Zelensky: 20 milioni di ucraini in Europa se la Russia vince la guerra
Se l’Ucraina cade, fino a 20 milioni di ucraini saranno costretti a fuggire in Europa. È l’avvertimento che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lanciato ai leader dell’Unione europea il 16 ottobre, in una conferenza stampa a margine del vertice del Consiglio europeo a Bruxelles.
“Cosa succederà se cadiamo? 20 milioni di ucraini arriveranno in Europa, perché Putin ci distruggerà e ci caccerà”, ha detto Zelensky. “La Russia ci sta uccidendo. Non vogliono fermarsi”.
Nei Paesi dell’Ue vivono già più di 4 milioni di ucraini con la protezione temporanea, lo status che Bruxelles ha attivato nel marzo 2022 e che permette di risiedere, lavorare e accedere a scuole e sanità senza passare dalla richiesta d’asilo.
Secondo Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione, le comunità più numerose si trovano in Germania, Polonia e Repubblica Ceca. Nelle prime settimane dell’invasione russa su larga scala, iniziata il 24 febbraio 2022, milioni di persone lasciarono le proprie case: fu la crisi di rifugiati più rapida e più grande in Europa dalla Seconda guerra mondiale.
Zelensky è arrivato a Bruxelles per chiedere ai governi europei più sostegno finanziario.
L’Ucraina si prepara al quinto inverno di guerra sotto i bombardamenti russi, e lo Stato non ha i soldi per coprire le spese. Secondo le proiezioni del Fondo monetario internazionale, nel 2027 Kiev avrà un buco di bilancio tra i 30 e i 35 miliardi di dollari, anche contando il prestito da 90 miliardi di euro che l’Ue ha deciso di concedere a dicembre 2025.
L’Unione europea è oggi il principale finanziatore dell’Ucraina. Ma l’agenda dei Ventisette è piena di altre emergenze: il rincaro dell’energia, le elezioni imminenti in diversi Stati membri, le crisi internazionali e lo stallo sul prossimo bilancio pluriennale dell’Ue, quello per il 2028-2034, che la Commissione europea ha proposto da circa 2.000 miliardi di euro.
Allo stesso vertice, Danimarca, Italia e Polonia hanno chiesto agli altri leader europei una linea più dura contro l’immigrazione irregolare.
