazioni. Appartiene a Barbieri la tecnica “del fuoco selettivo” che mette a punto negli anni ’90. Il suo stile è unico così come il suo lavoro in Cina.

Il catalogo prosegue con Gabriele Basilico. Un autore che ha saputo guardare il paesaggio urbano per la prima volta in Italia come nessuno ancora era ed è riuscito a fare. E grazie al mitico Walker Evans ottiene nel 1984, unico italiano, la partecipazione alla Mission Photographique della DATAR in Francia (Délégation à l’Aménegement du Territoire et à l’Action Régionale), un imponente progetto che coinvolgeva un gruppo internazionale di fotografi chiamati a documentare e a interpretare le trasformazioni del paesaggio francese. Un maestro per tutti coloro che aspirano all’architettura anche se le immagini di Ritratti di Fabbriche e i danni da lui documentati della città di Beirut, dopo 15 anni di guerra, rimangono delle pietre miliari nella storia della fotografia.


E cosa dire di Gianni Berengo Gardin che all’età di 95 anni continua a fotografare e a presenziare agli eventi per parlare di fotografia. Nome noto agli esperti anche se concedetemi il dubbio di quanti siano in grado di conoscere la sua vasta opera. È a Parigi che si forma, con lo sguardo personale, contagiandosi nel contatto con i famosi francesi Ronis e Doisneau. Due sue opere nel catalogo sono certamente quelle che più lo hanno reso famoso: un inedito “Vaporetto” spinge a chiedersi come ha fatto, come è riuscito a cogliere quell’istante così ricco di giochi, di rimandi di persone quasi a pensare di essere altrove. È lui che compone la scena? Ebbene no è lui che vede la scena e scatta. Nell’altra immagine l’utilitaria del viaggio in “Gran Bretagna” davanti al mare ci restituisce quell’atmosfera che appartiene a tutti noi – anche senza quell’auto anche se non in Gran Bretagna – tale è la poetica che la invade. Berengo Gardin ha ricevuto innumerevoli premi ed è significativo ricordare quello, nel 1963, del World Press Photo. Conosciuto in Italia e all’estero come il poeta della fotografia, Gianni Berengo Gardin ha saputo restituire e rinnovare il linguaggio visivo del paese Italia come l’insuperabile Luigi Ghirri. Scorrono poi nel catalogo rappresentanti della fotografia italiana come Antonio Biasiucci, con le sue originali inquadrature o Piergiorgio Branzi un sofisticato esteta con quello sguardo che solamente un italiano può avere intriso di ironia, poesia, dolcezza, piacere.


È questa attenzione a cogliere il percorso costruito dall’800 ad oggi che invitano gli esperti del Dipartimento di Fotografia ai collezionisti stranieri “e così che potranno apprezzare la Venezia di Carlo Naya e le montagne di Sella …Per poi passare nel dopoguerra alle ricerche di Franco Grignani, Mario Cresci, Luigi Veronesi, Giuseppe Cavalli, Paolo Gioli, Carla Cerati e arrivare a grandi contemporanei come Gabriele Basilico, Maurizio Galimberti, Carlo Mollino, Massimo Vitali. Un collezionista intelligente qui può trovare davvero opere di grande spessore che nobilitano la sua raccolta.”


Un elenco che racchiude il gotha della fotografia italiana: Alfredo Camisa, Silvia Camporesi, Lisetta Carmi, Virgilio Carnisio, Vincenzo Castella, Giuseppe Cavalli, Carla Cerati, Giovanni Chiaromonte, Mario Cresci, Gaetano D’Agata, Mario De Biasi, Ferruccio Ferroni, Franco Fontana, Vincenzo Galdi, Maurizio Galimberti, Giovanni Gastel, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Paolo Gioli, Franco Grignani, Guido Guidi, Francesco Jodice, Mimmo Jodice, Massimo Listri, Nino Migliori, Carlo Mollino, Riccardo Moncalvo, Paolo Monti, Ugo Mulas, Carlo Naya, Arrigo Orsi, Nino Pedriali, Fulvio Roiter, Ferdinando Scianna, Tazio Secchiaroli, Vittorio Sella, Enzo Sellerio, Pino Settanni, Bruno Stefani, Renzo Tortelli, Oliviero Toscani, Federico Vender, Paolo Ventura, Luigi Veronesi, Massimo Vitali.


Meriterebbe dedicare un racconto per ognuno di loro. Racconto che il catalogo ha sapientemente fatto. Ma concedetemi come tralasciare Paolo Monti (1908-1982) tra i primi a rivendicare apertura alle tendenze in atto nella fotografia europea e americana e indipendenza di linguaggio rispetto alle esperienze neorealiste e formaliste dominanti. E anche tra i primi a intraprendere, già nel 1949, un suo originale percorso attraverso la sperimentazione della fotografia astratta. Una ricerca che trovò riscontro in alcuni autori americani come Harry Callahan e Aaron Siskind. E Mario Giacomelli (1925 – 2000), uno degli autori italiani più conosciuti in ambito fotografico, autore di una visione personalissima segnata dalla ricerca costante di spazi visivi. Le fotografie appaiono come sogni, surreali momenti interiori che dalla realtà traggono solo l’estetica narrativa.

Giacomelli è tra i primi fotografi italiani a venire esposto nel 1963, nella celebre mostra “The Photographer’s Eye” al M.O.M.A di New York e pubblicato nel volume “Looking at Photographs: 100 Pictures from the collection of the Museum of Modern Art”. Franco Fontana (1933) forse tra gli autori italiani più noti della fotografia italiana. In un mondo, negli anni ancora segnati dal bianco e nero il suo colore attrae, seduce e incanta. Cosa dire poi di Luigi Veronesi (muore nel 1998),uno dei pochissimi artisti che ha sperimentato la tecnica del fotogramma astratto e che in tempi non sospetti in Italia ha dichiarato: “il lavoro artistico è, secondo me, un’operazione che non si conclude con la produzione di un’opera, o meglio, l’opera prodotta non è fine a se stessa, ma deve essere uno stimolo per l’osservatore, il risultato di un complesso modo di operare che a partire dalla formulazione di un pensiero … lo traduce in un’immagine suscettibile di lettura, cioè di comunicazione. Gli oggetti ritrovano nel fotogramma la loro espressione primordiale, noi possiamo vederli di là della loro forma reale”.

Vincenzo Castella (1952), autore dai mille interessi come dimostra la sua laurea in Antropologia Culturale. Un “Castella” raro da vedere, di soli dieci anni più giovane di Luigi Ghirri e che dal “maestro italiano” aveva attinto quello sguardo di ricerca inarrestabile ai luoghi di “tutti i giorni” che con l’incanto di colori “indefinibili” ci rimandano all’impalpabile percezione del nostro io interiore. Posso non citare Ferdinando Scianna che ha sempre fotografato ma ha anche sempre parlato, scritto di fotografia. Un concentrato di sensualità, sapore, profumo della Sicilia che con arguzia ha saputo cogliere e proporre per primo negli anni ’80 con Marpessa un reportage poi richiesto e voluto dagli stilisti Dolce e Gabbana. Le nostre artiste italiane come Lisetta Carmi, Carla Cerati, Silvia Camporesi hanno saputo sapientemente innovare, trovare, guardare, indagare per offrirci una fotografia autoriale intrisa di una forte personale potenza visiva.


Una ghiotta esposizione per i collezionisti, amanti del visivo, neofiti della fotografia: asta mercoledì 18 giugno alle ore 16 in via Bossi a Milano con esposizone da lunedì 16 orario 10-19.

Naturalmente on line ma chi può vada.

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