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	<title>Marianna Lentini Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 31 Jul 2026 14:41:56 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Marianna Lentini Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La crisi di Ceuta: migranti usati come arma di pressione sulla Spagna</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/ceuta-crisi-migratoria-sahara-occidentale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 14:37:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026073116071092_382feb9e5072ce3151028801ad100f04.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026073116071092_382feb9e5072ce3151028801ad100f04.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026073116071092_382feb9e5072ce3151028801ad100f04-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026073116071092_382feb9e5072ce3151028801ad100f04-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026073116071092_382feb9e5072ce3151028801ad100f04-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026073116071092_382feb9e5072ce3151028801ad100f04-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026073116071092_382feb9e5072ce3151028801ad100f04-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dietro la crisi migratoria di Ceuta si gioca la partita del Sahara occidentale: da una parte il fronte formato da Marocco, Stati Uniti e Israele, dall'altra una Spagna che si scontra con Tel Aviv e Washington sulla Palestina e cerca l'equilibrio con Marocco e Algeria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/ceuta-crisi-migratoria-sahara-occidentale.html">La crisi di Ceuta: migranti usati come arma di pressione sulla Spagna</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>L’<em>espigón</em> del Tarajal, il molo che separa la città autonoma di Ceuta dal Marocco, è lo spazio sospeso che simboleggia <strong>il collasso di un modello fondato sul sistematico logoramento dei diritti umani e il fallimento delle politiche di questi ultimi anni attuate dall’Unione europea: </strong>da un lato l’inasprimento delle condizioni per l’immigrazione legale, dall’altro l’esternalizzazione del controllo dei flussi ai paesi del Sud. <a href="https://elpais.com/espana/2026-07-30/es-un-fracaso-para-el-pais-ver-a-una-chica-haciendo-la-senal-de-la-victoria-tras-haber-pasado-a-ceuta.html">Come ha sottolineato l’attivista marocchina Khadija Inani</a> quanto accade a Ceuta mostra anche il fallimento di un sistema che scarica sui confini meridionali dell’Europa il costo politico e umano delle proprie scelte. Nel momento in cui scrivo, il bilancio è drammatico: il quotidiano spagnolo El País riporta che sono <strong>50 mila i migranti entrati nell’enclave spagnola — circa la metà sono già rientrati volontariamente in Marocco —</strong> <strong>mentre sale a 34 il bilancio delle persone morte</strong> nel tentativo di raggiungere a nuoto la cittadina. Ma se nel nostro Paese gli esponenti della maggioranza strumentalizzano quanto accade a scopo propagandistico, la realtà è che nei tragici eventi cui stiamo assistendo si manifesta <strong>l’intreccio rovinoso di interessi geopolitici</strong> sul cui altare il destino di migliaia di persone in cerca di prospettive di vita migliori viene sacrificato. Dietro la cronaca, infatti, si intravede qualcosa di più profondo: la crisi viene usata come strumento di pressione su Madrid, dentro una cornice geopolitica segnata dalle tensioni tra Spagna da un lato, e Marocco, Stati Uniti e Israele, dall’altro.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le enclaves contese: Ceuta, Melilla e l&#8217;ombra del Sahara occidentale</strong></h2>



<p>Ceuta e Melilla, enclavi spagnole sulla costa nordafricana che godono dal 1995 dello status di città autonome, sono <strong>residui del passato coloniale di Madrid </strong>e, per tale ragione,&nbsp; al centro di <strong>una controversia storica </strong>tra i due Paesi. Rappresentano, prendendo in prestito le parole pronunciate qualche anno fa dall’ex primo ministro marocchio Saâdeddine El Otman, una questione «sospesa da cinque o sei secoli, ma che un giorno potrebbe riaprirsi» perché sono «marocchine come il Sahara». Il contenzioso che le riguarda si intreccia proprio con <strong>la spinosa questione del Sahara occidentale </strong>—&nbsp;area la cui importanza strategica è notevole in termini economici e geopolitici —&nbsp;e ogni crisi migratoria o diplomatica lungo quel confine tende a trasformarsi rapidamente in un caso politico internazionale.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La storia infinita del Sahara occidentale</strong></h2>



<p>Fino al 1975 il Sahara Occidentale fu una colonia spagnola. Quando Madrid si ritirò, <strong>Marocco e Mauritania</strong> ne rivendicarono il territorio, mentre il <strong>Fronte Polisario</strong> (<em>Frente popular para la liberación de Saguía el-Hamra y Río de Oro</em>, organizzazione fondata nel maggio 1973 come movimento di liberazione nazionale del Sahara Occidentale) proclamò la <strong>Repubblica Democratica Araba Sahrawi.</strong> Al fianco del Polisario si schierò fin da subito <strong>l’Algeria, che ne è rimasta il principale sostegno politico e diplomatico</strong>, ospitando anche decine di migliaia di rifugiati sahrawi nei campi di Tindouf. Nel 1991 <strong>l’ONU impose un cessate il fuoco e promosse un referendum</strong> che però non si è mai tenuto per profondi disaccordi fra le parti sulle sue modalità. Dopo anni di stallo,<strong> nel 2020 la tregua si è incrinata</strong> e il conflitto è tornato a farsi sentire sul terreno. Da allora <strong>il Marocco ha consolidato il controllo su gran parte del territorio</strong>, mentre il Polisario continua a rivendicare l’autodeterminazione sahrawi.</p>



<p>Ma <strong>la vera svolta è avvenuta nel dicembre di quello stesso anno </strong>quando <strong>l’amministrazione Trump ha riconosciuto la sovranità marocchina sul territorio del Sahara Occidentale</strong>. Una mossa che molti osservatori hanno interpretato come<strong> la contropartita statunitense nel processo di normalizzazione dei rapporti tra Israele e Marocco</strong> inaugurato dagli Accordi di Abramo e inscritto in una più ampia architettura anti-Iran, ma anche in un riallineamento economico e strategico sotto regia americana. «La luce della pace non è mai stata più brillante di oggi in Medio Oriente», affermò in quei giorni il premier israeliano Benjamin Netanyahu, mentre Hamas e la Jihad islamica parlarono di «tradimento» da parte di Rabat.&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Spagna tra Marocco, Algeria e il nodo Sahara</strong></h2>



<p>La crisi che ha travolto Ceuta in questi giorni è la peggiore dopo quella verificatasi nel 2021, quando il Marocco allentò le misure di controllo in seguito al <strong>caso legato a Brahim Ghali</strong>,&nbsp;uno dei principali leader sahrawi del Polisario, ricoverato in un ospedale spagnolo in seguito a una grave malattia. <strong>Da allora la vicenda di Ceuta si è intrecciata sempre di più con la questione del Sahara Occidentale. </strong>Nel 2022 la Spagna ha cambiato posizione&nbsp; avvicinandosi al piano di autonomia proposto dal Marocco, scelta che ha inevitabilmente irritato Algeri. La conseguenza è stata un raffreddamento drastico dei rapporti tra Spagna e Algeria, in parte ricuciti di recente con la visita del premier spagnolo Pedro Sánchez nel Paese africano, durante la quale quale si è rafforzata un’intesa per aumentare gli acquisti di gas algerino da parte di Madrid.&nbsp;</p>



<p>In questo scenario, quanto accaduto nell’enclave spagnola non è altro che <strong>la manifestazione di un rapporto di forza più ampio</strong>: da una parte il fronte formato da Marocco, Stati Uniti e Israele, che ha rafforzato la posizione di Rabat sul Sahara Occidentale; dall’altra una Spagna che si scontra frontalmente con Tel Aviv e Washington sul tema Palestina e cerca di conservare un equilibrio fragile con i due vicini maghrebini.&nbsp;</p>



<p></p>
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		<title>Il nuovo capitolo dell’Hondurasgate: il piano di sorveglianza di massa con tecnologie israeliane</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/hondurasgate-piano-sorveglianza-di-massa-tecnologie-israeliane.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 04:15:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cyber spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260728172620293_37ded1652eeac1a75d517bdd237662d4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260728172620293_37ded1652eeac1a75d517bdd237662d4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260728172620293_37ded1652eeac1a75d517bdd237662d4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260728172620293_37ded1652eeac1a75d517bdd237662d4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260728172620293_37ded1652eeac1a75d517bdd237662d4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260728172620293_37ded1652eeac1a75d517bdd237662d4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260728172620293_37ded1652eeac1a75d517bdd237662d4-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nuovi audio trapelati svelano il piano segreto del presidente Nasry Asfura per trasformare l'Honduras in un laboratorio di sorveglianza di massa, con la complicità di agenti israeliani e dei colossi delle telecomunicazioni. </p>
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<p>La <strong>piattaforma Hondurasgate</strong> ha reso pubblici ulteriori audio che rivelano il piano orchestrato dal governo honduregno di <strong>Nasry Asfura</strong> per implementare <strong>un sistema di sorveglianza di massa nel Paese con il supporto di tecnologie israeliane</strong>. Le nuove rivelazioni seguono quelle degli scorsi mesi che — in base ai file ottenuti in esclusiva da Canal RED e <a href="https://hondurasgate.ch/">Hondurasgate</a> — dimostrano l’esistenza di <strong>una struttura di ingerenza per orientare la politica in America Latina</strong>, usando l’Honduras come centro operativo strategico per gli interessi geopolitici di Washington e Tel Aviv, ed &#8220;estirpare&#8221; le influenze di sinistra nella regione attraverso accordi segreti e manipolazioni digitali, <a href="https://it.insideover.com/politica/hondurasgate-piano-stati-uniti-israele-destabilizzare-america-latina.html">come avevamo scritto su InsideOver</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Da Hernández ad Asfura: la regia di Washington e Israele sull&#8217;Honduras</strong></h2>



<p>La pubblicazione dei nuovi audio avviene alla vigilia del ritorno a Tegucigalpa dell&#8217;ex presidente <strong>Juan Orlando Hernández</strong>, condannato a 45 anni di prigione per narcotraffico e traffico di armi in un tribunale federale di New York e graziato da <strong>Donald Trump</strong> a novembre dell&#8217;anno scorso. Quella di Hernández è una figura centrale nel piano intessuto da Washington perché un suo possibile ritorno alla presidenza garantirebbe a Stati Uniti e Israele una serie di facilitazioni nel Paese centroamericano — il controllo di zone economiche speciali, la costruzione di basi militari e lo sviluppo di un ambiente legislativo favorevole alle aziende tecnologiche delle due potenze — e anche l’appoggio decisivo per creare una «cellula di informazione» con il compito di «<strong>attaccare ed estirpare il cancro della sinistra dai governi dell’Honduras e dell’America Latina</strong>». Dopo <strong>la sconfitta di Iván Cepeda in Colombia e la conseguente vittoria di Abelardo De la Espriella </strong>alle elezioni presidenziali, avvolte da sospetti di frode, il prossimo obiettivo sarebbero il Messico e il governo di <strong>Claudia Sheinbaum</strong>. </p>



<p><a href="https://www.diario-red.com/articulo/america-latina/exclusiva-nuevos-audios-hondurasgate-revelan-que-presidente-honduras-impulso-medidas-facilitar-espionaje-ciudadano-siguiendo-instrucciones-israel/20260726100000073441.html">Negli audio resi pubblici nei giorni scorsi,</a> emerge inoltre <strong>il ruolo svolto dall’attuale presidente honduregno Nasry Asfura </strong>in un piano che favorisce <strong>le attività di attori israeliani nel campo della sorveglianza cibernetica </strong>dell&#8217;intera popolazione honduregna e non solo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il piano di sorveglianza con il supporto di agenti israeliani</strong></h2>



<p>In due note vocali risalenti al 28 febbraio e al 7 marzo 2026 Asfura descrive a <strong>Tomás Zambrano </strong>—<strong> </strong>presidente del Congresso honduregno che da tempo coltiva un rapporto molto stretto con Tel Aviv, <a href="https://www.laprensa.hn/honduras/honduras-israel-buscan-ampliar-cooperacion-parlamentaria-OL29440284#google_vignette">partecipando a incontri con la sua rappresentanza diplomatica</a> e a reti pro-Israele in America Latina —&nbsp;un&#8217;operazione di sorveglianza ideata da <strong>agenti israeliani</strong>, con la collaborazione delle <strong>compagnie di telecomunicazioni Tigo e Claro </strong>per accedere alle comunicazioni della popolazione potenzialmente di tutta l’area, visto che i colossi della telefonia operano in oltre 15 paesi dell&#8217;America Latina e dei Caraibi e contano decine di milioni di utenti. Il presidente ordina inoltre la <strong>riconquista della Corte Suprema e della Procura Generale</strong>, e che vengano adottati tutti i provvedimenti necessari prima del ritorno di Hernández a Tegucigalpa.</p>



<p>Il piano verrebbe sottoposto all&#8217;approvazione del Congresso per conferirgli una parvenza di legalità, attraverso l’emanazione di un decreto apposito. Gli obiettivi sono controllare i social media, eliminare l&#8217;anonimato degli utenti — tramite<strong>i software israeliani Cellebrite e Pegasus ma anche della statunitense Palantir </strong>— e porre fine alla crittografia end-to-end. In questo modo si verrebbe a creare <strong>un’infrastruttura di sorveglianza</strong> diretta verso attivisti per i diritti umani, militanti politici e chiunque esprima opinioni critiche nei confronti del governo.</p>



<p>Già in passato, durante l’amministrazione Hernández, l’Honduras avevaconsolidato <strong>un apparato di spionaggio digitale avanzato attraverso l’uso di software di società statunitensi e israeliane, </strong>tra cui Circles, affiliata a NSO Group che sviluppa il noto spyware Pegasus, il cui uso da parte di diversi governi dell&#8217;UE contro giornalisti, politici, funzionari e altre personalità pubbliche <a href="https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/ATAG/2023/747923/EPRS_ATA(2023)747923_IT.pdf">è stato riconosciuto dal Parlamento europeo che ha istituito un&#8217;apposita commissione d&#8217;inchiesta</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il &#8220;laboratorio Palestina&#8221;: dalla sorveglianza israeliana all&#8217;esportazione globale</strong></h2>



<p>Come ha dimostrato il giornalista <strong>Antony Lowenstein</strong>, dopo aver costruito u<strong>na vera e propria “architettura del controllo” nei Territori palestinesi occupati,</strong> usando la Palestina come laboratorio per sperimentare tecniche di sorveglianza, repressione e gestione di una popolazione “nemica”, Israele ha “pacchettizzato” ed esportato tale sistema integrato, vendendolo in tutto il mondo a governi e apparati di sicurezza che utilizzano tali strumenti contro oppositori e giornalisti. In America Latina questo uso è stato documentato in Colombia e Messico, sotto i governi rispettivamente di <strong>Iván Duque ed Enrique Peña Nieto. </strong>Parallelamente a tale macchina del controllo si è sviluppato un altro ambito a essa complementare, ovvero<strong>l&#8217;industria della disinformazione</strong> che, come dimostrato da inchieste giornalistiche — <a href="https://www.timesofisrael.com/expose-unmasks-israel-led-disinformation-team-that-meddled-in-dozens-of-elections/">tra le quali  &#8220;Story Killers&#8221;, coordinata da Forbidden Stories</a> —, ha interferito in decine di elezioni in tutto il mondo, diverse delle quali in Sud e Centro America.</p>



<p>Le evidenze emerse in questo nuovo capitolo dell’Hondurasgate — <a href="https://www.diario-red.com/articulo/america-latina/auditoria-earshot-confirma-autenticidad-nuevos-audios-hondurasgate-espionaje-traves-empresas-israelies/20260726060825073483.html">gli audio sono stati ritenuti autentici sulla base dell’analisi  forense condotta dall&#8217;organizzazione Earshot</a> — arrivano «in un momento in cui la stigmatizzazione e la persecuzione della sinistra, nell&#8217;ambito della politica di sicurezza nazionale statunitense, sono al culmine», <a href="https://www.diario-red.com/articulo/america-latina/exclusiva-nuevos-audios-hondurasgate-revelan-que-presidente-honduras-impulso-medidas-facilitar-espionaje-ciudadano-siguiendo-instrucciones-israel/20260726100000073441.html">come ha sottolineato su Diario Red la giornalista Valeria Duarte.</a> Un preciso riferimento alla <strong>nuova era di maccartismo politico annunciata dal Segretario di Stato Marco Rubio</strong> che ha parlato di una presunta rinascita del terrorismo politico di estrema sinistra su scala transnazionale e ha definito la sinistra radicale come una «una minaccia internazionale».</p>
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		<title>Peter Thiel e le risorse naturali della Patagonia per Palantir</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/peter-thiel-e-le-risorse-naturali-della-patagonia-per-palantir</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[giorgia di gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 09:45:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Palantir]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1041" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519154834488_1b2eaf2b6dc1cfaaf2cef4a824902f51.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519154834488_1b2eaf2b6dc1cfaaf2cef4a824902f51.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519154834488_1b2eaf2b6dc1cfaaf2cef4a824902f51-300x163.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519154834488_1b2eaf2b6dc1cfaaf2cef4a824902f51-1024x555.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519154834488_1b2eaf2b6dc1cfaaf2cef4a824902f51-768x416.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519154834488_1b2eaf2b6dc1cfaaf2cef4a824902f51-1536x833.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519154834488_1b2eaf2b6dc1cfaaf2cef4a824902f51-600x325.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Peter Thiel, fondatore di Palantir, primo finanziatore di Donald Trump e tra gli uomini più influenti della Silicon Valley, guarda alla Patagonia come al laboratorio del futuro. Negli ultimi mesi il fondatore di Paypal e uno dei primi investitori di Facebook e Airbnb si è trasferito in Argentina, ha acquistato una villa a Buenos Aires &#8230; <a href="https://it.insideover.com/video/peter-thiel-e-le-risorse-naturali-della-patagonia-per-palantir">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1041" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519154834488_1b2eaf2b6dc1cfaaf2cef4a824902f51.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519154834488_1b2eaf2b6dc1cfaaf2cef4a824902f51.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519154834488_1b2eaf2b6dc1cfaaf2cef4a824902f51-300x163.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519154834488_1b2eaf2b6dc1cfaaf2cef4a824902f51-1024x555.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519154834488_1b2eaf2b6dc1cfaaf2cef4a824902f51-768x416.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519154834488_1b2eaf2b6dc1cfaaf2cef4a824902f51-1536x833.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519154834488_1b2eaf2b6dc1cfaaf2cef4a824902f51-600x325.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Peter Thiel, fondatore di Palantir, primo finanziatore di Donald Trump e tra gli uomini più influenti della Silicon Valley, guarda alla Patagonia come al laboratorio del futuro.</p>



<p>Negli ultimi mesi il fondatore di Paypal e uno dei primi investitori di Facebook e Airbnb si è trasferito in Argentina, ha acquistato una villa a Buenos Aires e incontrato i vertici del governo Milei. Il suo piano prevede la costruzione di data center alimentati dall&#8217;energia del giacimento di Vaca Muerta, sfruttando il clima ideale della Patagonia per raffreddare i server.</p>



<p>Ma, secondo alcuni analisti, il progetto va oltre: creare zone speciali con regole ridotte al minimo, sul modello di Próspera in Honduras, dove Thiel ha già investito.</p>



<p>La Patagonia, terra di vento, isolamento ed estrattivismo, rischia così di trasformarsi in un esperimento politico ed economico, dove il potere degli investitori stranieri conta più di quello degli Stati e dove regna indisturbato il Capitale.</p>



<p>Leggi l&#8217;articolo di Marianna Lentini su InsideOver:<br>https://it.insideover.com/societa/peter-thiel-argentina-palantir-patagonia.html</p>



<p></p>
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		<title>Gli Usa hanno incassato 13 miliardi con il petrolio del Venezuela ma nessuno sa dove sono finiti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/venezuela-fondi-petroliferi-opacita-washington.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2026 05:12:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072511211056_80299ee46a34b115d795779cf5253bfb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="terremoto venezuela" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072511211056_80299ee46a34b115d795779cf5253bfb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072511211056_80299ee46a34b115d795779cf5253bfb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072511211056_80299ee46a34b115d795779cf5253bfb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072511211056_80299ee46a34b115d795779cf5253bfb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072511211056_80299ee46a34b115d795779cf5253bfb-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072511211056_80299ee46a34b115d795779cf5253bfb-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra versioni contrastanti e assenza di rendiconti, cresce la pressione bipartisan del Congresso USA per fare chiarezza.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072511211056_80299ee46a34b115d795779cf5253bfb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="terremoto venezuela" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072511211056_80299ee46a34b115d795779cf5253bfb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072511211056_80299ee46a34b115d795779cf5253bfb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072511211056_80299ee46a34b115d795779cf5253bfb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072511211056_80299ee46a34b115d795779cf5253bfb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072511211056_80299ee46a34b115d795779cf5253bfb-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072511211056_80299ee46a34b115d795779cf5253bfb-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>«Salvaguardare le entrate petrolifere venezuelane <strong>per il bene dei popoli venezuelano e statunitense</strong>»: sarebbe questo l’intento dell’amministrazione Trump — <a href="https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2026/01/safeguarding-venezuelan-oil-revenue-for-the-good-of-the-american-and-venezuelan-people/?link_id=24&amp;can_id=f8926f3e6d8ceb33e16f9323f06df1d2&amp;source=email-las-sanciones-estan-agravando-aun-mas-las-consecuencias-del-terremoto-en-venezuela&amp;email_referrer=email_3334322&amp;email_subject=las-sanciones-est_n-agravando-a_n-m_s-las-consecuencias-del-terremoto-en-venezuela">dichiarato in un ordine esecutivo emanato a gennaio</a> —  da quando, in seguito alla cattura del Presidente Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti, ha assunto il <strong>controllo delle esportazioni di greggio del Paese sudamericano </strong>accumulando,secondo il <em>Financial Times</em>, circa <strong>13 miliardi di dollari. </strong>Una cifra consistente sulla cui destinazione Washington ha fornito <strong>versioni contrastanti, </strong>attirandosi accuse di gestione opaca. La mancanza di trasparenza sta sollevando crescenti <strong>critiche bipartisan al Congresso e preoccupazioni tra gli economisti </strong>riguardo alla reale ripresa economica del Paese, precipitato in una crisi ancora più preoccupante in seguito ai terremoti dello scorso giugno. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Fondi venezuelani: la &#8220;custodia&#8221; ufficiale e il profitto rivendicato da Trump</strong></h2>



<p><strong>«Gli Stati Uniti hanno raccolto circa 13 miliardi di dollari provenienti dal petrolio venezuelano. Dove sono finiti?»</strong>. È l’eloquente domanda che si legge in un recente pezzo del <em>Financial Times</em> che ha calcolato le probabili entrate petrolifere del Venezuela utilizzando i dati forniti da Kpler, piattaforma che opera nel campo dei dati e dell&#8217;analisi per il commercio globale, e le valutazioni dei prezzi di Argus Media. Dopo l’operazione che <strong>ha portato al sequestro di Maduro e all&#8217;insediamento di Delcy Rodríguez alla presidenza</strong>, gli Stati Uniti hanno preso il controllo diretto delle esportazioni petrolifere del paese, destinando al contempo a quest’ultimo<strong>aiuti irrisori in seguito ai devastanti terremoti dello scorso giugno</strong>, <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-usa-rubano-miliardi-al-venezuela-e-per-gli-aiuti-dopo-il-terremoto-mettono-quattro-soldi.html">come avevamo raccontato su InsideOver</a>.</p>



<p>L’ordine esecutivo di gennaio stabiliva che i fondi sarebbero stati di proprietà del governo venezuelano e depositati in conti governativi statunitensi a titolo di «custodia e gestione governativa». <a href="https://www.semafor.com/article/01/14/2026/us-gets-first-500-million-venezuelan-oil-deal-holding-some-proceeds-in-qatar">Il media statunitense Semafor, lo scorso gennaio, riportava</a> che <strong>il conto principale si trova in Qatar</strong>, Paese descritto da funzionari dell’amministrazione Trump come un luogo neutrale in cui il denaro può circolare liberamente con l&#8217;approvazione degli Stati Uniti e senza rischio di sequestro.</p>



<p>Tuttavia, la gestione di questi fondi sembra essere tuttora caratterizzata da una profonda opacità. Al ruolo «custodiale» rivendicato del Dipartimento di Stato si contrappongono <strong>le controverse dichiarazioni del Presidente Trump</strong>, il quale ha pubblicamente affermato che gli Stati Uniti stanno «guadagnando molti soldi» dall&#8217;operazione, avendo già recuperato i costi dell&#8217;intervento militare «28 volte».</p>



<p>Lo scorso aprile <strong>Michael Kozak</strong>, alto funzionario del Dipartimento di Stato, ha dichiarato che <strong>circa 3 miliardi di dollari derivanti dai proventi del petrolio erano stati inviati in Venezuela </strong>e che la società KPMG stava verificando i conti bancari. Ha anche specificato che l&#8217;amministrazione avrebbe fornito rapporti trimestrali sui fondi, ma i democratici della Commissione Affari Esteri affermano di non aver ricevuto alcuna informazione da allora.</p>



<p>Da parte sua, il governo venezuelano ha creato un sito web per monitorare le entrate derivanti dalle vendite di petrolio gestite dagli Stati Uniti, ma contiene una sola voce: un trasferimento di <strong>300 milioni di dollari a marzo.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dopo i terremoti, il Congresso USA chiede conto dei fondi petroliferi venezuelani</strong></h2>



<p>I legislatori statunitensi di entrambi i partiti stanno intensificando la pressione sull&#8217;amministrazione affinché renda pubblici i dati relativi agli stanziamenti dei fondi e introduca concrete misure di salvaguardia contro la corruzione. Le richieste di chiarezza finanziaria si sono intensificate in seguito ai due terremoti che hanno colpito il Venezuela lo scorso 24 giugno e che —&nbsp;secondo le stime delle Nazioni Unite —&nbsp; hanno causato <strong>danni strutturali per 37 miliardi di dollari, </strong>una somma enorme per il Paese, pari al 33% del suo PIL attuale.</p>



<p>«L&#8217;invasione del Venezuela da parte di Trump è stata fin dall&#8217;inizio <strong>una questione di petrolio, potere e corruzione, </strong>con miliardi di dollari di entrate petrolifere venezuelane controllate dall&#8217;amministrazione Trump senza trasparenza né garanzie», ha dichiarato i<strong>l deputato Joaquin Castro</strong>, esponente di spicco del Partito Democratico al Congresso.</p>



<p><strong>María Elvira Salazar,</strong> membro repubblicano del sud della Florida, ha chiesto che i rapporti sui fondi vengano resi pubblici. <strong>Benjamin Gedan,</strong> ex alto funzionario della Casa Bianca per l&#8217;America Latina durante l&#8217;amministrazione Obama, ha affermato che i democratici potrebbero <strong>indagare sui fondi petroliferi</strong> se a novembre dovessero ottenere il controllo di una o di entrambe le camere del Congresso, come appare probabile: <a href="https://www.cbsnews.com/video/new-poll-democrats-11-point-lead-generic-ballot/">secondo un nuovo sondaggio di Emerson College condotto a luglio</a>, il Partito Democratico ha <strong>11 punti percentuali di vantaggio sui repubblicani nelle elezioni di midterm.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Venezuela, crisi su crisi: dalle sanzioni ai fondi petroliferi mai restituiti</strong></h2>



<p>Secondo quanto riportato dal <em>Financial Times,</em> «sei mesi dopo che gli Stati Uniti hanno preso il controllo dei fondi, gli economisti affermano che <strong>i segnali di una ripresa in Venezuela sono relativamente deboli</strong>, un potenziale indizio del fatto che gli Stati Uniti non hanno restituito a Caracas tutte le entrate». Il controllo dei 13 miliardi di dollari rimane, al momento, <strong>uno strumento di pressione politica sulla leadership di Delcy Rodríguez</strong>, piuttosto che un motore per la stabilizzazione economica del Paese, che ha registrato un&#8217;espansione nel primo trimestre di appena il 2,5% —  <strong>il tasso di crescita più basso degli ultimi cinque anni </strong>— ha dichiarato da <strong>Francisco Rodríguez,</strong> economista venezuelano presso il <strong>Center for Economic and Policy Research di Washington</strong>. Lo stesso istituto di ricerca ha ricordato come <strong>le sanzioni imposte dagli Stati Uniti abbiano devastato l&#8217;economia del Venezuela</strong>, ben prima del colpo inferto da una catastrofe naturale come il sisma. Le restrizioni finanziarie e il congelamento dei beni statali all&#8217;estero impediscono la ricostruzione post-terremoto, <strong>esacerbando una povertà estrema e un tasso di mortalità già allarmanti, </strong>con oltre <a href="https://data.worldbank.org/indicator/SP.DYN.CDRT.IN?locations=VE&amp;link_id=18&amp;can_id=b8393cb8a636d488319ed670a3a5f721&amp;source=email-las-sanciones-estan-agravando-aun-mas-las-consecuencias-del-terremoto-en-venezuela-3&amp;email_referrer=email_3334522&amp;email_subject=las-sanciones-est_n-agravando-a_n-m_s-las-consecuencias-del-terremoto-en-venezuela&amp;&amp;">100.000 decessi</a> in più negli anni 2015-2020, quelli in cui il collasso economico ha coinciso con le sanzioni.</p>



<p><a href="https://www.thelancet.com/journals/langlo/article/PIIS2214-109X(25)00189-5/fulltext?link_id=17&amp;can_id=f8926f3e6d8ceb33e16f9323f06df1d2&amp;source=email-las-sanciones-estan-agravando-aun-mas-las-consecuencias-del-terremoto-en-venezuela&amp;email_referrer=email_3334322&amp;email_subject=las-sanciones-est_n-agravando-a_n-m_s-las-consecuencias-del-terremoto-en-venezuela&amp;&amp;">Uno studio pubblicato su <em>The Lancet Global Health</em></a>ha stimato che le sanzioni unilaterali imposte dagli Stati Uniti causano <strong>564.000 morti in più all&#8217;anno a livello globale nell’arco di un decennio. </strong>Un dato paragonabile al bilancio annuale delle vittime dei conflitti armati in tutto il mondo. Si stima che <strong>la maggior parte di queste morti riguardi bambini di età inferiore ai 5 anni.</strong></p>
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		<item>
		<title>Il progetto di Peter Thiel in Argentina: le risorse naturali della Patagonia per i bisogni di Palantir</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/peter-thiel-argentina-palantir-patagonia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 04:54:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1340" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220217080254239_fc87d6dd950ba6a0b1bcc4c8129207fe-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220217080254239_fc87d6dd950ba6a0b1bcc4c8129207fe-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220217080254239_fc87d6dd950ba6a0b1bcc4c8129207fe-300x209.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220217080254239_fc87d6dd950ba6a0b1bcc4c8129207fe-1024x715.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220217080254239_fc87d6dd950ba6a0b1bcc4c8129207fe-768x536.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220217080254239_fc87d6dd950ba6a0b1bcc4c8129207fe-1536x1072.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220217080254239_fc87d6dd950ba6a0b1bcc4c8129207fe-2048x1429.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Patagonia, terra di vento e vuoto, diventa il nuovo laboratorio del capitalismo digitale di Peter Thiel grazie all'asse creato con il presidente argentino Javier Milei.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/peter-thiel-argentina-palantir-patagonia.html">Il progetto di Peter Thiel in Argentina: le risorse naturali della Patagonia per i bisogni di Palantir</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1340" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220217080254239_fc87d6dd950ba6a0b1bcc4c8129207fe-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220217080254239_fc87d6dd950ba6a0b1bcc4c8129207fe-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220217080254239_fc87d6dd950ba6a0b1bcc4c8129207fe-300x209.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220217080254239_fc87d6dd950ba6a0b1bcc4c8129207fe-1024x715.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220217080254239_fc87d6dd950ba6a0b1bcc4c8129207fe-768x536.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220217080254239_fc87d6dd950ba6a0b1bcc4c8129207fe-1536x1072.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220217080254239_fc87d6dd950ba6a0b1bcc4c8129207fe-2048x1429.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sud del Paese e del mondo, un luogo perduto ai margini di tutto, periferia estrema, a tratti lugubre e spettrale in cui le asperità del paesaggio — vento forte, grande vuoto e bassa densità insediativa — fiaccano i corpi e le menti, in uno scenario segnato dalla solitudine e da un’economia di tipo estrattivista. È così che la giornalista argentina <strong>Leila Guerriero</strong> descrive <strong>la Patagonia</strong> nel suo libro S<em>uicidi in capo al mondo</em>. Quella regione vastissima — copre un terzo del territorio argentino, una superficie simile alla somma di Francia e Spagna — è <strong>oggi nel mirino di attori del calibro di Peter Thiel</strong>, profeta della tecnocrazia, <strong>patron di Palantir </strong>– colosso operante nel settore della <em>data intelligence</em> –, noto per aver fondato Paypal e per essere stato tra i primi investitori di Facebook e Airbnb.</p>



<p><a href="https://www.lavanguardia.com/internacional/20260707/11586038/thiel-rey-patagonia.html">Come si legge sul quotidiano catalano La Vanguardia</a>, il miliardario votato a un’ideologia suprematista e libertaria <strong>ha trasferito il suo domicilio in Argentina </strong>con un obiettivo specifico, secondo alcuni osservatori: <strong>trasformare la Patagonia in un polo tecnologico privo di regolamentazioni, con il decisivo supporto di Javier Milei.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Peter Thiel: dalla &#8220;Paypal mafia&#8221; al potere di Palantir</strong></h2>



<p>Nato nel 1967 a Francoforte, cresciuto tra Stati Uniti, Sudafrica e Namibia, Thiel è tornato negli <em>States </em>a metà degli anni Settanta. Laureatosi a Stanford, assorbendo «la grammatica competitiva californiana» e un forte individualismo — come ha scritto il giornalista Luca Ciarrocca in <em>L’anima nera della Silicon Valley —, </em>nel 1996 fonda la Thiel Capital Management in un clima di «ubriacatura collettiva per Internet». Con PayPal nasce la «Paypal mafia» — secondo la celebre definizione <a href="https://fortune.com/article/paypal-mafia/">coniata da Fortune</a> —  e Thiel diventa <strong>uno dei venture capitalist più influenti al mondo</strong>. Finanziatore delle campagne elettorali di <strong>Donald Trump</strong>, molto vicino al vicepresidente <strong>J.D. Vance</strong>, oggi guida Palantir insieme ad <strong>Alex Karp</strong>: un colosso tecnologico nato con il sostegno finanziario e logistico della CIA, che fonde sorveglianza digitale, intelligenza artificiale e dominio militare, e mantiene solidi rapporti con il Pentagono. Definita da alcuni critici come «la società più pericolosa d&#8217;America», l’azienda è al centro di numerose controversie — <a href="https://it.insideover.com/politica/il-manifesto-tecnofascista-di-palantir-e-la-risposta-di-varoufakis-unideologia-orrenda.html">come avevamo scritto su InsideOver</a> —  anche per il<strong> supporto fornito a Israele nelle operazioni militari condotte contro la Striscia di Gaza </strong>e per essere tra i principali fornitori dell’ICE, l’agenzia federale che sta assumendo sempre più i tratti di una milizia privata fuori controllo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;asse Buenos Aires-Palantir</strong></h2>



<p>Negli ultimi mesi Thiel si è recato in Argentina, dove —&nbsp;<a href="https://www.nytimes.com/2026/05/28/world/americas/peter-thiel-argentina.html">scrive il New York Times</a> —&nbsp; ha acquistato una villa in uno dei quartieri più esclusivi di Buenos Aires e dove ha avuto, <a href="https://www.pagina12.com.ar/2026/04/21/a-que-vino-el-lider-de-palantir-a-la-argentina/">secondo quanto riportato dal quotidiano Página/12</a>, incontri con i più alti vertici di governo,&nbsp;tra i quali <strong>Santiago Caputo</strong>, che mantiene il controllo della Segreteria di Stato per l&#8217;Intelligence (SIDE). «Non si può escludere che Palantir Technologies fornisca all&#8217;agenzia servizi di tracciamento, proiezione e analisi dei dati», ha osservato la giornalista argentina Mara Pedrazzoli. <strong>Thiel ha così consolidato i suoi rapporti con Javier Milei,</strong> cui lo lega una forte affinità ideologica sul piano del primato attribuito all’iniziativa privata, coerentemente con le loro idee di stampo smaccatamente neoliberista.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Alcuni osservatori parlano di una vera e propria fuga dell’influente miliardario della Silicon Valley, <a href="https://www.thenation.com/article/society/whats-really-behind-peter-thiels-panicked-move-to-argentina/">interpretando la sua scelta</a> di trasferire il proprio domicilio in Argentina come un modo per proteggersi da <strong>un imminente cambiamento del clima politico e sociale negli Stati Uniti,</strong> in uno scenario di <strong>crescente risentimento pubblico contro l’oligarchia tecnologica, </strong>e dalla progressiva <a href="https://www.pagina12.com.ar/2026/07/19/europa-frena-a-palantir/">resistenza dei paesi europei verso Palantir </a>(Francia, Germania e Spagna stanno cercando di ridurre la dipendenza da strumenti di sorveglianza e intelligence statunitensi, preferendo invece lo sviluppo di soluzioni locali).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Thiel e la Patagonia: estrattivismo digitale e sovranità in vendita</strong></h2>



<p>Un’opposizione che Thiel non rischia di incontrare appunto in Argentina, dove il governo Milei non ha nascosto la volontà di <strong>trasformare il Paese in un polo per l&#8217;IA</strong> e, grazie a una nuova cornice normativa definita &#8220;SuperRigi&#8221; volta ad attrarre capitali stranieri, sta progressivamente <strong>posizionandosi come un alleato strategico per le multinazionali tecnologiche</strong>, offrendo un accesso agevolato a risorse naturali cruciali, energia e infrastrutture industriali. Con lo stesso obiettivo di catalizzare investimenti esteri, l’esecutivo sta anche promuovendo un pacchetto di riforme definito “Legge sull’inviolabilità della proprietà privata” che — <a href="https://it.insideover.com/economia/largentina-in-vendita-milei-spinge-la-maxi-riforma-per-aprire-la-terra-agli-stranieri.html">come scritto da Andrea Muratore</a> — «prevede, tra le altre cose, la totale apertura e la libertà crescente per i cittadini e i soggetti stranieri di acquistare terre sul suolo argentino». </p>



<p>Ed è appunto nelle pianure patagoniche che, secondo quanto riportato da La Vanguardia<strong>, Thiel intende costruire</strong> <strong>numerosi data center</strong>. La scelta della regione è strategica per due motivi tecnici: la presenza di corsi d&#8217;acqua e le eccellenti condizioni climatiche per la refrigerazione naturale dei server. Attraverso il suo fondo <em>Founders Fund</em>, l’ideologo del tecnolibertarismo sta inoltre <strong>investendo in tecnologie per</strong> <strong>massimizzare l&#8217;estrazione nel giacimento di Vaca Muerta</strong>, situato nell’area Nord della Patagonia, tramite fracking. L&#8217;idea è catturare il gas in eccesso per generare elettricità immediata per i data center. </p>



<p>Ma i progetti del miliardario non si limitano a quello che <a href="https://www.diario-red.com/articulo/canal-red/periferia-volvio-espacio-experimentacion-extraccion-datos-grandes-tecnologicas-ariel-goldstein-base-america-latina/20260630235620072221.html">lo studioso Ariel Goldstein ha definito <strong>una forma di capitalismo digitale</strong></a> – una dinamica di potere in cui le grandi aziende tecnologiche del Nord globale utilizzano l&#8217;America Latina come un territorio di sperimentazione per l&#8217;estrazione di dati e la sorveglianza di massa. <strong>Il patron di Palantir vorrebbe anche avviare nella regione argentina il progetto di &#8220;città senza Stato&#8221;</strong>, sul modello di <strong>Próspera in Honduras</strong>, zone economiche speciali esentate dalle normali forme di regolamentazione, in cui di fatto viene consegnata agli investitori la piena facoltà di dettare le regole, minando profondamente la sovranità democratica, vere e proprie enclave che contribuiscono a tratteggiare un mondo sempre più frammentato, butterato, sbrindellato dagli interessi delle élite. Così la Patagonia, raffigurata da Guerriero come luogo perduto ai margini di tutto, rischia di diventare il cuore del nuovo esperimento politico del Capitale.  </p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/peter-thiel-argentina-palantir-patagonia.html">Il progetto di Peter Thiel in Argentina: le risorse naturali della Patagonia per i bisogni di Palantir</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gli Usa rubano miliardi al Venezuela e per gli aiuti dopo il terremoto mettono quattro soldi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gli-usa-rubano-miliardi-al-venezuela-e-per-gli-aiuti-dopo-il-terremoto-mettono-quattro-soldi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 09:32:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il terremoto che ha colpito il Venzuela il 24 giugno è una delle peggiori catastrofi nella storia recente del Paese. Ma mentre Washington offre condoglianze e aiuti, continua a controllare le vendite di petrolio e a imporre sanzioni unilaterali — una punizione collettiva che ha causato uno strangolamento economico e che è vietata dal diritto internazionale  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-usa-rubano-miliardi-al-venezuela-e-per-gli-aiuti-dopo-il-terremoto-mettono-quattro-soldi.html">Gli Usa rubano miliardi al Venezuela e per gli aiuti dopo il terremoto mettono quattro soldi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le immagini aeree di La Guaira, la cittadina venezuelana su cui il doppio sisma del 24 giugno si è abbattuto con tutta la sua furia devastante, sono l’emblema della <strong>peggior catastrofe nella storia recente del Paese sudamericano.</strong> Mentre si procede con il tragico conteggio delle vittime —&nbsp;nel momento in cui scriviamo sono più di 2mila —&nbsp; e il bilancio dei danni, è doveroso analizzare <strong>le rovinose conseguenze del terremoto alla luce dello strangolamento economico cui il Venezuela è sottoposto da anni </strong>a causa delle <strong>sanzioni unilaterali imposte dagli Stati Uniti</strong>, uno degli strumenti utilizzati da Washington per garantire il proprio ordine nella regione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Washington offre aiuti umanitari al Venezuela mentre continua a controllare le vendite di petrolio del Paese</strong></h2>



<p>«Gli Stati Uniti esprimono le più sentite condoglianze al popolo del Venezuela a seguito dei devastanti terremoti di ieri e della tragica perdita di vite umane e delle distruzioni che hanno causato», è stato il messaggio del Dipartimento del Tesoro statunitense pubblicato su X poche ore dopo le due scosse distruttive. Nello stesso post, Washington annunciava che l’<em>Office of Foreign Assets Control </em>(OFAC) avrebbe emesso <strong>la nuova <em>Venezuela General License 60</em> per facilitare gli aiuti umanitari legati al sisma</strong>. Una dichiarazione che, <a href="https://x.com/williamserafino/status/2071354212966146198">come ha notato il politologo William Serafino</a>, di fatto sembra essere una tacita conferma di due fatti: «Rivela <strong>il legame diretto tra sanzioni e limitazioni strutturali delle capacità statali del Venezuela</strong>; e secondo, dimostra che l’indebolimento di tali capacità ha <strong>amplificato i danni dei terremoti</strong>». </p>



<p>Da gennaio il Paese sudamericano viene definito “amico” da Washington. Nei primi giorni dell’anno, l’amministrazione Trump ha lanciato un’operazione contro Caracas durante la quale decine di persone sono state uccise, mentre il Presidente <strong>Nicolás Maduro </strong>e sua moglie Cilia Flores sono stati rapiti e deportati negli Stati Uniti. </p>



<p>Da quella data, a dispetto delle roboanti dichiarazioni di Donald Trump —&nbsp;che negli scorsi giorni si è spinto a dire che in Venezuela «la gente è felice e balla per le strade» —, poco sembra essere cambiato nella vita della popolazione locale che peraltro, dal raid militare d’inizio anno,&nbsp;si vede <strong>sottrarre gran parte delle risorse derivanti dalle riserve petrolifere del Paese.</strong> Lo scorso febbraio, il Segretario all’energia Chris Wright —&nbsp;<a href="https://www.reuters.com/business/energy/us-led-oil-sales-venezuela-bring-5-billion-months-energy-chief-wright-tells-nbc-2026-02-12/">come riportato da Reuters</a> —&nbsp;aveva dichiarato che Washington avrebbe controllato le vendite di greggio venezuelano e il conseguente flusso di fondi «fino a quando non si formerà un governo rappresentativo», aggiungendo che tali transazioni avevano totalizzato <strong>oltre 1 miliardo di dollari dalla cattura di Maduro e nei mesi seguenti ne avrebbero fruttati altri 5.&nbsp;</strong></p>



<p><a href="https://www.diario-red.com/articulo/america-latina/terremotos-exponen-vulnerabilidad-venezuela-despues-10-anos-mas-mil-sanciones-eeuu/20260629100000072135.html">In un articolo pubblicato su Diario Red &#8211; América Latina</a>, il giornalista Bruno Sgarzini cita l’analisi condotta dall&#8217;ingegnere Einstein Millán Arcia — ex dirigente di PDVSA, la compagnia petrolifera statale del Venezuela —, secondo cui <strong>gli Stati Uniti controllano circa il 70% delle entrate petrolifere del Paese</strong>, trattenendo miliardi di dollari necessari per la ricostruzione</p>



<p>In seguito al sisma, dal canto suo, l’amministrazione Trump ha<strong> offerto al Venezuela 150 milioni di dollari </strong>—&nbsp;una cifra irrisoria se si pensa che è persino inferiore al valore stimato della residenza del tycoon a Mar-a-Lago.<strong> </strong>Washington ha anche inviato forze militari sul campo, coordinate dal Comando Meridionale e impegnate in un presunto intervento umanitario, considerato dai critici come un tentativo di <strong>sfruttare il caos per controllare permanentemente le risorse venezuelane</strong>, usando come porta d’entrata La Guaira, area strategica affacciata sul mare e principale scalo portuale del Paese collegato alla capitale Caracas.</p>



<p>Il controllo discrezionale sui ricavi petroliferi e le operazioni militari vanno ad aggiungersi all’<strong>uso decennale delle sanzioni —&nbsp;più di mille le misure coercitive unilaterali imposte da Washington — come strumento di pressione geopolitica</strong> che ha condotto il Venezuela in una condizione di vulnerabilità estrema.</p>



<h1 class="wp-block-heading"><strong>Una «punizione collettiva» vietata dal diritto internazionale</strong></h1>



<p>Il <strong>Center for Economic and Policy Research di Washington</strong> —&nbsp;attraverso le parole del suo co-direttore, l’economista Mark Weisbrot, —&nbsp;ricorda come il Venezuela abbia subito «<strong>la peggiore depressione della storia</strong>, senza una guerra, a causa delle sanzioni economiche illegali imposte dagli Stati Uniti». I dati del Fondo monetario internazionale<strong> mostrano una perdita del 74% del PIL in otto anni.</strong>&nbsp;</p>



<p>A questi numeri si aggiungono quelli contenuti nell’analisi dell’attuario venezuelano Yosmer Arellán —&nbsp; <a href="https://thetricontinental.org/es/newsletterissue/boletin-eeuu-sanciones-venezuela-chile/">riprese dall’Istituto Tricontinentale di Ricerca Sociale</a> — secondo cui le misure coercitive unilaterali guidate dagli Stati Uniti avrebbero causato al Venezuela tra il 2017 e il 2024 <strong>perdite per circa 226 miliardi di dollari,</strong> pari a oltre il 200% del PIL del Paese nel periodo considerato.</p>



<p>«Questa devastante crisi non è stata un errore, ma un risultato prevedibile per qualsiasi <strong>Paese isolato dal sistema finanziario internazionale a causa delle sanzioni</strong> e privato anche della stragrande maggioranza dei suoi introiti in valuta estera derivanti dalle esportazioni», si legge sul sito del CEPR.&nbsp;</p>



<p><a href="https://cepr.net/publications/economic-sanctions-as-collective-punishment-the-case-of-venezuela/">Uno studio pubblicato nel 2019, a cura dello stesso Weisbrot e di Jeffrey Sachs</a>, denunciava come il regime di sanzioni finanziarie avviato nel 2017 — per quanto il punto di partenza di tali misure sia stato il 2014, durante la presidenza di Barack Obama, con l’approvazione del <em>Venezuela Defense of Human Rights and Civil Society Act </em>— abbia avuto <strong>un impatto più significativo sulla popolazione civile, anziché sul governo.</strong> I provvedimenti restrittivi imposti da Washington hanno ridotto l&#8217;apporto calorico della popolazione, <strong>aumentato le malattie e la mortalità sia tra gli adulti che tra i bambini </strong>— si stimano 40 mila decessi tra il 2017 e il 2018 —  e costretto milioni di persone a lasciare il Paese a causa del peggioramento della depressione economica e dell&#8217;iperinflazione. Hanno inoltre esacerbato la crisi economica del Paese e reso quasi impossibile la stabilizzazione dell&#8217;economia, contribuendo ulteriormente all&#8217;eccesso di mortalità. Tutti questi impatti hanno <strong>colpito in modo sproporzionato la parte di popolazione più povera e vulnerabile. </strong></p>



<p>Nella stessa analisi si legge che le sanzioni rientrano nella <strong>definizione di punizione collettiva della popolazione civile</strong>, come descritto nelle convenzioni internazionali di Ginevra e dell&#8217;Aia, di cui gli Stati Uniti sono firmatari. Sono inoltre illegali ai sensi del diritto internazionale e dei trattati firmati dagli Stati Uniti, e sembrerebbero violare anche la legge statunitense.</p>



<p>L&#8217;ufficio del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) in Venezuela <a href="https://www.undp.org/es/venezuela/comunicados-de-prensa/venezuela-registra-perdidas-economicas-de-usd-6700-millones-por-los-terremotos-segun-estimaciones-del-pnud">stima che i danni preliminari causati dai terremoti potrebbero raggiungere i 6,7 miliardi di dollari,</a> pari a circa il 6% del PIL. La natura mutata delle relazioni tra Stati Uniti e Venezuela in seguito al rapimento di Maduro ha portato al consolidamento del potere dei fratelli Delcy e Jorge Rodríguez e all’affermazione di quello che la politologa Luz Mely Reyes ha definito «autoritarismo adattivo», una condizione in cui<strong> il regime mantiene il controllo assoluto ma cerca l&#8217;efficienza economica e una normalizzazione dei rapporti con Washington. </strong>«Il Venezuela si sta affermando come <strong>la prima colonia aziendale del XXI secolo</strong>», <a href="https://elpais.com/america/2026-03-28/venezuela-colonialismo-del-siglo-xxi.html#selection-999.282-999.361">si legge in un pezzo dell’analista venezuelana per El Pais América Latina.</a>&nbsp;</p>



<p>Il terremoto che si è abbattuto sul Paese sarà probabilmente usato come un’arma politica usata per accelerare questi processi, a discapito del popolo venezuelano.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-usa-rubano-miliardi-al-venezuela-e-per-gli-aiuti-dopo-il-terremoto-mettono-quattro-soldi.html">Gli Usa rubano miliardi al Venezuela e per gli aiuti dopo il terremoto mettono quattro soldi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Israel Bonds: come il Lussemburgo consente la raccolta di capitali per finanziare gli attacchi su Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/israel-bonds-lussemburgo-finanzia-attacchi-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 04:37:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1352" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-1024x721.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-768x541.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-1536x1082.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-600x423.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Lussemburgo consente a Israele di raccogliere capitali in tutta l'UE tramite le Israel Bonds, strumenti finanziari legati al finanziamento delle operazioni militari su Gaza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/israel-bonds-lussemburgo-finanzia-attacchi-gaza.html">Israel Bonds: come il Lussemburgo consente la raccolta di capitali per finanziare gli attacchi su Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1352" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-1024x721.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-768x541.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-1536x1082.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-600x423.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Il settore finanziario è</strong> <strong>uno dei principali fattori abilitanti </strong>della perpetuazione dell’occupazione, del regime di apartheid e del genocidio del popolo palestinese da parte di Israele, destinando poderosi flussi di denaro ad attori economici o entità statali complici di tale infrastruttura dell’oppressione.&nbsp;</p>



<p>Lo ha dimostrato dettagliatamente con il suo rapporto <em>From economy of occupation to economy of genocide </em>la Relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, <strong>Francesca Albanese</strong>. Nella stessa analisi la giurista ha fatto luce sul <strong>ruolo determinante svolto dai titoli di Stato emessi da Israele, decisivi per finanziare la macchina di annientamento diretta contro la Striscia di Gaza</strong>. Nonostante tale evidenza, il Lussemburgo ha approvato il prospetto informativo per la <strong>vendita di obbligazioni israeliane, </strong>diventando motore economico per gli sforzi militari sostenuti da Tel Aviv. E innescando al contempo la reazione della società civile del Granducato, da cui <strong>è partita la campagna <em>Stop Israel bonds.</em></strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I “war bonds” israeliani finanziano l’assalto su Gaza</strong></h2>



<p>Nel rapporto della Relatrice Francesca Albanese —&nbsp;pubblicato a giugno 2025 —&nbsp; si legge che dal 2022 al 2024, la spesa militare israeliana è aumentata passando dal 4,2% all&#8217;8,3% del PIL. Nello stesso arco di tempo il bilancio pubblico è scivolato in un disavanzo vicino al 7% del PIL, mentre il rapporto debito pubblico/PIL è salito al 69%, <a href="https://www.gov.il/en/pages/press_21012025">come dichiarato dallo stesso ministro delle Finanze Bezalel Smotrich</a>. <strong>Israele ha coperto il fabbisogno legato a una condizione di “guerra permanente” aumentando l&#8217;emissione di obbligazioni. </strong>Sebbene il debito sovrano di Israele venga generalmente aggiunto al bilancio statale complessivo, sono state le stesse autorità israeliane a rivelare che <strong>le obbligazioni degli ultimi anni sono state emesse specificamente per coprire i costi delle operazioni militari su Gaza. </strong>Il marketing israeliano — «Stand with Israel. Israel is at War» — collega esplicitamente le obbligazioni al finanziamento delle operazioni militari, come si legge nell’analisi<em> </em><a href="https://drive.google.com/file/d/1Q051vToXaLE8Jr6rZ3G-c4CfqEC4cGI7/view"><em>The Approval of the Israel Bonds Prospectus in Luxembourg.&nbsp;</em></a></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La doppia architettura del debito di guerra israeliano</strong></h2>



<p>Oltre ai cosiddetti “war bond” collocati sui mercati internazionali da grandi banche d’investimento – <strong>19,4 miliardi di dollari tra ottobre 2023 e gennaio 2025</strong>, secondo <a href="https://www.banktrack.org/news/seven_underwriters_of_war_bonds_instrumental_in_enabling_israel_s_assault_on_gaza_new_research_finds">un’indagine di Profundo, BankTrack e PAX</a> – Israele ha emesso una seconda famiglia di debito: i diaspora bond commercializzati da Israel Bonds/DCI.</p>



<p>I primi sono titoli sovrani benchmark, negoziabili e destinati a investitori istituzionali; i secondi sono obbligazioni illiquide, non negoziabili — gli investitori devono cioè detenerle fino alla scadenza —, distribuite direttamente a piccoli risparmiatori, comunità religiose ed enti locali. Strutturalmente diversi, entrambi alimentano però <strong>lo stesso ammasso di liquidità cui il Tesoro israeliano può attingere per sostenere l’economia di guerra, la costruzione di insediamenti e le operazioni militari a Gaza, ma anche in Libano e Iran.</strong></p>



<p><strong>Dani Naveh</strong>, presidente e CEO di Israel Bonds, aveva dichiarato al <a href="https://www.ft.com/content/90cb26d2-fff5-43d7-a847-d61a751478fa">Financial Times nel novembre 2023</a> che la maggior parte degli investimenti proveniva da Stati Uniti ed Europa, suddivisi in modo pressoché equo tra investitori privati ​​e istituzioni, e che la società da lui amministrata — registrata negli Stati Uniti ma affiliata al Ministero delle Finanze israeliano — non aveva «mai ricevuto un sostegno così ingente, in termini di numeri e portata degli investimenti, da parte di così tante persone».</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Lussemburgo, nuovo hub regolatorio per gli Israel Bonds in Europa</strong></h2>



<p>Relativamente agli Israel Bonds/DCI, lo Stato ebraico ne ha emessi per un valore di 8 miliardi di dollari nel solo marzo 2024. Ulteriori 5 miliardi di dollari sono seguiti nel febbraio 2025 e 6 miliardi nel gennaio 2026. Tra ottobre 2023 e aprile 2025, sono stati venduti titoli di Stato israeliani per <strong>un valore di 417 milioni di euro in Francia, Germania, Austria, Belgio e Irlanda.</strong></p>



<p>Per anni la Central Bank of Ireland (CBI) è stata l’organo di regolamentazione del programma di emissione di tali obbligazioni, fino a quando, a fronte di una sostenuta opposizione in Parlamento e dnlla società civile nel Paese alla luce degli attacchi su Gaza, <strong>il ruolo di approvazione del prospetto per i bond della diaspora è stato trasferito — su richiesta dello Stato di Israele — alla Commission de Surveillance du Secteur Financier (CSSF) del Lussemburgo</strong>, che dal 1° settembre 2025, è diventata l’unico canale regolatorio attivo per l’approvazione dei prospetti delle obbligazioni israeliane destinate alla diaspora nell’UE. L&#8217;approvazione è avvenuta senza consultazione preventiva con il Ministero degli Affari Esteri ed Europei del Lussemburgo; la CSSF ha di fatto informato il governo solo il 15 settembre 2025.</p>



<p>In virtù dell’espediente tecnico del “passaporto europeo” — il meccanismo che, una volta ottenuta l’autorizzazione in uno Stato membro, consente di vendere lo stesso prodotto finanziario nell’intero blocco comunitario senza nuove autorizzazioni nazionali —<strong> Israele può raccogliere capitali in tutta l’UE </strong>attraverso uno strumento finanziario abbastanza insolito che offre <strong>rendimenti — ammantati con l’etichetta di &#8220;premio patriottico&#8221; — significativamente inferiori (circa il 4-5%) </strong>rispetto a quanto il mercato istituzionale richiederebbe per un Paese in guerra (stimato tra il 15% e il 25%). </p>



<p>Peraltro le campagne promozionali della DCI, che minimizzano il deterioramento dei conti pubblici israeliani e presentano questi titoli come sostegno a un’economia “resiliente”, pongono indubbiamente <strong>questioni legate alla tutela degli investitori.</strong> E tuttavia, queste ultime, per quanto gravi, non sono l&#8217;aspetto più controverso della vicenda. C’è ben altro che investe la sfera del diritto internazionale e pone il Lussemburgo —&nbsp;principale hub della finanza sostenibile in Europa —&nbsp;in una posizione fortemente critica sul piano reputazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Stop Israel Bonds</em></strong><strong>: la mobilitazione della società civile lussemburghese</strong></h2>



<p>Le operazioni militari condotte da Israele contro la Striscia di Gaza sono oggetto di tre ordinanze di misure cautelari della Corte Internazionale di Giustizia (CIG), che ha riscontrato <strong>un rischio plausibile di genocidio,</strong> una soglia che attiva il <strong>dovere di prevenzione</strong> ai sensi dell&#8217;articolo I della Convenzione sul Genocidio per tutti gli Stati terzi, Lussemburgo incluso, indipendentemente da qualsiasi pronuncia definitiva nel merito. Per tale ragione, secondo esperti di diritto e relatori delle Nazioni Unite,<strong> il Granducato potrebbe essere accusato di complicità in violazioni del diritto internazionale.</strong> Il Lussemburgo ha peraltro formalmente riconosciuto lo Stato di Palestina il 22 settembre 2025. I critici sottolineano, dunque, l&#8217;incoerenza tra il riconoscimento del diritto all&#8217;autodeterminazione palestinese e l&#8217;autorizzazione di strumenti finanziari che sostengono le operazioni militari contro quella stessa popolazione. Inoltre il Granducato ha votato a favore di una serie di risoluzioni ONU, succedutesi dal 2023, che chiedono un cessate il fuoco e condannano la situazione a Gaza. E, tuttavia — attraverso la CSSF — lo Stato fornisce simultaneamente l&#8217;infrastruttura finanziaria che facilita il finanziamento delle operazioni oggetto di tali risoluzioni.</p>



<p><strong>Il termine ultimo di settembre 2026 per il rinnovo del prospetto rappresenta un momento decisivo.</strong> Ed è per questo che la società civile lussemburghese si è mobilitata dando vita alla <a href="https://stopisraelbonds.com/#">campagna <em>Stop Israel bonds</em></a> che chiede con forza al settore finanziario del Lussemburgo di allinearsi a quanto richiesto dal diritto internazionale, smettendo di convogliare flussi di capitali verso uno Stato accusato di apartheid, occupazione illegale e condotta genocidiaria. L’intento è di <strong>continuare a far pressione per portare all’isolamento finanziario di Israele, come accadde al Sudafrica dell’apartheid. </strong>A proposito di quest’ultimo caso, Desmond Tutu dichiarò: «In Sudafrica, non avremmo potuto raggiungere la nostra libertà e una pace giusta senza l&#8217;aiuto delle persone in tutto il mondo, che attraverso l&#8217;uso di mezzi non violenti, come i boicottaggi e il disinvestimento, hanno incoraggiato i loro governi e altri attori aziendali a invertire decenni di sostegno al regime dell&#8217;Apartheid». Il parallelo con il Sudafrica non è solo retorico. La speranza è che si arrivi allo stesso esito anche in Palestina.</p>
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		<title>Libano, l&#8217;accordo quadro di Washington: tra cacofonia statunitense e rischio &#8220;gazificazione&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libano-accordo-quadro-washington-cacofonia-statunitense-rischio-gazificazione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2026 16:15:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628113506491_70e3f9ab1ebbcdbc4bda5333954450fb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628113506491_70e3f9ab1ebbcdbc4bda5333954450fb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628113506491_70e3f9ab1ebbcdbc4bda5333954450fb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628113506491_70e3f9ab1ebbcdbc4bda5333954450fb-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628113506491_70e3f9ab1ebbcdbc4bda5333954450fb-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628113506491_70e3f9ab1ebbcdbc4bda5333954450fb-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628113506491_70e3f9ab1ebbcdbc4bda5333954450fb-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Rubio lo chiama «pietra miliare». Hezbollah lo definisce «nullo e privo di validità». Il Partito Comunista libanese lo ribattezza «accordo della vergogna». L'intesa quadro trilaterale del 26 giugno sul Libano rivela le contraddizioni interne all'amministrazione Trump e lascia irrisolti i nodi centrali: smobilitazione israeliana e disarmo della milizia sciita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libano-accordo-quadro-washington-cacofonia-statunitense-rischio-gazificazione.html">Libano, l&#8217;accordo quadro di Washington: tra cacofonia statunitense e rischio &#8220;gazificazione&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628113506491_70e3f9ab1ebbcdbc4bda5333954450fb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628113506491_70e3f9ab1ebbcdbc4bda5333954450fb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628113506491_70e3f9ab1ebbcdbc4bda5333954450fb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628113506491_70e3f9ab1ebbcdbc4bda5333954450fb-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628113506491_70e3f9ab1ebbcdbc4bda5333954450fb-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628113506491_70e3f9ab1ebbcdbc4bda5333954450fb-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628113506491_70e3f9ab1ebbcdbc4bda5333954450fb-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>«Un&#8217;altra importante pietra miliare nell&#8217;impegno del Presidente Trump per portare pace e stabilità durature nella regione». È con queste parole —&nbsp;che potrebbero scatenare l’ilarità di chi segue le dinamiche della regione —&nbsp;che il Segretario di Stato Marco Rubio ha definito l&#8217;<strong>Accordo Quadro Trilaterale tra Libano, Israele e Stati Uniti,</strong> firmato lo scorso 26 giugno.</p>



<p>Ma alla vacua solennità delle sue dichiarazioni, che lasciano trapelare la certezza di poter porre fine a<strong>ottant&#8217;anni di belligeranza tra Beirut e Tel Aviv</strong>, si contrappone l’immagine di una parte del popolo libanese sceso nelle strade per<strong>protestare contro l’intesa che sembre essere una contromossa agli accordi raggiunti tra il Vicepresidente JD Vance e gli iraniani</strong> in Svizzera solo pochi giorni fa. Come accaduto spesso nelle vicende israelo-palestinesi, emerge anche in questo caso <strong>l&#8217;ambiguo ruolo di mediazione degli Stati Uniti,</strong> che rischia di trasformare questa &#8220;pace&#8221; nell&#8217;ennesimo capitolo di una crisi permanente, prefigurando una situazione di stallo nel migliore dei casi, o una guerra civile nel peggiore.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>«L’accordo della vergogna» e una cabina di regia in frantumi&nbsp;</strong></h2>



<p>A rendere problematica la situazione, facendo temere questi esiti, c’è proprio l<strong>a profonda cacofonia interna all&#8217;amministrazione Trump</strong>, che mina la credibilità stessa della cabina di regia americana. Di <strong>accordi contraddittori </strong>in effetti parla anche il quotidiano progressista israeliano Haaretz che, <a href="https://www.haaretz.com/middle-east-news/lebanonnews/2026-06-28/ty-article/.premium/the-new-israel-lebanon-deal-contradicts-the-u-s-iran-memorandum-now-what/0000019f-0a25-db84-a1df-9b2f77b70000?gift=94c1bed9849042c48b25d0ab4f26c205">nell’analisi a firma della giornalista Liza Rozovsky,</a> mette in luce come l’accordo di Rubio, che adotta una linea massimalista, preveda l<strong>&#8216;esclusione di Iran e Hezbollah dalla scena regionale</strong>, mentre il memorandum d&#8217;intesa tra Vance e la Svizzera pone Teheran e il movimento sciita libanese al centro della scena.&nbsp;</p>



<p>L’intesa in 14 punti firmata venerdì a Washington è stata definita «accordo della vergogna» da Hanna Gharib, Segretario generale del Partito Comunista libanese. Una presa di posizione che sembra convergere con quella del leader di Hezbollah, Naim Qassem, che ha chiesto l&#8217;attuazione del memorandum d&#8217;intesa tra Iran e Stati Uniti e ha definito il documento del 26 giugno «nullo e privo di validità» e «una rinuncia alla sovranità». Al contrario, il ministro degli Esteri libanese,Youssef Raji, ha affermato che l&#8217;accordo rappresenta «una vittoria per una soluzione diplomatica e un trionfo per la logica dello Stato e delle sue istituzioni».</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I nodi irrisolti</strong></h2>



<p>Il testo definitivo dell&#8217;accordo quadro non implica in alcun modo un ritiro israeliano dalle aree invase nel sud del Paese, bensì <strong>un&#8217;uscita “graduale”, sempre subordinata al disarmo delle milizie di Hezbollah</strong>, e valida solo in due “zone pilota”. Lorenzo Trombetta,<a href="https://ilmanifesto.it/laccordo-di-washington-e-una-cornice-senza-quadro"> sul Manifesto</a>, scrive che queste ultime sarebbero —&nbsp; secondo i media libanesi —&nbsp;un’area circoscritta a sud di Nabatiye, forse il castello di Beaufort, e un’altra nella regione di Wazzani. Ritirarsi da Wazzani —&nbsp;che&nbsp; non è mai stata un vero teatro di guerra —&nbsp;«costa poco a Israele mentre non sembra ci sia accordo sull’eventuale altra “zona pilota”».</p>



<p><strong>I punti problematici riguardano, dunque, soprattutto la smobilitazione israeliana dal Paese e il disarmo di Hezbollah. </strong>Qasem ha avvertito che collegare il ritiro israeliano al disarmo della milizia sciita è una proposta molto pericolosa che «oltrepassa ogni linea rossa e trasforma il Libano in una marionetta nelle mani del nemico israeliano». Il leader di Hezbollah Qasem, invece, chiede che Israele rispetti i termini del memorandum d&#8217;intesa firmato il 17 tra Stati Uniti e Iran, che apre la porta alla possibilità di un ritiro completo di Israele dal Libano.&nbsp;</p>



<p>Le Forze Armate Libanesi (LAF), per quanto sostenute dagli USA —&nbsp;Rubio ha dichiarato che il Dipartimento della Guerra statunitense è pronto a destinare alle LAF oltre 30 milioni di dollari —&nbsp;non può smantellare Hezbollah <strong>senza innescare una guerra civile fratricida</strong> che destabilizzerebbe l&#8217;intero sistema di convivenza confessionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il rischio di “gazificazione”</strong></h2>



<p>Il documento firmato a Washington è «una cornice priva di contenuto», scrive Trombetta. Il cruciale &#8220;Allegato di Sicurezza&#8221;, che dovrebbe definire i termini pratici del ritiro, di fatto non esiste ancora. Il suo carattere fumoso —&nbsp;al pari del presunto accordo di Pace tra Israele e Hamas —&nbsp;sembra prefigurare una sorta di “gazificazione” del Libano. La formulazione stessa dell’accordo — si legge nell’analisi di Haaretz — in parte <strong>ricorda il piano in 20 punti di Trump per Gaza e spiana la strada alla trasformazione del Libano meridionale in una versione della Striscia di Gaza,</strong> per quanto, a differenza di quest’ultima, dove gli attacchi sono stati finora unilaterali, in Libano le truppe israeliane dovrebbero rimanere sotto la costante minaccia degli attacchi di Hezbollah.&nbsp;</p>



<p>Si tratta di un<strong> classico paradosso geopolitico</strong>: Israele non abbandona le posizioni finché la milizia è armata, ma Hezbollah non intende cedere l&#8217;arsenale finché il territorio è occupato. Un circolo vizioso che emerge chiaramente nelle parole di Benjamin Netanyahu: «Israele non si ritirerà dalla zona di sicurezza finché Hezbollah non verrà disarmato e finché esisterà una minaccia per Israele» ha dichiarato il Primo ministro israeliano.</p>
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		<title>De la Espriella, il dandy dalla ricchezza equivoca che vuole riportare la Colombia nell&#8217;orbita Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/de-la-espriella-il-dandy-dalla-ricchezza-equivoca-che-vuole-riportare-la-colombia-nellorbita-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 06:41:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260623223010741_e870242c6d1116dcb19d6886564d5541.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260623223010741_e870242c6d1116dcb19d6886564d5541.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260623223010741_e870242c6d1116dcb19d6886564d5541-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260623223010741_e870242c6d1116dcb19d6886564d5541-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260623223010741_e870242c6d1116dcb19d6886564d5541-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260623223010741_e870242c6d1116dcb19d6886564d5541-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260623223010741_e870242c6d1116dcb19d6886564d5541-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Chi è Abelardo de la Espriella, l'inquietante candidato di estrema destra in testa alle presidenziali colombiane.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/de-la-espriella-il-dandy-dalla-ricchezza-equivoca-che-vuole-riportare-la-colombia-nellorbita-usa.html">De la Espriella, il dandy dalla ricchezza equivoca che vuole riportare la Colombia nell&#8217;orbita Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260623223010741_e870242c6d1116dcb19d6886564d5541.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260623223010741_e870242c6d1116dcb19d6886564d5541.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260623223010741_e870242c6d1116dcb19d6886564d5541-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260623223010741_e870242c6d1116dcb19d6886564d5541-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260623223010741_e870242c6d1116dcb19d6886564d5541-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260623223010741_e870242c6d1116dcb19d6886564d5541-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260623223010741_e870242c6d1116dcb19d6886564d5541-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Probabilmente <strong>Theodor Adorno</strong> e i suoi studi sulla personalità autoritaria potrebbero aiutarci a comprendere parte delle ragioni per cui milioni di elettori colombiani hanno scelto, in occasione di una campagna elettorale molto serrata e combattuta, di accordare il proprio voto ad <strong>Abelardo de la Espriella</strong> — nel momento in cui scriviamo non ancora ufficialmente “presidente eletto” della Colombia ma vincitore del cosiddetto “preconteo”, con un margine di soli 250.000 voti, il più esiguo nella storia del Paese, mentre si moltiplicano le denunce di irregolarità e i sospetti di interferenze straniere che hanno spinto l’avversario Iván Cepeda ad annunciare che contesterà i risultati in 33.000 seggi elettorali.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>“El Tigre”, avvocato di 47 anni, cresciuto a Montería, città situata nella regione caraibica della Colombia, è indubbiamente la figura che ha attirato su di sé l&#8217;attenzione mediatica per <strong>i toni provocatori, la retorica populista fondata su una deriva securitaria che lo accomuna al presidente di El Salvador, Nayib Bukele, e il linguaggio intriso di violenza,</strong> sintetizzato da quel «destripar» (sventrare)&nbsp;rivolto agli avversari politici che, a suo dire, vanno trattati come veri e propri nemici da eliminare. Un’espressione che suona sinistra in un Paese che, tra il 1984 e i primi anni 2000, è stato scosso dalla campagna di sterminio sistematico contro il partito di sinistra Unión Patriótica, nel corso della quale quasi 6 mila persone vennero uccise o scomparvero.</p>



<p>De la Espriella si è persino spinto a lodare <strong>Benjamin Netanyahu</strong> e il genocidio sionista a Gaza, affermando che la Colombia dovrebbe adottare le tattiche impiegate contro il popolo palestinese per &#8220;difendere la Colombia&#8221;.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il “dandy caraibico” con un passato ingombrante</strong></h2>



<p>Il candidato della destra radicale — <a href="https://www.bbc.com/mundo/articles/c3ryp829q3jo?xtor=AL-71-%5Bpartner%5D-%5Bbbc.news.twitter%5D-%5Bheadline%5D-%5Bmundo%5D-%5Bbizdev%5D-%5Bisapi%5D&amp;at_link_type=web_link&amp;at_bbc_team=editorial&amp;at_format=link&amp;at_link_id=A0DF1890-6E25-11F1-B102-D0B65FE05707&amp;at_link_origin=bbcmundo&amp;at_campaign=Social_Flow&amp;at_campaign_type=owned&amp;at_ptr_name=twitter&amp;at_medium=social">descritto da José Carlos Cueto</a>, corrispondente della BBC in Colombia, come un «dandy con accento caraibico che ama la buona cucina, trascorre del tempo a Firenze e Miami, vende vini toscani e cravatte di seta italiane, indossa orologi costosi e guida auto di lusso sfrenato» — è un <strong>neofita della politica</strong>, ma vanta una lunga carriera legale come <strong>difensore di narcotrafficanti, di leader delle AUC (Forze Unite di Autodifesa della Colombia),</strong> gruppo paramilitare di estrema destra, ma anche di figure come <a href="https://www.youtube.com/watch?v=4cNSESD3SxY">l’ideatore del gigantesco schema Ponzi della società DMG, <strong>David Murcia Guzmán</strong></a>, che lo ha accusato ora di essersi appropriato di ingenti somme, e il discusso imprenditore <strong>Alex Saab</strong>, considerato dagli Stati Uniti il testaferro di <strong>Nicolás Maduro.</strong></p>



<p>De la Espriella si diletta a fare anche l’imprenditore e ha creato un proprio marchio di cibo, bevande e abbigliamento, chiamato <a href="https://delaespriellastyle.com/">De la Espriella Style</a>, con ramificazioni  in Italia, il cui sito riporta una descrizione dell’istrionico titolare, raffigurato come «encantador, irreverente, apasionado y sibarita», e le cui pagine social — che proiettano un&#8217;immagine di successo e ricchezza — amplificano i messaggi della sua campagna elettorale e hanno la parvenza di presidi di un discutibile culto della personalità.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le ombre finanziarie di De la Espriella</strong></h2>



<p>Il quotidiano colombiano <em>La Silla Vacía </em>lo scorso gennaio ha condotto un’inchiesta tesa a indagare gli investimenti e le società rintracciabili registrate a nome dell&#8217;avvocato in Colombia, a Panama e negli Stati Uniti, in particolare in Florida, individuando <strong>35 imprese,</strong> operanti principalmente nel settore immobiliare —&nbsp;con<strong> perdite per milioni di pesos nel 2025 — </strong>e una serie di proprietà in diverse città colombiane e a Miami. La stessa indagine ha portato alla luce i nomi di alcuni soci di De la Esprilella, alcuni dei quali sembrano essere dei prestanome, altri sono personaggi legati a gruppi paramilitari. Oltre a queste evidenze che sembrano incrinare l’immagine di imprenditore di successo, <em>La Silla Vacía </em>riporta il dato <strong>sul patrimonio stimato dell’avvocato, ovvero circa 5,4 milioni di dollari </strong>— una cifra che lo colloca nell&#8217;1% più ricco degli Stati Uniti, paese di cui possiede la cittadinanza. De la Espriella non ha mai smentito tali informazioni, mentre il suo entourage ha ritenuto le domande del quotidiano «tendenziose e di parte» e si è rifiutato di rispondere.</p>



<p>Le ombre su origine e gestione della sua ricchezza non si fermano ai media colombiani. Lo scorso 17 giugno, undici membri del Congresso statunitense, tutti democratici, hanno chiesto alla Casa Bianca, al Dipartimento di Stato, al Tesoro e alla procura federale di indagare sull’origine dei fondi investiti da De la Espriella negli Stati Uniti e sui suoi legami con donatori e reti d’affari.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La destra internazionale si congratula con De la Espriella</strong></h2>



<p>Se la sua vittoria dovesse essere confermata, la Colombia tornerebbe probabilmente a posizionarsi nell’orbita di Washington. Domenica sera, per quanto non ci fosse ancora l’ufficialità, Donald Trump si è congratulato con De la Espriella —&nbsp; a cui aveva dato il suo endorsement —&nbsp; scrivendo sui suoi canali «Ha vinto, alla grande!».<strong>L’appoggio incondizionato degli Stati Uniti al candidato di estrema destra </strong>d’altra pare si è palesato <a href="https://x.com/berniemoreno/status/2069076002475503802">nelle dichiarazioni del senatore repubblicano Bernie Moreno</a>, che ha fatto intendere di essersi accordato con l’alleato per deportare i colombiani che chiedono asilo negli Stati Uniti. Un trattamento dal pugno di ferro che si è già intravisto nell’arresto, avvenuto in Arizona, dell’<strong>attivista colombiano Beto Coral </strong>che si era espresso contro De la Espriella e che, secondo<strong>il Segretario di Stato Marco Rubio</strong>, avrebbe interferito con gli obiettivi di politica estera degli Stati Uniti.&nbsp;</p>



<p>Al messaggio di Trump si sono aggiunti quelli del presidente argentino<strong>Javier Milei</strong>, dell&#8217;ecuadoriano <strong>Daniel Noboa</strong>, del cileno <strong>José Antonio Kast,</strong> ma anche del ministro degli Esteri israeliano <strong>Gideon Sa&#8217;ar </strong>e della presidente del Consiglio italiana <strong>Giorgia Meloni.</strong> Un coro di felicitazioni proveniente da leader della destra internazionale accomunati da una retorica securitaria e da una visione del potere tendente all’autoritarismo.</p>



<p>Per sottolineare il suo messaggio fondato sulla sicurezza, De la Espriella, dopo la chiusura dei seggi e la notizia del suo vantaggio sull&#8217;avversario, ha sfilato per le strade di Barranquilla all’interno di un veicolo blindato. Una scelta che un presidente realmente popolare non avrebbe evidentemente fatto.</p>
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		<title>Ballottaggio in Colombia: Washington in campo per De la Espriella contro Cepeda</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ballottaggio-colombia-washington-de-la-espriella-cepeda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 11:29:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619111031994_e6659864580fd17f7d1412e612872fe8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619111031994_e6659864580fd17f7d1412e612872fe8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619111031994_e6659864580fd17f7d1412e612872fe8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619111031994_e6659864580fd17f7d1412e612872fe8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619111031994_e6659864580fd17f7d1412e612872fe8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619111031994_e6659864580fd17f7d1412e612872fe8-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619111031994_e6659864580fd17f7d1412e612872fe8-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 21 giugno la Colombia sceglie tra De la Espriella e Cepeda. Trump appoggia "El Tigre" mentre si moltiplicano le denunce di ingerenze statunitensi nel voto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ballottaggio-colombia-washington-de-la-espriella-cepeda.html">Ballottaggio in Colombia: Washington in campo per De la Espriella contro Cepeda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619111031994_e6659864580fd17f7d1412e612872fe8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619111031994_e6659864580fd17f7d1412e612872fe8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619111031994_e6659864580fd17f7d1412e612872fe8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619111031994_e6659864580fd17f7d1412e612872fe8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619111031994_e6659864580fd17f7d1412e612872fe8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619111031994_e6659864580fd17f7d1412e612872fe8-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619111031994_e6659864580fd17f7d1412e612872fe8-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In un messaggio pubblicato lo scorso 10 giugno su Truth Social,<strong>Donald Trump  si è congratulato per la «netta vittoria al primo turno» di Abelardo De la Espriella</strong>, candidato di estrema destra alle presidenziali colombiane, definendolo un leader «intelligente, forte e determinato» e lodando il suo instancabile impegno per il Paese. Le dichiarazioni del tycoon arrivano a pochi giorni dal <strong>ballottaggio del 21 giugno</strong> che definirà chi sarà il prossimo inquilino della Casa de Nariño — residenza ufficiale del Presidente della Colombia — al termine di una campagna elettorale che già al primo turno ha assunto i tratti di un vero e proprio terremoto politico. Quelle nel Paese sudamericano sono tra le elezioni più importanti della regione e il loro esito sarà decisivo per definire la traiettoria del prossimo futuro in un emisfero scosso dallo <a href="https://it.insideover.com/politica/hondurasgate-piano-stati-uniti-israele-destabilizzare-america-latina.html">scandalo Hondurasgate</a>, con la sua declinazione locale in Colombia definita <a href="https://it.insideover.com/politica/colombia-voto-hondurasgate-proyecto-jupiter-elezioni-31-maggio.html">Proyecto Júpiter</a>, da ingerenze statunitensi — che si traducono anche nell’espansione delle operazioni dello United States Southern Command (SOUTHCOM) nel Pacifico — e dalla crescente influenza della destra globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Trump appoggia De la Espriella contro Cepeda, «un marxista della sinistra radicale»</strong></h2>



<p><a href="https://truthsocial.com/@realDonaldTrump/posts/116727049222420250">Nel suo post,</a> Trump —&nbsp;che meno di cinque mesi fa aveva minacciato un intervento militare contro la Colombia —&nbsp;ha tracciato u<strong>n parallelismo diretto tra la propria agenda politica e quella di De la Espriella </strong>sostenendo che, in caso di vittoria, il candidato da lui appoggiato sarà in grado di far crescere l’economia, creare occupazione, rafforzare il commercio e adottare una linea dura contro immigrazione irregolare, criminalità e narcotraffico, con l’obiettivo di ristabilire «legge e ordine». Il presidente statunitense ha inoltre sottolineato l’importanza della sfida finale del 21 giugno, nella quale De la Espriella affronterà «un marxista della sinistra radicale», presentando il verdetto delle elezioni come cruciale per il futuro delle relazioni tra Colombia e Stati Uniti. In caso di vittoria di “El Tigre” —&nbsp;come ama autodefinirsi De la Espriella — Bogotá potrà contare sul «pieno sostegno» di Washington, ha concluso il tycoon, che ha infine ufficializzato il proprio endorsement, definendolo «completo e totale» e sostenendo che il candidato non deluderà il «meraviglioso popolo colombiano». De la Espriella, che ha promesso di «sventrare» la sinistra e di «difendere la Colombia esattamente come sta facendo il governo Netanyahu» nel caso di Israele, si è posizionato come il favorito dopo il primo turno con il 43,8% dei voti, superando inaspettatamente il candidato di sinistra, il senatore <strong>Iván Cepeda</strong> — storico attivista per i diritti umani, figlio del dirigente comunista Manuel Cepeda Vargas, assassinato nel 1994, e candidato della coalizione Pacto Histórico del presidente uscente Gustavo Petro&nbsp; —, il quale ha ottenuto poco meno del 41%.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;avvocato dei paramilitari che sfida i risultati sociali di Petro</strong></h2>



<p>El Tigre è un avvocato di 47 anni originario di Barranquilla e non ha mai ricoperto cariche elettive. Ha costruito la sua notorietà pubblica difendendo alcuni<strong> personaggi controversi come narcotrafficanti e membri di formazioni paramilitari di destra</strong>, tra cui componenti delle Forze di Autodifesa della Colombia, gruppo responsabile di decine di migliaia di uccisioni, nella grande maggioranza di civili. La sua piattaforma programmatica ruota attorno a temi come la sicurezza, l’alleanza con gli Stati Uniti, la lealtà verso Israele e una esplicita ostilità nei confronti delle riforme progressiste avviate sotto la presidenza Petro. Punta, invece, tutto su queste ultime Cepeda, forte anche dei risultati ottenuti dall’attuale governo sul piano sociale: <a href="https://elpais.com/america-colombia/2026-06-12/la-pobreza-en-colombia-cae-a-28-el-nivel-mas-bajo-en-su-historia.html">come riporta El País</a>, citando i dati dell’Istituto nazionale di statistica, <strong>nel 2025 quasi 1,8 milioni di persone nel Paese sono uscite dalla povertà</strong>, mentre il reddito delle fasce economicamente più svantaggiate è cresciuto più di quello del resto dei colombiani. Dal 2022 al 2025 il salario minimo, al netto dell&#8217;inflazione, è aumentato del 39%, <a href="https://cepr.net/publications/colombia-under-petro-social-gains-amid-monetary-and-fiscal-constraints/">scrive il Center for Economic and Policy Research</a>, organizzazione statunitense che svolge attività di ricerca e di divulgazione scientifica.</p>



<p>Di recente, peraltro, economisti e studiosi di fama mondiale, tra cui Thomas Piketty, Yanis Varoufakis, Kohei Saito e Ann Pettifor, <a href="https://x.com/ProgIntl/status/2067259610096894412">in un documento pubblico</a>, hanno espresso <strong>apprezzamento per i progressi economici raggiunti sotto il governo di Petro</strong> e hanno riconosciuto in quest’ultimo un modello alternativo di sviluppo, libero dai diktat del neoliberismo.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="es" dir="ltr">ECONOMISTAS POR LA VIDA 🫰🇨🇴 Reconocidos economistas —entre ellos Thomas Piketty, Jayati Ghosh, Ha-Joon Chang, Yanis Varoufakis, James K. Galbraith, Isabella M. Weber, Jason Hickel, Ann Pettifor y Fadhel Kaboub— se pronuncian en defensa de los avances económicos logrados bajo el… <a href="https://t.co/jt60GfJtnS">pic.twitter.com/jt60GfJtnS</a></p>&mdash; Progressive International (@ProgIntl) <a href="https://x.com/ProgIntl/status/2067259610096894412?ref_src=twsrc%5Etfw">June 17, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>In questo contesto, la sfida tra Cepeda e De la Espriella assume anche il significato di <strong>un confronto tra due progetti di Paese</strong>: da un lato la continuità di un’agenda che punta su redistribuzione, lavoro e transizione energetica, dall’altro il ritorno a un paradigma di sicurezza punitiva e pieno allineamento con Washington. Non stupisce, quindi, che <a href="https://elpais.com/america-colombia/elecciones-presidenciales/2026-06-11/ivan-cepeda-denuncia-a-abelardo-de-la-espriella-ante-la-corte-penal-internacional-por-sus-presuntos-vinculos-con-grupos-paramilitares.html">Cepeda, l’11 giugno, abbia annunciato di aver depositato una denuncia</a> presso la Fiscalía General de la Nación e la Corte penale internazionale, <strong>contestando a De la Espriella reati come associazione a delinquere aggravata, finanziamento del terrorismo e arricchimento illecito</strong>, legati a presunti rapporti con strutture paramilitari e crimini di lesa umanità.</p>



<p>«Abelardo» —&nbsp; ha affermato il candidato del Pacto Histórico durante uno degli ultimi incontri pubblici della campagna&nbsp; —&nbsp;«è in ginocchio per favorire gli interessi stranieri contro il nostro Paese. Si definisce difensore della patria, ma non lo è».</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le interferenze statunitensi nel processo elettorale</strong></h2>



<p>Le dichiarazioni fatte da Trump a sostegno di De la Espriella si aggiungono ad altre<strong>ingerenze degli Stati Uniti nel processo elettorale</strong>. In occasione del primo turno, <strong>il senatore statunitense Bernie Moreno </strong>ha incoraggiato e mediato pubblicamente alleanze tra candidati presidenziali di destra, pur essendo accreditato come osservatore elettorale internazionale, in aperta violazione della legge colombiana, <a href="https://progressive.international/observatory/2026-05-29-red-alert-evidence-of-sen-bernie-morenos-illegal-intervention-in-colombias-elections/en/">come denunciato dalll&#8217;Osservatorio della piattaforma Progressive International</a>. E la scorsa settimana, secondo quanto riportato dal Washington Post, l&#8217;amministrazione Trump ha impedito a Petro —&nbsp;volato negli Stati Uniti per prendere parte a una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite —&nbsp;di partecipare a un incontro pubblico con il sindaco di New York, <strong>Zohran Mamdani</strong>. Pochi giorni fa, inoltre, si è diffusa la notizia dell’<strong>arresto dell&#8217;attivista colombiano Beto Coral </strong>da parte delle autorità migratorie statunitensi in Arizona. L’ordine di cattura sarebbe giunto direttamente dal Segretario di Stato Marco Rubio, nonostante l&#8217;attivista possieda una regolare richiesta di asilo e un permesso di lavoro. Coral aveva espresso pubblicamente critiche contro De la Espriella e si era recato in Florida per intentare una causa contro il candidato presidenziale.</p>



<p>Lo scorso 15 giugno, intanto, è iniziato il ballottaggio per il milione e mezzo circa di colombiani residenti all’estero. <strong>Generación Petro</strong>, movimento sociale e politico di giovani e attivisti digitali in Colombia che sostiene il presidente Petro, denuncia<strong> irregolarità nel processo elettorale,</strong> verificatesi —&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/p/DZngjj_JjYw/">secondo quanto riportato in un video diffuso sui canali social</a> —&nbsp;anche in Italia.&nbsp;</p>



<p>Progressive International non esclude «ulteriori interferenze straniere da parte di Trump, Rubio e degli Stati Uniti in vista del voto di domenica, sia attraverso una campagna attiva a favore di De la Espriella, sia tramite pressioni economiche o diplomatiche, o tentativi di minare il processo elettorale in caso di risultati sfavorevoli».&nbsp;</p>



<p>Al termine di <strong>una campagna elettorale serrata e molto tesa</strong>, i pronostici sembrano favorire De la Espriella, che può contare su una base conservatrice unita —&nbsp;Paloma Valencia, la candidata della corrente uribista arrivata terza al primo turno, ha garantito il suo sostegno —&nbsp; e su un messaggio dai toni fortemente populisti, fondato sulla retorica della sicurezza. Cepeda, d&#8217;altro canto, dovrà compiere un&#8217;impresa ardua: mobilitare gli astensionisti e convincere un centro diffidente. Il sondaggio del Celag —&nbsp;Centro Strategico Latinoamericano per la Geopolitica —, in ogni caso, indica un margine ristretto a favore del candidato del Pacto Histórico che resta <strong>il</strong> <strong>più votato al primo turno nella storia del Paese sudamericano</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ballottaggio-colombia-washington-de-la-espriella-cepeda.html">Ballottaggio in Colombia: Washington in campo per De la Espriella contro Cepeda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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