Che cosa transita nei porti italiani? E soprattutto, abbiamo il diritto di saperlo?
La legge ci dice di sì. Lo stabiliscono gli articoli 10 e 11 della Costituzione, il decreto legislativo 33 del 2013 sulla trasparenza e la legge 185 del 1990 sul commercio di armamenti. Ma nella pratica, spesso, le cose vanno diversamente.
È successo a Bari, dove alcune segnalazioni sulla presenza, sulla banchina di carico di MSC, di grandi componenti apparentemente riconducibili a mezzi cingolati hanno sollevato il sospetto che potessero essere destinati a Israele, anche alla luce dei collegamenti marittimi della compagnia con i porti israeliani. Dopo un anno, tra rifiuti e ricorsi, ancora non è stato possibile ottenere le informazioni richieste.
Per stabilire se nei porti civili passino materiali dual use per scopi militari servono documenti verificabili, ed è quello che le Dogane non hanno concessi, invocando il segreto doganale, la sicurezza nazionale, la difesa, le relazioni internazionali, in modo del tutto generico e non circostanziato.
Il 30 ottobre i portuali di 17 Paesi scioperano per chiedere che i porti smettano di essere usati per spedire armi verso le zone di guerra.
Sapere cosa passa dai porti italiani è un diritto dei cittadini e serve a controllare che le leggi sul commercio di armi vengano rispettate.