Preti coraggio sul fronte del Donbass

(Sieverodonetsk) I due colpi esplodono vicini, ma sul primo momento non riusciamo a capire dove sono piombate le granate russe. Dopo una curva vediamo le colonne di fumo, una grigia e l’altra bianca, che si alzano verso il cielo fra le case di Sieverodonetsk. Un terzo boato ci fa capire che non si scherza. A tavoletta superiamo una distesa di detriti neri e cenere in mezzo alla strada. E sul marciapiedi ci sono i resti di un razzo piombato fra le case. “Non preoccuparti don Bosco ci protegge. Quando passo le cannonate arrivano poco prima o poco dopo. Fino ad ora mi è andata bene” sottolinea padre Oleh, salesiano di 40 anni, che parla perfettamente italiano. Un prete coraggio che porta medicine e aiuti in prima linea per poi tirare fuori dalle zone calde i civili dalla parte ucraina del Donbass, dove si attende un possente attacco russo. Il ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba, teme una battaglia che “ricorderà la Seconda guerra mondiale con migliaia di carri armati, mezzi corazzati e aerei”. Oleh ha vissuto e studiato per 8 anni in Italia fra Lombardia e Piemonte. Noviziato a Pinerolo e poi due anni di filosofia, ma adesso insegna storia e fa il direttore del liceo salesiano a Leopoli. “La vocazione? Volevo lavorare con i ragazzi e cambiare il mondo. Per questo mi sono avvicinato ai salesiani” racconta al volante di un furgone con la croce rossa sul parabrezza, che guida come un pilota di Formula 1. Il retro strabocca di medicine e viveri dirette in Donbass. In senso inverso incrociamo un’infinita colonna di macchine stracariche di famiglie e bagagli. Alcune hanno le masserizie sul tetto. La grande fuga verso ovest in vista dell’offensiva russa.

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