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Auto

Honda, abbiamo un problema: le montagne russe del colosso giapponese delle auto

Sono mesi strani per Honda Motor. I dazi degli Stati Uniti e la concorrenza cinese preoccupano la casa automobilistica giapponese.
Honda

Sono mesi strani per Honda Motor. La casa automobilistica giapponese ha concluso l’anno finanziario chiuso a marzo con un fatturato di 21,69 trilioni di yen (oltre 138 miliardi di dollari), segnando un aumento del +6,2% su base annua. Allo stesso tempo, tuttavia, l’utile operativo è sceso del 12,2% (a 1,21 trilioni di yen) mentre quello netto del 24,5%, (a 835,84 miliardi).

Le montagne russe di Honda possono essere spiegate unendo le eccellenti performance del settore motociclistico del gruppo, gli effetti positivi della conversione valutaria e l’aumento delle vendite di veicoli ibridi in Nord America, all rallentamento degli affari in Cina e nel Sud Est asiatico.

Per l’esercizio che si concluderà il 31 marzo 2026 il colosso di Tokyo prevede un fatturato di 20,3 trilioni di yen (-6,4%), un utile operativo a 500 miliardi di yen (-58,8%) e un’utile d’esercizio attribuibile ai soci della capogruppo a 250 miliardi (-70,1%). E questo principalmente a causa di tre fattori: i dazi statunitensi (agli attuali sulle auto giapponesi se ne potrebbero aggiungere altri, quelli reciproci congelati fino a luglio), strategie non chiarissime e l’estrema concorrenza cinese.

I dazi che spaventano Honda

Capitolo dazi. Lo scorso marzo Honda ha deciso di produrre la sua Civic ibrida di nuova generazione nello stato americano dell’Indiana, anziché in Messico, per evitare potenziali tariffe su uno dei suoi modelli di auto più venduti.

Già, perché nel 2024 Honda era al quarto posto nella classifica che teneva conto dei volumi di vendita delle case automobilistiche negli Stati Uniti. Per la cronaca, il gigante di Tokyo ha piazzato 1.291.490 veicoli, con un incremento dell’11,1% rispetto all’anno precedente, dietro a Chevrolet (1.740.000), Ford (1.970.000), Toyota (1.980.000).

Nel caso in cui i dazi di Donald Trump dovessero abbattersi sul Giappone, tutti questi numeri, dati, valori e percentuali ne uscirebbero stravolti. La seconda casa automobilistica giapponese, non a caso, ha spiegato che l’impatto delle politiche tariffarie a livello mondiale sarebbe molto significativo sulla sua attività, con frequenti revisioni che rendono difficile formulare delle previsioni.

“Guardando al futuro, valuteremo attentamente l’impatto delle politiche tariffarie e amplieremo le misure di recupero, puntando nel contempo a un’ulteriore crescita dell’utile operativo”, ha scritto la società in un comunicato ufficiale.

Due rebus: Cina e auto elettriche

Come fare a continuare a vendere nel mercato automobilistico più grande del mondo, quello cinese, facendo i conti con una concorrenza di auto locali, e dunque cinesi, sempre più pressante? È questo, in sostanza, il primo rebus che deve risolvere Honda.

In attesa che emerga una valida soluzione, in Cina il gruppo giapponese – che può vantare due joint venture: con Dongfeng Motor Group e Guangzhou Automobile Group – sta tagliando posti di lavoro e ha sospeso la produzione in tre dei suoi stabilimenti locali, nel tentativo di ridurre le scorte e lavorare a un più ampio cambiamento di strategia da attuare oltre la Muraglia.

Per tornare in pista all’ombra della Città Proibita Honda dovrebbe puntare sull’elettrificazione, ma è proprio su questo dossier che l’amministratore delegato del gruppo, Toshihiro Mibe, ha annunciato un investimento di 7 trilioni di yen (48,3 miliardi di dollari) in veicoli elettrici e software a lungo termine, in calo rispetto ai 10 trilioni di yen preventivati nel 2024.

“Gli investimenti nei veicoli elettrici non sono stati abbandonati, ma solo rinviati”, ha dichiarato Mibe. E quindi? Honda intende raddoppiare le vendite di modelli ibridi entro il 2030 in tutti i mercati tranne la Cina, dove predominano le auto a batteria.

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