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	<title>Pierre Sautreuil Archives - InsideOver</title>
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	<title>Pierre Sautreuil Archives - InsideOver</title>
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		<title>I fantasmi di Tijuana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2019 11:03:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/ape-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/ape-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/ape-1-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/ape-1-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/ape-1-1024x768.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Da Tijuana) Martín de la Cruz Roja lava l’interno di un van Ford di fronte all’obitorio. Stanotte, nessuno lo accompagna a recuperare i cadaveri della città. Da quando ha cominciato il suo turno alla fine del pomeriggio, ha già portato all’obitorio dieci vittime di omicidio. È trascorso un anno e mezzo da quando il titolare di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/i-fantasmi-di-tijuana.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/ape-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/ape-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/ape-1-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/ape-1-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/ape-1-1024x768.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>(Da Tijuana)</strong> Martín de la Cruz Roja lava l’interno di un van Ford di fronte all’obitorio. Stanotte, nessuno lo accompagna a recuperare i cadaveri della città. Da quando ha cominciato il suo turno alla fine del pomeriggio, ha già portato all’obitorio dieci vittime di omicidio. È trascorso un anno e mezzo da quando il titolare di Martin, l’ufficio del Procuratore di Stato di Baja California, ha deciso di delegare tutti gli altri prelievi alle società private di pompe funebri. E per una buona ragione. Durante gli ultimi due anni, i freezer dell’obitorio di Tijuana sono stati traboccanti.</p>
<p>Con l’aiuto di Caesar, che quella notte è di turno all’obitorio, Martín distende quattro corpi sui tavoli metallici della sala autopsie. A tutti è stato sparato un <strong>colpo in testa</strong> con una pistola di piccolo calibro, l’arma prediletta per gli omicidi silenziosi, e sono stati private delle loro carte d’identità.</p>
<p>Caesar cerca invano dello spazio nei refrigeratori per i “nuovi arrivati”, ma sono tutti già pieni. In ogni compartimento, almeno un corpo su due porta la scritta “sconosciuto” scarabocchiata su un elenco. Al piano di sopra, la dottoressa Melina Moreno, vice direttore responsabile delle fosse comuni all’obitorio di Tijuana, conferma che il tasso di identificazione delle vittime di omicidio raggiunge a malapena il 50%. Caesar sospira. “Fortunatamente, andremo domani alle fosse comuni”.</p>
<p>Con più di 1.500 morti violente in appena sei mesi, l’ 86% delle quali collegate al traffico di droga, questa città di confine di un milione e mezzo di abitanti ora è <strong>una delle città più letali</strong> al mondo. Ma, lontano dalle immagini di guerra e dalle macabre messe in scena che il Messico ha visto dall’inizio della guerra alla droga nel 2006, le vittime dei cartelli a Tijuana muoiono nell’ombra.</p>
<p>“Nessuno, inclusi i belligeranti, ha alcun interesse a vedere la violenza venire alla luce”, dice il giornalista Luis Alonso Perez Chavez, noto per aver documentato l’espansione del cartello Jalisco Nueva Generación (Cjnc). Negli ultimi due anni, questa organizzazione criminale ha provato a strappare il controllo della città dalle mani del <strong>cartello Sinaloa</strong>, producendo un numero di omicidi senza precedenti.</p>
<p>“Questo cartello è conosciuto quasi ovunque per la sua spettacolare violenza ma qui, a Tijuana, le sue vittime sono nascoste, lasciate in aree fuori mano, ed è diventato ancora più difficile identificarle”. La mattina dopo, all’obitorio circa quindici corpi impilati per terra aspettano che si liberi un posto nei freezer. Caesar doveva tornare a casa molto tempo fa. Invece, gli è stato ordinato di portare quaranta cadaveri alle fosse comuni. È la terza escursione di questo genere in sole due settimane.</p>
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<p>“Ci piacerebbe fare più spazio aumentando il numero di sepolture nelle fosse comuni, ma il procuratore di Stato ci sta rallentando, come se cercasse di abbassare le statistiche degli omicidi”, dice la dottoressa Melina Moreno mentre sale sul van carico di cadaveri.</p>
<p>Le vittime che Melina e i suoi colleghi stanno trasportando sono state uccise tre o quattro settimane fa. Poiché ci vuole troppo tempo perché l’Ufficio del Procuratore di Stato sbrighi le procedure amministrative, il personale dell’obitorio lo fa lungo la strada. Nell’afoso caldo di luglio, il tanfo di putrefazione si diffonde a ogni sosta. Tre ore più tardi, il team raggiunge finalmente il dodicesimo Cimitero Municipale di Tijuana, un gigantesco sito inaugurato nel 2004, già popolato da <strong>30mila morti.</strong></p>
<p>A causa della mancanza di mezzi e personale, gli impiegati della camera mortuaria devono scavare le buche con i badili sotto il sole cocente. I corpi vengono quindi impilati sul fondo del fosso, una dozzina per sezione. Tutto intorno a loro, una miriade di anonime croci bianche copre diversi colli. In ognuna delle 495 buche scavate a Tijuana dal settembre 2015, più di 3mila individui giacciono senza nome. In 23 di queste sono sepolti “solo teste e bambini”.</p>
<p>Di ritorno all’obitorio, Maria, una segretaria, presenta i suoi registri del mese di luglio. In quindici giorni, solo dieci vittime di omicidio sono state identificate. Mélina e i suoi colleghi dovranno continuare ad andare alle fosse comuni, ma la procedura rimane lenta, e dura in media un mese.</p>
<p>I corpi non identificati spesso restano <strong>nei freezer per più di sei mesi prima di venire sepolti</strong>. Il corpo di un cittadino guatemalteco ha ingombrato il freezer principale addirittura per un anno, a causa di un infinito avanti e indietro di dati sul Dna fra le autorità messicane e guatemalteche.</p>
<p>“Non c’è una condivisione sistematica delle informazioni genetiche, né a livello nazionale, né con i Paesi vicini”, dice Fernando Ocegueda, presidente della “Uniti per gli scomparsi”, la principale associazione regionale di ricerca collettiva di persone scomparse. “Molti morti non vengono identificati semplicemente perché vengono da un altro Paese o da un’altra regione del Messico.”</p>
<p>Il presidente eletto <strong>Andrés Manuel Lopez Obrador</strong>, che entrerà in carica a dicembre, ha fatto della giustizia per le vittime della violenza criminale una questione di pacificazione nazionale. Il suo ufficio ha organizzato dei “gruppi di ascolto” per i familiari delle persone scomparse nelle città colpite dalla violenza.</p>
<p><strong>Olga Sanchez Cordero</strong>, incaricata di ricoprire la carica di ministro della Giustizia, ha giurato di portare a galla la “verità” per ogni caso di scomparsa, ma guarire questo trauma nazionale è un compito titanico. 37mila persone risultano al momento scomparse nel Paese e la lista cresce di giorno in giorno.</p>
<p>La difficoltà sta nella mancanza di risorse messe a disposizione, ma anche nell’identificazione delle persone scomparse da più tempo, i cui parenti a volte non ci sono più e non possono mettere un nome sui poveri resti. Secondo Jan Jarab, rappresentante dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite in Messico, questo problema è strutturale e riguarda l’intero Paese.</p>
<p>“Nonostante alcuni sforzi, i risultati non sono stati sufficienti per far fronte alla necessità di identificare le vittime e investigare sui crimini violenti”, dice. “C’è bisogno di investimenti per assumere più personale, migliorare le infrastrutture e la formazione, adottare nuove procedure e assicurare l’autonomia degli esperti forensi. Per questo, il Messico dovrebbe pensare ad altre soluzioni, inclusa la cooperazione internazionale”.</p>
<p>Tuttavia, il caso di Tijuana potrebbe dimostrarsi ancora più disperato rispetto alle altre città messicane, a causa delle tecniche estreme utilizzate dai criminali locali per sbarazzarsi dei corpi. In cima al colle, nel quartiere di <strong>Maclovio Rojas</strong>, nella parte orientale della città, Fernando Ocegueda ritorna ancora una volta alla Gallera, un ex allevamento di galli dove il cartello Arellano-Felix era solito liquefare le sue vittime nell’<strong>acido caustico</strong>.</p>
<p>All’apice della guerra fra questi gruppi criminali e il cartello Sinaloa, a metà degli anni 2000, dozzine di strutture come questa lavoravano giorno e notte con il solo scopo di dissolvere cadaveri. “I corpi venivano sciolti e i fluidi corporei seppelliti”, spiega Ocegueda, indicando due grandi cisterne sotterranee scoperte nel 2009. “In ognuna delle due buche, abbiamo trovato 9mila litri di emulsioni organiche, e un totale di 20mila tra frammenti ossei e denti”.</p>
<p>Nel 2011, tutti i resti scoperti sono stati inviati a Città del Messico per l’analisi forense, ma l’acido era talmente corrosivo che solo una manciata di vittime sono state identificate fino a oggi. Fra queste, il figlio di Fernando Ocegueda, scomparso all’età di 23 anni. Per lui e le altre vittime del cartello Arellano-Felix, l’associazione “Uniti per gli scomparsi” ha avviato la costruzione di un memoriale sulla Gallera ma i macabri ritrovamenti continuano a far posticipare il momento del cordoglio.</p>
<p>“Stando a un report, le vittime dissolte sono state sepolte anche su questo colle di fronte a noi, ma non abbiamo avuto il tempo d accertarcene ancora”, dice Fernando Ocegueda. “Ce ne sarebbero anche sotto il piccolo giardino di palme, all’entrata dell’edificio”. Solo nel 2017, sono stati scoperti più di 37mila frammenti ossei addizionali in 27 diverse fosse alla Gallera.</p>
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		<title>Sopravvivere a Skid Row</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/sopravvivere-skid-row.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Nov 2018 06:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Los Angeles]]></category>
		<category><![CDATA[Senzatetto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Ape.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Ape.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Ape-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Ape-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Ape-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Ape.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Ape.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Ape-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Ape-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Ape-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>(Los Angeles)</strong> &#8211; Nel giugno 2017, Robert Ford sedeva in un taxi, di fianco a lui la borsa contenente i suoi pochi averi. Mentre la macchina procedeva verso il centro, Robert osservava i cartelli colorati, il riflesso del sole sulle auto elettriche, gli smartphones impugnati da passanti coi capelli tinti di blu, e tutti i cambiamenti avvenuti nella più grande città della West Coast durante gli ultimi 30 anni, mentre lui si trovava in prigione.</p>
<p>Rimesso in libertà all&#8217;età di 65 anni, Robert Ford non aveva dove andare. Ecco perché, seduto sul sedile posteriore del taxi, si aggrappava all&#8217;indirizzo lasciatogli dal suo agente di custodia.</p>
<p>&#8220;Los Angeles Mission, 303E sulla Quinta strada”, gli aveva detto. “ È una missione cristiana a a Skid Row, hanno un programma apposta per le persone come te&#8221;.</p>
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<p>Ma quello che Robert ha trovato quando è arrivato all&#8217;ingresso del centro di accoglienza lo ha <strong>scioccato</strong> a tal punto che subito ha ordinato al tassista di riportarlo al motel. Di fronte alla missione e nelle strade circostanti, centinaia di senzatetto erano ammucchiati sui marciapiedi ricoperti di sudiciume. Alcuni gridavano al vuoto e altri defecavano lungo i muri corrosi dall&#8217;urina. Fitte file di tende e rifugi di fortuna si stendevano isolato dopo isolato. Robert Ford aveva riconosciuto l&#8217;odore di <strong>crack</strong> e <strong>metanfetamina</strong>.</p>
<p>&#8220;Per l&#8217;amor del cielo, che diavolo era quello?&#8221; chiese al telefono al suo agente di custodia quella sera. &#8220;Mi dispiace&#8221; rispose lui. &#8220;Avrei dovuto avvisarti&#8221;.</p>
<p>Infatti l&#8217;ufficiale non aveva detto a Robert che negli ultimi trent&#8217;anni, in California la carenza di abitazioni accessibili era lentamente ma inesorabilmente andata aggravandosi, né che le strade di Skid Row erano ora il maggior punto di ritrovo per i senzatetto di tutti gli Stati Uniti. In quest&#8217;area di nemmeno un chilometro quadrato, fino a <strong>2mila senzatetto</strong> cercano di sopravvivere, dormendo su pezzi di cartone, in tende o in centri di accoglienza.</p>
<p>&#8220;Siamo sopraffatti, lasceremo ancora molte persone per strada stanotte&#8221;, racconta Nadia, una volontaria della Los Angeles Mission, mentre osserva le centinaia di persone in fila di fronte al centro sotto il sole estivo, speranzose di riuscire a trascorrere lì la notte. &#8220;Skid Row ha sempre avuto una cattiva reputazione, ma ultimamente la situazione è andata completamente fuori controllo&#8221;, si lamenta. In appena sei anni, il numero di senzatetto nella contea di Los Angeles è schizzato da 32miila a 57mila.</p>
<p>“Il problema non ha fatto altro che peggiorare da quando ho cominciato a lavorare qui”, spiega il cappellano Dwight Lewis nel suo angusto ufficio al pianterreno del centro. Da allora sono passati quindici anni. Sui muri alcune foto lo ritraggono mentre battezza i residenti o consegna loro un diploma: segnano le fasi di avanzamento del corso di riabilitazione di un anno offerto dalla missione. &#8220;I servizi offerti dalle missioni come la nostra spiegano perché i senzatetto si accalcano a Skid Row&#8221;, dice. È un luogo di indicibile violenza, ma è anche un&#8217;ultima spiaggia: il quartiere in cui i senzatetto vengono quando hanno esaurito ogni risorsa, quando non gli rimane più nessuno a cui rivolgersi.</p>
<p>Ecco perché, dopo aver superato la sua iniziale repulsione, anche Robert Ford è tornato a Skid Row.</p>
<p>Da un anno oggi è membro del programma della Los Angeles Mission e vive nel centro di accoglienza, dividendo il suo tempo fra il lavoro e lo studio della Bibbia. &#8220;Le persone qui sono state meravigliose con me&#8221;, dice seduto su una piattaforma di carico sul retro dell&#8217;edificio. “Mi aiutano con le mie pratiche. Presto riceverò la mia pensione da veterano e troverò un lavoro”. Di fronte alla missione, la clinica Joshua House cura la sua epatite C e gli fornisce libero accesso alle cure oftalmiche e odontoiatriche. Fra i due edifici, in una strada poco frequentata, uomini vestiti di stracci forzano i parcometri per raccogliere qualche moneta. “Ci siamo uniti a questa missione per vivere rettamente e seguire la volontà del Signore, ma non appena mettiamo piede fuori ci troviamo di fronte questo inferno, fatto di follia e droga”, dice Robert. “La scorsa settimana abbiamo organizzato una veglia per Terry Green, un ospite morto per avvelenamento da droghe e alcol. Non molto tempo fa, in appena sei settimane, quattro dei nostri ospiti sono morti”.</p>
<p>Nell&#8217;inferno di Skid Row, i centri di accoglienza sorgono qua e là come isole si salvezza. Pettinato in modo impeccabile, Joey Weinert, 37 anni, ci guida nella visita alla Midnight Mission, la più antica organizzazione benefica di Skid Row. “Questo centro fu fondato nel 1914 per distribuire cibo e in più di un secolo non abbiamo mai mancato un pasto”, dice. “E&#8217; alla fine del XIX secolo che questo quartiere si è guadagnato la sua triste reputazione, quando furono aperti molti hotel di basso livello per ospitare lavoratori stagionali di passaggio a Los Angeles. Ben presto vi si sono riversati gli alcolizzati e i senzatetto di tutta la città, e l&#8217;apertura del centro di accoglienza ha attratto ancora più persone in stato di bisogno.”</p>
<p>A mezzogiorno, 600 persone si riversano nella mensa al pianterreno. Venticinque anni, dipendente dalla metanfetamina, David Mesa si costringe a fare almeno un pasto al giorno. “La met toglie l&#8217;appetito e costa meno del cibo”, spiega. “Con i cristalli puoi stare sveglio per diversi giorni consecutivi. Se dormi vieni rapinato.” All&#8217;altro capo del tavolo Larry, 54 anni, annuisce in segno di conferma. Impiegato della Midnight Mission, Larry supervisiona i membri del programma che hanno tolto anche lui dalla strada nel 2014. “Cammina per Skid Row, e vedrai che le persone si suddividono in base agli stessi due criteri che vigono in carcere: la loro droga preferita e la razza”, ci dice. “Questo è esattamente il motivo per cui questo quartiere è una prigione a cielo aperto.”</p>
<p>Sfortunatamente, nessuno di questi criteri è di aiuto se sei una donna a Skid Row. A circa cinquanta donne è stato concesso di fermarsi per la notte nel cortile del centro. Non avranno un letto caldo, ma almeno avranno un posto sicuro dove dormire. “Spesso le donne dormono insieme per evitare problemi”, spiega Linda, 40 anni. “Dormiamo a turno per fare la guardia e cerchiamo di non trovarci mai da sole a Skid Row.” Accanto a lei, anche la quarantacinquenne Rochelle viene a dormire qui per paura delle aggressioni sessuali. “Dobbiamo stare costantemente in guardia quando uriniamo per strada, quando ci cambiamo i vestiti o quando ci laviamo”, balbetta. Avvolta in stracci sudici, la sua gamba sinistra emana un tanfo mefitico. “I nostri corpi sono contaminati”, dice Linda. “Tutti finiscono per ammalarsi vivendo in mezzo a feci e urine”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I <strong>problemi di igiene</strong> di Skid Row non potrebbero essere più urgenti. Il quartiere ha solo nove bagni pubblici accessibili di notte: un decimo del minimo necessario stabilito dalle Nazioni Unite per i campi profughi. Nonostante le regolari operazioni di pulizia effettuate dal comune, le strade di Skid Row sono cosparse di escrementi, e i focolai di malattie si diffondono senza risparmiare gli assistenti sociali che girano per il quartiere. Nel 2015, al reverendo Andy Bales, presidente della Union Mission, furono amputati il piede destro e parte del mento dopo aver contratto l&#8217;Escherichia Coli.</p>
<p>Nel tentativo di contenere questa emergenza, i residenti del comune di Los Angeles hanno approvato, nel novembre 2016, un piano da 1,2 miliardi di dollari per costruire 7mila nuove case popolari entro il 2026. Inoltre a marzo 2017, la contea di Los Angeles ha votato per raccogliere centinaia di milioni di dollari in favore dei senzatetto, e per aumentare la capienza del ricovero d&#8217;emergenza. Le organizzazioni benefiche di Skid Row hanno accolto con piacere il mutato atteggiamento delle autorità, da una politica sulla sicurezza di stampo repressivo a una nuova attenzione per le condizioni socio-economiche dei senzatetto. Molti tuttavia, considerate le dimensioni del problema, condannano l&#8217;inadeguatezza di queste misure.</p>
<p>“Questo dibattito è totalmente insensato”, sostiene Chris Mack, un agente locale del Wesley Health Center. “Costruendo 7.000 nuove abitazioni, ridurremo il numero di senzatetto di Los Angeles al massimo a 48.000, e questo solo fra dieci anni! Non risolverà il problema alla radice”. E le radici sono profonde. La California si è ritrovata ad affrontare una carenza cronica di abitazioni accessibili sin dagli anni Sessanta. A fronte di una stagnazione delle entrate che dura da vent&#8217;anni, gli affitti continuano a crescere a un tasso allarmante. Tutt&#8217;altro che confinata nei quartieri residenziali della Silicon Valley, questa inflazione affligge l&#8217;intera California: l&#8217;aumento è del 10% dal 2017 al 2018 per un monolocale a Los Angeles, del 12.4% a Oakland, del 15% a Long Beach e Anaheim, del 11.5% a San Diego.</p>
<p>“La contea di Los Angeles manca di almeno mezzo milione di case accessibili”, dice Alisa Orduna, responsabile delle politiche per i senzatetto all&#8217;ufficio del sindaco di LA Eric Garcetti dal 2015 al 2018. “I senzatetto sono solo la parte più visibile di un problema ben più grande: in California gli affitti sono diventati così cari che noi siamo allo stesso tempo lo Stato più benestante del Paese, e quello con gli standard di vita più bassi”, ci dice sulla terrazza di uno Starbucks Coffee di Santa Monica. Di recente Alisa si è trasferita in questa città costiera dalle magnifiche spiagge per svolgere il suo nuovo lavoro, sempre al servizio dei senzatetto, con la speranza di riuscire infine a cambiare le cose.</p>
<p>Riguardo a Los Angeles e Skid Row, teme che sia già troppo tardi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/sopravvivere-skid-row.html">Sopravvivere a Skid Row</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il regno dell&#8217;eroina</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2017 06:34:19 +0000</pubDate>
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<p>Tali fattori, uniti alla mancanza di risorse naturali e di industria del Kyrgyzstan, hanno reso il Paese un solido canale del traffico di droga. Si stima infatti che il 20 per cento dell&#8217;oppio e dell&#8217;eroina prodotti in Afghanistan raggiunga la Russia attraverso il Kyrgyzstan. Non ci sono però dati sulle entrate che il Kyrgyzstan ricava, né su eventuali quantità trattenute localmente rispetto a quelle inviate in altri Paesi.Il Kazakhstan incrocia direttamente i vari percorsi della droga che collegano l&#8217;Asia centrale alla Federazione Russa e all&#8217;Europa. In effetti, tutte le droghe che seguono il “percorso a nord” devono attraversare il territorio del Kazakhstan, a meno che non siano inviate per via aerea o marittima attraverso il Mar Caspio. Le numerose vie e tratti ferroviari importanti che attraversano il confine tra Kazakhstan e Russia, oltre alla lunghezza stessa del confine (6.800 km) e alla topografia, ostacolano i tentativi di fermare il traffico di droga.</p>
<p>Ciò nondimeno, il Kazakhstan, grazie alle sue notevoli risorse finanziarie, è probabilmente, tra gli stati dell&#8217;Asia centrale, quello che ha le maggiori possibilità di affrontare la minaccia costituita dal traffico di droga.Ci sono anche tre percorsi che attraversano il Kazakhstan partendo dal Kyrgyzstan. Il primo inizia a Bishkek, supera il confine arrivando a Korday (nel Kazakhstan) in direzione di Almaty, prosegue fino a Ayaguz passando per Georgievka e Ust-Kamenogorsk e sfocia nella Federazione Russa. Sempre partendo da Bishkek, il secondo percorso passa per Almaty per proseguire, attraversando Saryshagan, fino a Petropavlovsk prima di raggiungere la Federazione Russa. Il terzo, a ovest di Bishkek, raggiunge Taraz passando per Symkent-Kyzylorda e Uralsk per poi addentrarsi nella Federazione Russa.</p>
<p><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.alfredobosco.com/" target="_blank" rel="noopener">Foto di Alfredo Bosco</a></p>

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