Skip to content

Iran. La proroga di Trump e lo strapotere dei never-Trump

la prospettiva che gli Usa dovessero attaccare l'Iran era stata delineata subito dopo l'11 settembre. Fu il generale Wisley Clark a rivelare l'esistenza di un memo che, mentre gli Usa stavano già bombardando l'Afganistan,
Iran. La proroga di Trump e lo strapotere dei never-Trump

Trump prolunga l’ultimatum all’Iran di dieci giorni. Sospensione che dà spazio ai negoziati indiretti. Nel frattempo proseguono i preparativi per un attacco di terra, invece di essere sospesi per dare credibilità alle aperture diplomatiche. Non aiuta a dissipare lo scetticismo sulla proroga.

Sarà J.D. Vance a tentare l’impossibile, incaricato ufficialmente dal presidente perché gli iraniani non si fidano più del duo Witkoff-Kushner con cui avevano trattato prima dell’improvvida aggressione americana.

A riportare dell’incarico a Vance è Axios che riferisce anche che la telefonata tra Vance e Netanyahu di lunedì, successiva a quella Netanyahu-Trump, sia stata tesa (in seguito il premier israeliano ha parlato della sua conversazione con il presidente omettendo, significativamente, quella con Vance).

Vance's greatest challenge: Making peace with Iran

Secondo Axios, Vance avrebbe rinfacciato a Netanyahu di aver ingannato Trump, assicurandogli che l’uccisione dell’ayatollah Khamenei avrebbe innescato un regime-change.

Un’indiscrezione che sembra fondata dal momento che, subito dopo, i media israeliani hanno riferito che sarebbe stato il capo del Mossad David Barnea a dare tale assicurazione a Netanyahu. Una manovra tipica del premier israeliano, pronto a scaricare su altri i suoi fallimenti (per inciso, l’indiscrezione conferma che il Mossad aveva organizzato-strumentalizzato le manifestazioni di piazza pregresse).

Il fatto di aver affidato a Vance l’incarico di mediare segnala che Trump, almeno come intenzione, fa sul serio, dal momento che il vicepresidente è restio a questa guerra.

Un altro episodio, in sé minimo ma significativo, che segnala un tentativo di Trump di svicolare dalla morsa neocon-Netanyahu è riportato dal Timesofisrael: in occasione della festività di Nowruz, Netanyahu ha lanciato un appello al popolo iraniano incitandolo a sollevarsi. Il media israeliano riferisce che questi aveva chiesto a Trump di unirsi in tale sollecitazione, ma che il presidente Usa ha rifiutato. Tutto ciò non assicura nulla sull’esito positivo delle trattative, segnala solo che una speranza, per quanto flebile, esiste.

Trump, fearing slaughter, said to have rejected Netanyahu proposal to jointly call for Iranian uprising

In attesa degli sviluppi, val la pena sfatare un luogo comune che vede il nefasto intervento americano in Iran discendente solo dalla brutale follia di Trump e dal suo asservimento al premier israeliano, ascrivendo al presidente Usa la forza di muovere in totale solipsismo l’Impero.

In realtà, la prospettiva che gli Usa dovessero attaccare l’Iran era stata delineata subito dopo l’11 settembre. Fu il generale Wisley Clark a rivelare l’esistenza di un memo che, mentre gli Usa stavano già bombardando l’Afganistan, delineava i Paesi che i neocon si proponevano di abbattere nei successivi 5 anni: Iraq, Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e per finire l’Iran” (venne poi inserita la Corea del Nord).

Storia nota. Ci sono voluti più di cinque anni, e tanti regime-change altrove, a concretizzare la prospettiva, ma ora siamo ai titoli finali con il Sudan che è preda di un genocidio (di cui sono responsabili gli Emirati arabi uniti, descritti come vittime della brutalità iraniana), con il Libano devastato, e l’Iran, la preda più ambita, sotto le bombe.

La prospettiva del memo era da attuarsi tramite il caos creativo, concetto enunciato dall’ancella neocon Condoleezza Rice, Segretario di Stato di George W. Bush. Una dottrina bellica originale perché punta alla devastazione degli Stati bersaglio, ai quali devono essere inflitti danni durevoli a tutti i livelli per precipitarli in una destabilizzazione irreversibile.

Una strategia applicata all’Iran, tale il significato reale del termine “indebolimento” usato da politici e analisti votati al Credo neocon (israeliani o americani che siano), e che ha come scopo quello di rimodellare il Medio oriente.

Lo spiega l’ex direttore dell’Agenzia atomica internazionale Mohammad el Baradei a Middle east eye: “Con la forza bruta, gli Stati Uniti non cercano più solo di distruggere e ricostruire le nazioni. Le loro ambizioni sono più grandi: in questa guerra mirano a distruggere e ricostruire un’intera regione” (stupendo il titolo dell’articolo: “Ops abbiamo distrutto un altro Paese”).

Live: US-Israeli strikes killed over 1,900 people in Iran, Red Crescent says

Quanto alla follia di Trump, al quale si ascrive in solitaria la capacità di incenerire il diritto internazionale, va ricordato che la dottrina neocon già ricomprendeva l’idea di distruggere le istituzioni internazionali e il diritto di cui dovrebbero essere custodi.

Basta leggere sul punto un saggio redatto per Sage Journals, un istituto di studi giuridici, sul pensiero dell’ex Consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton, il neoconservatore più in voga negli anni recenti, dal titolo “John Bolton e il ritiro degli Stati Uniti dal diritto internazionale”. Così nell’abstract: “In sostanza, egli [Bolton] è scettico nei confronti dell’intero corpus del diritto internazionale e sostiene che non potrà mai essere accettato come superiore al diritto interno statunitense”.

Da Bolton a John Yoo che, su The Atlantic, organo ufficioso dei neocon, scrive: “Se i critici sostengono, a ragione, che l’attacco al Venezuela viola il diritto internazionale, hanno involontariamente rivelato che è il diritto internazionale – e non gli Stati Uniti – a dover cambiare”. Il diritto internazionale, infatti, “impedisce alle democrazie occidentali di usare la forza per prevenire gravi minacce provenienti da nazioni destabilizzanti come il Venezuela o l’Iran […] il diritto internazionale non è più uno strumento di stabilità globale. Gli Stati Uniti devono guidare uno sforzo di riforma per consentire interventi più favorevoli alla stabilità nella nuova era di competizione tra grandi potenze in cui stiamo entrando”.

Insomma, la follia che sta devastando il mondo non è farina del sacco di Trump, ma una dottrina pre-esistente e consolidata, peraltro forgiata da un ambito politico che alle presidenziali si era identificato nei “never Trump” (mai Trump). Sconfitti alle elezioni, hanno trionfato successivamente anche grazie alle mattane narcisistiche dell’eletto.

Non si tratta di difendere Trump dalle più che giustificate critiche, ma di evidenziare come sia semplicistico affermare che la devastazione attuale discende dalla sua brutale follia, quanto piuttosto dallo scatenarsi di un potente  e articolato ambito di potere che controlla quasi tutte le leve dell’Impero (dove il “quasi” ha una sua residua importanza).

P.s. Oggi Trump ha annunciato che ha maggio sarà in visita in Cina. Logica vuole che non ci posso andare con la guerra in Iran in corso.

_______________

Piccolenote è collegato da affinità elettive a InsideOver. Invitiamo i nostri lettori a prenderne visione e, se di gradimento, a sostenerlo tramite abbonamento.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.