Hashim Thaci, ex comandante dell’Esercito di Liberazione del Kosovo (UÇK/KLA), primo ministro del Kosovo indipendente e presidente della Repubblica dal 2016 al 2020, è stato giudicato colpevole di omicidio, tortura e detenzione illegale. La sentenza è stata emessa dalle Kosovo Specialist Chambers – le Camere specialistiche per il Kosovo – con sede all’Aia. La pena è di 25 anni. Secondo i giudici dell’Aia, l’ex leader kosovaro è responsabile dell’omicidio di 96 oppositori politici e presunti collaborazionisti delle forze di sicurezza serbe, uccisi dalle milizie dell’UÇK durante la guerra.
La sentenza: “Thaci ha partecipato attivamente ai crimini di guerra”
Thaci è stato inoltre condannato dai giudici per la detenzione arbitraria e illegale di 385 persone, per la tortura di 303 individui e per trattamenti crudeli inflitti a circa 50 vittime. Thaci, 58 anni, è stato tra i massimi comandanti dell’Esercito di Liberazione del Kosovo, la formazione armata di etnia albanese protagonista della sanguinosa guerra con la Serbia negli anni Novanta. Come riportato dall’agenzia Reuters, il collegio giudicante ha stabilito che Thaci ha «partecipato attivamente» ai crimini contestati, incoraggiandoli.
Il giudice presidente della Corte, Charles Smith, ha rimarcato la gravità e la «sistematicità delle violenze commesse», affermando che molte delle vittime furono arrestate, detenute e uccise sulla base di sospetti e «voci non verificate», spacciate per informazioni di intelligence e impiegate per bollare come spie o collaborazionisti persone poi sottoposte a trattamenti violenti. Thaci, che ha ascoltato la lettura della sentenza in rigoroso silenzio, ha respinto tutte le accuse. Ora potrà presentare appello contro la decisione.
L’accusa chiedeva 45 anni
La procura aveva richiesto una condanna a 45 anni di carcere per Thaci e per altri tre ex vertici dell’UÇK. I giudici hanno però respinto sei capi d’imputazione per crimini contro l’umanità, ritenendo che l’accusa non fosse riuscita a dimostrare che quelle condotte facessero parte di un attacco diffuso o sistematico contro l’intera popolazione civile.
Il tribunale ha comunque riconosciuto che Thaci e i coimputati abbiano fatto parte di un’organizzazione criminale comune, con un piano condiviso per assumere il controllo della politica kosovara dopo l’indipendenza, prendendo di mira oppositori e avversari politici.
La sentenza era attesissima sia in Kosovo sia in Serbia, Paesi nei quali l’eredità della sanguinosa guerra del 1998-99 e la dichiarazione d’indipendenza di Pristina del 2008 restano fonte di profonde tensioni.
Nel corso della sua carriera politica, Thaçi ricevette un importante sostegno dagli Stati Uniti. Nel 2010 l’allora vicepresidente statunitense Joe Biden lo incontrò e ribadì il sostegno americano a un Kosovo «sovrano, democratico, unito e multietnico». Nel 2017 anche l’allora vicepresidente Mike Pence riaffermò il sostegno degli Stati Uniti a un Kosovo sovrano e democratico, incoraggiando il dialogo tra Pristina e Belgrado.
Nei confronti di Thaçi, tuttavia, l’Unione Europea mantenne un atteggiamento più prudente e istituzionale. Bruxelles sostenne soprattutto la costruzione dello Stato kosovaro, la stabilizzazione della regione e il dialogo con la Serbia. L’UE e i suoi Stati membri furono inoltre i principali finanziatori della ricostruzione del Kosovo: per il periodo immediatamente successivo alla guerra, le fonti europee indicano impegni internazionali per circa 2,3 miliardi di euro, oltre il 65% dei quali provenienti dall’UE e dagli Stati membri.
Fonti:
Stephanie van den Berg e Fatos Bytyci, «Kosovo Ex-President Thaci Faces War Crimes Verdict in The Hague», Reuters, 16 settembre 2026, https://www.reuters.com/world/kosovo-ex-president-thaci-faces-war-crimes-verdict-hague-2026-09-16/.
Matt Spetalnick, «Biden Reaffirms U.S. Backing for Independent Kosovo», Reuters, 21 luglio 2010, https://www.reuters.com/article/world/biden-reaffirms-us-backing-for-independent-kosovo-idUSTRE66K6IA/.
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