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Guerra

Il Carso del XXI secolo

A pochi passi da casa nostra c'è una guerra civile che continua a fare vittime e che si combatte come durante la Prima Guerra Mondiale. Da un lato i separatisti filorussi e dall'altro le truppe ucraine: i due contendenti combattono asserragliati nelle trincee e hanno innalzato muri di filo spinato. Intorno a loro hanno creato la camminamenti, bunker e cunicoli. Per Gli Occhi della Guerra Andrea Sceresini e Alfredo Bosco sono andati a vedere da vicino questa guerra congelata alle porte d'Europa.

Politica

La Casa Bianca ostaggio dei mormoni?

I recenti scandali nati dopo le sue frasi sulle donne e qualche risposta non troppo convincente data durante i dibattiti ufficiali hanno colpito in maniera netta la campagna di Trump. C'è però un altro fattore che potrebbe abbassare ancora di più le chance del candidato repubblicano: nello stato dello Utah i votanti di religione mormone, che rappresentano la maggioranza della popolazione e per tradizione votano a destra, sono indecisi e stanno pensando di non sostenerlo.

Guerra

Come si vive in un bunker

Siamo all’estrema periferia occidentale di Donetsk a pochi metri dalla linea del fronte che divide i filorussi separatisti e l'esercito di Kiev. Per Gli Occhi della Guerra il reporter Andrea Sceresini e il fotoreporter Alfredo Bosco sono entrati nel bunker di Trudovski che ospita quattordici persone tra cui tante “babushke” che hanno perso tutto nei bombardamenti. Ci sono anche ex militanti tra le fila dei filorussi, come Vassily che durante i combattimenti ha perso una gamba. E se gli chiedi come vede il futuro, ti dice che non c'è nessuna speranza finché la guerra non cessa. Ma questo conflitto congelato alle porte d'Europa continua nell'indifferenza dei media mentre i civili sono costretti a vivere senza acqua corrente e in mezzo ai topi

Politica

Le ombre della Clinton Foundation

Sono una delle più grandi dinastie degli Stati Uniti. I Clinton sono sulla scena politica statunitense dagli anni 70, prima con Bill e poi anche con Hillary. E forse è proprio questo che gli ha permesso di costruire una rete globale di donatori senza pari.

Guerra

Nelle trincee di Donetsk

Nella periferia di Donetsk dove da oramai tre anni l'esercito di Kiev combatte contro le milizie separatiste filorusse. Per Gli Occhi della Guerra Andrea Sceresini e Alfredo Bosco hanno raggiunto una delle trincee avanzate della milizia separatista e hanno raccolto le testimonianze dei protagonisti di questa guerra congelata dove, in uno scenario da Prima Guerra Mondiale, si continua a combattere e a uccidere

Guerra

Nelle miniere illegali del Donbass

Le chiamano Kopankas. Sono un arcipelago immenso, di cui nessuno può conoscere la reale entità. Decine di chilometri di tunnel scavati a mano nel cuore della roccia, sotto le trincee e i campi minati. Sono le miniere illegali del Donbass separatista, l'ultima ancora di salvezza economica per migliaia di lavoratori rimasti disoccupati a causa della guerra.La capitale delle Kopankas è la cittadina di Torez, a un'ora di macchina dalla periferia di Donetsk. Qui, negli anni dello stalinismo, visse e lavorò il minatore Aleksej Grigor'evič Stachanov, futuro eroe del lavoro socialista. Il villaggio è intitolato allo storico segretario del partito comunista francese Maurice Thorez, che in gioventù, proprio come la gente di qui, si era guadagnato da vivere faticando nelle cave di carbone. Oggi, buona parte della popolazione adulta di Torez è impiegata nelle Kopankas. Raggiungerle non è facile, e solo pochi giornalisti, fino ad ora, sono riusciti a spingersi fin quaggiù. Reportage di Alfredo Bosco e Andrea Sceresini

Politica

Come cambiano i rapporti tra Usa e Ue

L’esito delle elezioni americane ha suscitato, nei giorni scorsi, timori a Berlino e a Bruxelles. A parlare di relazioni transatlantiche “più difficili” tra Usa e Ue con Donald Trump alla Casa Bianca, infatti, sono stati il presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, e il capo della diplomazia tedesca Frank-Walter Steinmeier. Estremamente cauta, nel commentare la vittoria di Trump, è stata pure la cancelliera tedesca, Angela Merkel.

Guerra

Nell’inferno di Mosul

MOSUL - “Benvenuti all’inferno. Questo è il pronto soccorso avanzato della 9° divisione dell’esercito iracheno. Oltre ai soldati feriti arrivano i civili ed io sono la componente pediatrica. Visito anche 100 bambini al giorno”. Si presenta così, Marino Andolina, triestino, non più un giovincello, con il camice verde ed un pizzetto grigio in stile Mefistofele. Uno dei pochi, se non l’unico volontario italiano così a ridosso della battaglia di Mosul, che volge al termine. Il pronto soccorso avanzato serve per stabilizzare i feriti ed evacuarli verso ospedali da campo più attrezzati. Andolina è noto alle cronache per il metodo Stamina, il controverso utilizzo di cellule staminali su pazienti senza speranze. A Mosul da giugno è volontario dell’organizzazione umanitaria Road to peace dell’eroina inglese Sally Becker. Reportage di Fausto Biloslavo

Guerra

Le ultime ore di Mosul

I proiettili sibilano sopra le nostre teste o rimbalzano impazziti sulle macerie nell’ultima, feroce battaglia che ha liberato Mosul, la “capitale” del Califfato in Iraq. Il generale Shaker Jawdat, capo della polizia federale irachena, ha annunciato ieri la conquista della città vecchia nella zona ovest. L’ultimo bastione jihadista, dove, in realtà, rimangono ancora cellule e sacche di irriducibili, ma le bandiere nere sono oramai sconfitte. Nonostante lo Stato islamico abbia risposto che i suoi uomini continueranno a combattere fino alla morte. E così è stato durante la battaglia finale di venerdì nella parte antica di Mosul. Il paesaggio nella città vecchia, ultimo ridotta dello Stato islamico, è lunare: le case, una attaccata all’altra sono sventrate, annerite delle fiamme o fatte a pezzi dagli attacchi aerei, dopo 9 mesi di furiosi scontri. Le raffiche di mitragliatrice degli ultimi jihadisti di Mosul sono rabbiose, ma è al fruscio della morte che non ti abitui. L’artiglieria tuona da chilometri di distanza. Quando il colpo arriva sopra le nostre teste fendendo l’aria, come una sciabola sguainata, sembra sempre che ti piombi addosso. Pochi secondi dopo la granata esplode sulle postazioni delle bandiere nere con un pauroso boato. Un manipolo di 200 miliziani votati alla morte era asserragliato, con le unghie e con i denti, in un fazzoletto dell’antica Mosul. I seguaci del Califfo, completamente circondati e con alle spalle il fiume Tigri hanno continuato a combattere senza speranza. Reportage di Fausto Biloslavo

Politica

Trump conquista donne e latinos

È passata più di una settimana dalla vittoria di Donald Trump alle presidenziali statunitensi, ma è ancora grande la sorpresa per chi non si aspettava questo risultato. Dopo il voto del referendum su Brexit, si è trattato di un altro esito politico shoccante per la maggior parte della popolazione occidentale. Gli stessi votanti di Trump non speravano nella sua elezione, ma col senno di poi e a mente fredda si possono fare alcune analisi sul perché di questo trionfo a sorpresa.

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