Yasinovataya, verso le linea del fronte

Abbiamo trascorso una notte nelle trincee separatiste di Spartak, alla periferia nordest di Donetsk, sotto i bombardamenti dell’artiglieria pesante ucraina. Per dodici ore abbiamo documentato in presa diretta la reale entità di questa guerra dimenticata, che l’Europa si ostina a ignorare ma che ogni giorno macina morti, orrore, distruzione. Abbiamo guardato in faccia ciò che nessuno vuole vedere, e ora siamo qui per raccontarvelo. Tutto è nato per un semplice colpo di fortuna. Raggiungere la prima linea attraverso le vie ufficiali è oggi praticamente impossibile. I giornalisti vengono trattenuti nelle retrovie, sotto la stretta sorveglianza dei press officer dell’esercito filorusso. A due anni dallo scoppio della guerra civile, le milizie della repubblica popolare di Donetsk si sono ormai trasformate in una burocratizzatissima armata ufficiale: la stampa straniera è bene accetta, a patto però che si mantenga a debita distanza dalle trincee. Così, dopo due settimane trascorse collezionando accrediti, contattando costosissimi fixer e bussando alle porte di tutti i battaglioni, decidiamo di fare a modo nostro: saliamo su una scassatissima marshutka di linea, e in meno di un’ora, alla modica cifra di dieci centesimi di euro a cranio, ci facciamo pacificamente trasportare fino a Yasinovataya, l’ultima cittadina abitata a ridosso del fronte più caldo, quello che congiunge le rovine dell’aeroporto di Donetsk con la città di Horlovka, nel cuore pulsante del Donbass settentrionale.