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Nazionalismi

Israele: alla vigilia delle elezioni anticipate parte la corsa a disconoscere Ben Gvir

Tutti accettano il voto anticipato, anche se ne uscirà uno Stato ancora meno coeso di quello ereditato da Netanyahu nel 2022.

Itamar Ben Gvir? Ha esagerato. Parola di Benjamin Netanyahu, primo ministro d’Israele e leader del Likud, ma anche del Ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, capo di Nuova Speranza, che hanno stigmatizzato l’atteggiamento irrisorio tenuto dal Ministro della Sicurezza Nazionale e leader di Potere Ebraico all’arrivo nel Paese degli equipaggi fermati della Global Sumud Flotilla. Alla buon ora, verrebbe da dire: ma il tempismo di queste mosse raramente è casuale. Non si potrebbe, infatti, tracciare parallelismo più diretto tra l’inizio degli screzi nel governo più a destra nella storia di Israele e la notizia di mercoledì 20 maggio riguardante il voto di auto-scioglimento della Knesset, il Parlamento israeliano, che consentirà di anticipare da fine ottobre a settembre le elezioni politiche.

Un dettaglio burocratico apparente, ma di fatto un “liberi tutti” che conviene a ogni formazione e mostra quanto, dopo quasi quattro anni del sesto governo di Netanyahu e tre di Israele in guerra su ogni fronte, da Gaza all’Iran, lo Stato Ebraico sia ormai cambiato. Il Likud nazionalista e conservatore di Netanyahu ha bisogno di smarcarsi dagli estremisti alla sua destra per controbattere all’emorragia di consensi, il duo formato da Naftali Bennett e Yair Lapid spera di anticipare il momento della vittoria agognata da tempo, i radicali vogliono tornare battitori liberi. Ne deriva una dinamica che vede sul piano politico emergere una corsa al disconoscimento generalizzato: i partiti al potere fingono di non essere mai stati assieme. Ben Gvir, fautore della svolta dura contro i palestinesi, della pena di morte per i sospettati di terrorismo, di un incancrenimento del nazionalismo israeliano, è stato portato al governo da Netanyahu in cambio del sostegno ai giochi politico-giudiziari del premier e alle sue riforme. Ora Bibi si accorge dell’uomo a cui ha dato spazi e prebende.

Ora tutti potranno fare campagna elettorale sui temi forti: Netanyahu potrà usare il distanziamento da Ben Gvir per provare a marcarlo sui temi del nazionalismo e della sicurezza, Lapid e Bennett spingere sulla ricerca di un’alternativa, le varie fazioni “tribalizzate” portare avanti la propria battaglia personale. Non a caso, rispetto a precedenti tentativi insoddisfacenti per sciogliere l’attuale Knesset, “ciò che è cambiato è che i partiti che rappresentano gli Haredim – ebrei ultraortodossi – hanno deciso di sostenere il voto per elezioni anticipate la scorsa settimana. Ci sono due partiti haredimi nella Knesset: United Torah Judaism, che rappresenta gli Haredim delle comunità ashkenazite, e Shas, che rappresenta gli haredim sefarditi delle comunità mizrachi”, nota Unpacked, e per loro lo scioglimento della Knesset vuol dire che leggi del genere dovranno ancora aspettare.

Israele, rispetto al 2022, è molto più nazionalista, molto più radicale e molto più tribalizzata. La scelta di anticipare il voto mostra la volontà dei partiti di dare libero sfogo a tali nuove dinamiche e di consolidare una corsa alla ristrutturazione del sistema politico che tutti ritengono condizionabile con la loro battaglia personale. In particolare, Netanyahu, Bennett e Lapid concordano su una cosa, e cioè che sarà il giudizio sull’operato personale del premier il fattore decisivo. I partiti all’esterno, invece, ritengono che coltivare ognuno la propria realtà e il proprio scenario sia la via maestra per consolidarsi alle urne. Ne uscirà, inevitabilmente, uno Stato ancora meno coeso di quello che Netanyahu ha ereditato dopo un solo anno e mezzo di purgatorio dal potere nel 2022.

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