Il Giappone avrebbe deciso di non appoggiare il piano dell’Unione europea volto a utilizzare i beni statali russi congelati per finanziare le casse dell’Ucraina (ne abbiamo parlato qui).
Pare infatti che Kiev rischi di restare a secco di quattrini entro la metà dell’anno prossimo, e che Bruxelles intenda ancora sostenere la resistenza ucraina in una guerra, quella contro il Cremlino, sempre più complicata. Servono però soldi, tanti soldi oltre, si intende, a quelli già forniti al governo di Volodymyr Zelensky. Che fare, dunque?
L’Ue ha pensato bene di sfruttare i circa 210 miliardi di euro di asset finanziari russi depositati nel Vecchio Continente e congelati all’inizio del conflitto nel 2022 a causa delle sanzioni contro Mosca.
Ci sono però due grandi ostacoli alla realizzazione di questo piano, un piano nel quale Bruxelles vorrebbe coinvolgere i suoi partner globali per rendere il provvedimento ancora più impattante a livello internazionale: eventuali problemi legali e il no di alcuni Paesi.
Alcuni membri dell’Ue, come Ungheria e Slovacchia, presumibilmente si opporranno all’iniziativa, mentre il Giappone, al quale sarebbe stato chiesto di aderire al congelamento dei beni russi, avrebbe respinto l’offerta al mittente.

Il Giappone si smarca dall’Ue?
Il sito Politico ha scritto che il Giappone ha respinto l’offerta dell’Ue infrangendo le speranze dell’Unione di assicurarsi un sostegno globale per l’iniziativa sui fondi russi. Durante l’ultimo incontro dei ministri delle Finanze del G7 a Tokyo, le autorità giapponesi avrebbero declinato la richiesta europea di adottare un piano simile a quello che prevede l’invio all’Ucraina del valore in contanti degli asset sovrani russi bloccati presso Euroclear.
Tokyo avrebbe comunicato di non poter utilizzare i circa 30 miliardi di dollari di beni russi congelati nel Paese per finanziare un prestito a favore di Kiev. In un secondo momento, il governo giapponese ha smentito l’indiscrezione spiegando di non aver ancora preso una decisione su come (e se) impiegare le risorse russe, e di star valutando tutte le opzioni possibili.
“(Quanto scritto da Politico ndr) è completamente falso”, ha dichiarato il viceministro delle finanze per gli Affari Internazionali Atsushi Mimura. “Il ministro (delle Finanze Satsuki ndr) Katayama non ha mai detto niente del genere (durante la riunione del G7 ndr). Ha detto ai presenti che il Giappone si sta preparando a prendere misure specifiche per sostenere (l’Ucraina ndr)”, ha chiarito l’alto funzionario nipponico.

Tokyo aspetta un segnale da Washington (e non da Bruxelles)
“Per quanto riguarda il prestito di riparazione, il Giappone guarda con grande interesse alle intense discussioni tra i membri dell’Ue”, ha intanto scritto la Missione giapponese presso l’Ue a Politico. “Il G7 ha concordato di continuare a collaborare per sviluppare un’ampia gamma di opzioni di finanziamento a sostegno dell’Ucraina, incluso potenzialmente l’utilizzo dell’intero valore dei beni sovrani russi. Il Giappone sta valutando misure di sostegno ottimali tra un’ampia gamma di opzioni di finanziamento basate sull’accordo del G7″, ha proseguito ancora Tokyo.
La Commissione europea vuole che le capitali dell’Ue raggiungano un accordo sull’utilizzo degli asset russi prima del vertice dei leader del 18 dicembre. Non solo: a Bruxelles c’è chi vorrebbe estendere l’iniziativa agli altri Paesi del G7 per ridurre il rischio di ipotetiche ritorsioni russe contro specifici governi europei.
Gli Stati Uniti e il Giappone si sono però rifiutati di aderire al programma. E quindi? L’Ue, nel caso, si dovrà far carico da sola del peso delle future necessità finanziarie dell’Ucraina.
A proposito di Tokyo, la posizione del governo di Takaichi Sanae sul dossier fondi russi sarebbe legata alla riluttanza di Washington di impiegare (almeno per il momento) risorse di Mosca per finanziare Kiev. Detto altrimenti: il Giappone non vuole superare, smarcarsi, né tanto meno imbarazzare il proprio alleato chiave. L’Europa dovrà farsene una ragione.

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