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Guerra

L’Iran lancia due missili balistici verso Diego Garcia, ma è ancora presto per dire che può colpire l’Europa

L'Iran ha lanciato due missili balistici verso Diego Garcia, isola al centro dell'Oceano Indiano dove è presente una base aerea USA

Nella notte tra il 20 e il 21 marzo, l’Iran ha lanciato due missili balistici verso l’isola di Diego Garcia, nell’arcipelago delle Chagos, dove ha sede una base aerea britannica utilizzata in concessione dalle forze aeree statunitensi. L’arcipelago è posizionato quasi nel centro dell’Oceano Indiano, e la base si trova a una distanza minima – calcolata dalla costa – di circa 3800 km dall’Iran.

Secondo fonti ufficiali statunitensi, nessuno dei due missili ha raggiunto il bersaglio: uno ha subito un malfunzionamento durante il volo mentre il secondo sarebbe stato abbattuto da un missile SM-3 lanciato da un cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke, sebbene il Pentagono non abbia confermato quest’ultimo evento citando solo l’attivazione delle difese antimissile.

Diego Garcia è una base aerea importante per la presenza anglo-statunitense nell’area ed è stata più volte utilizzata dall’U.S. Air Force durante le campagne aeree in Iraq e in Afghanistan. Per Diego Garcia, transitano non solo i bombardieri strategici statunitensi, ma anche aerei da trasporto e aerocisterne utilizzati nelle operazioni belliche in Medio Oriente e Asia Centrale.

L’evento di stanotte confermerebbe le capacità missilistiche di lungo raggio iraniane, prima d’ora solamente ipotizzate: data la distanza dall’Iran, il missile balistico rientra nel campo degli IRBM (Intermediate Range Ballistic Missile), ovvero di quei missili con una gittata compresa tra i 3mila e i 5500 km.

L’Iran è noto aver sviluppato almeno un vettore di questo tipo: il “Khorramshahr”. Il missile era stato presentato al pubblico a settembre del 2017, durante la parata militare a Teheran che si tiene per la commemorazione dell’entrata in guerra contro l’Iraq (1980-1988). Il “Khorramshahr”, o “Khorramshahr-4”, è un derivato del missile balistico nordcoreano a raggio intermedio “Musudan” o BM-25, che avrebbe una gittata massima stimata in 4mila km e un carico bellico compreso tra i 1500 e i 1800 kg. Teheran ha sempre indicato la gittata del “Khorramshahr” pari a 2mila km, molto probabilmente perché il vettore è stato modificato riducendone le dimensioni: l’allora comandante della divisione aerospaziale del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), il generale di brigata Amir Ali Hajizadeh, aveva affermato nel 2017 che la variante iraniana “è diventata più piccola e più tattica”, il che potrebbe spiegare la gittata ridotta del missile dichiarata. L’azione della notte tra venerdì e sabato, potrebbe invece far pensare che l’Iran abbia sviluppato una versione molto più simile al vettore nordcoreano, mantenendone quindi la gittata massima stimata di 4mila km.

Il “Khorramshahr” sarebbe il primo missile nella storia della Repubblica Islamica ad essere dotato di MIRV (Multiple Independently-targetable Reentry Vehicle): secondo quanto riportato dal generale Amir Ali Hajizadeh sempre nel 2017, il vettore può essere equipaggiato con testate multiple. Occorre qui aprire una parentesi per capire meglio di cosa si tratti. La tecnologia a testata multipla si esplica in 3 possibilità individuate da tre acronimi diversi: MRV, MIRV e MARV. Un missile di tipo MRV è un vettore le cui testate sono multiple ma non colpiscono bersagli diversi “spargendosi” invece su di un unico bersaglio. Un MIRV ha la medesima tecnologia a testata multipla ma le testate sono in grado di colpire bersagli diversi posti anche a relativa distanza tra di essi, un MARV oltre a colpire bersagli diversi prevede che le testate possano compiere manovre evasive durante la fase di rientro in atmosfera (fase terminale). L’Iran aveva già in dotazione missili tipo MRV, l’Ashura/Ghadr-110A è accreditato da più fonti avere questa capacità.

L’Iran ha anche un programma per la messa in orbita di satelliti, quindi con vettori più capaci come il Safir-1B, il Simorgh e il Qased con prestazioni e capacità di carico diverse, ma generalmente non superanti la possibilità di mettere carichi in orbita bassa. Il programma satellitare è stato costellato più da insuccessi che da successi, ma nonostante questo si stima che l’Iran sia riuscito a mettere in orbita autonomamente da 4 a 8 satelliti in LEO (Low Earth Orbit) ovvero a un’altitudine inferiore ai 2mila km (ma i satelliti iraniani non hanno mai superato quota 1000). Il programma satellitare iraniano è importante perché ha una valenza dal punto di vista dello sviluppo missilistico: secondo un rapporto dell’intelligence statunitense pubblicato a luglio del 2024, il vettore Simorgh “probabilmente accorcerebbe i tempi di produzione di un missile balistico intercontinentale, qualora l’Iran decidesse di svilupparne uno, poiché i sistemi utilizzano tecnologie simili”, come riportato da Associated Press.

Non è ancora chiaro il tipo di missile balistico utilizzato dall’Iran per il tentativo di attacco a Diego Garcia, e nonostante si ritenga fosse un “Khorramshahr”, è anche probabile che fosse un vettore diverso, con gittata più corta, lanciato per scatenare la reazione dell’opinione pubblica occidentale propagandando una presunta capacità di colpire a lungo raggio. In mancanza di ulteriori notizie sulla tipologia di missile ma soprattutto sull’intercettazione (o sul tentativo di metterla in atto), si impone cautela nel valutare le reali capacità iraniane di portare la minaccia missilistica sino al cuore del continente europeo. Conoscere la posizione del cacciatorpediniere nel momento del lancio dell’SM-3 aiuterebbe a capire l’effettiva gittata stimabile del vettore iraniano.

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