Così come temeva una vittoria del “filo-russo” Calin Georgescu, escluso definitivamente dalla competizione elettorale in Romania dopo che il suo ricorso presso la Corte Suprema è stato respinto, ora Bruxelles ha timore che prevalga George Simion, leader della destra romena che domenica sfiderà al secondo turno delle elezioni presidenziali il sindaco di Bucarest Nicusor Dan. Leader del partito romeno Aur che ha incontrato a Roma, questa settimana, la presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini, descrivendo quest’ultimo come “un grande amico”.
Perché Bruxelles teme Simion
Un’eventuale vittoria di Simion, come riportato da Politico, sta suscitando forti timori a Bruxelles, dove si teme che il candidato possa unirsi al duo di “sabotatori” – ovvero i “non allineati” al partito della guerra europeo – composto dal premier ungherese Viktor Orbán e da quello slovacco Robert Fico, minacciando il sostegno dell’Ue all’Ucraina. “I funzionari europei – scrive Politico – sono particolarmente preoccupati che il 38enne incendiario possa unirsi all’attuale duo di sabotatori – Viktor Orbán dell’Ungheria e Robert Fico della Slovacchia – nel tentativo di ostacolare gli aiuti all’Ucraina proprio mentre l’Ue vuole aumentare la pressione sulla Russia per porre fine alla guerra”. La Romania, con i suoi 19 milioni di abitanti e la sua posizione strategica sul Mar Nero, è stata finora un pilastro affidabile per l’Ue e la Nato. Un cambio di rotta verso il “campo dei sabotatori”, rappresenterebbe un duro colpo allo status quo.
Simion rischia di finire così vittima della “Dottrina Brezhnev” dell’Unione Europea, così come l’ha definita Aldo Rocco Vitale, saggista e professore di Filosofia del diritto presso l’Università Europea di Roma in un’intervista al Contesto, che colpisce i Paesi (e i leader) non allineati. Vedi Calin Georgescu prima di lui, o il dossier contro l’Afd in Germania. Chi non si allinea all’establishment euro-atlantista, è fuori.
E la Romania è più importante di Ungheria e Slovacchia per il fianco Est dell’Alleanza Atlantica. In Romania, infatti, è in fase di ampliamento la base aerea Mihail Kogălniceanu, situata vicino a Costanza, sulle coste del Mar Nero. Questo progetto, iniziato nel 2024, mira a trasformarla nella più grande base Nato d’Europa, superando in dimensioni e capacità operative la base di Ramstein in Germania. Un Presidente non del tutto “allineato” all’atlantismo radicale potrebbe essere un problema per l’élite europea, che vede con grande preoccupazione l’ascesa di Simion.
E le rassicurazioni non bastano
Simion, consapevole delle preoccupazioni di Bruxelles, sta cercando di smorzare i toni. In un’intervista a Politico, ha dichiarato: “Siamo un gruppo eurorealista, non euroscettico”, sottolineando il suo sostegno al mercato unico europeo come motore di ricchezza per i romeni. Il leader si presenta come un alleato di Giorgia Meloni, la premier italiana di destra che supporta l’Ucraina, piuttosto che di Orbán o Fico, e descrive il suo legame con il movimento Maga di Donald Trump come un modo per garantire il mantenimento delle truppe Usa in Romania.
Tuttavia, è noto che il suo partito Aur ha posizioni che potrebbero esacerbare le tensioni con i nazionalisti di Kiev e con la vicina Moldavia, candidata a entrare nell’Unione Europea. Simion nega categoricamente di essere filo-russo, ma è una “persona non gradita” a Kiev per aver promosso un'”ideologia unionista che nega la legittimità del confine di Stato ucraino”. Non solo. Il leader della destra rumena potrebbe avere grossi problemi anche con l’Ungheria di Orbán per via delle divergenze storiche sui diritti della minoranza ungherese in Transilvania. Sebbene Simion abbia definito Orbán un “modello” e abbia espresso volontà di collaborare, le frizioni permangono.
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