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Commercio, energia, tecnologia: com’è andato l’incontro dei Brics

Un (altro) passettino verso la dedollarizzazione. Una critica indiretta (ma abbastanza indicativa) contro le tariffe unilaterali, le sanzioni e le misure protezionistiche utilizzate dall’amministrazione Trump per punire i Paesi “cattivi”. Il sostegno di Xi Jinping offerto ai governi del Global...

Un (altro) passettino verso la dedollarizzazione. Una critica indiretta (ma abbastanza indicativa) contro le tariffe unilaterali, le sanzioni e le misure protezionistiche utilizzate dall’amministrazione Trump per punire i Paesi “cattivi”. Il sostegno di Xi Jinping offerto ai governi del Global South per sviluppare modelli di intelligenza artificiale open-source. L’avvertimento di Narendra Modi sul trasformare la tecnologia e i minerali critici in armi economiche.

Questi sono soltanto alcuni dei punti chiave emersi durante l’ultimo vertice dei Brics andato in scena a Nuova Delhi sullo sfondo di uno slogan emblematico: “Together we build, together we rise”. Uno slogan concepito per unire i membri del gruppo – che negli ultimi anni si è ampliato fino a includere Egitto, Etiopia, Iran, Emirati Arabi Uniti e Indonesia – e che di recente è stato scosso dalle tensioni tra Teheran e Abu Dhabi per via della guerra in Medio Oriente.

L’unità di intenti, almeno a parole, è arrivata attorno a un punto: avere maggiore voce in capitolo negli affari globali. “Chi ha detto che gli Stati Uniti debbano decidere per il mondo intero, che gli altri non abbiano diritti e che tutti gli altri debbano obbedire a qualsiasi loro volontà? Questo è qualcosa che non accetteremo”, ha dichiarato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, tra i più attivi del summit.

Di cosa hanno parlato i Brics

Al termine del summit i Brics hanno diramato una dichiarazione ufficiale per sintetizzare i dossier affrontati durante i lavori. È lunga 140 paragrafi e, in un certo senso, rappresenta una netta, ennesima, presa di posizione da parte dei Paesi del Sud del mondo. Il documento include molteplici temi: dalla guerra al terrorismo, dalla dedollarizzazione alle sanzioni, dalla sicurezza energetica all’intelligenza artificiale.

Nel suo insieme, più che un semplice comunicato congiunto, si tratta di un manifesto per esprimere la massima insoddisfazione per il modo in cui viene governata l’economia globale. Un’economia eccessivamente a trazione occidentale che lascia in disparte circa la metà della popolazione mondiale, quasi il 40% del pil globale e il 26% del commercio mondiale (quanto pesano i Brics al completo).

Da questo punto di vista è interessante la volontà dei Paesi membri del gruppo di proseguire gli sforzi per l’interoperabilità dei pagamenti transfrontalieri e utilizzare le valute locali degli stessi membri per i regolamenti commerciali e gli investimenti. Detto altrimenti, non si arriva a sostenere una moneta unica dei Brics – irrealistica dal punto di vista politico ed economico, almeno a breve termine – ma a incrementare l’impiego di valute interne al gruppo.

Il messaggio istituzionale più forte della dichiarazione è rivolto al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale. I Brics chiedono infatti una riforma delle quote e dei meccanismi di voto così da garantire maggiore rappresentanza alle economie emergenti e in via di sviluppo.

Più rappresentanza

I Brics, tra le altre cose, hanno auspicato mercati energetici stabili, flussi ininterrotti da diverse fonti e una maggiore resilienza delle infrastrutture critiche. La Cina, nello specifico, ha identificato l’intelligenza artificiale open-source e le fabbriche intelligenti come due delle cinque iniziative chiave per promuovere la crescita economica e lo sviluppo tecnologico nel Sud del mondo.

“L’utilizzo della tecnologia e dei minerali critici come armi può ostacolare il nostro progresso comune. Per questo motivo, abbiamo posto l’accento sull’inclusività nell’adozione delle tecnologie”, ha aggiunto Modi nelle vesti di padrone di casa.

Al termine dei lavori Modi, Xi, Vladimir Putin e Pezeshkian si sono schierati fianco a fianco per una foto di rito. Il primo ministro indiano ha sfruttato un meeting con il leader iraniano per esortarlo a salvaguardare la “libertà di navigazione e di commercio”, un riferimento implicito alle strozzature nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso che minacciano le importazioni di carburante dell’India.

Quindi a cosa puntano i Brics? A far sì che gli scambi commerciali non si interrompano qualora gli Stati Uniti trasformassero il dollaro, o le istituzioni finanziarie che lo circondano, in un’arma politica.

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