Il nuovo scambio di colpi tra Iran e Stati Uniti non dovrebbe innescare una nuova fase cinetica del conflitto, nonostante la pubblicazione su Truth di un video su un finto attacco all’isola di Kharg, realizzato con l’AI, da parte di Trump. Sembra più una spacconata che altro. Di oggi, peraltro, l’indiscrezione filtrata al Washington Post sul fatto che, in una recente riunione riservata, i più alti comandanti dell’esercito, dell’aeronautica e della Marina Usa hanno avvertito il Segretario per la guerra Pete Hegseth che una guerra cinetica prolungata è insostenibile…
La relativa escalation infrange lo stallo che dura tempo e tempo durerà, con gli Stati Uniti convinti, o forse no, che la terribile pressione economica riuscirà a piegare l’Iran laddove non sono riuscite le bombe. Tanti sostengono che tale strategia sia fallimentare, tra questi Paul Krugman in un articolo pubblicato su Substack di cui val la pena riportare qualche brano.
“Quello che dovete sapere è che questa campagna economica fallirà in modo altrettanto clamoroso quanto la campagna militare”, scrive l’autorevole economista, aggiungendo che la affermazioni americane che le petroliere sono ritornate ad attraversare lo Stretto di Hormuz sono una boutade.
Inoltre, ormai il problema non è più la riapertura dello Stretto. Infatti, aggiunge Krugman, “non solo gli attacchi americani contro l’Iran non sono riusciti a rovesciare il regime, ma gli attacchi iraniani hanno costretto gli Stati Uniti ad abbandonare molte delle loro basi nella regione. La perdita di queste basi, unita all’esaurimento delle scorte statunitensi di intercettori e altre munizioni, significa che l’America è di fatto incapace di difendere i suoi alleati del Golfo”.
“Cosa succederà se l’Iran riterrà che il blocco di Hormuz non stia causando abbastanza danni? Potrebbe e lo farà, intensificare gli attacchi contro gli impianti petroliferi in tutta la regione. E gli Stati Uniti potrebbero fare ben poco per impedirlo” (tesi in realtà influenzata dalla narrazione degli iraniani cattivi, in realtà Teheran ha comunicato che si produrrà in tale escalation solo se venisse messa seriamente alle corde).
Inoltre, prosegue Krugman, “i prezzi dell’energia per gli utenti finali si sono progressivamente scollegati dal prezzo del petrolio greggio. Ricordiamo che le persone non consumano petrolio greggio, ma benzina e gasolio. E i prezzi di questi prodotti raffinati sono aumentati molto più rapidamente rispetto a quelli del greggio”.
“L’enorme differenza di prezzo tra i prodotti raffinati e il petrolio greggio – il cosiddetto ‘spread of crack’ – è il risultato di una carenza globale di capacità di raffinazione (causata in parte dagli attacchi ucraini alle raffinerie russe). Pertanto, anche se [il Segretario del Tesoro Scott] Bessent riuscisse a far fluire più petrolio attraverso Hormuz e a far scendere i prezzi del greggio, il disagio economico che gli americani subiscono alla pompa di benzina rimarrebbe importante” (ovviamente, è una logica americano-centrica, le conseguenze vanno amplificate più o meno al mondo intero).
“Che dire della minaccia di Bessent di isolare economicamente l’Iran tagliandone sia le esportazioni che le importazioni? La risposta si riassume in una sola parola: Cina. Come ho scritto qualche settimana fa, la Cina è la vera vincitrice della guerra di Trump”.
Certo, l’America può forse riuscire a bloccare le esportazioni di petrolio iraniano, anche se ciò è più difficile di quanto sembri perché la flotta americana inizia a dare segni di logoramento, sia per la missione prolungata che, soprattutto, perché ha perso il supporto logistico delle sue basi mediorientali, devastate dai missili iraniani (i soldi stanno finendo, tanto che, come riporta Miltary.com, l’amministrazione Trump ha difficoltà anche a pagare gli stipendi al personale della Marina).
Resta poi da vedere se davvero l’America riuscirà a bloccare il commercio petrolifero iraniano: un mese fa Teheran ha dichiarato di aver venduto petrolio per 18 miliardi di dollari dall’inizio del conflitto…
Più interessante quel che scrive Krugman di seguito: “Gli Stati Uniti non potrebbero bloccare anche le importazioni iraniane? No. Lucian Truscott ha scritto un ottimo articolo che spiega come sia praticamente impossibile per gli Stati Uniti chiudere le numerose vie attraverso cui le merci possono entrare in Iran”. Dazi e sanzioni, specifica l’economista non bloccheranno tali flussi.
Infatti, “l’Iran può ottenere gran parte di ciò di cui ha bisogno dalla Cina. Credete davvero che un’America indebolita possa costringere la Cina ad aiutarla a sconfiggere l’Iran? E contro gli interessi strategici della Cina? Se ci credete, ho qualche obbligazione trentennale da vendervi”.
“Sì, gli Stati Uniti hanno ancora la capacità di imporre notevoli difficoltà economiche all’Iran. Ma è solo un’altra fantasia di Trump credere di poter intimidire un regime che è sopravvissuto alla decapitazione della maggior parte della sua leadership, ha resistito a mesi di intensi bombardamenti e ha saputo reagire con successo contro gli alleati degli Stati Uniti nel Golfo”.
“Sebbene Scott Bessent sia un adulatore spregevole, non è stupido. Sa benissimo che questo patetico tentativo di fare pressione sull’Iran non solo non funzionerà, ma puzza anche di disperazione. E il trader di obbligazioni che è in lui sa cosa succede quando chi ha davvero i mezzi – la Cina, in questo caso – fiuta l’odore della disperazione. Posso tranquillamente prevedere che i cinesi faranno in modo che il regime iraniano sopravviva e che si godranno appieno la vista di Trump che si dibatte lentamente al vento sullo Stretto di Hormuz”.
A proposito: Trump aveva dichiarato che la Marina statunitense aveva completamente sminato Hormuz, oggi una superpetroliera in navigazione nello Stretto ha urtato due mine… Non è solo l’Iran, anche la realtà è restia a piegarsi alle manipolazioni statunitensi. Un bel problema per la propaganda.