In Israele è scattato un nuovo allarme rosso. Non riguarda un’offensiva di Hamas, l’apertura di un nuovo fronte, l’avvistamento di droni inviati dagli Houthi o attacchi missilistici in arrivo dall’Iran. Il problema coincide con alcune automobili: le auto cinesi utilizzate dagli alti ufficiali delle Forze di difesa israeliane (Idf) e dai loro familiari.
Nei prossimi mesi, non a caso, le circa 600 Chery Tiggo 8 fin qui impiegate come veicoli d’ordinanza da una parte delle forze armate di Tel Aviv saranno sostituite con mezzi giapponesi. Il motivo? Problemi di sicurezza segnalati dal ministero della Difesa israeliano.
C’è di più: dall’inizio dell’anno, le Idf hanno vietato a tutte le auto cinesi di entrare nelle basi militari per timore che i loro sensori e le loro telecamere potessero essere utilizzati da remoto per raccogliere informazioni sensibili. La rivista Calcalist e il quotidiano Israel Hayom hanno scritto che i richiami riguardano per lo più il citato modello Chery Tiggo 8 Pro, uno Sport Utility Vehicle prodotto dalla casa automobilistica cinese Chery che era stato offerto ai tenenti colonnelli e ai colonnelli con famiglie numerose dal 2022.

Israele contro le auto cinesi
Pare che la sostituzione delle auto attenzionate avverrà nei prossimi mesi, al termine del periodo di leasing standard di tre anni. Tutto era iniziato nel 2022, quando la società di autonoleggio israeliana Eldan si era aggiudicata la gara d’appalto imbastita dal ministero della Difesa di Tel Aviv per la fornitura di centinaia di veicoli ad alti ufficiali delle Idf.
La vittoria della Tiggo nella suddetta gara è stata favorita dal suo prezzo contenuto rispetto ai concorrenti, su tutte la Mitsubishi Outlander, il jeepney a sette posti all’epoca più economico sul mercato. Le auto di Chery hanno così sostituito le Kia Caren, fino ai primi problemi sollevati dalla Difesa.
In seguito a varie polemiche e allarmi, fu deciso di annullare l’opzione di comunicazione esterna per il sistema di avviso di incidente nei veicoli, per timore che potesse essere utilizzato per trasmettere informazioni raccolte dalle telecamere del veicolo.
Successivamente, sarebbe stato vietato l’ingresso ai veicoli alle basi altamente classificate e agli ufficiali di discutere di argomenti classificati durante la guida. La faccenda era quindi diventata talmente delicata da spingere le autorità a richiamare l’intero lotto.
La mossa di Tel Aviv
Il sito israeliano Walla ha rivelato che l’apparato di Difesa di Tel Aviv sarebbe stato duramente rimproverato dagli Stati Uniti, che da tempo stanno conducendo una guerra senza quartiere contro i veicoli cinesi, gli stessi che l’ex presidente Joe Biden aveva definito una minaccia per la sicurezza nazionale degli Usa a causa delle loro (presunte) capacità di raccolta di informazioni.
Il ministero della Difesa israeliano avrebbe così deciso di impedire ai veicoli cinesi di competere nella più recente grande gara d’appalto che avrebbe assegnato nuovi mezzi agli ufficiali delle Idf. Tuttavia, temendo una reazione cinese alla mossa e un conseguente danno ai legami economici tra i due Paesi, il messaggio sarebbe stato trasmesso segretamente solo alle società di leasing che erano in gara, ordinando loro di non offrire veicoli cinesi e di mantenere riservate le istruzioni.
Gli Stati Uniti fanno notare come la capacità di tracciare gli spostamenti dei veicoli registrati di alti ufficiali militari israeliani possa fornire informazioni in tempo reale a server situati in Cina. Cosa significa? Secondo gli Usa, che l’intelligence cinese potrebbe potenzialmente monitorare le operazioni delle Idf e ottenere informazioni su luoghi e installazioni classificati.
La presenza di telecamere ad alta definizione a 360 gradi su questi veicoli, inoltre, potrebbe anche rivelare informazioni su esercitazioni militari, nuove armi e altri dettagli strategici. Fonti dell’Idf hanno però spiegato ad Haaretz che “non vi è alcuna indicazione” che le auto cinesi stiano raccogliendo dati.
La preoccupazione principale non riguarderebbe la raccolta dati di routine, bensì la potenziale intrusione informatica in alcuni veicoli e l’uso di microfoni e telecamere per ottenere informazioni top secret.
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