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Politica

Elena Basile: “L’Occidente, complice del genocidio di Gaza, cerca di riscrivere la storia del Medio Oriente”

Il 7 ottobre Hamas ha compiuto un feroce attacco terroristico,scrive Elena Basile. Ma le radici di Hamas stanno nell'occupazione di Israele.
gaxa

Pubblichiamo la terza e ultima parte di un intervento su Europa, Usa, Ucraina, Russia, Israele e le élite politiche Ue di Elena Basile, già ambasciatrice d’Italia in Svezia e in Belgio, editorialista e autrice di molti libri di narrativa (da Donne, nient’altro che donne del 1995 a Frammenti di Bruxelles del 2024) e di saggi (L’Occidente e il nemico permanente, 2024).

In Medio Oriente il progetto del grande Israele continua. La tappa più recente è costituita dall’ invasione di Gaza. Il governo neo-nazista di Netanyahu realizza in modo coerente la cancellazione di un popolo, massacrato, torturato, affamato. Bambini mutilati, denutriti, senza soccorsi sono ritratti da giornalisti e civili palestinesi. Al netto della retorica, dei piagnistei e dei finti riconoscimenti della Palestina, l’Occidente è complice del genocidio. Soltanto la fine di ogni cooperazione politica, economica e militare, accompagnata da sanzioni economiche durissime, potrebbe temperare la violenza di uno Stato canaglia come
Israele.

Tel Aviv attacca i vicini contro ogni norma internazionale. Gli Houty sono, come gli Hezbollah, gli unici che sulla propria pelle si ribellano all’azione di Israele, incarnando un’eroica resistenza. Sono puniti da una potenza militare, nucleare e tecnologica , senza uguali nella regione. Il Governo della destra messianica israeliana ha bisogno delle guerre per restare in piedi. Le campagne
contro la Siria, il Libano, l’Iran si alternano a quelle contro Gaza. Il 7 ottobre ha reso maggiormente evidente l’illegalità internazionale, l’ideologia razzista, e la violenza militare di un Paese che, tuttavia, in passato non ha rispettato il diritto Internazionale e le Risoluzioni, (anche quelle vincolanti del Consiglio di Sicurezza), dell’ONU, ha colonizzato terre non proprie, ha creato forme di apartheid, ha
incarcerato minori, ha praticato la tortura contro civili inermi, non solo contro i miliziani di Hamas.

In Cisgiordania il sopruso razzista e l’illegalità non sono cessati, malgrado Hamas non esista in questo territorio vessato da decenni da Tel Aviv. Hamas è una organizzazione dedita alla lotta armata, segretamente finanziata dalla Cia e da Israele, contro al Fatah al fine di rompere l’unità palestinese. È stata eletta democraticamente e nel 2007 ha cercato un dialogo politico. L’Occidente non ha mai voluto iniziare con Hamas quel processo virtuoso realizzato con l’OLP, nata come organizzazione terrorista, e che ha permesso i negoziati di Oslo. Dal 2000 in poi la destra israeliana ha sconfessato la soluzione dei due Stati e il progetto del Grande Israele è stato portato avanti con la complicità dell’Occidente.

Queste premesse hanno portato al genocidio odierno, giustificato dall’attacco subito il 7 ottobre, un attacco feroce e terrorista anche contro la popolazione civile. Si attende, tuttavia, una inchiesta indipendente internazionale al fine di verificare quanti morti siano dovuti al fuoco amico e alla direttiva israeliana Hannibal che permette l’uccisione da parte dell’esercito nazionale di civili israeliani al fine di non farli divenire ostaggi. Le atrocità attribuite dalla propaganda occidentale a Hamas, quali decapitazione di bambini e stupri di donne, sono state smentite. Si deve ancora verificare se il governo Israeliano ha peccato di negligenza o di complicità, al fine di permettere l’attacco del 7 Ottobre, utilizzato da Netanyahu e dall’Occidente come alibi per giustificare il genocidio del popolo palestinese.

Tutti gli intellettuali, gli attivisti e gli esperti giuridici dell’ONU, sono costretti dalla stampa di regime a una condanna astorica, moralistica del terrorismo di Hamas per potere dare credibilità alla denuncia delle attività criminali di Israele. La verità è che Hamas esiste perché esiste la violenza razzista, illegale di Israele contro una popolazione indifesa. Condannare Hamas senza tenere conto della realtà storico-politica nella quale nasce, è un’operazione sottoculturale e di regime. Se ci fosse stata la volontà politica Israeliana e Occidentale, oggi in Palestina avremmo due Stati che convivono e hanno risolto diplomaticamente le loro controversie. Come ho scritto nell’Occidente e il nemico permanente, il fallimento della diplomazia è dovuto in gran parte a Occidente e lobby di Israele. I Paesi arabi hanno perseguito i propri interessi, utilizzando la causa palestinese, per i propri giochi geopolitici. La miopia politica di al Fatah e il massimalismo hanno contribuito a far morire un dialogo a vantaggio dei Palestinesi. Il terrorismo di Hamas è una conseguenza di un quadro geo-politico, di un processo storico e della distruzione del multilateralismo.

Repetita Juvant ma la lotta è impari. Il soft power occidentale è invincibile. La maggioranza è manipolata o impotente. L’autoritarismo avanza. L’assurdo è che l’Occidente, artefice principale dell’illegalità internazionale e del disordine nel quale viviamo, si presenta come il difensore della pace, della democrazia e dei diritti umani. George Orwell, uno scrittore visionario, aveva previsto la manipolazione a opera di un potere dittatoriale e l’adesione surrealistica della società civile. L’assurdo e il grottesco sono le dimensioni consone al secolo
ventunesimo.

(3. fine. Per le puntate precedenti: qui e qui)

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