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Auto

Cinesi che cambiano il mondo – Lei Jun, il game changer dell’automotive cinese

Lei Jun, fondatore di Xiaomi, è uno dei principali protagonisti della rivoluzione globale delle auto elettriche cinesi.

È difficile etichettare Lei Jun. Fino a qualche anno fa era noto per essere soprannominato lo “Steve Jobs della Cina”, perché parlavi di lui e subito venivano in mente gli smartphone realizzati dalla sua azienda Xiaomi, degli alter ego di Apple molto più economici degli iPhone ma dotati di caratteristiche hi-tech pregevoli.

Oggi sarebbe riduttivo associare Mr. Lei soltanto ai telefoni. Già, perché nel 2021 questo cervellone cinese dotato di un eccellente fiuto imprenditoriale ha deciso di fare un passo avanti senza precedenti entrando nel mercato delle auto elettriche. Non con una nuova start-up ma sempre con Xiaomi, integrando il know how tecnologico maneggiato dalla stessa con l’economia di scala della Cina, e intercettando il boom degli Electric Vehicle gestito dal governo.

L’uomo degli smartphone che tanto assomigliava a Steve Jobs si è dunque trasformato in una specie di Elon Musk cinese. Mentre Xiaomi, con un fatturato di quasi 60 miliardi di dollari nel 2025 (+ 25% su base annua), è diventato un vero e proprio colosso globale.

Che cosa sappiamo di Lei June? Classe 1969, originario della provincia dello Hubei, Cina centrale, ha conseguito una laurea in informatica a Wuhan per poi trasferirsi a Pechino nei primi anni ’90. Qui ha iniziato la sua carriera professionale entrando in Kingsoft, una società di software con sede nel quartiere di Zhongguancun, definito “la Silicon Valley cinese”, fino a diventarne amministratore delegato. Il genio era libero di operare nel suo habitat naturale.

Steve Jobs + Elon Musk: il genio di Lei Jun

All’alba del nuovo millennio Lei Jun ha co-fondato Joyo.com, una piattaforma di commercio elettronico che nel 2004 sarebbe stata acquisita da Amazon. La svolta decisiva sarebbe però arrivata nel 2010 con la fondazione di Xiaomi, azienda destinata a stravolgere il mercato degli smartphone.

Nel 2013 ha distribuito 18,7 milioni di dispositivi, triplicati nel giro di un anno e aumentati di nove volte in un decennio. Il risultato? La creatura di Jun è adesso la terza produttrice mondiale di cellulari dietro ai mostri sacri Apple e Samsung. “Il mio obiettivo è trasformare Xiaomi in un marchio nazionale in Cina, influenzare l’intero settore industriale cinese e portare benefici a tutti nel mondo”, dichiarava qualche anno fa il dirigente a Forbes.

Missione più che riuscita, visto che Xiaomi è riuscita a consolidare una dinamica fanbase sul fronte della telefonia mobile, ma anche a espandersi nel settore delle smart Tv, dei tablet, degli apparecchi per la casa e per la salute, e, soprattutto, delle automobili.

Agli occhi del governo cinese, Xiaomi ha assunto i connotati di una piattaforma industriale strategica, in linea con le ambizioni a lungo termine del Paese di ridurre la dipendenza dalla tecnologia occidentale e dominare settori emergenti.

La rivoluzione delle auto elettriche

Nel 2021, come detto, Lei ha annunciato l’ingresso nel mercato delle auto elettriche e Xiaomi sarebbe presto diventata una regina del settore. Ma come ha fatto un’azienda nata per realizzare smartphone e tablet a non esser schiacciata dalla concorrenza di competitor ben più rodati come BYD e Geely?

Per capire la rivoluzione automobilistica di Jun bisogna partire dalla sua particolare concezione nei confronti delle auto, considerate di fatto dei “terminali intelligenti mobili“, ovvero estensioni dei sistemi operativi di consumo più che semplici mezzi di trasporto.

Quando, nel 2023, Xiaomi ha presentato la berlina elettrica SU7, gli esperti sono rimasti sorpresi sia dal prezzo sia dalla sofisticatezza dell’ecosistema software che circondava il veicolo. L’auto, infatti, si integrava alla perfezione con l’hardware più ampio di Xiaomi, consentendo un’interazione totale tra telefoni, dispositivi domestici e sistemi automobilistici.

Interessante, inoltre, notare il modus operandi adottato dall’azienda: per quanto riguarda la SU7, Xiaomi ha sfruttato la sua esperienza in software, hardware e intelligenza artificiale per sviluppare il motore e l’architettura interna dell’auto, affidando invece la produzione delle vetture BAIC (Beijing Automotive Industry Holding ) e la tecnologia delle batterie ad altri fornitori nazionali. La prova del nove per Jun? Rendere le auto di Xiaomi un fenomeno globale come i suoi smartphone.

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