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Politica

Il datagate che scuote Israele

I dati di oltre 6 milioni e mezzo di israeliani rischiano di essere hackerati attraverso l’applicazione sviluppata dalla società Elector Software. L’applicazione, che consente l’accesso all’intero registro degli elettori del paese, include i nomi completi, genere, identità digitale, numeri di...
Israele Netanyahu Gantz

I dati di oltre 6 milioni e mezzo di israeliani rischiano di essere hackerati attraverso l’applicazione sviluppata dalla società Elector Software. L’applicazione, che consente l’accesso all’intero registro degli elettori del paese, include i nomi completi, genere, identità digitale, numeri di telefono e indirizzi degli elettori. E tra loro compaiono anche dipendenti del Mossad, della Commissione atomica israeliana e di altre autorità estremamente “sensibili” per la sicurezza di Israele prima della loro stessa incolumità.

Secondo quanto riportato dalla stampa israeliana, sembra che l’applicazione per mobile sviluppata da una piccola e sconosciuta società informatica (fondata appena 15 mesi fa) non si limiti a rivelare chi va considerato come un supporter di Benjamin Netanyahu o del suo antagonista Benny Gantz, ma che sia capace di fornire tutti i dati necessari per identificare un dipendente al servizio del Mossad, della Shin Bet (agenzia per la sicurezza interna), dell’Israel Atomic Energy Commission, dell’Israel Institute for Biological Research e di tutte le Forze di Difesa israeliana. Un caso di negligenza definita “criminale” che potrebbe mettere in serio pericolo lo Stato ebraico, rivelandosi quello che è già stato definito come uno dei “peggiori problemi di sicurezza nel paese negli ultimi anni”. Qualcosa che andrebbe ben oltre uno scandalo elettorale paragonabile al datagate di Cambridge Analytica e all’impiego dei dati personali per condizionare l’elettorato nelle presidenziali americane. Chiunque avesse accesso a questo tipo di dati potrebbe infatti impiegarle per effettuare controlli incrociati e scoprire ulteriori informazioni come il numero di targa dell’auto o informazioni mediche riservate. Praticamente una “bibbia” che potrebbe rivelare i segreti di ogni singolo nemico per entità ostili come Hezbollah, Hamas, ma sopratutto l’esperta intelligence iraniana.

Il rischio maggiore è infatti quello di compromettere la copertura di agenti segreti in servizio all’estero, collegandoli alle loro attività attraverso l’incrocio dei dati e quindi “bruciandoli” per sempre, se non peggio – basti pensare al destino della famosa spia Eli Cohen. Questo rischio ha anche un valore retroattivo, dato che l’incrocio dei dati sembra poter condurre a documenti e identità di persone che hanno servito le autorità israeliane nel passato; rivelando protagonisti di missioni segrete condotte all’estero e svelando l’identità di doppiogiochisti essenziali nella guerra di spionaggio che è sempre stata combattuto con potenze ostili come Egitto e Siria, ma anche “avversari” meno ostili come i servizi segreti cinesi, che potrebbero fare tesoro delle informazioni per incrociarle a loro volta in un quadro più ampio che coinvolgerebbe altre agenzie come la Cia, l’Mi6 e via dicendo.

Israele, considerato per certi versi lo stato più sicuro e sorvegliato del mondo, ha sviluppato negli ultimi 20 anni una vera e propria industria della sicurezza informatica che può contare su sette agenzie tutte dotate di tecnologie all’avanguardia per proteggere lo Stato ebraico da minacce interne e esterne. A fare la loro parte nel teatro della “guerra cibernetica” ci sono la Direzione nazionale informatica, il Mossad e lo Shin Bet; le divisioni dell’Intelligence militare dell’Idf, la Special Unit 433 della polizia ed entità come la Commissione per l’energia atomica, l’Autorità per la protezione della privacy del ministero della Giustizia e la Commissione elettorale centrale. Il giornale Hareetz, che sta conducendo un’inchiesta su questo grave scandalo interno, ha dichiarato che nonostante il rischio cui i diversi partiti di governo che fanno uso dell’app incriminata hanno esposto il Paese, nessuno all’interno di essi si sta mostrando particolarmente “preoccupato”; e che la stessa comunità dell’intelligence, guidata dal capo del Mossad, Yossi Cohen, ha preso atto degli eventi, ma senza abbandonarsi a commenti ufficiali o particolari allarmismi. Ad essere allarmato sembra sia solo popolo israeliano, che presto tornerà ad elezioni per la terza volta in un anno.





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