Un viaggio di quattro giorni in India per ricucire i rapporti con il gigante asiatico, rilanciando una partnership altamente strategica in un momento delicatissimo. È questo l’obiettivo della trasferta di Marco Rubio, arrivato per la prima volta all’ombra del Taj Mahal con diverse proposte offerte a Narendra Modi. A partire dall’energia, il grande (e forse unico) jolly che Washington spera di aver giocato al meglio nel tentativo di riattrarre Delhi nella propria orbita, come era, del resto, prima che Donald Trump scatenasse una guerra commerciale compromettendo le eccellenti relazioni bilaterali.
L’India, che importa oltre l’80% del proprio fabbisogno energetico, ha risentito dei tumulti che hanno colpito lo Stretto di Hormuz, visto che quasi la metà delle sue importazioni petrolifere transitano attraverso questa rotta marittima. Prima del viaggio, Rubio aveva dichiarato che gli Stati Uniti erano desiderosi di vendere a Delhi “tutta l’energia che (gli indiani ndr) sarebbero stati disposti ad acquistare”. Detto, fatto. Il segretario di Stato Usa, riferiscono i media, avrebbe spiegato a Modi che i prodotti energetici statunitensi “hanno il potenziale per diversificare l’approvvigionamento energetico dell’India”. L’Elefante è doppiamente interessato all’offerta. Un’azione del genere, infatti, contribuirebbe anche a colmare lo sbilanciato deficit commerciale in favore di Delhi che tanto ha scatenato le ire di Trump. (58,2 miliardi di dollari nel 2025, con un aumento del 27,1% su base annua).

Il viaggio di Rubio in India
Rubio è atterrato a Kolkata, si è diretto a Delhi e ha toccato Jaipur e Agra. Tappe rilevanti, ma che non sono servite ad attenuare la diffidenza dei commentatori indiani, convinti che il loro Paese non debba colmare l’attuale deficit di importazioni dagli Stati Uniti. Pare, inoltre, che Modi sia contrariato dall’evidente simpatia che Trump nutre nei confronti del capo dell’esercito pakistano, Asim Munir, che lo stesso presidente statunitense ha definito il suo “feldmaresciallo preferito”. Benzina sul fuoco, l’avvicinamento tra Washington e Islamabad.
Certo, lo scorso febbraio Modi ha incontrato il tycoon alla Casa Bianca, impegnandosi ad acquistare più beni statunitensi – tra cui energia, aeromobili, tecnologia e prodotti agricoli per un totale di 500 miliardi – ottenendo in cambio la riduzione delle tariffe reciproche dal 50% al al 10%. Tra le parti aleggia però ancora un evidente malumore. “L’amministrazione Trump è stata molto esplicita nel presentare la propria visione di politica estera come America First‘”, ha dichiarato il ministro degli Esteri indiano, Subrahmanyam Jaishankar, accanto a Rubio. “Ora, per quanto ci riguarda, abbiamo una visione India First“, ha aggiunto l’alto funzionario di Delhi.

A cosa puntano gli Usa
Come ha scritto il Council on Foreign Relations, se negli ultimi due decenni le varie amministrazioni statunitensi, sia repubblicane che democratiche, hanno corteggiato l’India come potenziale contrappeso alla Cina in Asia, oggi la relazione tra Washington e Delhi “appare priva di una direzione precisa”. Rubio ha quindi provato a tracciare per lo meno i contorni di un nuovo percorso da seguire, affidandosi a temi quali energia, sicurezza e commercio. L’inviato di Trump ha anche partecipato a una riunione dei ministri degli Esteri del Quad, antipasto del vertice che coinvolgerà i leader dei Paesi membri e che si svolgerà a Delhi entro la fine dell’anno.
Dal canto suo, Rubio ha dichiarato che l’India è uno dei partner strategici più importanti degli Stati Uniti e si è detto ottimista sulla possibilità di finalizzare presto un accordo commerciale bilaterale. “Non ritengo che le nostre relazioni con nessun altro Paese al mondo vadano a discapito della nostra alleanza strategica con l’India”, ha affermato, aggiungendo di sperare che le relazioni bilaterali si rafforzino ulteriormente nei prossimi anni. Non è da escludere che Delhi, consapevole dell’imprevedibilità di Trump, possa pazientare aspettando che il tycoon lasci l’incarico, prima di tornare davvero a dialogare strategicamente con Washington.

Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

