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War

Under the fire of Isis

Western Mosul - It is about 7 in the morning when from the window we notice a dark smoke rising. Everyone is asleep on the floor after a night of fighting. Lieutenant Hassan Kazhim Faraj keeps his ear to the radio unaware. “What’s this smoke?” we ask the officer who turns to the spotters on the rooftops. “Daesh (Islamic State A/N) has set fire to the house opposite us. Maybe to avoid being identified by the drones” they reply. A moment later complete mayhem breaks out: hand grenades, incessant gun shots and Rpgs. The Caliph’s followers attack our small Fort Apache, a federal police frontline outpost just steps away from the old city. Everyone jumps to their feet and grabs their weapons, putting on their boots, bullet proof vests and helmets. Major Abd Sajid Raed, commander of the handful of men of the 5th battalion orders the distribution of hand grenades and positioning of mortars. Alarming news reaches us from the four buildings under his contingent’s control. “They are right before us. They are launching grenades. We saw them around the corner.” Following the young officers of the assault we try to reach the bullet-swept roof. It’s impossible to go out and return the fire. A sniper shoots a bullet from a small window at the back which hits the wall just above our heads.

Guerra

Sirte, lo scontro finale

SIRTE - Il combattente di mezza età, che ci appare davanti sembra uno spettro. Dal buco di proiettile nella gola il sangue zampilla come una fontana. Si tiene ancora in piedi, ma barcolla. E’ stato appena colpito. Per un attimo i nostri sguardi si incrociano. Sembra chiedermi aiuto, ma sono impietrito. Prima che crolli altri combattenti lo sorreggano per trascinarlo all’ambulanza. La mimetica è inzuppata di sangue. E mentre lo caricano sulla barella l’autista urla all’infermiere nel retro “ferma l’emorragia, ferma l’emorragia”. La battaglia per la liberazione del quartiere 1 sul lungomare di Sirte è dura e senza pietà. I vecchi carri armati di fabbricazione sovietica aprono la strada alle katibe, i reparti libici che combattono lo Stato islamico. Il primo tank è piazzato in mezzo ad un incrocio ad un centinaio di metri da una moschea bucherellata dai proiettili. Il cannone si alza lentamente per vomitare una valanga di fuoco. Un boato pazzesco si mescola ad una vampata rossastra. Poi il carro viene avvolto da una nuvola di fumo provocata dalla granata che parte verso le postazioni delle bandiere nere. Reportage di Fausto Biloslavo

Guerra

Sirte, in prima linea durante la battaglia finale

L’offensiva finale per liberare i due quartieri ancora in mano ai seguaci del Califfo è iniziata ieri mattina. Dalla zona residenziale di Anaga di fronte al distretto 3, dove sono asserragliati gli ultimi manipoli jihadisti, si scatena l’inferno. Le katibe (reparti) di Misurata legate al nuovo governo di Tripoli avanzano dal fronte sud per chiudere la morsa. Dal palazzo dove ci troviamo ogni stanza è trasformata in postazione. Si spara dai pochi centimetri rimasti aperti con una tapparella abbassata o dalle finestre oscurate da coperte e tende per non finire nel mirino dei cecchini. Il crepitare dei mitragliatori è incessante alternato alle esplosioni. Le bandiere nere lanciano nello scontro finale 13 macchine minate alla guida di kamikaze, 5 fermate dal cielo dagli americani. Reportage di Fausto Biloslavo

War

Sirte, the frontline of the final battle

The final offensive to free the two neighborhoods still in the hands of the Caliph’s followers began yesterday morning. From Anaga residential area opposite district 3, where the last jihadist militia have barricaded themselves all hell breaks loose. The Misurata...

Guerra

Sotto i bombardamenti ucraini

Verso le nove di sera, dopo aver indossato elmetti e giubbotti antiproiettile, usciamo in avanscoperta verso le trincee avanzate. È un tragitto molto breve. Camminiamo nelle tenebre più complete, incespicando tra le macerie e infilandoci uno dopo l’altro in un breve camminamento scavato nella terra. Possiamo sentire i proiettili fischiare sopra le nostre teste, mentre i miliziani, accanto a noi, ripetono in loop la loro breve litania: “No lights, sniper, no lights”. Arriviamo in una specie di osservatorio, al primo piano di un palazzo semidistrutto. Lo spettacolo che ci si presenta davanti agli occhi è al contempo meraviglioso e tremendo: l’intero orizzonte, proprio di fronte a noi, è illuminato a giorno da una infinita raffica di lampi. Si direbbero fuochi d’artificio, ma ovviamente si tratta di ben altro: sono i bagliori delle bombe che piovono senza sosta sulle sfortunate terre del Donbass.Il buio della notte, quando sei alla guerra, è uno strano compagno di viaggio. I soldati amano le tenebre, perché esse li proteggono dagli sguardi del nemico. Al contempo, però, ne hanno anche paura: dall’oscurità può emergere qualsiasi cosa, e in genere non è mai nulla di buono. Le nostre tenebre sono state squarciate d’improvviso alle dieci e quattordici di sera, mentre, seduti all’aperto, di fronte al tavolino del presidio, stavamo intervistando uno dei nostri miliziani. Improvvisamente l’aria è stata squarciata da un fischio potentissimo. Abbiamo visto il ragazzo di fronte a noi distorcere il volto in una indescrivibile smorfia di terrore. Siamo balzati in piedi e ci siamo gettati oltre la soglia del bunker. Mentre rotolavamo sui gradini di cemento, un boato inimmaginabile ci ha squassato le orecchie. È arrivato lo spostamento d’aria, e con esso la potente granaiola delle schegge incandescenti.Reportage di Alfredo Bosco, Lorenzo Giroffi e Andrea Sceresini

Society

The valley of the dead

It was 2012 when the Canadian mining company Barrick Gold started digging, drilling and extracting gold in what for decades had been a property of the Dominican Republic. Back then the Rosario Dominicana company had found the precious metal deep in the terrain of Pueblo Viejo de Cotuì providing work for thousands of Dominicans. Unfortunately Rosario was not equipped with sophisticated machinery and, above all, did not have the thousands of dollars necessary to continue extraction. They were forced to close down. In 2006 a tendering procedure was initiated to relaunch the mine and Barrick Gold beat all other competitors.Reporting by Maurizio Faraboni,  Edited by Bobomatto

Società

La valle della morte

Dal 2012 l'impresa mineraria canadese Barrick Gold ha iniziato a scavare, trivellare,ed estrarre l'oro in quella che per decenni era stata proprietà della Repubblica Dominicana. In quegli anni l'impresa Rosario Dominicana ha trovato il metallo prezioso nel sottosuolo del Pueblo Viejo di Cotuì, riuscendo a dare lavoro a migliaia di dominicani. Purtroppo, però, questa azienda non ha a disposizione le sofisticate attrezzature e, soprattutto, i milioni di dollari necessari per continuare il lavoro estrattivo. Chiude. Nel 2006 viene indetta una gara d'appalto per far "ripartire"la miniera, e proprio Barrick Gold sbaraglia tutti gli avversari, accaparrandosi quella che oggi hanno reso la miniera più importante del mondo. Per il Pueblo Viejo di Cotuì comincia la tragedia.Reportage di Maurizio Faraboni, montaggio di Bobomatto

Society

The iron fist of the Brazilian police

Following the plan for pacification, the UPP announced plans for restructuring: a closer police presence, greater respect for humanitarian laws, and to stop using weapons of war. However there are doubts. Luigi Spera and Marco Negri have interviewed Brazilian police, the UPP, in the night patrol within the favelas. This is what they saw.Edited by Roberto Di Matteo

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