Sbatti il mostro in prima pagina! I media e il racconto delle proteste italiane

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Youssef ha trent’anni, fa il giornalista freelance e sostiene la causa palestinese. È italiano di seconda generazione. Prima i giornali scrivono che ha origini marocchine, poi il Messaggero si corregge e le origini diventano palestinesi.

Nel giro di poche ore la sua foto finisce in prima pagina, insieme a nome, cognome, città di residenza, origini e percorso di studi.

Youssef è stato perquisito e sentito in Questura ed è indagato per istigazione a delinquere aggravata. Fino a prova contraria è innocente, lo prevede la legge e lo ricorda il codice deontologico dei giornalisti. Sui giornali della presunzione di innocenza non c’è traccia.

I ministri non hanno aspettato. Guido Crosetto si complimenta con la polizia per aver scovato l’ideatore del Movimento 17 ottobre, Matteo Salvini fa lo stesso.

Pochi giorni prima lo stesso trattamento tocca a un bambino di undici anni, ripreso in un video mentre esce da un negozio di Milano con quello che ha appena rubato. Giornali e televisioni gli dedicano decine di articoli e servizi. Raccontano chi è, come va a scuola, cosa pensa di lui la preside, e intervistano perfino le sue compagne, undicenni anche loro.

Lo stesso codice deontologico vieta di pubblicare dettagli che rendano riconoscibile un minore. E nessuno si chiede perché un bambino di undici anni arriva a rubare.

Chissà dove finisce tutto questo zelo quando c’è da raccontare il genocidio a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania. O, più vicino a casa, perché migliaia di persone scendono in piazza in Italia.

In prima pagina finiscono invece le vetrine, un bambino di undici anni e un ragazzo che, fino a prova contraria, è innocente.