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Politica

Tulsi Gabbard e le scomode verità che l’establishment Usa non vuole sentire

Audizione tesa e nomina in bilico – Tulsi Gabbard, ex deputata e veterana della Guardia Nazionale, ha affrontato un’udienza di tre ore al Senato per la sua nomina a Direttrice dell’Intelligence Nazionale da parte di Trump. Le sue posizioni critiche sull’intelligence e la sorveglianza di massa hanno reso incerta la conferma.Accuse di essere una "risorsa russa" – Senatrici come Tammy Duckworth ed Elizabeth Warren, insieme all’ex direttore della CIA John Brennan, l’hanno accusata di essere vicina a Putin e di poter manipolare informazioni riservate. Gabbard ha denunciato una campagna diffamatoria contro di lei.Attacchi all’establishment – Durante l’audizione, Gabbard ha citato un’email di Jake Sullivan a Hillary Clinton in cui si affermava: "Al Qaeda è dalla nostra parte in Siria", accusando gli USA di aver sostenuto jihadisti. Ha inoltre criticato Obama e la CIA per aver finanziato terroristi nel cambio di regime in Siria.Caso Snowden e sorveglianza di massa – Gabbard ha rifiutato di definire Snowden un "traditore", scatenando nuove polemiche. Il giornalista Glenn Greenwald ha spiegato che Gabbard è osteggiata perché ha denunciato gli abusi dello Stato di Sicurezza USA, che teme il suo approccio indipendente.Dibattito sulla sicurezza nazionale – L’udienza ha riaperto il dibattito sulla sorveglianza di massa e sul ruolo dei whistleblower. Gabbard ha sollevato domande fondamentali sulla legalità delle operazioni di intelligence e sulla necessità di proteggere i diritti dei cittadini americani.
Tulsi Gabbard

L’ex deputata dem e veterana della Guardia Nazionale dell’Esercito Tulsi Gabbard, nominata dal presidente Donald Trump come Direttore dell’Intelligence Nazionale, ha affrontato nella giornata di giovedì 30 gennaio una tesissima audizione di tre ore davanti alla Commissione Intelligence del Senato. La sua nomina è appesa a un filo per via delle sue posizioni “antisistema” in materia di politica internazionale, intelligence e sorveglianza di massa, che l’hanno portata a essere etichettata dai suoi detrattori come una sostenitrice di autocrati e dittatori. Le critiche a Gabbard riguardano principalmente le sue posizioni sulla Siria e sull’ex presidente siriano Bashar al-Assad, che ha incontrato nel 2017. Ha inoltre suscitato polemiche il suo sostegno a una possibile grazia per Edward Snowden, l’ex contractor che ha rivelato programmi di sorveglianza di massa del governo USA e ha ottenuto asilo in Russia.

Le accuse contro Gabbard

Le senatrici Tammy Duckworth ed Elizabeth Warren hanno insinuato che Tulsi Gabbard sia una “risorsa russa compromessa” e vicina a Putin, riprendendo un’accusa lanciata in precedenza da Hillary Clinton. L’ex direttore della CIA John Brennan ha ipotizzato che Gabbard potrebbe intenzionalmente “omettere” o “distorcere” informazioni cruciali nei briefing a Trump. Anche il repubblicano Michael McCaul, presidente della Commissione Esteri della Camera, ha definito la sua nomina “sconcertante” e prevede che il Senato la boccerà. Gabbard, che ha spesso criticato duramente la comunità d’intelligence statunitense, ha denunciato di essere vittima di “bugie e diffamazioni” in vista del voto della commissione, in cui non può permettersi di perdere neanche un repubblicano.

Le scomode verità dell’ex dem

Gabbard ha affrontato le tre ore di audizione al Senato a muso duro, riportando una serie di scomode verità che imbarazzano lo stato di sicurezza americano e la comunità d’intelligence.

Durante l’audizione, Tulsi Gabbard ha citato un’email del 2012 di Jake Sullivan a Hillary Clinton in cui affermava: “Al Qaeda è dalla nostra parte in Siria”. Ha poi sottolineato come oggi il Paese sia controllato da un ramo di Al Qaeda. L’ex deputata delle Hawaii ha da tempo subito attacchi per aver rifiutato di schierarsi con il nuovo Governo siriano e, nella sua dichiarazione di apertura, ha attaccato l’establishment dell’intelligence, i 51 ex funzionari che hanno firmato la lettera sul laptop di Hunter Biden, Hillary Clinton e il Partito Democratico.

“I Democratici mi hanno accusata di essere la pedina di Trump, la pedina di Putin, la pedina di Assad, la pedina di Modi, ma ciò che davvero li turba è che mi rifiuto di essere la loro pedina”, ha affermato. Ha poi denunciato il ruolo di Barack Obama e della CIA nelle operazioni di “regime change” in Siria, accusandoli di aver addestrato e finanziato terroristi. Secondo Gabbard, “oggi la Siria è governata da un estremista islamista che ha festeggiato l’11 settembre, ha imposto un regime jihadista a Idlib e ha già iniziato a “perseguitare, uccidere e arrestare le minoranze religiose, compresi i cristiani”.

Scontro su Snowden

Gli avversari di Gabbard hanno pretesto che l’ex veterana definisse Snowden come un “traditore”. Come ha spiegato il giornalista Glenn Greeenwald, lo “Stato di Sicurezza degli Stati Uniti teme Tulsi Gabbard proprio perché ha criticato i loro abusi in passato.” Per questo, sostiene, stanno cercando di screditarla diffondendo bugie sulle sue posizioni su Snowden e sulla sorveglianza. “Vogliono distruggerne la reputazione, dipingerla come un traditrice e inaffidabile,” nonostante Gabbard abbia servito nell’esercito e combattuto nelle guerre che molti dei suoi critici hanno solo promosso da lontano.

Come ricorda il noto giornalista, le rivelazioni di Snowden nel 2013 hanno portato a Premi Pulitzer per i giornalisti che le hanno riportate e a riforme globali sulla privacy e sui whistleblower, dimostrando che il governo Usa spiava illegalmente i propri cittadini senza mandato. Eppure, come sottolinea Greenwald, “nonostante le prove abbiano smentito molte delle bugie iniziali su Snowden – incluso il fatto che fosse una spia russa – Washington continua a diffondere queste menzogne”.

Per i detrattori di Gabbard, dunque, il problema sostanziale non è il sistema capillare di sorveglianza di massa che spiava illegalmente i cittadini americani ma che Snowden l’abbia svelato. Pertanto, quest’ultimo va definito un “traditore”, senza possibilità di dibattito. In nome della “sicurezza nazionale” si può davvero tollerare tutto? L’audizione dell’ex democratica ha fatto riemergere quesiti che una grande nazione deve porsi. Senza ipocrisie.

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