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	<title>Lorenzo Degrassi Archives - InsideOver</title>
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	<title>Lorenzo Degrassi Archives - InsideOver</title>
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		<title>Sanchez blinda Ceuta e Melilla</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/sanchez-blinda-ceuta-e-melilla.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Nov 2019 11:28:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1287" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Migranti-allassalto-di-Ceuta.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Migranti-allassalto-di-Ceuta.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Migranti-allassalto-di-Ceuta-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Migranti-allassalto-di-Ceuta-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Migranti-allassalto-di-Ceuta-1024x686.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il neo costituito governo socialista di Pedro Sanchez non perde tempo e, a pochi giorni dal suo insediamento, decide di mettere subito in pratica una delle sue promesse elettorali. Il Ministero degli Interni spagnolo, infatti, già lunedì scorso ha annunciato l’inizio delle opere di &#8220;ammodernamento e rinforzo&#8221; dei reticolati che circondano le enclavi spagnole in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/sanchez-blinda-ceuta-e-melilla.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1287" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Migranti-allassalto-di-Ceuta.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Migranti-allassalto-di-Ceuta.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Migranti-allassalto-di-Ceuta-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Migranti-allassalto-di-Ceuta-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Migranti-allassalto-di-Ceuta-1024x686.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il neo costituito governo socialista di Pedro Sanchez non perde tempo e, a pochi giorni dal suo insediamento, decide di mettere subito in pratica una delle sue promesse elettorali. Il Ministero degli Interni spagnolo, infatti, già lunedì scorso ha annunciato l’inizio delle opere di &#8220;ammodernamento e rinforzo&#8221; dei reticolati che circondano le enclavi spagnole in Marocco di <strong>Ceuta</strong> e <strong>Melilla</strong>. Lavori che, nelle intenzioni del primo ministro iberico, dovranno iniziare prima della fine del mese.</p>
<p>L’investimento per la realizzazione dell’opera si aggira attorno ai 18 milioni di euro (17.899.886,69 per l’esattezza). I lavori, secondo le intenzioni del governo, si concluderanno nel giro di una decina di mesi e presuppongono un rinforzo della sicurezza su tutta la cortina presente attorno alle frontiere terrestri delle due enclavi europee in Africa. L’opera permetterà la sostituzione &#8220;degli attuali fili spinati e delle aste tridimensionali presenti lungo tutto il perimetro con altri elementi più sicuri e meno dannosi per chi intende scavalcarli&#8221;, come recita il comunicato stampa del nuovo esecutivo di Madrid.</p>
<p>Oltre allo sforzo per l’ammodernamento delle recinzioni poste attorno al confine spagnolo-marocchino, il governo “rosso-viola” Psoe &#8211; <strong>Podemos</strong> ha messo in cantiere anche una serie di interventi per il rinforzo del perimetro delle due frontiere, che includono l’inserimento di 66 telecamere a circuito chiuso, 14 delle quali termiche, e un sistema di riconoscimento facciale nei posti di frontiera, per un investimento complessivo di 32 milioni di euro.</p>
<p>Durante il tempo necessario alla costruzione della nuova opera di contenimento, il controllo delle due frontiere verrà coperto da <strong>Guardia Civil</strong> e <strong>Policía Nacional</strong>, costrette così a prevedibili corpo a corpo con i plotoni di immigranti che ciclicamente si presentano nei due confini terrestri fra Marocco e Spagna. Come accaduto nella notte fra domenica e lunedì scorso, quando un <a href="https://www.abc.es/espana/abci-furgoneta-kamikaze-ceuta-llevaba-52-subsaharianos-hacinados-interior-201911221706_video.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>furgone “kamikaze”</strong></a> pieno di migranti ha letteralmente sfondato la dogana di Tarajal, nell’enclave di Ceuta, nel tentativo di introdurre 52 immigrati, schiantandosi nella doppia rete di filo spinato. Il conducente, un marocchino dal passaporto francese di 38 anni, trasportava con sé 34 uomini, 16 donne, un bambino di 6 anni e un bebé di cinque mesi.</p>
<p>Quello degli automezzi kamikaze è uno dei sistemi più utilizzati negli ultimi mesi per attraversare l’unica frontiera terrestre esistente fra Africa ed Europa, nonché il più efficace e conveniente da un punto di vista giudiziario per i passeur. Basti pensare che, come denuncia il quotidiano spagnolo <em>Abc</em>, per chi tenta l’attraversamento schiantandosi sul confine spagnolo, il rischio di finire in galera è minimo. La pena massima riconosciuta per questi particolari tentativi di introduzione illegale di immigrati è stata di 675 euro e un anno e mezzo di carcere con la condizionale, per un episodio simile a quello di domenica scorsa.</p>
<p>Nel frattempo, per blindare il perimetro confinario nei mesi necessari alla creazione del nuovo reticolato, il governo di Pedro Sánchez ha chiesto appoggio al governo marocchino. La risposta, al termine di una serie di incontri avvenuti già nei mesi precedenti, fra il ministro dell’interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska con il suo omologo di Rabat, Abdelouafi Laftit, è stata quella di un sì non troppo convinto.</p>
<p>Fattore che ha scatenato l’ira dell’opposizione di destra, rappresentata da Vox, il partito che in cinque anni è passato dall’1,6% al 15% delle preferenze alle recenti elezioni politiche. Secondo il suo segretario, <strong>Santiago Abascal</strong>, il rinnovamento della “valla” attorno a Ceuta e Melilla, unito a questi accordi di collaborazione promessi da Rabat, altro non sono che azioni palliative e per niente risolutive del problema dell’immigrazione clandestina. Proprio in tal senso il segretario di Vox ha proposto martedì al Congresso dei Deputati una proposta di legge per la creazione di un vero e proprio muro in cemento armato attorno alle due cittadine costiere, in modo da contenere al meglio quella che Abascal stesso ha definito una &#8220;autentica invasione migratoria”.</p>
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		<title>Le mille contraddizioni di Melilla</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/melilla-immigrazione-spagna-marocco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Aug 2019 13:57:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Melilla]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1314" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Il-muro-di-Melilla.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Melilla, il muro tra Spagna e Marocco (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Il-muro-di-Melilla.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Il-muro-di-Melilla-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Il-muro-di-Melilla-768x526.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Il-muro-di-Melilla-1024x701.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Melilla) A Melilla vi si arriva in aereo, da Malaga, aeroporto dal quale partono quotidianamente quattro voli per la città “corpus separatum” della Peninsula, oppure via mare dai porti di Cadice e Malaga. Quasi 300 chilometri che per certi versi valgono un viaggio indietro nel tempo di almeno trent’anni, quando le tensioni fra l’Europa civilizzata e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/melilla-immigrazione-spagna-marocco.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1314" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Il-muro-di-Melilla.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Melilla, il muro tra Spagna e Marocco (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Il-muro-di-Melilla.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Il-muro-di-Melilla-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Il-muro-di-Melilla-768x526.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Il-muro-di-Melilla-1024x701.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>(Melilla)</strong> A Melilla vi si arriva in aereo, da Malaga, aeroporto dal quale partono quotidianamente quattro voli per la città “corpus separatum” della Peninsula, oppure via mare dai porti di Cadice e Malaga. Quasi 300 chilometri che per certi versi valgono un viaggio indietro nel tempo di almeno trent’anni, quando le tensioni fra l’Europa civilizzata e quella facente parte del Patto di Varsavia la si misurava anche dall’altezza dei fili spinati e delle torrette di guardia. E a Melilla l’aria di confine fra due mondi la si respira fin dall’uscita dall’aeroporto. Perché Melilla è “Il Confine”, una città-riccio arroccata su se stessa, alienata dal proprio retroterra. Victoria, insegnante di 36 anni, ci spiega com’è vivere nell’epoca dell’Europa comune attorniata da 12 chilometri di filo spinato.</p>
<p>&#8220;Per chi proviene dal &#8216;Continente&#8217;, dove i confini non esistono praticamente più, la nostra condizione può sembrare fuori dal tempo, ma questo è il prezzo che dobbiamo pagare per rimanere spagnoli e quindi europei. Ci siamo abituati, d’altronde la bassa fiscalità in questo ci aiuta molto&#8221;. Un confine che per gli abitanti di Melilla è relativamente semplice da attraversare, mentre lo è molto meno per chi vuole fare il percorso inverso.</p>
<p>Capita periodicamente, infatti, che il governo marocchino chiuda le proprie tre dogane con l’enclave di Melilla, tre realtà che scandiscono la vita di questa gente di frontiera. La scorsa estate, l’ultimo episodio in ordine di tempo, quando il governo di Rabat decise in via unilaterale la chiusura dei confini con la Spagna. Tre mesi senza che potesse passare neanche un sacco di farina e la fila dei camion fermi ai posti di blocco e, contemporaneamente, impennata dei tentativi di attraversamenti della striscia confinaria. &#8220;L’intento è chiaro &#8211; ci viene in aiuto Ignacio, per tutti Nacho, melillense di nascita e malagueño di adozione per motivi di lavoro &#8211; quasi quanto le conseguenze che un atto del genere provoca a livello economico. Sia per noi che per gli abitanti delle due città attigue (Nador e Beni Ensar) significa uno stallo economico spaventoso&#8221;. Questa chiusura saltuaria e senza preavviso della frontiera si interseca con il contrasto del flusso migratorio messo in opera dal governo marocchino. &#8220;L’obiettivo di Rabat &#8211; continua Nacho &#8211; è solo quello di ottenere finanziamenti europei per contrastare alla radice la tratta di migranti&#8221;. Finanziamenti arrivati dall’Unione europea (il cosiddetto “<em>compromiso</em>” che meglio non potrebbero rendere l’idea della transazione) grazie allo sblocco avvenuto a ottobre di ben 140 milioni di euro a favore del Marocco. I controlli in realtà ci sono prosegue Nacho – anche se non metodici – ogni tanto qualche pattuglia dell’esercito marocchino s’imbatte in qualche carovana di profughi, li carica sulle camionette, li porta nell’interno e li abbandona nei posti più impervi, con le conseguenze che si possono immaginare.</p>
<p>Una Melilla che, malgrado i ripetuti tentativi da parte della Nazione Madre di mantenere attrattiva la città autonoma grazie alla sua zona franca, si sta progressivamente &#8220;marocchinizzando&#8221;. La componente spagnola è ormai ridotta a una minoranza e rappresenta ora non più del 35% della popolazione. La Melilla dei paradossi fa la spola fra il passato dalle tinte “nero – franchiste” e quelle attuali “nero – Isis” e rende possibile che nella stessa città vi possano convivere minareti arabi e una statua dedicata alla Falange franchista (unico caso in tutta la Spagna), una città che grida all’Europa la sua condizione di anima fuori dal tempo.</p>
<p>A questo paradosso però segue un compromesso, ossia l’ospitalità offerta da alcuni melillensi di etnia marocchina a chi, fra i tanti immigrati, è disposto ad ingrossare le fila degli integralisti salafiti che crescono anche in questo angolo di Europa in Africa, come scoperto recentemente da un reportage della tv spagnola <em>Antena 3</em>. Abitano nel cosiddetto quartiere chiamato “La Cañada de la Muerte” che, al pari di quello de “La Princesa” di Ceuta, è un rione composto esclusivamente da musulmani, dov’è difficle accedervi anche per la stessa polizia. Proviamo ad avvicinarci a questo quartiere, ma la semplice vista della macchina fotografica fa aizzare le antenne a qualcuno. Proviamo a fare qualche foto e poco dopo una pietra ci rimbalza a pochi centimetri facendoci desistere. &#8220;I musulmani di qui vedono quello che succede in Spagna e nel resto d’Europa – ci spiega sempre il nostro interlocutore – come una provocazione nei loro confronti. Molta gente ha familiari o amici detenuti in qualche carcere per terrorismo, fattore che non ha fatto altro che aumentare la distanza fra componente araba e cristiana. La gente è stufa dei cristiani perché secondo loro siamo noi a rendere loro la vita impossibile – ci viene detto – solo perché le forze dell’ordine si permettono di chiedere loro, di tanto in tanto, i documenti&#8221;. Una radicalizzazione fra musulmani e cristiani che potrebbe esplodere da un momento all’altro. &#8220;Al momento stanno vincendo loro – conclude rassegnato Nacho – grazie alla progressiva denatalità da parte della componente spagnola che si sposta sempre di più verso le più attrattive città della &#8216;Peninsula&#8217;&#8221;. Al contrario, per chi proviene dal vicino Rif, una delle zone più povere del Marocco, la condizione di vita di una città come Melilla corrisponde a un salto di qualità che non ha pari. Una vittoria fatta di tanti piccoli passi e che potrebbe fungere da “progetto pilota” di quanto potrebbe accadere in Europa nei decenni a venire.</p>
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