Sotto le bombe russe

(Shevchenkove) Il sibilo arriva all’improvviso, come sempre. Il primo ad accorgersene è il grosso contadino in giaccone mimetico spuntato dal nulla nel villaggio fantasma devastato dalle bombe. Nessun riparo, nessun bunker, solo la possibilità di buttarsi a terra davanti ad un cancello verde nella speranza che il colpo d’artiglieria piombi un po’ più in là. L’esplosione è fragorosa e vicina, ma non abbastanza per mandarci all’altro mondo. Nicolai, il sergentone di scorta, inforca gli occhiali balistici, si mette l’elmetto e tira fuori il kalashnikov dal fuoristrada. Non facciamo in tempo ad alzarci per capire cosa fare che arriva il secondo colpo. Il sibilo mortale che annuncia la granata russa si ripete per cinque volte e l’unica “difesa” è il cancello verde di ferro. A 20 chilometri da Mykolaiv, la città del sud bombardata ogni giorno, corre la prima linea nascosta fra gli alberi. Shevchenkove è un villaggio a 35 chilometri da Kherson, occupata dai russi, dove le truppe di Mosca hanno issato la bandiera sovietica con la falce e martello, come quella che sventolò nel 1945 sul Reichstag a Berlino.

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